Virgh risponde: la posta del cuore

 

(Domande -spesso esistenziali- che vedo tra le chiavi di ricerca che portano i malcapitati in questo blog. Io, naturalmente, sento il dovere morale di rispondere. Riporto così come sono.)

  • finora le ho fatto sbagliare scelte e adesso?

E adesso magari inizi a chiederle cosa vuole lei. Che te ne pare come strategia? Mettere le persone sotto una campana di vetro, facendo le scelte tu per loro porta generalmente a due risultati: ribellione e sottomissione. Entrambi da evitare, se si vuole un rapporto sano di coppia. Inizia con il pensare a lei come una persona matura abbastanza da fare le proprie scelte ed assumersi da sola le sue responsabilità per le conseguenze. Il tuo ruolo è starle vicino quando si accorgerà di aver “sbagliato” (esistono veramente scelte “sbagliate”? Lo sono perché dopo ce ne rendiamo conto. Ma prima, quando le abbiamo fatte, erano giuste, altrimenti non le avremmo mai fatte, no?) e sostenerla credendo in lei. In bocca al lupo!

  • l’importanza dell’indipendenza economica in una coppia

Grandissima. Ma in generale, se si vuole stare in coppia a lungo, bisogna aver chiarito due concetti fondamentali: soldi e figli. Se tutti e due sono d’accordo che lui lavora e lei no, perfetto, o che tutti e due lavorano, o che lavora solo lei… ma bisogna avere le stesse idee. Se è il caso, scrivere una specie di contratto, o cointestare il conto, o creare un conto comune per le spese della casa o della coppia. Ma bisogna parlarsi, essere chiari e non tentennare. Pensare che “poi le cose si aggiustano” è la prima fase delle separazioni.

  • quando un ragazzo ti fa gli auguri a mezzanotte

Vuol dire che era sveglio a quell’ora.

Oppure che ci tiene proprio. Ma è molto più probabile che fosse sveglio a quell’ora e basta.

  • fare gli auguri a mezzanotte a ragazzo

Vuol dire che sei sveglia a quell’ora.

Ma è una strategia da evitare, se hai paura di dimenticartene durante la giornata, puntati una sveglia verso le sei del pomeriggio, così fai la figura di quella che se lo ricorda, ma senza impegno.

  • expat crisi depressiva

Frequente e spesso persistente. Attenzione a non confondere la depressione (che è un disturbo che va curato con un’apposita terapia e medicinali) con la malinconia. Ci saranno momenti di tristezza dovuti all’assenza del conosciuto (amici, famiglia, modi di vivere…) ma si superano come si supera la tristezza a casa: si esce, si fa una passeggiata, ci si cucina qualcosa di buono, si guarda un film al cinema, si va a visitare un museo, si telefona a qualcuno, ci si iscrive a un corso per imparare qualcosa di nuovo. Se siete andati via c’era un motivo, ricordatevene. E se dopo molti mesi e molti tentativi vi sentite solo giù e non desiderate altro che tornare in Italia? Allora forse l’espatrio non faceva per voi. Non c’è niente di male in questo, non è un fallimento. E’ aver capito come siamo fatti.

  • a che ora va a letto e si sveglia e fa colazione e a che ora fa la doccia Tiziano Ferro?

Lo stalking è un reato.

  • pazzie da fare dopo i trent’anni

Nessuna.

  • conviviamo ma Natale separati

Perché? Vuoi tu? Vuole l’altro/a? Vuole la tua famiglia? Vuole la sua famiglia? Trovare la causa e venire a patti. Noi, non riuscendoci, abbiamo trovato la soluzione: ci trasferiamo in Australia e non possiamo tornare per Natale. (Ingegnosa, no?)

  • valigia Svezia

Dovresti essere più preciso. Per che zona della Svezia? In quale stagione?

  • andare a vivere da sola a 30 anni

Brava. Era ora.

  • le ex non tornano mai non ha chiamato per gli auguri

Non è vero che le ex non tornano mai. Alcune sì. Evidentemente la tua no.

Smetti di sperarci e goditi il compleanno e la vita in genere. Il mare è pieno di pesci.

  • porca per amore su skype

Non “per amore”, tesoro. Per desiderio.

