Virgawards: libri

Ho notato che tra le chiavi di ricerca più popolari sul mio blog c’è “Da leggere prima dei 25 anni: libri”.

Wow, che invito a nozze! Io però venticinque anni non li ho più. Allora farò una lista per 25 stati d’animo. Uhm, forse meglio di no, venticinque sono tanti. Facciamo 10. Dieci pensieri che ti possono venire in libreria (o biblioteca, una delle istituzioni sociali di cui l’essere umano dovrebbe essere orgoglioso) e che ti possono spingere all’acquisto di un libro. Con conseguente suggerimento.

  1. “Devo riflettere su un rapporto di amicizia”

  • Storia del nuovo cognome, Elena Ferrante. (Il secondo di Elena Ferrante, non “L’amica geniale”, quello dopo. Non mi addentrerò a spiegare o a recensire, in giro si trova tantissimo, scritto molto meglio di quello che potrei mai produrre io. Dirò solo che: per capirlo bisogna aver letto il primo. E dopo averlo finito, leggersi anche il terzo e il quarto. Insomma, dovete avere molto tempo. E molta voglia di addentrarvi in una casa di specchi in cui vi sentirete nei panni della protagonista/narratrice, per poi avere voglia di prenderla a sberle. Buona fortuna).

2. “Chissà com’è quando si lotta per una causa”

  • Donna abitata – Gioconda Belli (Preparatevi a piangere. E a ridere. E a sentirvi travolti, come se vi togliessero il cuore dal petto per buttarlo in mezzo ad una strada. Ne avevo già parlato qui)

3. “Devo immedesimarmi in altri punti di vista, senza perdere il buonumore”

  • Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Amara Lakhous. (No, la E/O non mi paga. Magari. Io l’ho letto in aereo, e devo dire che è stata una lettura piacevole. Per chi non ha tanto tempo né voglia di immergersi a fondo in una storia, è un buon punto di partenza per riuscire a capire gli altri e il razzismo dilagante. O almeno provarci. Senza perdere il sorriso.)

4. “Mi sento arido. Ho bisogno di meraviglia”

  • Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, Eric-Emmanuel Schmitt. (Magari avete visto il film, magari ne avete sentito parlare anni fa. Dimenticate tutto e cominciate da pagina uno. E’ impossibile finirlo senza sentirsi più buoni. Poi, ok, io ho un debole per l’autore, ma questo non mi impedisce di essere obiettiva. No, macché, ma non prendiamoci in giro, è un libro sensazionale, è pure veloce da leggere, io mi chiedo come facciate a non averne almeno tre versioni in libreria.)

5. “Mi sento femminista”

Casa di bambola

  • Casa di bambola, Henrik Ibsen. (Un giorno vi capiterà di avere in casa un cretino qualsiasi che se ne uscirà con un nome di un romanziere siberiano a voi sconosciuto -e forse inesistente- e con faccia stupita vi dirà:”Ma come fai a non avere capito il Novecento/ la politica migratoria/ l’associazionismo anni ’70/ Tangentopoli/ La guerra dei Punici [inserire a caso *tema di non attualità*] se non l’hai letto!?”. A cui voi risponderete, beffarde, dopo cinque secondi lunghissimi di silenzio, e tu, l’hai letto Ibsen?” Pausa. “E che ci fai ancora qui in casa mia?”. Si vive anche per sotterrare con l’ascia della classe gli ex fuoricorso del DAMS che ancora infestano i nostri salotti dopo i trent’anni).

6. “Ho bisogno di ridere ma comunque darmi un’aria da intellettuale”

Come la Madonna arrivò sulla Luna

  • Come la madonna arrivò sulla luna, Rolf Bauerdick. (Se verso la fine degli anni Novanta siete stati travolti dalla leggerezza agrodolce dei film di Kusturica, forse questa copertina potrebbe parlarvi. Ma io vi consiglio di leggerlo senza pregiudizi. Perché sarà come vedere cinque film di Kusturica sparati in contemporanea, in una sala in cui la gente attorno a voi si scatena in danze balcaniche, con il sole fuori, il rumore dei piatti e dei bicchieri, intervallati dalla pace che dà solo chi sa narrare una storia come si faceva una volta: facendoti innamorare dei protagonisti, soffrire per loro, gioire per loro, crescere con loro).

