I colleghi. (Come resistere alla tentazione di rifilare delle cinquine a mano aperta)

Causa trasferimenti, ho cambiato spesso luogo di lavoro. Ma il lavoro che faccio da undici anni è più o meno sempre lo stesso. Siccome ho iniziato“presto” (metto presto tra virgolette, perché 21 anni sono considerati un’età precoce per avere uno stipendio dal Ministero dell’Istruzione, ma a me all’epoca sembrava fosse già tardi… ) mi sono quasi sempre ritrovata ad essere la più giovane.

Dopo poco ho scoperto che molto del mio lavoro era da sola. Non ho praticamente mai avuto dei colleghi, ho sempre avuto un rapporto diretto con il datore di lavoro. Quando ho lavorato nei licei, c’erano naturalmente altri insegnanti, ma io ero sempre: la più giovane (di almeno un decennio, ma più spesso di due o tre), quella straniera, quella che si vedeva poco…

Visto che sono estroversa solo nei giorni dispari della fase lunare crescente, questo tipo di non-confidenza reciproca mi è sempre andato benissimo.

Presente queste immagini che si vedono sempre sui siti aziendali? Mi hanno sempre fatto sentire un certo prurito…

Fino a quando non sono finita in una scuola dove erano tutti giovani e tutti stranieri e lì sì che ho dovuto aprire gli occhi e rendermi conto che fuori dal mio angolino esisteva un mondo con cui dovevo (per forza!) entrare in relazione. Porque vache.

La mia “diversità” non mi proteggeva più. E mò?

Sono passati alcuni anni e io sono sempre circondata – mio malgrado- da colleghi.

E ho imparato, a mie spese, varie strategie per mantenere dei rapporti con questa gente che non mi è stata assegnata dalla lotteria della cicogna (la mia famiglia) né mi sono scelta (i miei amici) ma che mi ritrovo tutti i giorni, nel modo più incruento possibile.

Ohm… respira. “Ambitions”, Pascal

Un po’ per carattere, un po’ gli anni di lavoro in autonomia, mi hanno portato a non “fidarmi” di nessuno. Ho bisogno di essere da sola, in silenzio, per fare le mie cose. Il “lavoro di gruppo” l’ho sempre visto come una perdita di tempo. Perché bisogna essere diplomatici con tutti (anche con gli incompetenti) e combattere la tentazione di dire “lasciate perdere, faccio io”.  Per molto tempo non sono stata in grado di delegare: so che se mi occupo di qualcosa l’unica responsabile sono io, se devo condividere con un altro che non è nella mia testa, non me la posso prendere con nessuno… uffa. Ecco, questi sono i motivi principali per cui trovo così difficile lavorare assieme ad altri.

Questo in generale.

Veniamo poi al particolare, che non è mica da ridere

Non so come sia negli altri settori lavorativi (credo non troppo diverso, in realtà) ma il mondo dell’istruzione catalizza spesso delle categorie speciali.

Eccole:

  • Eroe: io salverò il sistema! (Armi: volontà e immaginario dell’Attimo Fuggente)
Tutti a lamentarsi dei cartoni animati Disney, mai nessuno che dica quanti danni abbia fatto questa scena agli aspiranti insegnanti…
  • Pasionario: io lotterò contro il sistema! (Armi: eloquio e pugno chiuso)
Qui ritratto mentre ripassa la prossima lezione.
  • Marinalarosa: io mi struscerò sul sistema! (Armi: occhioni e complimenti)
Chi dimentica è complice. La gatta morta usa sempre la stessa tattica: ti fa sentire importante facendoti parlare ed ascoltandoti con attenzione, ti sfiora in modo casuale e poi per un po’ ti lascia stare. Calcola tutte le mosse e poi quando ci sei cascato, sbatte gli occhioni e ti dice che avevi frainteso. (Poi esce e va a fare un calendario su Max).
  • Portinaia: io saprò tutti i c*zzi del sistema! (Arma: pettegolezzo spinto)
Vi farà il terzo grado e voi non ve ne accorgerete. Con quell’aria materna e bonaria, in venti secondi saprà farvi confessare anche la taglia delle mutandine.
  • Guardiagiurata*: io f*tto il sistema! (Armi: nullafacenza e paraculaggine)
“Mentre il mare è una tavola bluuu…” “Scusi professore, cos’ha detto?” “Niente, continuate a leggere in silenzio fino a pagina 157” “Ma siamo a pagina 30” “Bene, così potrete continuare durante la prossima lezione!”
  • Ommèmerd’: io mi prenderò i meriti per le tue idee, ricevendo ricompense dal sistema! (Arma: faccia di tolla e pelo sullo stomaco)
E se ti beccano? Negare. Negare sempre.
  • Clara: io farò la vittima e avrò in pugno il sistema! (Armi: vittimismo e lagna continua)
Clara: quella che non si accontenta di venire a romperti le scatole a casa tua in montagna, ma – poverina, già vive tante difficoltà – si fa pure portare sulle spalle dal tuo ragazzo.

