Virgawards: libri

Ho notato che tra le chiavi di ricerca più popolari sul mio blog c’è “Da leggere prima dei 25 anni: libri”.

Wow, che invito a nozze! Io però venticinque anni non li ho più. Allora farò una lista per 25 stati d’animo. Uhm, forse meglio di no, venticinque sono tanti. Facciamo 10. Dieci pensieri che ti possono venire in libreria (o biblioteca, una delle istituzioni sociali di cui l’essere umano dovrebbe essere orgoglioso) e che ti possono spingere all’acquisto di un libro. Con conseguente suggerimento.

  1. “Devo riflettere su un rapporto di amicizia”

  • Storia del nuovo cognome, Elena Ferrante. (Il secondo di Elena Ferrante, non “L’amica geniale”, quello dopo. Non mi addentrerò a spiegare o a recensire, in giro si trova tantissimo, scritto molto meglio di quello che potrei mai produrre io. Dirò solo che: per capirlo bisogna aver letto il primo. E dopo averlo finito, leggersi anche il terzo e il quarto. Insomma, dovete avere molto tempo. E molta voglia di addentrarvi in una casa di specchi in cui vi sentirete nei panni della protagonista/narratrice, per poi avere voglia di prenderla a sberle. Buona fortuna).

2. “Chissà com’è quando si lotta per una causa”

  • Donna abitata – Gioconda Belli (Preparatevi a piangere. E a ridere. E a sentirvi travolti, come se vi togliessero il cuore dal petto per buttarlo in mezzo ad una strada. Ne avevo già parlato qui)

3. “Devo immedesimarmi in altri punti di vista, senza perdere il buonumore”

  • Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Amara Lakhous. (No, la E/O non mi paga. Magari. Io l’ho letto in aereo, e devo dire che è stata una lettura piacevole. Per chi non ha tanto tempo né voglia di immergersi a fondo in una storia, è un buon punto di partenza per riuscire a capire gli altri e il razzismo dilagante. O almeno provarci. Senza perdere il sorriso.)

4. “Mi sento arido. Ho bisogno di meraviglia”

  • Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, Eric-Emmanuel Schmitt. (Magari avete visto il film, magari ne avete sentito parlare anni fa. Dimenticate tutto e cominciate da pagina uno. E’ impossibile finirlo senza sentirsi più buoni. Poi, ok, io ho un debole per l’autore, ma questo non mi impedisce di essere obiettiva. No, macché, ma non prendiamoci in giro, è un libro sensazionale, è pure veloce da leggere, io mi chiedo come facciate a non averne almeno tre versioni in libreria.)

5. “Mi sento femminista”

Casa di bambola

  • Casa di bambola, Henrik Ibsen. (Un giorno vi capiterà di avere in casa un cretino qualsiasi che se ne uscirà con un nome di un romanziere siberiano a voi sconosciuto -e forse inesistente- e con faccia stupita vi dirà:”Ma come fai a non avere capito il Novecento/ la politica migratoria/ l’associazionismo anni ’70/ Tangentopoli/ La guerra dei Punici [inserire a caso *tema di non attualità*] se non l’hai letto!?”. A cui voi risponderete, beffarde, dopo cinque secondi lunghissimi di silenzio, e tu, l’hai letto Ibsen?” Pausa. “E che ci fai ancora qui in casa mia?”. Si vive anche per sotterrare con l’ascia della classe gli ex fuoricorso del DAMS che ancora infestano i nostri salotti dopo i trent’anni).

6. “Ho bisogno di ridere ma comunque darmi un’aria da intellettuale”

Come la Madonna arrivò sulla Luna

  • Come la madonna arrivò sulla luna, Rolf Bauerdick. (Se verso la fine degli anni Novanta siete stati travolti dalla leggerezza agrodolce dei film di Kusturica, forse questa copertina potrebbe parlarvi. Ma io vi consiglio di leggerlo senza pregiudizi. Perché sarà come vedere cinque film di Kusturica sparati in contemporanea, in una sala in cui la gente attorno a voi si scatena in danze balcaniche, con il sole fuori, il rumore dei piatti e dei bicchieri, intervallati dalla pace che dà solo chi sa narrare una storia come si faceva una volta: facendoti innamorare dei protagonisti, soffrire per loro, gioire per loro, crescere con loro).