7. “Non ho un’opinione sulle generazioni che si scontrano e non si capiscono. Voglio naturalmente avere un  bel titolo che faccia bella mostra di sé nella libreria del soggiorno ma non ho voglia di letture faticose”

Palomar

  • Palomar, Italo Calvino. (Purtroppo questo l’avrà letto anche il fuoricorso DAMS che vi siete ritrovate a cena, amico di amici di amici e che vi hanno messo vicino perché “voi che avete fatto Lettere vi capite tra di voi”. Consolatevi leggendolo con la tranquillità e il tempo che vi è dato ora che non è più qualcosa “da sapere per l’esame” ma è diventato qualcosa “da assaporare d’estate, con tutto il tempo del mondo”).

8. “Non ho un’opinione sugli sbarchi dei clandestini. Ma non ho voglia che qualche espertone venga a farmi la morale. Magari mi leggerei più volentieri una storia”

  • Ulisse da Baghdad, Eric- Emmanuel Schmitt. (Dico solo che quando ho finito di leggerlo sono corsa in libreria e poi in posta. L’ho spedito a Londra da mia sorella con una scritta: “Leggilo”. E’ una storia che conoscete bene, ed è una storia che non lascia indifferenti. Sfido, è l’Odissea. Ma di oggi. In molti ci hanno provato, a renderla attuale. Ma questo è uno dei miei autori preferiti – nel caso non si fosse capito-, e secondo me, ci è riuscito senza inchini né inutili salamelecchi a Omero. E Itaca non è quella che pensate. O forse sì. Anche per voi vale lo stesso consiglio dato a mia sorella. Leggetelo.)

 

9. “Non ho mai vissuto una guerra. Com’è?”

Insciallah - Libro - Oriana Fallaci

  • Insciallah, Oriana Fallaci. (“La giornalista che ama la guerra perché le ricorda quand’era giovane e bella”. Una caduta di stile questa descrizione di Jovanotti, che ci ha altrimenti sempre abituato a voler bene a tutto e a tutti. Eppure Oriana Fallaci non è stata solo quella penna tagliente e arrabbiata degli ultimi anni, descritta da gente inacidita con un terzo del suo valore tra le pagine di Repubblica. E’ stata una che in mezzo alla guerra c’è stata davvero. E solo chi conosce l’atrocità da dentro può descriverla. Se vi serve capire qualcosa della guerra in Libano -e di tutte le guerre del mondo- con il piglio dei soldati italiani, o anche se vi serve dire al fuoricorso DAMS che vi ha seguite in cucina per chiedervi se avete degli aperitivi vegani da servire che voi avete letto un romanzo di 900 -novecento- pagine di Oriana Fallaci, leggetelo. In certi momenti fa male, ma come tutte le ferite, poi ci sente più forti. Fosse anche solo per sbatterglielo in testa appena [il fuoricorso del DAMS] dice qualcosa come “Ma no, la Fallaci, quella guerrafondaia di destra…!”. Vi assicuro che 900 pagine di libro – specie se prendete quello con la copertina rigida- gli faranno passare la voglia di commentare ulteriormente.)

10. “Voglio piangere, ridere, piangere dal ridere e ridere mentre piango” (per tutti). / “Ho bisogno di capire da dove vengo.” (Solo per i veneti meridionali e i veneto-pontini)

Canale Mussolini

  • Canale Mussolini, Antonio Pennacchi. (Un libro che mi ha fatto fare pace con i miei nonni, con i miei zii, con i miei genitori, con il passato. Dando letterarietà pure all’argine di un fiume e ad un periodo storico che troppo facilmente rifiutiamo di comprendere. E’ come se tutti i personaggi fossero della mia famiglia.)

Buone letture!

(Magari consigliatele pure al vostro amico fuoricorso del DAMS).

(Precedenti Virgawards qui.)

Le mie imperdibili opinioni #2. La post- verità

______________________________________

Questo post risponde alle domande: Che cos’è la post-verità di cui si parla tanto? Come la posso individuare? Mi serve? Si mangia? Che influenza/importanza ha nella mia vita? Non ho un’opinione al riguardo, ma voglio fare bella figura con gli amici: mi presti le tue idee? 