 

A queste si aggiungono naturalmente anche le tipologie non peculiari di questo settore ma abbastanza trasversali come:

  • “Sotuttoio” (Non c’è gara, qualsiasi cosa fai loro l’hanno già fatta, e se non l’hanno già fatta, la farebbero comunque meglio di quanto stia facendo tu)

 

  • Marpioni (Che ti seguono ogni volta che entri negli spazi comuni e trovano sempre il modo di essere in pausa quando lo sei tu. Nella mia esperienza, i peggiori sono quelli sposati, che sembrano innocui e quelli provenienti da aree del mondo in cui la donna non è ancora avanzata nella sua emancipazione -prego notare l’ardita circonlocuzione per non passare da razzista. Ma ci passerò comunque, e pazienza-. Rimarrà per me sempre un mistero come un “No, non sono interessata” si sia trasformato in uno che mi aspettava nascosto nell’ombra per sbattermi su una parete tenendomi per un polso. Tranquilli tutti. Non ho subito traumi, lui sì, per il calcione che gli ho rifilato. Stò str*nz.)

 

  • Marpioni livello pro: stalker (che dopo due giorni dalla prima stretta di mano ti chiedono l’amicizia su Facebook, il contatto Linkedin e soprattutto il numero di telefono. Rimarrà per me sempre un mistero come un “No, non sono interessata” si sia trasformato in uno che mi urlava te quiero davanti agli studenti…)
14705875_1365560846818073_7942428455653209139_n.jpg (520×324):
E c’è ancora gente che mi chiede perché non posto mai niente…

 

  • Megafoni (quando fanno una minima cosa fatta bene, lo devono venire a sapere tutti);

 

  • Spie (Ti sei sfogata accidentalmente una volta con la persona sbagliata, e ta dà. Non lo sapevi ma ti sei automaticamente sfogata con tutti, e soprattutto con i piani alti);

 

  • Snob (“Mah, non so se posso venire alla riunione, parto per fare il week end a Dubai, ho già chiesto il permesso” è una frase che mi sono realmente sentita dire…);

 

  • Antipatici vari, dovuti a casi della vita esterni al lavoro.

 

Ma ora ecco finalmente la buona notizia: la maggioranza non è così.

La grande, stra-grandissima maggioranza dei vostri (e miei, per fortuna) colleghi sarà più o meno come voi: motivati il giusto (sì, anche il mutuo è una motivazione), riservati quanto basta, estroversi 5 giorni al mese, abbastanza (o addirittura molto)  competenti nel lavoro.

Bene, appurato ciò e tirato un bel sospirone di sollievo, ecco la domandona: come fare a sopportare i colleghi molesti?

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Consigli per stare bene

State passando un periodo un po’ così perché siete dall’altra parte del mondo, è arrivato l’autunno, non smette di piovere, e il fidanzato è lontano e magari pure in vacanza in Spagna con gli amici*?

Vita. 2014 – Gabriel Moreno

Ecco i miei consigli per stare meglio.

Funzionano!

  • Fare un bucato di soli bianchi. Il senso di pulito, il profumo e la purezza della composizione appena stesa vi restituirà la pace interiore. Se possibile, stendete i panni di fronte alla finestra sull’Oceano Pacifico. (Di fronte, non sulla terrazza, pena trovare dei resti [e]scatologici dei cocoriti che vi toglieranno la pace dei sensi appena raggiunta)
  • Farvi preparare un tortino di cioccolato da un’amica brava che abita vicino a dove lavorate e autoinvitatevi per il pranzo. La combo cioccolato + amica vi restituirà il sorriso. (Purtroppo poi dovrete tornare a lavoro)

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Virgawards: libri

Ho notato che tra le chiavi di ricerca più popolari sul mio blog c’è “Da leggere prima dei 25 anni: libri”.