7. “Non ho un’opinione sulle generazioni che si scontrano e non si capiscono. Voglio naturalmente avere un  bel titolo che faccia bella mostra di sé nella libreria del soggiorno ma non ho voglia di letture faticose”

Palomar

  • Palomar, Italo Calvino. (Purtroppo questo l’avrà letto anche il fuoricorso DAMS che vi siete ritrovate a cena, amico di amici di amici e che vi hanno messo vicino perché “voi che avete fatto Lettere vi capite tra di voi”. Consolatevi leggendolo con la tranquillità e il tempo che vi è dato ora che non è più qualcosa “da sapere per l’esame” ma è diventato qualcosa “da assaporare d’estate, con tutto il tempo del mondo”).

8. “Non ho un’opinione sugli sbarchi dei clandestini. Ma non ho voglia che qualche espertone venga a farmi la morale. Magari mi leggerei più volentieri una storia”

  • Ulisse da Baghdad, Eric- Emmanuel Schmitt. (Dico solo che quando ho finito di leggerlo sono corsa in libreria e poi in posta. L’ho spedito a Londra da mia sorella con una scritta: “Leggilo”. E’ una storia che conoscete bene, ed è una storia che non lascia indifferenti. Sfido, è l’Odissea. Ma di oggi. In molti ci hanno provato, a renderla attuale. Ma questo è uno dei miei autori preferiti – nel caso non si fosse capito-, e secondo me, ci è riuscito senza inchini né inutili salamelecchi a Omero. E Itaca non è quella che pensate. O forse sì. Anche per voi vale lo stesso consiglio dato a mia sorella. Leggetelo.)

 

9. “Non ho mai vissuto una guerra. Com’è?”

Insciallah - Libro - Oriana Fallaci

  • Insciallah, Oriana Fallaci. (“La giornalista che ama la guerra perché le ricorda quand’era giovane e bella”. Una caduta di stile questa descrizione di Jovanotti, che ci ha altrimenti sempre abituato a voler bene a tutto e a tutti. Eppure Oriana Fallaci non è stata solo quella penna tagliente e arrabbiata degli ultimi anni, descritta da gente inacidita con un terzo del suo valore tra le pagine di Repubblica. E’ stata una che in mezzo alla guerra c’è stata davvero. E solo chi conosce l’atrocità da dentro può descriverla. Se vi serve capire qualcosa della guerra in Libano -e di tutte le guerre del mondo- con il piglio dei soldati italiani, o anche se vi serve dire al fuoricorso DAMS che vi ha seguite in cucina per chiedervi se avete degli aperitivi vegani da servire che voi avete letto un romanzo di 900 -novecento- pagine di Oriana Fallaci, leggetelo. In certi momenti fa male, ma come tutte le ferite, poi ci sente più forti. Fosse anche solo per sbatterglielo in testa appena [il fuoricorso del DAMS] dice qualcosa come “Ma no, la Fallaci, quella guerrafondaia di destra…!”. Vi assicuro che 900 pagine di libro – specie se prendete quello con la copertina rigida- gli faranno passare la voglia di commentare ulteriormente.)

10. “Voglio piangere, ridere, piangere dal ridere e ridere mentre piango” (per tutti). / “Ho bisogno di capire da dove vengo.” (Solo per i veneti meridionali e i veneto-pontini)

Canale Mussolini

  • Canale Mussolini, Antonio Pennacchi. (Un libro che mi ha fatto fare pace con i miei nonni, con i miei zii, con i miei genitori, con il passato. Dando letterarietà pure all’argine di un fiume e ad un periodo storico che troppo facilmente rifiutiamo di comprendere. E’ come se tutti i personaggi fossero della mia famiglia.)

Buone letture!

(Magari consigliatele pure al vostro amico fuoricorso del DAMS).

(Precedenti Virgawards qui.)

Virgawards: personal edition

Siamo al 20 dicembre.