E quello ce l’hai tu come ce l’ha lui.

  • mail ultimo giorno di lavoro

Da indirizzare a tutti (tutti) quelli che lavorano nell’azienda che stai per lasciare, più i collaboratori con cui hai avuto a che fare. Enfatizza i bei momenti, parla di quanto ti dispiace e, verso la fine, aggiungi che ci tieni a salutare tutti. Un riferimento ai pasticcini che hai portato (perché li hai portati, vero, tirchio?), due parole contate sulla tua nuova vita dopo (ottima opportunità può andare bene, come anche gravidanza desiderata) e cari cordiali saluti.

(Da dove mi arriva tale consapevolezza? Ho lasciato più lavori che fidanzati.)

  • donna che piace in Svezia

Purtroppo sono etero, non so. Direi di chiedere agli uomini svedesi. Quindi di iniziare a fare ricerche su Google Sverige e di imparare lo svedese.

Auguri!

  • una mi fa gli auguri ma mi danno fastidio

Gli auguri sono un tema dominante tra le chiavi di ricerca. Se ti dà fastidio la persona, ignorala. Non rispondere e non ringraziare. Capirà da sola.

Se invece ti dà fastidio che ti facciano gli auguri, allora togli la tua data di nascita da tutti i profili social che hai e sopporta pazientemente i parenti e i pochi amici che se ne ricorderanno.

  • di copenhagen aggettivo

Secondo questo utilissimo post: afniense o copenhagese.

  • anche tu sei diventata trentenne

Eh sì. E ti assicuro che non è cambiato niente da quando ne avevo ventinove.

  • ero sola ed abbacchiata mi son consolata con l’orsetto

Forse parliamo di orsetti diversi. Il mio russa di notte, occupa tre quarti del letto e passa l’aspirapolvere. Il tuo?

  • cosa mettere in valigia per l’estate per la Svezia

Ecco, questa è una domanda precisa e circostanziata.

Metti quello che mettevi in Italia tra marzo ed aprile. Più qualche maglietta a maniche corte, occhiali da sole, mascherina per dormire.

  • cosa rispondere quando lei mi chiede cosa faccio

Sospirare, e dire: “Pensavo a quanto sei bella”.

Lei ti farà un’occhiataccia ma poi sorriderà.

Se è una più prosaica puoi anche usare la variante “pensavo al tuo cul*”, magari apprezza di più.

  • piangerai oh altrochè

Cremonini, Vieni a vedere perché

  • fidanzamento con il crucco

Ma sei convinta?

Ma sei proprio sicura?

Ho avuto a che fare solo una volta carnalmente con un crucco e l’esperienza non è stata esaltante. Non per il “carnalmente”, che invece, devo ammettere era particolarmente divertente, ma per tutto il contorno. Insicuro, romantico adolescenziale, stucchevole, reattivo solo a scoppio molto ritardato.

Però ho imparato alcune parolacce in tedesco che rivendico con orgoglio. Come vedi, non tutti i mali vengono per nuocere.

Vedi tu cosa ti conviene.

  • svenuta ma sento le voci

Ti consiglio di non dirlo in giro. L’ultima è stata Giovanna D’Arco e non mi sembra abbia fatto una bella fine.

  • Senigallia casa dei pannolini smerdati, dov’è?

Ma tu veramente ci vuoi andare!?

 

 

Per oggi abbiamo finito.

La Vostra Virgh

 

Il papà di provincia

Sabato sera: arriviamo un po’ sfranti all’orario della cena.

(Inizio ampio cappello introduttivo)

Io sono atterrata a Bergamo venerdì pomeriggio (dopo quattro ore e mezza di volo), e lì, nel diluvio (che come benvenuto dopo i venticinque gradi canari non è male) mi ha infilata in macchina CON QUARANTA MINUTI DI RITARDO in mezzo ai bagagli un Orso in piena Supercazzola emotiva. (Io: “Ma si può sapere dov’eriii???”; Lui: “In parcheggio, ero”; Io: “Come in parcheggiooo??? Ma se ieri mi hai detto Ti vengo a prendere all’aeroporto!!!”Lui: “Eh, appunto, ero al parcheggio dell’aeroporto”, Io: “Ma come al parcheggio!? E io come faccio a saperlo!? Se mi dici che mi vieni a prendere all’aeroporto io capisco agli ARRIVI dell’aeroporto! Sennò non dirmelo! C’è un’uscita sola per gli Arrivi a Bergamo!!! Non è difficile!!!”, Lui: “Eh, ma pioveva!”.

Siccome potrei avere materiale per il Corso per Fidanzati Paraculo di Fidanzate Puntigliose per almeno i prossimi vent’anni – puntata “La Supercazzola per scusarsi di una immonda figuraccia” e puntata “Come reagire ostentando sicurezza e negando l’evidenza”- lascio perdere, credo basti.

Per il momento.)

Da lì ci siamo diretti senza passare per il via a Siena, anzi, nella ridente provincia di Siena.

Non ci vedevamo da una settimana. Diluviava.

E io (per la Supercazzola di cui sopra) ero incancrenita come una biscia.

Tra l’altro, entrambi per un motivo o per l’altro (io in volo dormivo, lui a casa lavorava. Sì, ora non venitemi a dire che c’è una disparità di occupazioni e quindi lui poverino, perché no. No. No. Capitoooh?!) avevamo saltato il pranzo.

Un viaggio veramente piacevole. Che dire.

Io, immusonita e velenosissima, fissavo con freddezza le gocce sul finestrino. Lui guidava.

Orso, come dice il nome, non è una persona loquace.

Io ero così incavolata che opponevo uno strenuo ostile silenzio ad ogni timida richiesta di fare conversazione.

Allora, ti sei divertita alle Canarie?” (Carta della “Bella vita, la tua!”)

Mh. Bah.

(Pausa)

Allora, quale canzone vincerà Sanremo?” (Colpo da Maestro. Sanremo è una delle poche debolezze che AMMETTO)

Mh. Boh.

(Pausa)

Hai già visto cosa potremmo vedere nei prossimi giorni?” (Altro colpo da Maestro: farmi credere che l’organizzazione culturale del viaggio dipenda tutta da me, affidandosi speranzoso e scodinzolante)

Mh. Te l’avevo condiviso sul Drive.”

(Pausa)

Quattro ore di strada (ricordo: diluviava, e nel frattempo s’era fatto buio)  si preannunciavano amene.

All’altezza di Roncobilaccio è sbottato.

Hai ragione. Ho sbagliato. Sono un Orso.

E va bene, con riluttanza (seeeh) ho cominciato a blaterare di Canarie, Sanremo e posti da visitare nei giorni successivi.

Poi ci siamo fermati davanti all’albergo (albergo? Ok, è riduttivo, la dimora quattrocentesca) che l’Orso aveva prenotato per la notte e un pochino di più è stato perdonato.

(Io non sono solita pubblicare foto, anche perché non so farle. E non ho mai dato informazioni precise di luoghi nel blog, per politica personale. Ma questo posto merita davvero di essere conosciuto. Punto.)

Siamo usciti nel minuscolo borgo alla ricerca di un posto per cena, e un ristorante con un’etichetta rossa con su scritto Michelin ci ha aperto le porte. La gentile cameriera ci ha rincuorato “Stanno pulendo la cucina ma forse qualcosa alla griglia ve lo possono ancora fare”. Alla tagliata l’Orso è stato un altro pochino perdonato.

La mattina successiva ci siamo svegliati presto, abbondante colazione, bagagli re-inseriti in macchina e abbiamo scarpinato tutto il giorno. Posti magnifici, così vicini, che da tanto tempo tenevo tra i desiderata eppure ancora inspiegabilmente non visitati.

(E qua, sì, ce la devo mettere una foto, perché forse quella che mi è venuta meglio in tutta la mia vita.)

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(E ovviamente non dipende manco da me, ma dal paesaggio. Li morté.)

Giù per l’Orcia, poi lago, sosta pranzo con vista lago (un altro pochino Orso è stato perdonato anche qui), Lazio e siamo arrivati a Viterbo. Il check-in più lungo della storia e finalmente camera.

Giro veloce nella piscina termale riscaldata all’aperto, saliamo in camera, guardiamo l’ora e… ops: forse dovremmo cenare (e anche in fretta, mica ci vorremmo perdere la finale di Sanremo!?). Ci vestiamo di malavoglia e usciamo.