Wow, che invito a nozze! Io però venticinque anni non li ho più. Allora farò una lista per 25 stati d’animo. Uhm, forse meglio di no, venticinque sono tanti. Facciamo 10. Dieci pensieri che ti possono venire in libreria (o biblioteca, una delle istituzioni sociali di cui l’essere umano dovrebbe essere orgoglioso) e che ti possono spingere all’acquisto di un libro. Con conseguente suggerimento.

  1. “Devo riflettere su un rapporto di amicizia”

  • Storia del nuovo cognome, Elena Ferrante. (Il secondo di Elena Ferrante, non “L’amica geniale”, quello dopo. Non mi addentrerò a spiegare o a recensire, in giro si trova tantissimo, scritto molto meglio di quello che potrei mai produrre io. Dirò solo che: per capirlo bisogna aver letto il primo. E dopo averlo finito, leggersi anche il terzo e il quarto. Insomma, dovete avere molto tempo. E molta voglia di addentrarvi in una casa di specchi in cui vi sentirete nei panni della protagonista/narratrice, per poi avere voglia di prenderla a sberle. Buona fortuna).

2. “Chissà com’è quando si lotta per una causa”

  • Donna abitata – Gioconda Belli (Preparatevi a piangere. E a ridere. E a sentirvi travolti, come se vi togliessero il cuore dal petto per buttarlo in mezzo ad una strada. Ne avevo già parlato qui)

3. “Devo immedesimarmi in altri punti di vista, senza perdere il buonumore”

  • Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Amara Lakhous. (No, la E/O non mi paga. Magari. Io l’ho letto in aereo, e devo dire che è stata una lettura piacevole. Per chi non ha tanto tempo né voglia di immergersi a fondo in una storia, è un buon punto di partenza per riuscire a capire gli altri e il razzismo dilagante. O almeno provarci. Senza perdere il sorriso.)

4. “Mi sento arido. Ho bisogno di meraviglia”

  • Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, Eric-Emmanuel Schmitt. (Magari avete visto il film, magari ne avete sentito parlare anni fa. Dimenticate tutto e cominciate da pagina uno. E’ impossibile finirlo senza sentirsi più buoni. Poi, ok, io ho un debole per l’autore, ma questo non mi impedisce di essere obiettiva. No, macché, ma non prendiamoci in giro, è un libro sensazionale, è pure veloce da leggere, io mi chiedo come facciate a non averne almeno tre versioni in libreria.)

5. “Mi sento femminista”

Casa di bambola

  • Casa di bambola, Henrik Ibsen. (Un giorno vi capiterà di avere in casa un cretino qualsiasi che se ne uscirà con un nome di un romanziere siberiano a voi sconosciuto -e forse inesistente- e con faccia stupita vi dirà:”Ma come fai a non avere capito il Novecento/ la politica migratoria/ l’associazionismo anni ’70/ Tangentopoli/ La guerra dei Punici [inserire a caso *tema di non attualità*] se non l’hai letto!?”. A cui voi risponderete, beffarde, dopo cinque secondi lunghissimi di silenzio, e tu, l’hai letto Ibsen?” Pausa. “E che ci fai ancora qui in casa mia?”. Si vive anche per sotterrare con l’ascia della classe gli ex fuoricorso del DAMS che ancora infestano i nostri salotti dopo i trent’anni).

6. “Ho bisogno di ridere ma comunque darmi un’aria da intellettuale”

Come la Madonna arrivò sulla Luna

  • Come la madonna arrivò sulla luna, Rolf Bauerdick. (Se verso la fine degli anni Novanta siete stati travolti dalla leggerezza agrodolce dei film di Kusturica, forse questa copertina potrebbe parlarvi. Ma io vi consiglio di leggerlo senza pregiudizi. Perché sarà come vedere cinque film di Kusturica sparati in contemporanea, in una sala in cui la gente attorno a voi si scatena in danze balcaniche, con il sole fuori, il rumore dei piatti e dei bicchieri, intervallati dalla pace che dà solo chi sa narrare una storia come si faceva una volta: facendoti innamorare dei protagonisti, soffrire per loro, gioire per loro, crescere con loro).

7. “Non ho un’opinione sulle generazioni che si scontrano e non si capiscono. Voglio naturalmente avere un  bel titolo che faccia bella mostra di sé nella libreria del soggiorno ma non ho voglia di letture faticose”

Palomar

  • Palomar, Italo Calvino. (Purtroppo questo l’avrà letto anche il fuoricorso DAMS che vi siete ritrovate a cena, amico di amici di amici e che vi hanno messo vicino perché “voi che avete fatto Lettere vi capite tra di voi”. Consolatevi leggendolo con la tranquillità e il tempo che vi è dato ora che non è più qualcosa “da sapere per l’esame” ma è diventato qualcosa “da assaporare d’estate, con tutto il tempo del mondo”).

8. “Non ho un’opinione sugli sbarchi dei clandestini. Ma non ho voglia che qualche espertone venga a farmi la morale. Magari mi leggerei più volentieri una storia”

  • Ulisse da Baghdad, Eric- Emmanuel Schmitt. (Dico solo che quando ho finito di leggerlo sono corsa in libreria e poi in posta. L’ho spedito a Londra da mia sorella con una scritta: “Leggilo”. E’ una storia che conoscete bene, ed è una storia che non lascia indifferenti. Sfido, è l’Odissea. Ma di oggi. In molti ci hanno provato, a renderla attuale. Ma questo è uno dei miei autori preferiti – nel caso non si fosse capito-, e secondo me, ci è riuscito senza inchini né inutili salamelecchi a Omero. E Itaca non è quella che pensate. O forse sì. Anche per voi vale lo stesso consiglio dato a mia sorella. Leggetelo.)

 

9. “Non ho mai vissuto una guerra. Com’è?”

Insciallah - Libro - Oriana Fallaci

  • Insciallah, Oriana Fallaci. (“La giornalista che ama la guerra perché le ricorda quand’era giovane e bella”. Una caduta di stile questa descrizione di Jovanotti, che ci ha altrimenti sempre abituato a voler bene a tutto e a tutti. Eppure Oriana Fallaci non è stata solo quella penna tagliente e arrabbiata degli ultimi anni, descritta da gente inacidita con un terzo del suo valore tra le pagine di Repubblica. E’ stata una che in mezzo alla guerra c’è stata davvero. E solo chi conosce l’atrocità da dentro può descriverla. Se vi serve capire qualcosa della guerra in Libano -e di tutte le guerre del mondo- con il piglio dei soldati italiani, o anche se vi serve dire al fuoricorso DAMS che vi ha seguite in cucina per chiedervi se avete degli aperitivi vegani da servire che voi avete letto un romanzo di 900 -novecento- pagine di Oriana Fallaci, leggetelo. In certi momenti fa male, ma come tutte le ferite, poi ci sente più forti. Fosse anche solo per sbatterglielo in testa appena [il fuoricorso del DAMS] dice qualcosa come “Ma no, la Fallaci, quella guerrafondaia di destra…!”. Vi assicuro che 900 pagine di libro – specie se prendete quello con la copertina rigida- gli faranno passare la voglia di commentare ulteriormente.)

10. “Voglio piangere, ridere, piangere dal ridere e ridere mentre piango” (per tutti). / “Ho bisogno di capire da dove vengo.” (Solo per i veneti meridionali e i veneto-pontini)

Canale Mussolini

  • Canale Mussolini, Antonio Pennacchi. (Un libro che mi ha fatto fare pace con i miei nonni, con i miei zii, con i miei genitori, con il passato. Dando letterarietà pure all’argine di un fiume e ad un periodo storico che troppo facilmente rifiutiamo di comprendere. E’ come se tutti i personaggi fossero della mia famiglia.)

Buone letture!

(Magari consigliatele pure al vostro amico fuoricorso del DAMS).

(Precedenti Virgawards qui.)

Gli altri siamo noi? (Italia sì, Italia no)

Da quando sono qui in Australia mi ritrovo circondata di italiani. La cosa non mi dispiace, ma mi crea qualche difficoltà.

Vivo una contraddizione.

Io sono italiana (e questo mi sembra palese), sono fidanzata con un italiano, la maggior parte delle mie amiche è in Italia o parla italiano. Io non mi sono mai sentita né un cervello in fuga (quale cervello?)  né una figlia ripudiata. Non parlo male dell’Italia e in generale non ho problemi con gli italiani. Sono nata al Nord, ho studiato al Centro e sono fidanzata con uno del Sud. Direi che mi sento abbastanza affine a parecchie zone d’Italia.

Eppure, da quando sono qui ho dei pensieri costanti di cui mi vergogno.

A dire la verità, avevo avuto delle sensazioni simili nei due mesi trascorsi a Londra. Ma lì ero con la mia famiglia, tanti posti erano conosciuti, stavo studiando, insomma, ero già un po’ inserita (due terzi della mia famiglia abita là da anni, io conosco i loro amici etc) e la città la conoscevo già.

Eppure non ho potuto fare a meno di constatare come le cose siano cambiate dalle prime volte, un decennio fa, che frequentavo quella città. A quanto pare, nei quattro anni che ho trascorso ibernata in Svezia gli italiani hanno iniziato a trasferirsi a Londra.

In massa.

Ok, mi sono detta, è normale, è sempre stato così. (Con sempre intendendo dagli anni Ottanta in poi, il mio sempre coincide con la mia nascita, naturalmente…)  Tanti italiani, soprattutto giovani, magari un po’ incerti sulla carriera da intraprendere “vanno a farsi l’esperienza a Londra”. Fanno i camerieri, i lavapiatti, i centralinisti quando va bene e dopo qualche mese tornano con qualche parola in più di inglese e magari qualche sterlina in tasca. Nei casi più fortunati anche qualche idea più chiara.

Lì per lì ho pensato: sarò io che ci faccio caso.

Poi, sentendo in continuazione parlare italiano ho pensato: sarà che frequento posti turistici, e allora oltre agli italiani- residenti incontro anche gli italiani-turisti. Sarà per quello che mi sembrano tanti.

Ma poi, passavano i giorni e io dovevo fare delle cose specifiche, andare per uffici, prendere treni che mi portassero fuori città, vedere delle persone, partecipare a seminari all’università, sostenere colloqui e esami. Ed ero sempre circondata da italiani.

Mi è sembrato molto strano. Ok, è una metropoli attraente. Ma possibile che ce ne siano così tanti? Ma prima ce n’erano di meno?

Eh sì, prima ce n’erano di meno e sono aumentati.Londra è la tredicesima città italiana.

Ok, ho pensato. Ma Londra è vicina. E poi è facile arrivarci, un volo Ryanair preso a pochissimi euro, una camera in affitto o prestata da qualcuno che conosci (perché tutti conoscono qualcuno che abita a Londra) e ti sistemi a Londra. Trovi un lavoretto, poi un lavoro, ti crei un giro di conoscenze, ogni tanto vai a fare il week end in Italia, e bam! E’ già passato un anno. Tiri le somme e se non ti va più bene torni in Italia. (Che comunque è stata ad un tiro di schioppo per tutto il tempo.)

Ok. Londra è vicina, andarci è facile. Tornare pure.

Ma qui?

“Guarda che venire in Australia è facile” mi aveva detto una milanese dopo pochi giorni che mi trovavo qui, un po’ spiazzata da tutti questi italiani.

Come facile? Ci sono almeno 24 ore di volo, è dall’altra parte del mondo, parlano inglese…

E’ facile, mi ha ripetuto paziente lei, se hai meno di 31 anni prendi il visto “vacanza e lavoro” e compri un biglietto aereo e ta-dà, sei in Australia.

Ok, va bene.

Ma tutti questi italiani!?

Mi sento un po’ in imbarazzo, lo ammetto.

Da una parte sento che dovrei sentirmi affine. Ho di sicuro molte più cose in comune con un italiano che non con un australiano. Vero?

Vero?

Mia sorella, che abita in Inghilterra da anni, un giorno mi aveva detto: “Sai che credo di avere molte più cose in comune con uno della Nuova Zelanda che non con uno di Caserta?”. Lì per lì mi aveva quasi dato fastidio. Ma forse non aveva tutti i torti.

Mi trovo a sentirmi a disagio a parlare con le persone.

Era da tanto tempo che non mi capitava.