Credo di aver imparato delle cose importanti quest’anno, e vorrei portarmele in valigia per l’anno prossimo.

  • la gratitudine: è successo un mesetto fa.  Era tardo pomeriggio, avevo finito di lavorare e invece di scendere in fretta dall’autobus per fare la spesa e andare a casa, sono andata in spiaggia. Mi sono tolta le scarpe e sono rimasta un’oretta seduta a guardare l’Oceano Pacifico. Ok, non ho il lavoro dei miei sogni, ok, sono lontana dalla famiglia, ok, ok. Ma sono contenta. Sono grata per questa nuova curva nella mia vita, questa opportunità. Non la vivo con ambizione, né con troppa ansia. Sono qui con una persona che mi ama (così sostiene! Incredibile!), in Italia e in Inghilterra ho una famiglia che mi vuole bene, ho amiche che cercano di esserci nonostante la distanza, ho il mare davanti, l’estate addosso come cantava Jovanotti, la spiaggia sotto ai piedi e tutta la vita davanti. Voglio essere grata. Senza dover ricorrere alla falsa modestia. Sono grata perché sono una ragazza fortunata. (Sì, stiamo esagerando con le citazioni di Jovanotti, ma se devo dirla tutta qui non è il paradiso, all’inferno delle verità io mento col sorrisoooo).

 

  • il perdono: è una parola grossa, che porta connotazioni religiose. Negli ultimi mesi mi sono sentita in difficoltà a mantenere i contatti con le mie amiche in Italia. Il fuso orario, gli impegni, sembrava che nessuna avesse mai tempo per me. Ma come? Ma allora ero solo io a tenerci? Mi sono chiesta varie volte da Luglio in poi. Ho ripensato a tanti rapporti e mi sono sentita marginale, esclusa… rifiutata. Poi sono tornata, e le ho riviste per quello che sono: ognuna con i propri pregi e difetti, con la capacità o l’incapacità di mantenere un’amicizia in cui ci si vede pochissimo. Perdono non è rassegnazione, che dentro nasconde il rancore di aver subito un torto. Perdono è analizzare la disparità tra il trattamento desiderato e quello ottenuto e guardarla da dentro questa differenza, capirla, e in fondo abbracciarla. E dopo si può andare avanti più leggeri. Il perdono non è mai un favore che si fa all’altro. E’ un favore che ci si fa a se stessi. (E guardami affrontare questa vita come fossi ancora qui, grazie Tiziano!)

 

  • il perdonarsi: certo, avrei dovuto fare il master in Inghilterra. Avrei potuto andarmene prima dalla Svezia, avrei potuto rifiutare questo ennesimo trasferimento e impuntare i piedi. Avrei potuto tenermi il contratto a tempo indeterminato in una scuola che tutto sommato mi piaceva. Avrei potuto stare meno tempo a zonzo l’ultimo anno e concentrarmi su progetti più redditizi e più spendibili sul curriculum di”passare tempo con la mia famiglia”. Però ad un certo punto bisogna fare pace con se stessi. Guardarsi a fondo e riuscire ad accettarsi. Ad accettare che la vita non è una linea retta precisa. Che le cose potevano essere fatte meglio, più in fretta, ma che in fondo non è importante. Non ci sono traguardi. Bisogna solo volersi bene: essere amici, madri di se stessi e accettarsi. (Stringo i pugni e rido ancora, che la vita è questa sola. […] Di ogni giorno prendo il buono, […] é troppo presuntuosa la previsione di una verità, grazie Arisa)

 

E voi? Cosa vi mettete nello zainetto per il 2017?

 

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Chissà cosa ci sarà dietro questa curva? (Foto scattata in Nuova Zelanda, sì, lo so, non mi vengono tanto bene le foto e infatti non ne pubblico mai)

 

 

 

 

Virgawards 13: special edition “Vivir para contarla”

E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo Virgawards.

Questa volta parliamo di storie, di belle storie.

(Che è anche il motivo per cui ho aperto il blog: volevo raccontare delle storie che mi piacesse leggere.)