_______________________________________

Uh, quanto mi manca insegnare!

Ecco a voi una delle mie imperdibili opinioni©, maestrina edition.

 

Su, dita sul banco!

 

Continua a leggere “Le mie imperdibili opinioni #2. La post- verità”

Cosa fare quando sei triste

(Torniamo al motivo principale per cui la bellezza di nove – e passa- anni fa ho aperto un blog. Cioè trovare le risposte che non trovavo da nessuna parte. Scrivere quello che mi sarebbe piaciuto leggere. )

  1. Esci a fare una passeggiata. Potresti tornare con un lavoro (fatto realmente successo a me, lunedì)
  2. Invece di parlare del motivo per cui sei triste, inizia ad ascoltare gli altri (potresti scoprire un sacco di cose nuove, come è successo a me, martedì)
  3. Prova strade alternative alla solita. Ma non in senso figurato, veramente prova a non tornare a casa per la stessa strada, ma a cambiare mezzo, cambiare via, girare all’incrocio prima. (Potresti scoprire un sentiero pieno di draghi d’acqua, come è successo a me mercoledì)
  4. Non concentrarti sul passato, evita frasi come “ero”, “facevo”, “stavo”. Sostituiscile con “sono”, “faccio”, “sto”. Fosse anche per dire solo “sto… bene”.
  5. Fatti un’ora extra di sonno con la copertina riscaldante. (Questa è solo per intenditori freddolosi). E al risveglio scaldati un croissant e farciscilo con la Nutella (questa solo per intenditori buongustai).
  6. Inventati un motivo per brindare, anche se fittizio (potresti brindare alla macchina che vogliamo comprare e non compreremo mai, per esempio) oppure non inventarti niente e brinda a un motivo reale (potresti brindare al fatto che dopo cinque anni vi amate più di prima, chi l’avrebbe mai detto?)
  7. Scrivi. Le emozioni negative sono delle fetentone, si coalizzano tra di loro e si istallano con le loro valigie tutte nel petto. Bloccando il passaggio a quelle positive, che non escono più, né via bocca (voce) né via mani (scittura). Sbloccale distraendole, scrivendo per esempio un decalogo sulle cose da fare quando sei triste. E poi zac! Infliggi il colpo finale di buttarle fuori con un bel calcione*!
  8. Gira la frittata. In senso figurato -ma se ti piace mangiare la frittata, anche in senso reale!-. Potresti trovarti non più a rattristarti del fatto che diventi zia mentre sei dall’altra parte del mondo ma a rallegrarti del fatto che chi l’avrebbe mai detto diventi zia, e che la mamma sembra stare bene  e non essere affatto preoccupata.
  9. Non pensare ai soldi. I soldi non fanno la felicità, dice un famoso detto popolare, e di questo non ne sono completamente certa, ma pensarci e basta non li farà aumentare. Esci, divertiti, sorridi, parla. (Potresti incontrare uno che ti vuole offrire un lavoro).
  10. Inizia a pensare alla tua situazione come ad un’opportunità. Indietro non si può tornare, quindi perché non rendere il futuro ancora meglio? (Potrebbe capitarti sul serio).

Foto:

(Perché sennò il post era troppo serio)

 

 

 

 

*Un bel calcione è espressione copyright di quella fine di mia mamma

Virgh risponde: la posta del cuore

 

(Domande -spesso esistenziali- che vedo tra le chiavi di ricerca che portano i malcapitati in questo blog. Io, naturalmente, sento il dovere morale di rispondere. Riporto così come sono.)

  • finora le ho fatto sbagliare scelte e adesso?

E adesso magari inizi a chiederle cosa vuole lei. Che te ne pare come strategia? Mettere le persone sotto una campana di vetro, facendo le scelte tu per loro porta generalmente a due risultati: ribellione e sottomissione. Entrambi da evitare, se si vuole un rapporto sano di coppia. Inizia con il pensare a lei come una persona matura abbastanza da fare le proprie scelte ed assumersi da sola le sue responsabilità per le conseguenze. Il tuo ruolo è starle vicino quando si accorgerà di aver “sbagliato” (esistono veramente scelte “sbagliate”? Lo sono perché dopo ce ne rendiamo conto. Ma prima, quando le abbiamo fatte, erano giuste, altrimenti non le avremmo mai fatte, no?) e sostenerla credendo in lei. In bocca al lupo!

  • l’importanza dell’indipendenza economica in una coppia

Grandissima. Ma in generale, se si vuole stare in coppia a lungo, bisogna aver chiarito due concetti fondamentali: soldi e figli. Se tutti e due sono d’accordo che lui lavora e lei no, perfetto, o che tutti e due lavorano, o che lavora solo lei… ma bisogna avere le stesse idee. Se è il caso, scrivere una specie di contratto, o cointestare il conto, o creare un conto comune per le spese della casa o della coppia. Ma bisogna parlarsi, essere chiari e non tentennare. Pensare che “poi le cose si aggiustano” è la prima fase delle separazioni.

  • quando un ragazzo ti fa gli auguri a mezzanotte

Vuol dire che era sveglio a quell’ora.

Oppure che ci tiene proprio. Ma è molto più probabile che fosse sveglio a quell’ora e basta.

  • fare gli auguri a mezzanotte a ragazzo

Vuol dire che sei sveglia a quell’ora.

Ma è una strategia da evitare, se hai paura di dimenticartene durante la giornata, puntati una sveglia verso le sei del pomeriggio, così fai la figura di quella che se lo ricorda, ma senza impegno.

  • expat crisi depressiva

Frequente e spesso persistente. Attenzione a non confondere la depressione (che è un disturbo che va curato con un’apposita terapia e medicinali) con la malinconia. Ci saranno momenti di tristezza dovuti all’assenza del conosciuto (amici, famiglia, modi di vivere…) ma si superano come si supera la tristezza a casa: si esce, si fa una passeggiata, ci si cucina qualcosa di buono, si guarda un film al cinema, si va a visitare un museo, si telefona a qualcuno, ci si iscrive a un corso per imparare qualcosa di nuovo. Se siete andati via c’era un motivo, ricordatevene. E se dopo molti mesi e molti tentativi vi sentite solo giù e non desiderate altro che tornare in Italia? Allora forse l’espatrio non faceva per voi. Non c’è niente di male in questo, non è un fallimento. E’ aver capito come siamo fatti.

  • a che ora va a letto e si sveglia e fa colazione e a che ora fa la doccia Tiziano Ferro?

Lo stalking è un reato.

  • pazzie da fare dopo i trent’anni

Nessuna.

  • conviviamo ma Natale separati

Perché? Vuoi tu? Vuole l’altro/a? Vuole la tua famiglia? Vuole la sua famiglia? Trovare la causa e venire a patti. Noi, non riuscendoci, abbiamo trovato la soluzione: ci trasferiamo in Australia e non possiamo tornare per Natale. (Ingegnosa, no?)

  • valigia Svezia

Dovresti essere più preciso. Per che zona della Svezia? In quale stagione?

  • andare a vivere da sola a 30 anni

Brava. Era ora.

  • le ex non tornano mai non ha chiamato per gli auguri

Non è vero che le ex non tornano mai. Alcune sì. Evidentemente la tua no.

Smetti di sperarci e goditi il compleanno e la vita in genere. Il mare è pieno di pesci.

  • porca per amore su skype

Non “per amore”, tesoro. Per desiderio.

E quello ce l’hai tu come ce l’ha lui.

  • mail ultimo giorno di lavoro

Da indirizzare a tutti (tutti) quelli che lavorano nell’azienda che stai per lasciare, più i collaboratori con cui hai avuto a che fare. Enfatizza i bei momenti, parla di quanto ti dispiace e, verso la fine, aggiungi che ci tieni a salutare tutti. Un riferimento ai pasticcini che hai portato (perché li hai portati, vero, tirchio?), due parole contate sulla tua nuova vita dopo (ottima opportunità può andare bene, come anche gravidanza desiderata) e cari cordiali saluti.

(Da dove mi arriva tale consapevolezza? Ho lasciato più lavori che fidanzati.)

  • donna che piace in Svezia

Purtroppo sono etero, non so. Direi di chiedere agli uomini svedesi. Quindi di iniziare a fare ricerche su Google Sverige e di imparare lo svedese.

Auguri!

  • una mi fa gli auguri ma mi danno fastidio

Gli auguri sono un tema dominante tra le chiavi di ricerca. Se ti dà fastidio la persona, ignorala. Non rispondere e non ringraziare. Capirà da sola.

Se invece ti dà fastidio che ti facciano gli auguri, allora togli la tua data di nascita da tutti i profili social che hai e sopporta pazientemente i parenti e i pochi amici che se ne ricorderanno.

  • di copenhagen aggettivo

Secondo questo utilissimo post: afniense o copenhagese.

  • anche tu sei diventata trentenne

Eh sì. E ti assicuro che non è cambiato niente da quando ne avevo ventinove.

  • ero sola ed abbacchiata mi son consolata con l’orsetto

Forse parliamo di orsetti diversi. Il mio russa di notte, occupa tre quarti del letto e passa l’aspirapolvere. Il tuo?

  • cosa mettere in valigia per l’estate per la Svezia

Ecco, questa è una domanda precisa e circostanziata.

Metti quello che mettevi in Italia tra marzo ed aprile. Più qualche maglietta a maniche corte, occhiali da sole, mascherina per dormire.

  • cosa rispondere quando lei mi chiede cosa faccio

Sospirare, e dire: “Pensavo a quanto sei bella”.

Lei ti farà un’occhiataccia ma poi sorriderà.

Se è una più prosaica puoi anche usare la variante “pensavo al tuo cul*”, magari apprezza di più.

  • piangerai oh altrochè

Cremonini, Vieni a vedere perché

  • fidanzamento con il crucco

Ma sei convinta?

Ma sei proprio sicura?

Ho avuto a che fare solo una volta carnalmente con un crucco e l’esperienza non è stata esaltante. Non per il “carnalmente”, che invece, devo ammettere era particolarmente divertente, ma per tutto il contorno. Insicuro, romantico adolescenziale, stucchevole, reattivo solo a scoppio molto ritardato.

Però ho imparato alcune parolacce in tedesco che rivendico con orgoglio. Come vedi, non tutti i mali vengono per nuocere.

Vedi tu cosa ti conviene.

  • svenuta ma sento le voci

Ti consiglio di non dirlo in giro. L’ultima è stata Giovanna D’Arco e non mi sembra abbia fatto una bella fine.

  • Senigallia casa dei pannolini smerdati, dov’è?

Ma tu veramente ci vuoi andare!?

 

 

Per oggi abbiamo finito.

La Vostra Virgh

 

Consigli (non richiesti) a donne che viaggiano da sole (o in compagnia)

[Era da tanto tempo che volevo scrivere questo post, ma è stato il post della Zit a darmi la stura, come si suol dire, in linguaggio aulico…
Le stavo scrivendo queste perle in un commento ma ad un certo punto mi sono resa conto che il commento stava diventando più lungo del suo post ed ho deciso di fare un post a parte.
Sì, lo so che se ne sentiva il bisogno.]

Buongiorno a tutte, giovani donne che state organizzando un viaggio. Abbiamo scollinato luglio e non c’è niente da fare: si pensa alle vacanze.
La prima cosa che mi sento di dirvi è “beate voi!” visto che causa lavoro nuovo di pacca io le mie vacanze non le farò (fischietto della tristezza* per me).
Questo però non mi fa indietreggiare di una virgola dal mio proposito di rendere il mondo un posto migliore, grazie a anni (coff coff) di viaggi e spostamenti.
Ecco qui i miei consigli (non richiesti, e ci mancherebbe altro) a donne che viaggiano.
Sono pensati per donne che viaggiano da sole, con budget relativamente limitato (effettivamente, non credo che una che può spendersi diecimila euro in una vacanza di dieci giorni abbia bisogno di consigli ma solo di adulazione e ammirazione. Più di adulazione però. Vuoi essere mia amica? Sorriso a 78 denti incorporato), non hanno fobie di nessun genere e parlano discretamente una lingua straniera, no il dialetto non vale.
Pronti? Via!

Allora amica Zit, e amiche tutte: prima di tutto: buon viaggio, ma prima ancora “buon pre-viaggio!”