Proprio perché non mi sono mai sentita “in fuga” dall’Italia mal tollero i discorsi:

  • In Italia non c’è lavoro (io in Italia lavoravo, pure l’Orso)
  • In Italia non ti fanno un contratto (da quando sono qui ho cambiato tre lavori e mi hanno fatto un regolare contratto solo in uno, in Spagna il nero era all’ordine del giorno, in Francia pure…).
  • in Italia se non vieni da un’università prestigiosa non prendono neanche in considerazione il tuo curriculum (io ho studiato all’università della Mela Verde in Frigo, eppure lavoro nel mio ambito l’ho sempre trovato)
  • in Italia se hai studiato al Sud non ti considerano neanche (nutro i miei dubbi, ma li tengo per me)
  • in Italia sono tutti raccomandati (…)

 

Siccome ho passato quasi quattro anni nella fredda, cordiale, carissima, praticamente disabitata e relativamente priva di storia Svezia mal tollero pure i discorsi:

  • gli australiani sono freddi, me li aspettavo più calorosi
  • in Australia è tutto carissimo
  • in Australia non esistono le città, ci sono solo quartieri con la posta, due bar e una strada
  • in Australia non c’è niente da fare.

 

Poiché sono dieci anni che abito fuori dall’Italia e almeno quindici da quando imparo, con risultati alterni, lingue straniere, mi imbarazzano i discorsi:

  • lo spagnolo lo parlo benissimo perché sono stata tre mesi in Erasmus a Valencia
  • l’inglese non è affatto un problema per me perché ho una triennale in lingue
  • io capisco tutto perché ho un ottimo inglese accademico ed ho studiato in una prestigiosa università italiana, mi manca solo un po’ di slang.

 

Insomma, mi sento in una contraddizione: dovrei sentirmi affine, vicina a questa gente e invece non riesco a far altro che un sorriso imbarazzato e cercare di cambiare discorso.

Non ho cercato io queste interazioni, ma mi sono presentate soprattutto per lavoro. Proprio perché, contrariamente a quanto pensavo io, ci sono tantissimi italiani, e il numero è aumentato.

Mi sento un po’ a disagio, lo ammetto.

E’ un problema mio?

Ero anch’io così una volta?

Avrò imbarazzato anch’io i miei interlocutori con frasi generiche piene di vuoto?

Gli altri siamo noi?

Moderna de Pueblo

 

 

 

* Dai che la state cantando tutti…

Una cosa che non pensavo mi sarebbe piaciuta: il corso prematrimoniale in Australia

Eccomi nel fantastico mondo della preparazione matrimoniale.

La mia faccia quando mi chiedono: “Allora come vanno i preparativi del matrimonio?”

Lo dico subito, io quando ho saputo di dover frequentare il corso prematrimoniale ho pensato all’ennesima scocciatura. Da mettere nello stesso sottoinsieme mentale con il colore dei centrotavola, i nastrini sulle bomboniere, le bomboniere stesse (perché ti sposi un terrone*, perché!?), le quindicimila partecipazioni da consegnare ai parenti lontani (“perché ti sposi un terrone*, perché!?”Parte 2. “Ma voi al Nord non fate le partecipazioni?” mi hanno chiesto stupiti i genitori dell’Orso. “No, chi riceve l’invito è invitato, gli altri non ci interessa neanche che lo sappiano” ha risposto la glaciale polentona, gettando i suoi nello sconforto). Ovvero quella categoria di cose che ti tocca fare, ma che non fai con piacere.

Sono entusiasta all’idea di dover scegliere un oggetto inutile che nessuno degli invitati apprezzerà chiamato bomboniera.

Anzi, a dire la verità, quando il mio parroco in Italia mi ha detto: “Guarda che se non trovate nessuno in Australia che vi faccia il corso prematrimoniale non c’è problema, venite da me una sera e ve ne faccio uno io” avevo tirato un sospiro di sollievo.

E invece, (eccole le meraviglie del matrimonio: non si finisce mai di conoscere una persona!) l’Orso ha dichiarato: “Ma io voglio farlo!”.

Sostenendo che per lui è stato impegnativo decidere di chiedermi di sposarlo, scegliere l’anello, consegnarmelo, aspettare per dieci lunghissimi infiniti minuti la mia risposta, però che solo frequentando il corso prematrimoniale si sarebbe reso conto del passo che stava per compiere.

E va bene.