Ecco alcune delle storie lette che mi sono piaciute così tanto che vorrei che tutti le leggessero, divise per sezioni (sezioni che naturalmente rispecchiano gli ambiti che più mi appassionano nella vita).

Sezione: In volo

  • Spremute senza zucchero – In un aereo: che dire? Che le ho vissute tutte, ma lei le racconta meglio!
  • Ci vuole Costanza – 24 ore: prima o poi ricapiterà qualcuno che me la mena con la storia che volare è bello, che è bella la sensazione del decollo, che puoi riposarti etc (e questa è l’unica ragione che reggo: riposarmi senza dover parlare né rispondere telematicamente a nessuno), qualcuno che mi chiederà come si fa a stare in volo tutte quelle ore e quanto ci vuole ad arrivare in Australia e com’è. E io senza parlare gli allungherò un foglio su cui avrò stampato questo memorabile post.

Sezione: La gente è strana

  • Mammitudine – All’ONU: una storia che fa sorridere, e… che spirito di osservazione!
  • Stella d’Occidente – Loro non si integrano: un post breve, per riflettere simpaticamente su quello che crediamo di essere.
  • Bibolotty Moments – E’ il tempo giusto: l’umanità lascia sempre un po’ perplessi. Da quando vive le ripicche, i rancori e le relazioni dietro uno schermo, pure di più.
  • Non può essere vero – Il pacco terrone: una risata fa sempre bene. Anche per cercare di dimenticare di essermi presa l’unico fidanzato terrone che tristemente non riceve nessun tipo di pacco. L’unico “pacco” (di un altro tipo però) è quello di ritrovarmi i suoceri a casa. A mani vuote (“E se ci fermavano all’aeroporto con la robba in valigia?” Manco fosse droga. No comment.)

Sezione: Quello che poteva essere

  • Bellezza rara – Aggiustate i sogni: un post che ispira. La vita a volte fa giri veramente strani. Non per questo meno belli di quelli immaginati.
  • Pendolante – La donna seduta in vagone: una signora, passeggera ignara si trova ad essere descritta. La sue labbra verso il basso che trattengono gli sforzi e un sorriso che non ci si può permettere mi hanno fatto ricordare quante volte ho temuto di diventare una così. Chissà come sarò io alla sua età.
  • The chef is on the table – Changefulness: il tempo e il suo scorrere dipendono da noi e dalle nostre “strategie”? A volte i mesi languono, a volte rincorriamo i minuti per riuscire a fare tutto, quanto c’entriamo veramente noi? Non sarà forse la prospettiva a dover cambiare? Perché invece di concentrarci sul tempo, non ci concentriamo sul cambiamento? Ecco. Come l’avrei detto io? No, lei lo dice di sicuro molto meglio.
  • Volevo fare la rockstar – Fa strano: cosa c’è di più struggente e di più evidente di un trasloco per personificare il concetto di “quello che poteva essere”? Poco, effettivamente. Lei non scrive, pennella la realtà e sembra di essere lì, in mezzo ai suoi scatoloni.

Sezione: Crescere

Sezione: La vita che capita

  • Orbettini and co. – Succede: un post magistrale, di quelli che mi fanno pensare tutto il tempo “Ma come scrive bene, ma quanto è brava, ma che chiarezza, ma che nitidezza, che eleganza e delicatezza nello scrivere” e che alla fine mi commuovono sempre. Perché è raro trovare penne così sincere che riescono a non cadere mai nell’amarezza ma che mantengono tutta la loro narrazione sul filo delicato della grazia.

 

Ho finito.

(Qui i precedenti Virgawards)

Virgawards – 12 – Special edition: buone notizie

Negli ultimi giorni sono successi fatti sconvolgenti. Per tutti. Nel mio cuore si sono sovrapposte sensazioni contrastanti: preoccupazione per la mia tutor turca, bisogno quasi isterico di avere notizie chiare, dettagliate e precise di quello che stava accadendo, preoccupazione per la mia inquilina che questi giorni si trovava a Nizza dalla famiglia, necessità di silenzio, impazienza e nervosismo davanti alle immagini crude che mi continuo a rifiutare di vedere.