1) LA PREPARAZIONE:
A me la preparazione piace tantissimo, compilo mille liste (a mano, sui foglietti bianchi che trovo in giro, sull’agenda, sul blocco, sulle bozze di gmail, sul retro degli scontrini…) e mi ritrovo SEMPRE e puntualmente a fare la valigia alle tre di notte dei giorno STESSO della partenza, dimenticandomi almeno un terzo delle cose segnate.
Anche la preparazione è cambiata con il tempo e (magari) l’abitudine (ma non è vero, non credetemi: non ci si abitua mai al nervosismo divertente dei giorni prima di un viaggio!). Una volta prima di partire facevo il giro delle librerie e compravo la Lonely Planet: leggevo sempre almeno l’introduzione e… basta. Però la compravo. Prima di partire per l’inter-rail, il mio primo viaggio all’estero prolungato a diciannove anni, comprai un mese prima Lonely di Spagna sud, Spagna nord e Guida Verde del Portogallo (ebbene sì, all’epoca non c’era la Lonely del Portogallo, sì, sono vecchia, ma Laura -tu sai chi sei- non ti preoccupare, ora esiste!). L’anno scorso, per il giro Lubecca-Scandinavia-Olanda ho preso in prestito due/tre guide sciancatissime e datatissime dalla biblioteca tre giorni prima di partire, solo per sedare il senso di colpa.
E vabbè, una volta non c’erano gli ipad e le connessioni ovunque.
Anzi, nel treno Lisbona-Parigi (un comodissimo viaggio di trentasei ore -sì, non sto esagerando-) nello scompartimento c’erano due tedeschi (uno dei quali aveva la nonna che svernava a Abano Terme) che osservavano entusiasti un oggettino bianco in mano a due australiane.
Era il primo i-POD che vedevo.
Sì, con la O, per dire quanto tempo sia passato.
Ma non sentiamoci vecchie e andiamo avanti.
La preparazione prevede di aver “capito” o perlomeno avere un’idea di massima sulla destinazione o almeno sull’aeroporto d’atterraggio. Questo non sempre è possibile. Potreste trovarvi anche nella condizione in cui mi trovo io adess si trova una mia cara amica con un fidanzato che fa i biglietti aerei e si dimentica la data e la città d’arrivo di riferirvi quando e per dove partite.
Amiche, questo è il mio consiglio per sempre valido: i biglietti FATELI VOI.
Per vari motivi, il primo è: contenere l’ansia.
Fateli e stampateli.

2) DA METTERE IN VALIGIA:
Ovviamente questo dipende dal tipo di destinazione: al mare ci si porta costume, telo e crema (se viaggiate col solo bagaglio a mano scorporatela nelle boccette da 100 ml l’una che poi vi fanno storie al controllo di sicurezza e no, non valgono gli occhioni, soprattutto quando in divisa c’è una vichingona stazza armadio quattro stagioni), in montagna ci si porta (non ne ho la più pallida idea. Le uniche volte che sono andata in montagna ho sempre sbagliato tutto) qualcos’altro, nella prima vacanza con la vostra metà tanti completini, lamette e babydoll trasparenti. Ma non è questo il punto. Ognuna mette in valigia quello che le pare.
Ci sono però delle cose fondamentali che non vanno lasciate a casa.
Con il tempo, al fine di evitare di esaurire il compagno/a di viaggio ogni dieci minuti a suon di pacche sulla fronte e “ho dimenticato il/la …”, ho elaborato una minilista di cose che NON posso dimenticare.
Sono: carte di credito, calzini e passaporto.
In ordine alfabetico: calzini, carte di credito, passaporto.
In ordine inverso: passaporto, carte di credito, calzini.
Manco il cellulare c’è nella lista. Anche perché, per quello che lo uso…
Sono arrivata alla conclusione che per quanto mi prepari, mi dimenticherò sempre qualcosa. Ma non c’è niente di cui io mi possa dimenticare che sia così fondamentale da non poter essere comprato.
I calzini invece sono un casino: me ne servono sempre di più di quanti pensavo e col tempo ho capito che devo sempre prevederne in più. Anche quelli si possono comprare comunque.
Ah, e la pinzetta cavaciglia.
Quella che viaggia con me l’ho comprata a Dublino dopo tre ore di vagabondaggio alla ricerca di un posto dove le vendessero e ora viaggia sempre con me. Nella taschina della borsa assieme alle carte di credito.
Ah, e se fate un viaggio itinerante: cuscino a 4 euro di Decatlon (quello comprimibile che diventa dieci cm cubi) e copertina (io ho quella che mi regalarono Fratello e morosa dieci anni fa, pile e vai col liscio… quella coperta si è fatta migliaia di km e resiste ancora benissimo). In aereo, in autobus e in treno tutti (e dico tutti) vi guarderanno storto ma voi starete comodissime e vi farete dei gran sonni alla faccia loro.

2) IL VIAGGIO VERO E PROPRIO:
L’unico vero consiglio è: rilassatevi.
Ho passato un bel po’ di viaggi a preoccuparmi di veder tutto il possibile, a farmi file ai musei, ad agitarmi perché trovavo chiuso, in fila agli sportelli delle stazioni a chiedere, a discutere, a ponderare, a fare conti su quanti giorni rimanevano per vedere questa o quell’altra città etc etc.
Ma adesso basta.
Mi sembra evidente che (avendo pure in programma di lasciare questa vita tra qualche anno) non riuscirò mai a vedere tutto quello che prevedo e che vorrei. E pazienza, questo non lo posso controllare. Il mondo è tanto grande e difficilmente lo vedrò tutto. Ci provo, eh. Però bisogna essere realisti.
E le parti che mi sono piaciute di più delle mie vacanze sono io e la mia amica che ci piegavamo dalle risate e dal peso degli zaini davanti alla stazione di Avignone, il dialogo surreale con un cuoco romano nel giardino dell’ostello di Perpignan, io e l’altra a farci le foto buffe davanti alle grotte in Cappadocia, le canzoni cantate sull’autobus che non arrivava mai a Istanbul, la lotta dentro al mare Egeo, dove anche a due metri vedi perfettamente i tuoi piedi, l’ansia quando si entra sotto l’acqua nel ponte a Copenaghen, io che mi mangio la tortilla e mi bevo una cana con limon alla Bercelloneta, il festival della birra trovato per caso a Lubecca, mio fratello che mi impreca in tutte le lingue del mondo perché ho sbagliato stazione d’arrivo in Marocco e sono arrivata in un posto dimenticato da Allah e dal Re in cui ci sono solo malesi e venditori ambulanti e pure i marocchini evitano, l’albergo a Sofia trovato per caso, la colazione che un amico d’infanzia del futuro marito di mia sorella mi ha fatto trovare la mattina dopo a Galata, il tizio che ci inseguiva a Porto, la spiaggetta spagnola dal pranzo a cinque euro raggiunta con la corriera consigliata dalla mia corrispondente spagnola di quarta liceo che sembrava di stare in California, gli occhi sgranati davanti ai trancioni di salmone la prima volta in assoluto che mettevo piede a Stoccolma, il mercatino di Natale trovato per caso il giorno in cui abbiamo deciso in un pomeriggio noioso francese di fare un salto a Basilea e la tazza blu che è ancora a casa dei miei, le viette incantevoli e piene di gente e la friggitoria che friggeva qualsiasi cosa trovata per caso e per fame a Maastricht che neanche dovevamo fermarci lì…
E nessuna di questa include un museo o un’attrazione “da vedere” di quelle scritte sulla guida.
Certo, all’Alhambra, ai Musei Vaticani, al Thyssen, al Louvre, alla National Gallery e a Capodimonte ho voluto andarci. Sì. Ovvio.
Ma solo perché sapevo che dentro c’erano quadri che io volevo vedere da una vita.
Punto.
Quindi il mio consiglio è: non c’è niente che bisogna fare ASSOLUTAMENTE in una vacanza. Non c’è niente che BISOGNA vedere per forza in una vacanza.
L’importante è aver scelto la compagnia giusta (anche se si tratta solo di se stessi) e volersi bene. Volere bene al mondo che ci circonda, essere bendisposti.

Ma ora, ecco il consiglio supremo che mi sento di darvi, giovani donne che partite.
3) IL GIORNO DELLA PARTENZA
Il giorno della partenza (non importa se la partenza della vacanza o una partenza PUNTO A PUNTO durante la vacanza) BISOGNA ESSERE FIGHE.
Soprattutto se non si parte con la dolce metà.
Non è vero che bisogna essere comode. Questo è il più grande inganno dopo Tracy Chapman che non è un uomo (anni prima di scoprirlo e ancora mi devo riprendere).
La donna che viaggia, sia anche per prendere il treno in Italia da una città all’altra, deve essere figa. E perché dico questo, proprio io che non mi trucco quasi mai e mi metto la prima roba che capita? Perché mi trasformo il primo giorno del viaggio? Eh, perché?
Per un semplice motivo.
Anni e anni di frequentazione di stazioni ed aeroporti mi hanno portato a questa insindacabile e cristallina conclusione:

se hai i tacchi e sei tirata da gara, gli uomini intorno sentono il dovere morale di portarti la valigia.

E ora andate in vacanza e divertitevi.
(Anche per me)

*Questa la capiamo sì e no in cinque: ciao amici!

Virgh risponde/5 “Si diventa vecchi quando…”

La domanda di oggi (tramite chiavi di ricerca al blog) é:

“capisci che sei vecchio quando…”

E mi accingo a dare la risposta, giovane amico, giovane amica.
Capisci che sei vecchio quando:

1. Ti piace il cioccolato fondente

2. Ti interessano le biografie

3. Confronti le date di nascita delle persone famose nella tua disciplina/ramo/settore/professione con la tua

4. Apri l’homepage di Facebook e trovi una maggioranza di foto di bambini rispetto alle foto delle feste ubriachelle

5. Scopri che ci sono termini o abbreviazioni usati comunemente nella fascia d’età 13/20 di cui ignori il significato

6. Se prima non ti piacevano, iniziano a piacerti i cani

7. Se prima non ti piacevano, iniziano a piacerti i gatti

8. Fai attenzione a cosa mangi

9. Fai attenzione a cosa compri

10. Passi a chiamare le vacanze “ferie”

11. Inizia a piacerti cucinare

12. Scopri l’utilità del ferro da stiro

13. Inizi a portarti sciarpetta o giacchetta in borsa “perché magari più tardi rinfresca”

14. Inizi a valutare l’ubicazione del domicilio in base ai supermercati vicini e non ai locali da aperitivo

15. Se sei in coppia, inizi a scalare assieme (questo segnale è di estrema anzianità avanzata)

16. Smetti di fare l’autostop

17. Smetti di fare couchsurfing

18. Smetti di vestirti con le t-shirt dei gruppi musicali

19. Non riconosci le facce che vedi nelle copertine delle riviste scandalistiche

20. Non riconosci le facce che vedi nelle copertine delle riviste musicali

21. Il tuo ideale di vacanza cambia: se prima era “partire all’avventura zaino in spalla” diventa “resort in cui non devo fare lo sforzo neanche di impugnare il calice del bicchiere”

22. Se prima era “resort in cui non devo fare lo sforzo neanche di impugnare il calice del bicchiere” diventa “partire all’avventura zaino in spalla”

23. Inizi a rivalutare i consigli di tua madre, dalle pulizie alle amicizie

24. Smetti di avere tempo per leggere

25. Inizi ad avere un cassetto ben fornito di medicinali per ogni evenienza.

26. Quando gli amici ti dicono “devo darti una notizia” pensi subito a gravidanze e matrimoni invece che a amorazzi, appuntamenti e lauree.

27. Inizi a trovare confortanti i pranzi e le cene familiari di Natale e Pasqua

28. Diventi intollerante a qualche cibo (che ti piace moltissimo)

29. Non dimagrisci se fai una settimana a solo alcol e feste.
Anzi.

30. Quando guardi fuori dalla finestra il tuo primo pensiero non è l’infinito viaggiare o l’eterno vagare ma la il vetro da spolverare.

La posta di Virgh/3

Oggi qualcuno è arrivato sul blog inserendo questa frase in un motore di ricerca:

“picchiarlo sui testicoli”

Amica, quello che mi sento di consigliarti è NO.

Non è affatto una buona idea.

Lasciarlo. Quella sì che è un’ottima idea, invece.