Ed eccoci all’inizio del racconto. (No, ma un cappello più lungo non ti veniva, vero? A me piace contestualizzare, va bene!?)

(Fine ampio cappello introduttivo).

Entriamo in una trattoria alla buona, piena di gente, di bambini, passeggini, camerieri indaffarati. Ci dicono che tra un quarto d’ora (unità di tempo che scoprirò essere un bluff) un tavolo si libererà.

L’Orso che è stato viziato dalla città troppo a lungo con invidiabile savoir faire afferma: “Bene, allora ci prendiamo un aperitivo al bancone”.

Dopo essere stato squadrato con malcelata ironia da tutti gli astanti, si avvicina al bancone. Per scoprire che non è affatto pensato per “prendersi gli aperitivi”, ma per appoggiarci i vassoi con i bicchieri e far da tramite con i camerieri ai tavoli.

Stretti e spintonati, finalmente ci sediamo.

Il menù è invitate: porcini e tartufi come se la crisi non esistesse, prezzi popolari, allegria. C’è pure il cruciverba sulla tovaglietta per intrattenere i più piccoli.

I più piccoli.

Eh già.

Davanti a noi si erge una tavolata formata da otto coppie, tre bambini, due passeggini, quattrocentododici ipad.

Li osserviamo (per forza, non trasmettono Sanremo, dovremmo pur intrattenerci!) e noto che le mamme sono tutte da questo lato del tavolo e i papà sono tutti dall’altro. Le mamme si barcamenano tra conversazioni lasciate a metà, a tre quarti, parole non finite con le amiche mentre prendono in braccio i figli, cambiano i video sullo schermo per tenerli buoni, mandano urla inquietanti non appena gli infanti si allontanano: “Marianna torna qui!“, “Marianna non dare fastidio ai signori!“, “Marianna vieni!“, “Vieni da mamma, bella!“. Le amiche non mamme, tra l’imbarazzato e il rassegnato cercano di intrattenere i bimbi come meglio possono, li tengono in braccio a turno, fanno le faccette mentre le mamme provano a conversare.

Ad un certo punto mi accorgo che i papà sono spariti.

E da un po’. Nel lato della tavola insediato dalle mamme tutto procede senza accusare l’assenza dei papà.

“Papà di provincia”, dico io all’Orso.

Erano verosimilmente fuori a fumare. Molto probabilmente, a giudicare dalle differenze d’età tra i padri e dall’omogeneità in quella delle madri, erano uniti dal fatto di avere delle compagne/mogli amiche tra loro.

Per non essere degli amici sono comunque stati fuori un bel po’.

Ad un certo punto rientrano.

Nella zona mamme non si avverte nessun mutamento. Continua il solito tran-tran di figli in braccio, figli in braccio all’amica, cambio video su youtube, cambio gioco su ipad, “Marianna torna qui!“, senza minimamente interpellare i padri.

I quali, dalla loro posizione, non si preoccupano minimamente di essere interpellati. Uno, tornando, si avvicina alle madri con un timido “Tutto bene qui?” con la stessa indifferenza educata del cameriere, ricevuta risposta affermativa, si va a sedere con i com-padri.

Gli uomini ordinano amari e caffé.

Le donne prendono in braccio, cambiano video su youtube, “Marianna vieni da mamma“, cercano di conversare.

“Papà di provincia”, sospiro io.

Senza giudizio negativo, credo sia un fenomeno che si verifica per vari motivi:

  • social network in cui le mamme fanno a gara ad essere più brave, con conseguente bullismo a quelle “inette”
  • papà che vengono considerati inetti a prescindere, e vengono lasciati ai loro discorsi da “uomini”
  • Stress generale ed apprensione incontrollabile, che viene inculcata alle donne dalla gravidanza
  • Pericolo percepito maggiore del pericolo reale (soprattutto in provincia, dove ci si conosce quasi tutti e cosa potrà mi capitare a due tavoli di distanza in pizzeria)
  • Sensazione di inadeguatezza ed insicurezza femminile per cui si cerca rivalsa “sulle altre” con ogni mezzo. Elevando a “progetto di vita” qualsiasi cosa che in realtà nella vita “capita” (perché fa parte della vita) e basta. Laurea, Matrimonio, Figli.
  • Sentirsi in prima linea su tutto, quindi al fronte, quindi in trincea a combattere. Diventando agguerrite, temibili, sconquassate e, infine, fatalmente, acide.
  • Uomini che ci provano a comportarsi come la società gli dice, ma che vengono lasciati al margine dalle donne che si sentono “investite” del ruolo di “quella che deve fare tutto”
  • Uomini che ad un certo punto trovano più comodo assecondare l’andamento, confortevole, rasserenante e per nulla supplice nei loro confronti.

 

Dopo aver fatto le mie considerazioni e sospirato mi giro verso l’Orso.

All’Orso brillavano gli occhi.

 

Sussurra con brama “Il papà di provincia!”.

Aveva appena trovato la sua massima aspirazione nella vita.

Lezione n°2: Corso per fidanzati paraculo di fidanzate Spacc… puntigliose

Possibili rocambolesche risposte alla domanda: “PERCHE’ NON MI SPOSI?”

  • Non c’è fretta (F. Pun.: – “Ma stiamo assieme da più di cinque anni, tu vai per i quaranta, quanto vuoi aspettare?” F. Par.: “Donna, io non misuro il nostro tempo in cinque anni, ma in cinquanta, cento anni. Che bisogno c’è di affrettarsi, quando davanti a noi abbiamo decenni e decenni da passare assieme?”)
  • Non credo nel matrimonio (F. Pun: – “E allora perché vai a quelli dei tuoi amici?” F. Par: – “Per fargli capire che stanno sbagliando”)
  • Si spendono un sacco di soldi (F. Pun: – “Ricordamelo la prossima volta che cerchi di convincermi a comprare quattro tavoli da undici posti in legno per il nostro mini appartamento; e quando cerchi di convincermi a comprare una televisione  3D grande come una parete che in tre anni abbiamo acceso solo due volte”; F. Par.: – “Quelli sono investimenti”)
  • Non è importante, noi stiamo già bene così (F. Punt.: “Ma se per te non è importante ma per me sì, perché allora non mi fai ‘sto favore?” F. Par.: “Non sono pronto”; F. Punt: “Ah, allora vedi che era importante!?”…. e così, all’infinito, finché ad uno dei due non viene fame e la conversazione viene rimandata)

 

Infine la migliore, la scusa regina, vincitrice a mani basse (per pronunciarla accertatevi che la vostra amata Fidanzata Puntigliosa non sia una tiratrice scelta, che non abbia a disposizione oggetti contundenti e che -soprattutto- sia dotata di un notevole senso dell’umorismo)

  • Non ho la misura del tuo dito

(F. Pun.: “Ma scusa, ma gli altri come fanno?” F. Par.:- “Eh non lo so, infatti l’ho chiesto al gioielliere, lui ha detto che di solito portano gli anelli delle fidanzate… Ma tu non porti anelli!!!” F. Pun: “Ma vorresti dire che mò è colpa mia!?”)

 

(Ogni riferimento a fatti o PERSONE realmente -ancora- esistenti è puramente casuale)

Prima lezione del corso: Qui

Corso per fidanzati paraculo di ragazze puntigliose. Lezione 1) Cosa rispondere quando lei ti chiede “a cosa stai pensando?”

[ Mi sono resa conto che in giro ci sono un sacco di uomini a cui manca l’abc, per cui farò qualche post per aiutarli, ecco il primo. ]

Lei ti chiede: “a cosa stai pensando?

Cosa puoi rispondere in modo da sembrare un fidanzato attento e soprattutto essere lasciato in pace (a pensare alla formazione del fantacalcio – che lo sappiamo che a quello su cui ti stai scervellando- ed è per quello che hai quell’aria da ebete e lei se n’è accorta ed è rimasta perplessa al punto di chiederti a cosa stai pensando)?

La risposta giusta è (con faccia convinta girata verso di lei): ” A quanto sei bella”

(Bene, anche oggi ho dato il mio contributo per un mondo migliore).

Mi sei mancato così tanto.

Ora che ci sei però, avrei solo tantissima voglia di riempirti di botte!