L’orrore non mi avrà, non cerco di fare finta che non ci sia, ma mi concentro sulle cose belle, per ricordarmi che è per quelle che viviamo. Non per la paura, per la preoccupazione, per l’isteria, per l’affanno. Viviamo per rendere i pesi più leggeri a quelli a cui vogliamo bene e a noi stessi.

Per cui, nel mezzo di questo sempreverde never ending trasloco, eccomi qui per questa edizione speciale dei Virgawards: le cose belle, le buone notizie o semplicemente quelle divertenti, per strappare un sorriso.

  • Bof! A post-Brexit guide to holidaying in Europe. Il Guardian fa finalmente informazione utile al cittadino, fornendo il povero britannico bianchiccio, che si accinge ad andare in vacanza nell’Europa del Sud, agevoli strumenti di conversazione con i locali, che lo considerano ormai un extra-comunitario.

 

  • Stetirasso – Cosa ho visto a Napoli. In omaggio al fatto che sono stata quarantotto ore a visitare la Di Lui Famiglia in quel della Campania. Tuttavia, io devo provenire da un Mondo Sbagliato al Contrario, visto che quando ci sono io, per non sentirsi in imbarazzo con la Polentona che vien dal Nord (che sarei io) a cui non sanno mai cosa fare da mangiare (dopo quattro anni), fanno la versione ridotta e dietetica di quello che mangerebbero di solito. Quindi solo io in tutta Italia quando vado al Sud torno più magra di quando ero partita. Questa vignetta (Stetirasso è altrimenti bravissimo, questa immagine non gli fa onore, lo riconosco) è per ricordarmi quello che avrei potuto mangiare e invece… insalata.

È stato un weekend breve ma intenso. Siccome l’ultima volta che ho fatto una roba simile (vedi Lisbona) mi sono arrivati mille messaggi di “non hai mangiato questo” e “dovevi mangiare quello”, dico subito che in tre giorni ho fatto il possibile per...

 

 

 

 

Ed ora alcune notizie che confermano la famosa frase di Ennio Flaiano:

La situazione è grave ma non è seria.

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(Non lo facciamo apposta in Veneto: siamo proprio così, dei simpatici burloni. E anche un po’ imbriagoni.)

(97) Twitter:

(Chiede alla polizia di provare la cocaina che aveva appena acquistato per accertarsi della buona qualità del prodotto).

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(Sì, al mondo c’è di tutto.)

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(Anche nelle altre regioni d’Italia sanno divertirsi).

Non so recuperare la fonti e quindi non so dire se siano delle bufale.

La mia conoscenza del genere umano mi fa comunque garantire che siano genuine.

Se avete qualcosa da dire parlate ora o… segnalatelo nei commenti.

Un sorriso a tutti, che ce n’è bisogno.

 

[Qui i precedenti Virgawards ].

 

 

 

 

 

 

 

 

Virgawards – 11

Con un po’ di ritardo (eh vabbè, il trasloco, l’alcol da finire – vorrai mica buttare via questa bottiglia di Marsala piena, vero!?– il volo da prendere, gli scatoloni da impilare e spedire… insomma, non ce l’ho fatta a rispettare i termini) ecco la nuova rassegna di gente da leggere, ammirare o ascoltare.

  • Eriadan: un fumettista, diventato famoso grazie al web, che disegna la sua quotidianità e i suoi pensieri. Comecomecome? Vi ricorda qualcuno? Un tale Zerocalcare? Sì, certo. Molte similitudini. Ma Eriadan ha iniziato nel 2003. (Non so se mi spiego). Questa vignetta in particolare, come chiosa un commentatore “E’ meglio di una seduta di psicanalisi“. In questo periodo di traslochi e di cernite, mi è tornata in mente.

