Virgh risponde: la posta del cuore

 

(Domande -spesso esistenziali- che vedo tra le chiavi di ricerca che portano i malcapitati in questo blog. Io, naturalmente, sento il dovere morale di rispondere. Riporto così come sono.)

  • finora le ho fatto sbagliare scelte e adesso?

E adesso magari inizi a chiederle cosa vuole lei. Che te ne pare come strategia? Mettere le persone sotto una campana di vetro, facendo le scelte tu per loro porta generalmente a due risultati: ribellione e sottomissione. Entrambi da evitare, se si vuole un rapporto sano di coppia. Inizia con il pensare a lei come una persona matura abbastanza da fare le proprie scelte ed assumersi da sola le sue responsabilità per le conseguenze. Il tuo ruolo è starle vicino quando si accorgerà di aver “sbagliato” (esistono veramente scelte “sbagliate”? Lo sono perché dopo ce ne rendiamo conto. Ma prima, quando le abbiamo fatte, erano giuste, altrimenti non le avremmo mai fatte, no?) e sostenerla credendo in lei. In bocca al lupo!

  • l’importanza dell’indipendenza economica in una coppia

Grandissima. Ma in generale, se si vuole stare in coppia a lungo, bisogna aver chiarito due concetti fondamentali: soldi e figli. Se tutti e due sono d’accordo che lui lavora e lei no, perfetto, o che tutti e due lavorano, o che lavora solo lei… ma bisogna avere le stesse idee. Se è il caso, scrivere una specie di contratto, o cointestare il conto, o creare un conto comune per le spese della casa o della coppia. Ma bisogna parlarsi, essere chiari e non tentennare. Pensare che “poi le cose si aggiustano” è la prima fase delle separazioni.

  • quando un ragazzo ti fa gli auguri a mezzanotte

Vuol dire che era sveglio a quell’ora.

Oppure che ci tiene proprio. Ma è molto più probabile che fosse sveglio a quell’ora e basta.

  • fare gli auguri a mezzanotte a ragazzo

Vuol dire che sei sveglia a quell’ora.

Ma è una strategia da evitare, se hai paura di dimenticartene durante la giornata, puntati una sveglia verso le sei del pomeriggio, così fai la figura di quella che se lo ricorda, ma senza impegno.

  • expat crisi depressiva

Frequente e spesso persistente. Attenzione a non confondere la depressione (che è un disturbo che va curato con un’apposita terapia e medicinali) con la malinconia. Ci saranno momenti di tristezza dovuti all’assenza del conosciuto (amici, famiglia, modi di vivere…) ma si superano come si supera la tristezza a casa: si esce, si fa una passeggiata, ci si cucina qualcosa di buono, si guarda un film al cinema, si va a visitare un museo, si telefona a qualcuno, ci si iscrive a un corso per imparare qualcosa di nuovo. Se siete andati via c’era un motivo, ricordatevene. E se dopo molti mesi e molti tentativi vi sentite solo giù e non desiderate altro che tornare in Italia? Allora forse l’espatrio non faceva per voi. Non c’è niente di male in questo, non è un fallimento. E’ aver capito come siamo fatti.

  • a che ora va a letto e si sveglia e fa colazione e a che ora fa la doccia Tiziano Ferro?

Lo stalking è un reato.

  • pazzie da fare dopo i trent’anni

Nessuna.

  • conviviamo ma Natale separati

Perché? Vuoi tu? Vuole l’altro/a? Vuole la tua famiglia? Vuole la sua famiglia? Trovare la causa e venire a patti. Noi, non riuscendoci, abbiamo trovato la soluzione: ci trasferiamo in Australia e non possiamo tornare per Natale. (Ingegnosa, no?)

  • valigia Svezia

Dovresti essere più preciso. Per che zona della Svezia? In quale stagione?

  • andare a vivere da sola a 30 anni

Brava. Era ora.

  • le ex non tornano mai non ha chiamato per gli auguri

Non è vero che le ex non tornano mai. Alcune sì. Evidentemente la tua no.

Smetti di sperarci e goditi il compleanno e la vita in genere. Il mare è pieno di pesci.

  • porca per amore su skype

Non “per amore”, tesoro. Per desiderio.

E quello ce l’hai tu come ce l’ha lui.