Io dentro di me pensavo: vengo da una famiglia cattolica praticante di missionari e vescovi (sono pur sempre veneta, e i veneti si sa che sono basabanchi), ho fatto 10 anni di catechismo, 7 anni di fraternità francescana (finché la mia guida spirituale, un frate trentenne simpaticissimo non ha deciso di mollare la Chiesa e sposarsi)… ma insomma, cosa dovrà mai insegnare un corso prematrimoniale a me che io già non sappia?

(Spoiler: La mia spocchiosa arroganza ha trovato una bella mazzata sui denti ad ogni incontro).

Poi ho pensato: massì, in fondo sono tre serate, prendiamole come un corso di inglese avanzato.

(Giuro, l’ho davvero pensato…)

Così sono iniziate le prime sorprese.

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Le mie imperdibili opinioni #2. La post- verità

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Questo post risponde alle domande: Che cos’è la post-verità di cui si parla tanto? Come la posso individuare? Mi serve? Si mangia? Che influenza/importanza ha nella mia vita? Non ho un’opinione al riguardo, ma voglio fare bella figura con gli amici: mi presti le tue idee? 

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Uh, quanto mi manca insegnare!

Ecco a voi una delle mie imperdibili opinioni©, maestrina edition.

 

Su, dita sul banco!

 

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Virgh risponde: la posta del cuore

 

(Domande -spesso esistenziali- che vedo tra le chiavi di ricerca che portano i malcapitati in questo blog. Io, naturalmente, sento il dovere morale di rispondere. Riporto così come sono.)

  • finora le ho fatto sbagliare scelte e adesso?

E adesso magari inizi a chiederle cosa vuole lei. Che te ne pare come strategia? Mettere le persone sotto una campana di vetro, facendo le scelte tu per loro porta generalmente a due risultati: ribellione e sottomissione. Entrambi da evitare, se si vuole un rapporto sano di coppia. Inizia con il pensare a lei come una persona matura abbastanza da fare le proprie scelte ed assumersi da sola le sue responsabilità per le conseguenze. Il tuo ruolo è starle vicino quando si accorgerà di aver “sbagliato” (esistono veramente scelte “sbagliate”? Lo sono perché dopo ce ne rendiamo conto. Ma prima, quando le abbiamo fatte, erano giuste, altrimenti non le avremmo mai fatte, no?) e sostenerla credendo in lei. In bocca al lupo!

  • l’importanza dell’indipendenza economica in una coppia

Grandissima. Ma in generale, se si vuole stare in coppia a lungo, bisogna aver chiarito due concetti fondamentali: soldi e figli. Se tutti e due sono d’accordo che lui lavora e lei no, perfetto, o che tutti e due lavorano, o che lavora solo lei… ma bisogna avere le stesse idee. Se è il caso, scrivere una specie di contratto, o cointestare il conto, o creare un conto comune per le spese della casa o della coppia. Ma bisogna parlarsi, essere chiari e non tentennare. Pensare che “poi le cose si aggiustano” è la prima fase delle separazioni.

  • quando un ragazzo ti fa gli auguri a mezzanotte

Vuol dire che era sveglio a quell’ora.

Oppure che ci tiene proprio. Ma è molto più probabile che fosse sveglio a quell’ora e basta.

  • fare gli auguri a mezzanotte a ragazzo

Vuol dire che sei sveglia a quell’ora.

Ma è una strategia da evitare, se hai paura di dimenticartene durante la giornata, puntati una sveglia verso le sei del pomeriggio, così fai la figura di quella che se lo ricorda, ma senza impegno.

  • expat crisi depressiva

Frequente e spesso persistente. Attenzione a non confondere la depressione (che è un disturbo che va curato con un’apposita terapia e medicinali) con la malinconia. Ci saranno momenti di tristezza dovuti all’assenza del conosciuto (amici, famiglia, modi di vivere…) ma si superano come si supera la tristezza a casa: si esce, si fa una passeggiata, ci si cucina qualcosa di buono, si guarda un film al cinema, si va a visitare un museo, si telefona a qualcuno, ci si iscrive a un corso per imparare qualcosa di nuovo. Se siete andati via c’era un motivo, ricordatevene. E se dopo molti mesi e molti tentativi vi sentite solo giù e non desiderate altro che tornare in Italia? Allora forse l’espatrio non faceva per voi. Non c’è niente di male in questo, non è un fallimento. E’ aver capito come siamo fatti.

  • a che ora va a letto e si sveglia e fa colazione e a che ora fa la doccia Tiziano Ferro?

Lo stalking è un reato.

  • pazzie da fare dopo i trent’anni

Nessuna.

  • conviviamo ma Natale separati

Perché? Vuoi tu? Vuole l’altro/a? Vuole la tua famiglia? Vuole la sua famiglia? Trovare la causa e venire a patti. Noi, non riuscendoci, abbiamo trovato la soluzione: ci trasferiamo in Australia e non possiamo tornare per Natale. (Ingegnosa, no?)

  • valigia Svezia

Dovresti essere più preciso. Per che zona della Svezia? In quale stagione?

  • andare a vivere da sola a 30 anni

Brava. Era ora.

  • le ex non tornano mai non ha chiamato per gli auguri

Non è vero che le ex non tornano mai. Alcune sì. Evidentemente la tua no.

Smetti di sperarci e goditi il compleanno e la vita in genere. Il mare è pieno di pesci.

  • porca per amore su skype

Non “per amore”, tesoro. Per desiderio.

E quello ce l’hai tu come ce l’ha lui.

  • mail ultimo giorno di lavoro

Da indirizzare a tutti (tutti) quelli che lavorano nell’azienda che stai per lasciare, più i collaboratori con cui hai avuto a che fare. Enfatizza i bei momenti, parla di quanto ti dispiace e, verso la fine, aggiungi che ci tieni a salutare tutti. Un riferimento ai pasticcini che hai portato (perché li hai portati, vero, tirchio?), due parole contate sulla tua nuova vita dopo (ottima opportunità può andare bene, come anche gravidanza desiderata) e cari cordiali saluti.

(Da dove mi arriva tale consapevolezza? Ho lasciato più lavori che fidanzati.)

  • donna che piace in Svezia

Purtroppo sono etero, non so. Direi di chiedere agli uomini svedesi. Quindi di iniziare a fare ricerche su Google Sverige e di imparare lo svedese.

Auguri!

  • una mi fa gli auguri ma mi danno fastidio

Gli auguri sono un tema dominante tra le chiavi di ricerca. Se ti dà fastidio la persona, ignorala. Non rispondere e non ringraziare. Capirà da sola.

Se invece ti dà fastidio che ti facciano gli auguri, allora togli la tua data di nascita da tutti i profili social che hai e sopporta pazientemente i parenti e i pochi amici che se ne ricorderanno.

  • di copenhagen aggettivo

Secondo questo utilissimo post: afniense o copenhagese.

  • anche tu sei diventata trentenne

Eh sì. E ti assicuro che non è cambiato niente da quando ne avevo ventinove.

  • ero sola ed abbacchiata mi son consolata con l’orsetto

Forse parliamo di orsetti diversi. Il mio russa di notte, occupa tre quarti del letto e passa l’aspirapolvere. Il tuo?

  • cosa mettere in valigia per l’estate per la Svezia

Ecco, questa è una domanda precisa e circostanziata.

Metti quello che mettevi in Italia tra marzo ed aprile. Più qualche maglietta a maniche corte, occhiali da sole, mascherina per dormire.

  • cosa rispondere quando lei mi chiede cosa faccio

Sospirare, e dire: “Pensavo a quanto sei bella”.

Lei ti farà un’occhiataccia ma poi sorriderà.

Se è una più prosaica puoi anche usare la variante “pensavo al tuo cul*”, magari apprezza di più.

  • piangerai oh altrochè

Cremonini, Vieni a vedere perché

  • fidanzamento con il crucco

Ma sei convinta?

Ma sei proprio sicura?

Ho avuto a che fare solo una volta carnalmente con un crucco e l’esperienza non è stata esaltante. Non per il “carnalmente”, che invece, devo ammettere era particolarmente divertente, ma per tutto il contorno. Insicuro, romantico adolescenziale, stucchevole, reattivo solo a scoppio molto ritardato.

Però ho imparato alcune parolacce in tedesco che rivendico con orgoglio. Come vedi, non tutti i mali vengono per nuocere.

Vedi tu cosa ti conviene.

  • svenuta ma sento le voci

Ti consiglio di non dirlo in giro. L’ultima è stata Giovanna D’Arco e non mi sembra abbia fatto una bella fine.

  • Senigallia casa dei pannolini smerdati, dov’è?

Ma tu veramente ci vuoi andare!?

 

 

Per oggi abbiamo finito.

La Vostra Virgh