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(Eriadan – Strane collezioni)
(Purtroppo dal primo di giugno Eriadan ha deciso di non pubblicare più le sue vignette. Dopo tredici anni c’è solo da ringraziare per la leggerezza con cui ha condiviso la sua quotidianità. Per fortuna rimane ancora on-line l’immenso archivio dei suoi disegni, che insegnano sempre qualcosa. -Nella speranza che ci ripensi! -)

 

 

 

Un estratto:

Mi sono messo a sfogliare, suddividere e spostare di qua e di là fogli. E mentre facevo questo, parlavo con i colleghi che mi erano vicini. E siccome il lavoro non era bello, di tanto in tanto non solo parlavo ma facevo anche il simpatico per sciogliere una tensione che c’era in me. E siccome più il tempo passava più mi sentivo frustrato, non solo facevo il simpatico ma ridevo e facevo ridere […] ho desiderato non solo di prendere altri caffè con tutti i colleghi dell’ufficio ma anche di bere aperitivi, di fare quello che vuole stare con gli altri, che sa stare con gli altri, che sa fare gruppo per una causa qualsiasi. Due ore così, a sistemare fogli (…) e a comportarmi come mai, penso, mi sono comportato. Solo alla fine, solo quando i cognomi dei documenti erano messi come dovevano essere, mi sono guardato da fuori. E mi sono visto mentre parlavo e ridevo con i colleghi, mentre desideravo in maniera quasi patologica di stare e fare cose con gli altri: qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa pur di rendere quelle due ore meno tragiche, meno brutte o, non so come dire, meno estenuanti. Mi sono visto ridicolo e snaturato.
E allora potete immaginare anche la specie di morale di questa storia o le domande che la introducono: non è che forse la nostra socialità dipende dalla qualità della nostra vita?
C’è qualcosa da aggiungere? Sì, che va letto tutto, perché porta a riflessioni impensabili, partendo da queste premesse.
  • Mammitudine – L’affanno. Un post da leggere per tutte quelle, come me, convinte che bisogna sempre fare di più e che “realizzarsi” può avere un significato diverso per ognuna di noi. Uno spunto:

Ad ogni modo, non mi tiro indietro, partecipo, mi do da fare, e li osservo. Li osservo molto devo ammettere: sono ambiziosi, preparati, attivi, consapevoli di quello che sanno, e a volte li invidio. Li invidio, perché vorrei avere 25 anni e avere ancora un sacco di possibilità, come loro. Non importa che siano concrete o meno, è il pensiero che sia ancora tutto un’incognita, che il loro cammino si stia definendo pian piano che gli invidio davvero.

Io a 25 anni sono rimasta incinta, non per sbaglio, non per forza, perchè lo desideravo. Lavoravo già, mi sono laureata col massimo dei voti a 23 anni. Ma volevo tutto, come lo voglio ora.

 

Per il momento leggerezza ecco qui due fenomeni:

  • Tegamini – Addio punto vita: il titolo dice già quello che c’è da sapere. Tendo a non interessarmi molto alle signore in dolce attesa, perché vedo questo passaggio di vita non solo lontano ma pure abbastanza incompatibile con il mio amore per i bambini (nullo), la mia pazienza (scarsa) e il mio desiderio di stabilità familiare (non pervenuto). Eppure questo post mi ha fatto molto ridere. Con i miei frequenti traslochi in climi diversi mi sono trovata spesso nella situazione di penuria di guardaroba. Niente da eccepire: quando hai cinque vestiti contati il problema del “cosa mi metto” si estingue. E lascia un sacco di tempo libero.

 

  • Devitalizart: disegnatrice ironica dalle opinioni molto condivisibili. Un esempio?

devitalizart: “ Dal ‘97 ho smesso di comprare candele profumate e le occhiaie sono il mio unico credo. ”

(Devitalizart – Ho smesso di comprare candele profumate)

E anche per questa settimana, ho finito.

[Qui i precedenti Virgawards.]

 

Virgawards – 10

Rassegna di post e articoli che mi hanno colpito.

Non sono in ordine di tempo, alcuni sono vecchi di anni. Ma, come lessi una volta su un tavolo di una biblioteca universitaria: “per girare la pagina bisogna prima averla letta tutta“.