  • mail ultimo giorno di lavoro

Da indirizzare a tutti (tutti) quelli che lavorano nell’azienda che stai per lasciare, più i collaboratori con cui hai avuto a che fare. Enfatizza i bei momenti, parla di quanto ti dispiace e, verso la fine, aggiungi che ci tieni a salutare tutti. Un riferimento ai pasticcini che hai portato (perché li hai portati, vero, tirchio?), due parole contate sulla tua nuova vita dopo (ottima opportunità può andare bene, come anche gravidanza desiderata) e cari cordiali saluti.

(Da dove mi arriva tale consapevolezza? Ho lasciato più lavori che fidanzati.)

  • donna che piace in Svezia

Purtroppo sono etero, non so. Direi di chiedere agli uomini svedesi. Quindi di iniziare a fare ricerche su Google Sverige e di imparare lo svedese.

Auguri!

  • una mi fa gli auguri ma mi danno fastidio

Gli auguri sono un tema dominante tra le chiavi di ricerca. Se ti dà fastidio la persona, ignorala. Non rispondere e non ringraziare. Capirà da sola.

Se invece ti dà fastidio che ti facciano gli auguri, allora togli la tua data di nascita da tutti i profili social che hai e sopporta pazientemente i parenti e i pochi amici che se ne ricorderanno.

  • di copenhagen aggettivo

Secondo questo utilissimo post: afniense o copenhagese.

  • anche tu sei diventata trentenne

Eh sì. E ti assicuro che non è cambiato niente da quando ne avevo ventinove.

  • ero sola ed abbacchiata mi son consolata con l’orsetto

Forse parliamo di orsetti diversi. Il mio russa di notte, occupa tre quarti del letto e passa l’aspirapolvere. Il tuo?

  • cosa mettere in valigia per l’estate per la Svezia

Ecco, questa è una domanda precisa e circostanziata.

Metti quello che mettevi in Italia tra marzo ed aprile. Più qualche maglietta a maniche corte, occhiali da sole, mascherina per dormire.

  • cosa rispondere quando lei mi chiede cosa faccio

Sospirare, e dire: “Pensavo a quanto sei bella”.

Lei ti farà un’occhiataccia ma poi sorriderà.

Se è una più prosaica puoi anche usare la variante “pensavo al tuo cul*”, magari apprezza di più.

  • piangerai oh altrochè

Cremonini, Vieni a vedere perché

  • fidanzamento con il crucco

Ma sei convinta?

Ma sei proprio sicura?

Ho avuto a che fare solo una volta carnalmente con un crucco e l’esperienza non è stata esaltante. Non per il “carnalmente”, che invece, devo ammettere era particolarmente divertente, ma per tutto il contorno. Insicuro, romantico adolescenziale, stucchevole, reattivo solo a scoppio molto ritardato.

Però ho imparato alcune parolacce in tedesco che rivendico con orgoglio. Come vedi, non tutti i mali vengono per nuocere.

Vedi tu cosa ti conviene.

  • svenuta ma sento le voci

Ti consiglio di non dirlo in giro. L’ultima è stata Giovanna D’Arco e non mi sembra abbia fatto una bella fine.

  • Senigallia casa dei pannolini smerdati, dov’è?

Ma tu veramente ci vuoi andare!?

 

 

Per oggi abbiamo finito.

La Vostra Virgh

 

By the river: inconcludenza

O anche: “Si vede che non sei ricca, perché hai sempre dei sogni realizzabili”*.

 

(Modo elegante per dire: “molto piccoli”).

(Da leggere con questa che accompagna)**.

 

Sono a casa da una settimana.

Il che non è propriamente vero, visto che è da Ottobre che vengo qui sempre più frequentemente per periodi sempre più lunghi.

I miei trattengono una domanda legittima che farebbe più o meno così: “Ma quando te ne vai?”.

Io mi sento in un modo difficile da descrivere. Sedentaria, svogliata, stanca, a tratti triste, inconcludente. Mi sento dentro ad una bolla. Qui sono protetta e viziata. Fuori mi sembra tutto vago ed impreciso.

I miei rimedi soliti (segnare le date nel calendario, stilare su un foglio senza righe i progetti per i prossimi giorni e mesi, uscire a ridere con le amiche, bere, prendere aria, bere caffé, disegnare…) non hanno sortito l’effetto sperato.

Domani saranno cinque mesi da quando mi sono licenziata. E anche se non è proprio vero che sia rimasta con le mani in mano, mi sembra di non avere più voglia di niente.

Anzi, non è vero.

Mi sembra di avere desideri che non avevo mai avuto prima, e del tutto distanti da quelli che mi hanno animato finora.

La mia guida spirituale di quando avevo vent’anni mi aveva descritta come “determinata”. La specialista con cui ho parlato a settembre mi aveva definita “una che vuole fare tutto il possibile perché gli altri non abbiano da rinfacciarle nulla”.

Io ora non ho più la determinazione di un tempo (se mai ce l’ho avuta veramente). Quella che mi faceva sognare di girare il mondo e puntare in alto.

Ho abbassato la mira.

Ora come ora vorrei una casettina, piccola, piccola, stare con l’Orso, avere magari qualche orsetto qua e là, lavorare poco, vivere di poco, essere in salute, godere di una temperatura superiore ai 20 gradi, non aver bisogno di nulla.

Chi l’avrebbe mai detto?

Mi piacerebbe tutto questo, già.

E proprio in uno stato d’animo del genere mi devo buttare nella metropoli più frenetica d’Europa, sgambettare e sgomitare per posti di lavoro che non conosco, buttarmi nella mischia per conoscere persone nuove che passeranno il tempo a far finta di divertirsi per poi pubblicare le foto e riconoscere di essersi divertiti solo in base al numero di “like” (che se ci togli una “k” si capisce invece cosa siano).

Non ne ho voglia.

Avevo diviso il mio anno in trimestri, e alla fine di ogni trimestre avrei dovuto raggiungere un risultato. Quindi entro Marzo: Inghilterra.

Ma io non ne ho voglia.

Guardo le mie librerie qui a casa, ce n’è una dove riposano i libri dell’università, in ordine per esame, da Filologia Italiana (primo) a Storia Romana (l’ultimo). Li guardo cercando di farmi coraggio, se ce l’ho fatta allora, che ero un’ignorante campagnola che non sapeva nulla dell’università e aveva solo una maturità classica linguistica in tasca (e tanti sogni), a maggior ragione ce la farò oggi che sono sempre un’ignorante campagnola ma che in tasca ho altre due lauree e corsi di formazione e dieci anni di esperienza docente in Europa.

Ma loro mi guardano sconsolati.

Si vede che ho sogni troppo piccoli.

__________

*Frase con cui mi ha ribattuto l’Orso qualche settimana fa mentre passeggiavamo per Milano e io indicavo attici dicendogli: “un giorno sarebbe bello abitare lì”.

** Per chi ascoltandola l’avesse riconosciuta, per via di Nanni Moretti, devo ammettere che per me è soprattutto questo il film che a cui mi fa pensare (No hay nada mas dificil que vivir sin ti).

Lezione n°2: Corso per fidanzati paraculo di fidanzate Spacc… puntigliose

Possibili rocambolesche risposte alla domanda: “PERCHE’ NON MI SPOSI?”

  • Non c’è fretta (F. Pun.: – “Ma stiamo assieme da più di cinque anni, tu vai per i quaranta, quanto vuoi aspettare?” F. Par.: “Donna, io non misuro il nostro tempo in cinque anni, ma in cinquanta, cento anni. Che bisogno c’è di affrettarsi, quando davanti a noi abbiamo decenni e decenni da passare assieme?”)
  • Non credo nel matrimonio (F. Pun: – “E allora perché vai a quelli dei tuoi amici?” F. Par: – “Per fargli capire che stanno sbagliando”)
  • Si spendono un sacco di soldi (F. Pun: – “Ricordamelo la prossima volta che cerchi di convincermi a comprare quattro tavoli da undici posti in legno per il nostro mini appartamento; e quando cerchi di convincermi a comprare una televisione  3D grande come una parete che in tre anni abbiamo acceso solo due volte”; F. Par.: – “Quelli sono investimenti”)
  • Non è importante, noi stiamo già bene così (F. Punt.: “Ma se per te non è importante ma per me sì, perché allora non mi fai ‘sto favore?” F. Par.: “Non sono pronto”; F. Punt: “Ah, allora vedi che era importante!?”…. e così, all’infinito, finché ad uno dei due non viene fame e la conversazione viene rimandata)

 

Infine la migliore, la scusa regina, vincitrice a mani basse (per pronunciarla accertatevi che la vostra amata Fidanzata Puntigliosa non sia una tiratrice scelta, che non abbia a disposizione oggetti contundenti e che -soprattutto- sia dotata di un notevole senso dell’umorismo)

  • Non ho la misura del tuo dito

(F. Pun.: “Ma scusa, ma gli altri come fanno?” F. Par.:- “Eh non lo so, infatti l’ho chiesto al gioielliere, lui ha detto che di solito portano gli anelli delle fidanzate… Ma tu non porti anelli!!!” F. Pun: “Ma vorresti dire che mò è colpa mia!?”)

 

(Ogni riferimento a fatti o PERSONE realmente -ancora- esistenti è puramente casuale)

Prima lezione del corso: Qui

5 Cose che ho imparato: per vivere meglio al lavoro e fuori dal lavoro (più bonus)

(Questo è uno di quei post in cui faccio finta di saperla lunga).

A me piace sbattere la testa contro il muro.

Non ci posso fare niente: a me non servono le persone che me lo dicono, perché di solito annuisco con un convinto “sì sì” ma poi devo essere io a scontrarmi con il muro della realtà.

E’ così.

Negli ultimi anni, mi sono resa conto di varie cose che prima mi venivano soltanto dette e io facevo “sì sì” senza ascoltare veramente.

Quindi sono andata incontro a braccia spalancate a: stress da superlavoro, insonnia, debolezza fisica e mentale, paura paralizzante.

(Sono sciocchezze, certo.)

Ma ci sono piccole cose che mi hanno aiutato a stare meglio.

[Ma questa lista per chi la scrivo, se chi legge il blog fosse fatto esattamente come me (e quindi avesse bisogno di scontrarsi con la realtà senza nessun consiglio)?]

Beh, diciamo che la userò come promemoria personale, per quando nel futuro mi sentirò di dover fare dei cambiamenti alla routine per stare meglio.

PRONTI? VIA.

  1. Non leggere né rispondere a mail di lavoro o telefonate di lavoro prima delle 08:00 e dopo le 18:00.

Questo può valere solo per me, per il mio tipo di lavoro (NON salvo vite umane e quello che faccio lo posso tranquillamente rimandare alle 08:00 del giorno successivo) o solo qui, dove gli orari di lavoro sono un po’ diversi. Ma anche adattando l’orario ne esce una consapevolezza che io prima non avevo. Il tempo libero è importante. Ci rende più produttivi rispondere alle 23:13 con “Non lo so, lo verifico non appena arrivo in ufficio” o una mail alle 08:15 con la risposta precisa e verificata? Il fatto è che io LAVORO per te non significa IO SONO A TUA COMPLETA DISPOSIZIONE.

2. Risposte sincere a domande invasive di gente stressata.

Esempio: “Cooooomeeee mai non hai risposto al telefono??? Cosa stavi facendooooo???” Risposta: “Stavo trombando”.

Difficilmente l’interlocutore si sentirà di fare altre domande dello stesso genere in futuro.

3. Le faccende piccole non vanno rimandate.

Tipo scaricare la lavatrice, rispondere a quell’invito a cena, mandare un messaggio alla mamma, prenotare la seduta di palestra/spa/parrucchiera, scrivere la lista della spesa, rispondere a quella mail collettiva, correggere i compiti, prenotare il prossimo volo…

Ci saranno sicuramente compiti enormi con scadenze improvvise che si prenderanno tutto il nostro weekend e che vorremmo rimandare all’infinito. Meglio che quelle cose enormi (che comunque non capitano più di una volta a trimestre) abbiano tutta la priorità e si possano spalmare su tutto il nostro weekend mugugnante. Per me si tratta per esempio delle pagelle. Vanno compilate con attenzione e riviste e corrette mille volte. Ci vuole un fine settimana intero che parte il venerdì pomeriggio e dura fino alla domenica notte. E’ così, punto. Ma se io ho corretto i compiti ogni volta il giorno stesso in cui venivano fatti senza rimandare al giorno dopo, se ho programmato le interrogazioni e i compiti in modo da avere tutti i voti almeno due settimane prima delle pagelle, allora quel week end dovrò solo ed esclusivamente dedicarmi alle pagelle. Punto.

Questo l’ho imparato sulla mia pelle. Non parlo da nessun pulpito sopraelevato. Ho passato il primo anno a non dormire e a non passare MAI fine settimana fuori con l’Orso per il semplice fatto che il lavoro mi assorbiva.

E siamo così abituati a vivere in un Mondo in cui il lavoro è TUTTO, e tutti sono stressati per via del lavoro che neanche ce ne accorgiamo che esiste un’altra via possibile.

Quando ho finito il mio primo anno full-time (anzi, più che full-time, visto che oltre a lavorare full-time per una scuola lavoravo part-time per altre tre), l’Orso mi ha confessato: “Mi sembra di non averti mai visto negli ultimi mesi”.

E vivevamo assieme.

4. Priorità e urgenza sono qualità diverse. Ci sono cose prioritarie da fare, e altre urgenti. E’ solo quando una cosa prioritaria diventa urgente che dobbiamo preoccuparci.

In linea generale, se sappiamo riconoscerle questo evento si verifica molto di rado.

(Fonte: http://www.rainmakerlawyer.com/site/print/remove_the_pain_part_5_agitate )

Ad un seminario mi hanno insegnato questo schemino e l’ho trovato utilissimo.

Nel mio caso specifico l’urgenza si può manifestare in ogni momento, forse più che in altri tipi di lavoro. L’eventualità che un bambino vada a giocare a calcio sul tetto è -purtroppo- REALE (e per niente inverosimile).

Però se uno sa riconoscere la priorità delle cose importanti e occuparsi di quelle per prime (sempre nel mio caso: preparare le lezioni successive, correggere subito i compiti, informare subito genitori e insegnanti se qualcosa di straordinario è successo etc etc) avrò lo spazio mentale per occuparmi dell’urgenza quando si verifica in modo imprevedibile (e quindi accorrere sul tetto o chiamare la sicurezza, invece di aggiungere stress perché non so/ non posso occuparmi della situazione/ devo delegare e far vedere di non essere in grado). Ma non solo per le cose negative. L’urgenza imprevedibile può anche essere un’alunna che bussa alla porta perché vuole ringraziarmi per una lezione che le è piaciuta, o raccontarmi un  fatto che le è capitato. Se io non ho preparato le lezioni successive/ corretto i compiti/ chiamato i genitori etc in quel momento non sarò disponibile e le sembrerò una “troppo impegnata per occuparsi di lei”.

Invece anche questi momenti sono parte del lavoro, e solo assecondandoli posso sentire di aver fatto un buon lavoro.

5. Prendersi delle piccolissime vacanze (anche di un’ora) proprio quando NON PUOI/ NON POTRESTI e soprattutto quando “uff, non ne ho voglia

Correva l’anno 2011. Ero nella mia città preferita, insomma la mia città del cuore. Stavo scrivendo la tesi specialistica in apnea. Non facevo movimenti diversi dal digitare escluso lavarmi la faccia e prepararmi un panino ogni tanto. Quando proprio volevo strafare e prendere una boccata d’aria facevo cento metri ed andavo al supermercato. PUNTO. Digitavo sera e mattina, sempre chiusa in casa.

Una sera mi scrive una mia amica e mi dice: “Ci vediamo? Dai non esci mai, ci prendiamo una birretta…”, il tempo di chiederle dove e nella mia testa si materializza un pensiero: “E’ troppo lontano, no dai, e poi ho la tesi…”. Rifiuto.

Lei mi vuole bene (spero) e ha capito la situazione. Ma adesso che vivo dove vivo, e tutto quello che succede e la difficoltà di vederci e sentirci… a quella birretta ci penso.

Naturalmente poi ne abbiamo bevute altre, ma forse quella sera io ne avevo bisogno più che mai.

Il fatto è che è molto più facile sedersi sul divano, leggiucchiare qualcosa e pensare “no, rimango a casa, farò moltissimo stasera, sarò molto produttiva” e finire per non fare assolutamente niente.

Uscire un po’, stare un’oretta a chiacchierare di stupidaggini, bere qualcosa, osservare la gente, essersi truccate un po’, sorridere al barista… sono tutte cose che fanno bene. E poi quando torni a casa non ti senti scarica, anzi.

Molto meglio che farsi dei “buuuh” interiori da soli sul divano. La volontà va forzata, soprattutto per le cose belle.

(BONUS!)

5 + 1. Evitare i colleghi pettegoli.

Non ho mai/ Avevo sempre

L’altro giorno mentre prendevo le scale mobili della stazione della metropolitana per risalire in superficie, pensavo che forse il succo di tutto sia proprio questo: “non ho mai…” e “avevo sempre…”.

Quando ho fatto gli altri spostamenti/ traslochi/ espatrii nella mia testa c’era un campanellino, una voce che ripeteva: “brava, in fondo questo è quello che hai sempre voluto”.

E questo mi faceva sentire tranquilla.

Mi sono iscritta all’università pensando: “sì, è faticoso, ma in fondo questo era il tuo sogno!”.

Andavo in Francia, ebbene, brava, questo era uno dei tuoi desideri, questa è una cosa che hai sempre voluto fare.

In Spagna? “Sì, il Paese dove hai sempre voluto abitare!”.

La Turchia? “Evvai, il bando a cui hai sempre voluto partecipare, un Paese dove hai sempre sognato di andare!”.

E poi… e poi basta.

Ho finito gli studi, mi sono lasciata un po’ trascinare dagli eventi.

E’ come se non mi si fossero automaticamente generate nuove ambizioni, nuovi sogni, nuovi desideri.

Mi sono chetata?

Certo che no.

Eppure, i miei sogni sono rimasti fermi per un bel po’.

Alcuni a quando avevo sedic’anni. Quasi tutti, a dire il vero.

Non sono riuscita a creare nuovi sogni. Non guardo più avanti. Guardo per terra.

Eppure, osservando bene, non sto male: sono in salute, ho un lavoro che mi piace per la maggior parte del tempo, mi sento amata per la maggior parte del tempo, non ho subito traumi, ho qualche amica anche qui, ho le amiche a casa che si ricordano abbastanza spesso di me. Mi posso lamentare?

Certo che no, faccio pure dei viaggi ogni tanto.

Ma da questo limbo dell’ “abbastanza bene” devo uscire.

Vorrei subito andarmene, vorrei subito fare un bel decluttering alla mia vita e togliere tutto quello di cui mi sono circondata negli ultimi anni e che in realtà prima non mi era mai servito: profumi, creme costose, tanti, troppi vestiti inutili, utensili per la casa che ho usato neanche tre volte, oggetti che nel tempo si sono ammassati sul pavimento, in attesa di una loro collocazione che però non arriverà mai, valigie rotte che se ne stanno in terrazzo…

Oggetti che dovevano riempire quell’ “abbastanza bene” e renderlo “bene” completo e invece quello è rimasto “abbastanza” e gli oggetti si sono accumulati.

Così come gli anni qui.

Uno sull’altro, passati guardando il pavimento della stazione della metropolitana. Ci sono pareti delle stazioni che più ho frequentato che non ho mai visto. Pareti vicino alle quali ho camminato ogni giorno. E ho visto solo di sfuggita.

Il fatto è che in realtà non ho bisogno di niente.

Mi guardo intorno e vedo un’appartamento che, pur non essendo immenso, ha dello spazio che non mi serve.

Sono pronta per il nuovo passo, per lasciarmi tutto questo alle spalle, e nel frattempo buttare, buttare, buttare.

E’ ora di non pensare più all’ “ho sempre voluto” aggiungendoci “andare” dopo.

Certo, ho bisogno di movimento, e mi ci vogliono ancora tutti i verbi di movimento, ma al momento devo aggiungere “essere”.

Il cambiamento che voglio non è (solo) di posto, il cambiamento di cui ho bisogno è di sostanza.

Gli altri, quelli bravi, ci sono arrivati molto prima di me.

Io ci ho messo un po’.

Ma questa è la rotta che mi ri-accorda con il mio passato e che mi indica il futuro.

“Ho sempre voluto…

essere felice.”

E questo lo so che suona come una richiesta adolescenziale (di nuovo la sedicenne che torna!), mi sembra di vederle, le facce che si alzano al cielo, le espressioni di compassione alla parola “felicità”, insomma, dai, come ti viene di tirare fuori la felicità adesso, questi non sono più tempi per parlare di felicità, la gente si deve accontentare di meno, basta andare avanti, basta tirare la carretta, basta andare a testa bassa e tornare a casa la sera con un lavoro…

Ecco, io dico basta a tutto questo.

Sono forse troppo ottimista, o forse troppo ingenua, ma credo di avere diritto a cercare quella che per me è la felicità.

 

Alzare gli occhi.

 

Ho sempre voluto… (essere in un posto, essere in una condizione fisica, mentale, psicologica, sentimentale, sociale che mi permettesse di) alzare gli occhi.

Ed essere contenta di quello che vedo.

Ho sempre voluto.