  • Gli uomini guarderanno sempre le altre – Antonia Di Lorenzo: un post ironico che ci aiuta a capire perché prendersela quando il nostro amico/ fidanzato/compagno/marito si gira a guardare un’altra è un inutile spreco di tempo.
  • Miracoli – Splendidi Quarantenni: un post vecchissimo, del 2011, che ogni volta che rileggo dico “Oh! Quanto c’ha ragione!“. Spiega (dall’alto di un matrimonio più che ventennale e riuscito) in semplici punti essenziali cosa ci vuole per far durare una coppia.
  • Come si veste un boss – RivistaStudio intervista Veronica Fragola, la costumista di Gomorra: spiega uno dei motivi per cui ci piace tanto una serie che parla di criminali che seguono gerarchie di valori ormai svuotate (rispetto, orgoglio, senso della famiglia sono ben diversi da quello che sembrano credere loro). Qual è? La realtà.
  • Gesù prende in giro – Pillole di Jenus (Jenus di Nazareth): non c’è bisogno di commento, risposta definitiva a quelli che non vedono l’ora che muoia una persona conosciuta per piangerla e dolersene sui social network.

Per oggi basta, devo scappare.

Mi aspetta il momento sommo della convivialità festosa svedese (sì in questo sintagma ci sono almeno due controsensi): la grigliata in giardino. (Sommar grill).

E’ per cena, infatti è prevista alle 17:00.

Virgawards – 9

Rassegna di articoli o blog che ho letto recentemente e mi hanno colpito.
Generalmente gli articoli o post non sono recenti, perché non so voi, ma io non leggo tutti i giorni tutto quello che viene scritto quel giorno.
  • Graining: per una frase da annuire fortemente per quindici volte facendo su e giù.

“sono in spending review da quando si chiamava “aver le pezze al culo”.

Che ci ricorda come certe espressioni dette in straniero non facciano altro che aumentare il nostro livello di poraccità invece di abbassarlo.

  • Caffeacolazione: un’artista (Laura Scarpa) che da anni seguo con ammirazione perché sa come delicatamente si dipinge la vita. Ad acquerelli, per non lasciare troppo il segno.

Questo disegno di chiama “C’è ancora molta strada“. Magari a voi, gente con solide certezze e granitiche sicurezze non dice niente. A me spalanca una finestra di conflitti non risolti, di direzioni da prendere, di cammini ancora, appunto, da fare.

E’ da tanto che non scrive e a me dispiace. Ma l’ha già fatta altre volte la mossa di mollare il blog per poi tornare a scrivere un giorno qualsiasi (tipo Ratzinger che un banale giorno di febbraio ci informa che non gli va mica più di fare il… Papa). Quindi io ci spero ancora. L’ho seguita per molti anni: quando soffriva per un amore finito che (chissà? Forse solo nel ricordo, chi può dirlo) era stato fantastico, quando ha conosciuto a un raduno di blogger un tizio simpatico, quando hanno iniziato a frequentarsi, quando poi se l’è sposato e non ci credeva nessuno, lei per prima. E nel mentre è sempre stata forte, impegnata, grintosa e combattiva per tutti gli aspetti della sua vita: dal lavoro, al corso di sommelier, alle diete. Nei suoi post però raccontava tutto con una tale ironia che sembrava non facesse neanche fatica.

In realtà, come si è capito, consiglio tutto il suo blog.

Questo post però racconta (alla sua maniera: soave, in punta di piedi e avvinazzata) una sensazione che spesso ho provato anch’io: la vicinanza che si sente con chi viene dalla tua stessa terra e quanto poco ci voglia per riconoscersi, rincuorarsi e riderci su.

  • Finisco con un consiglio dello stile “Virgh per il sociale“. Ti senti triste perché tutte le tue amiche si sposano e fanno figli? Ai pranzi con i parenti ti mettono al tavolo dei bambini per punirti di non esserti ancora riprodotta?  Ti senti in colpa? Ti senti in ritardo sulla tabella di marcia scandita dall’orologio biologico?

Entra nel magnifico forum “Genitori sbroccano“! Mamme stressate, mamme che vorrebbero tirare testate al muro, mamme di adorabili bambini che non dormono da tre anni, madri che si chiedono “Ma chi me l’ha fatto fare?”, madri e padri che ripetono come un mantra: “Beate quelle che non hanno figli!”.

E passa tutto!

 

Precedenti Virgawards: