Non sapevo di dovermi sposare. Puntata n°2 “Creature fantastiche e dove trovarle”

Dopo il travolgente  (?) successo (?) della puntata pilota, ecco l’attesissimo (?) nuovo appuntamento con il format che ha fatto impazzire (?) milioni di italiani (?) ma soprattutto di italiane:

Non sapevo di dovermi sposare.

In onda su Virgh Real Time.

(Nella precedente puntata eravamo giovani e fieri, pieni di belle idee e di presuntuosi “io non farò così“, com’è andata?

E’ andata che a forza di organizzare tanto giovani non siamo più…)

Questa puntata si concentrerà sulle creature fantastiche in cui vi imbatterete nel meraviglioso viaggio verso le pubblicazioni. (Sì, perché io con le pubblicazioni ritengo adempiuto il mio dovere di organizzatrice, dal momento della firma in comune e dal parroco, mi ritengo assolutamente de-responsabilizzata da qualsiasi altro impiccio riguardante ‘sto matrimonio).

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Le creature.

Ma partiamo dall’inizio.

Dopo aver detto E va bene, dai, ok, ti sposo (con un entusiasmo evidente) io e l’Orso ci siamo guardati un po’ perplessi.

“E mò che si fa?”

Io ero persa in alte elucubrazioni filosofiche (“Ma tipo adesso gliela dovrei dare? Per ringraziare? E’ tradizione?”) invece l’Orso era smarrito nella contemplazione dell’avvenire (“E mò sò c*zzi!”).

Ci siamo guardati, abbiamo riso imbarazzati. Ci sposiamo. Ah. Ah. Che bomba. Ah.

E siamo usciti a fare un brunch in un bistrot francese. La cameriera era probabilmente una modella part-time, alta, sorridente, capelli lucenti e stupenda. Io l’ho guardata, ho ordinato le mie uova con il salmone e ho pensato “Ma come mai, con f*ghe del genere in giro, questo ha deciso di sposare me!?“. L’Orso l’ha guardata, ha ordinato, e ha pensato molto probabilmente: “E con f*ghe del genere in giro, io ho appena chiesto di sposarmi a questa qua!” e avrà guardato nella direzione di una con i capelli crespi, ancora mezza addormentata, vestita dal famoso Fashion brand Scappatadicasa (io).

Ma siccome siamo persone relativamente pratiche, siamo ben presto scesi a terra e abbiamo deciso le linee guida.

Quando e dove sono venuti subito. La lista degli invitati è stata pronta nel giro di un paio di giorni.

Siccome io non mi sono mai sposata (prima d’ora, e con questa maddabastà dice l’Orso), tante cose non le sapevo.

Quindi, una volta decisi quando, dove, chi e abbastanza chiaro il come, ho usato l’approccio della bambina secchiona che sono stata: ho iniziato a studiare.

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(Non proprio come nell’immagine a sinistra, più come nell’immagine a destra…)

  • Mi sono attaccata a TLC (rete televisiva di quaggiù, simile a Real Time) e ho visto tutte le puntate di Say Yes to the Dress, Say Yes to the Dress Atlanta, Say Yes to the Dress Canada, Say Yes to the Dress UK, I found the Gown, Say Yes to the Dress Over size, i consigli di Randy, il fashionista di Say Yes to the Dress, e come se non bastasse pure tutte le repliche di Say Yes to the Dress Australia. Più volte.

 

 

  • Mi sono fideizzata a tutti i siti di oggettistica varia di matrimonio come Etsy, Ebay, Amazon

Ma non ero sola.

Mai.

Anzi….

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Una cosa che non pensavo mi sarebbe piaciuta: il corso prematrimoniale in Australia

Eccomi nel fantastico mondo della preparazione matrimoniale.

La mia faccia quando mi chiedono: “Allora come vanno i preparativi del matrimonio?”

Lo dico subito, io quando ho saputo di dover frequentare il corso prematrimoniale ho pensato all’ennesima scocciatura. Da mettere nello stesso sottoinsieme mentale con il colore dei centrotavola, i nastrini sulle bomboniere, le bomboniere stesse (perché ti sposi un terrone*, perché!?), le quindicimila partecipazioni da consegnare ai parenti lontani (“perché ti sposi un terrone*, perché!?”Parte 2. “Ma voi al Nord non fate le partecipazioni?” mi hanno chiesto stupiti i genitori dell’Orso. “No, chi riceve l’invito è invitato, gli altri non ci interessa neanche che lo sappiano” ha risposto la glaciale polentona, gettando i suoi nello sconforto). Ovvero quella categoria di cose che ti tocca fare, ma che non fai con piacere.

Sono entusiasta all’idea di dover scegliere un oggetto inutile che nessuno degli invitati apprezzerà chiamato bomboniera.

Anzi, a dire la verità, quando il mio parroco in Italia mi ha detto: “Guarda che se non trovate nessuno in Australia che vi faccia il corso prematrimoniale non c’è problema, venite da me una sera e ve ne faccio uno io” avevo tirato un sospiro di sollievo.

E invece, (eccole le meraviglie del matrimonio: non si finisce mai di conoscere una persona!) l’Orso ha dichiarato: “Ma io voglio farlo!”.

Sostenendo che per lui è stato impegnativo decidere di chiedermi di sposarlo, scegliere l’anello, consegnarmelo, aspettare per dieci lunghissimi infiniti minuti la mia risposta, però che solo frequentando il corso prematrimoniale si sarebbe reso conto del passo che stava per compiere.

E va bene.

Io dentro di me pensavo: vengo da una famiglia cattolica praticante di missionari e vescovi (sono pur sempre veneta, e i veneti si sa che sono basabanchi), ho fatto 10 anni di catechismo, 7 anni di fraternità francescana (finché la mia guida spirituale, un frate trentenne simpaticissimo non ha deciso di mollare la Chiesa e sposarsi)… ma insomma, cosa dovrà mai insegnare un corso prematrimoniale a me che io già non sappia?

(Spoiler: La mia spocchiosa arroganza ha trovato una bella mazzata sui denti ad ogni incontro).

Poi ho pensato: massì, in fondo sono tre serate, prendiamole come un corso di inglese avanzato.

(Giuro, l’ho davvero pensato…)

Così sono iniziate le prime sorprese.

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Nuovo avvincente format su Real Time: “Non sapevo di dovermi sposare” – Puntata Pilota

Su Virgh Educational Channel

 

Chi ha letto l’ultimo post ha capito perché negli ultimi quattro mesi blaterassi del più e del meno, menando il can per l’aia: aspettavo di andare in Italia per dire di persona ad amici e parenti che…

mi sposo.

La frase mi fa ridere, soprattutto perché io non ho mai pensato/immaginato/desiderato di sposarmi. (Ebbene sì, nella mia personale Bucket List c’è “mangiare la torta Pistocchi” ma non c’è sposarmi).

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Infatti il nonno ottantaseienne alla notizia ha ordinato tanto di quell’alcol da farmi dubitare di arrivarci vivo.

 

Sì, è vero, lo ammetto: volevo che l’Orso me lo chiedesse.

Ma non ero mai arrivata a pensare che: a) succedesse davvero; b) cosa sarebbe successo dopo.

 

In esclusiva una diapositiva del mio cervello nel momento in cui immaginavo il mio matrimonio. (Disegnatore: Sebastian Eberlein)

 

 

Eccomi quindi proiettata in quel mondo surreale che si chiama “preparazione di un matrimonio”.

Io, a dirla tutta, i matrimoni -se posso, cioè quando non è il mio (inserire faccia sconvolta: il mio,  oh Santo Cielo!)– li evito.

Negli anni credo di aver scritto più volte su questo blog quanto mi metta in difficoltà il ricevere inviti a matrimoni e quindi riassumo: sono giornate faticose, che mettono assieme alcune tra le abilità che non possiedo. Ovvero: essere presentabile, bere ma non troppo, vestirmi bene e/o in modo elegante (!?), essere affabile con sconosciuti (!?). Per molte ore (!?). E non dimentichiamo il non poter mangiare e bere quando e quanto voglio io.

Not enough food, or just tiny appetisers but no full meals.
 

Oh Robin, lo so, io e te ci eravamo promesse che questo giorno non sarebbe mai arrivato e invece hai visto?

 

Alla fine empatizzo sempre con i più deboli: i camerieri e i bambini urlanti.

Anche io mi sento come loro: in un posto che non mi piace, dove mi ci hanno portato controvoglia e devo pure essere vestita in modo scomodo.

creative wedding ideas keeping kids entertained at the reception

Eccoli: i veri martiri.

Ecco perché negli anni ho declinato parecchi inviti (Benedetto Estero, che mi hai permesso di ripetere varie volte la formula: Nonpossomidispiacesonotroppolontana).

Dal 2012 ho quindi partecipato a soli cinque matrimoni selezionatissimi. Che sono stati:

  1. matrimonio “Vorrei ma non posso“: sfavillanti e costosissimi gli abiti e la macchina ma ricevimento con grigliata e birra.
  2. matrimonio “Non lo capisce chi è nato a Milano“: sfavillanti e costosissimi gli abiti, la macchina, gli addobbi, la villa, l’aperitivo di tre ore servito da camerieri impinguinati nel parco, cena, buffet infinito di dolci, taglio della torta in mezzo ad una fontana (!), fuochi d’artificio (!), open bar, discoteca, bomboniere di gronclass. Durata: infinita.
  3. matrimonio “internazionale“: abiti belli ma non costosissimi, ricevimento in campagna, pranzo italiano, alcol internazionale, open bar e discoteca. Grigliata anzi, meat indulgence (!) per gli irriducibili. Durata: all night long.
  4. matrimonio “Arrivederci e grazie“: sfavillanti e costosissimi abiti, addobbi e villa. Aperitivo, pranzo e taglio della torta nel giro di un paio d’ore, bomboniere di gronclass e arrivederci.
  5. matrimonio “Non vorrei e non posso“: abiti economici, no inviti, no bomboniere, no addobbi, no auto, no open bar, no frills, pic nic a buffet in un parco.

E ogni volta, ho pensato: “No, io no“.

E invece toh: tu sì.

Hug! Uaaaahhhhuuuggg:
D’altronde, come dire di no?

Cosa fare? Come funziona? Cosa devo fare?

Mi sono quindi affidata al Sacro Motore di tutte le scelte al giorno d’oggi: il Sentito Dire.

Ecco quindi cosa sapevo dei matrimoni (intesi come “giorno dell’evento/ Wedding” e non come “unione duratura di due persone che promettono davanti a Dio e allo Stato di essersi fedeli sempre, finché morte non li separi e di optare per un sistema patrimoniale congiunto/Marriage“, perché il secondo mi produce già tutta una carrellata di ansie, degne di almeno altre quindici puntate della serie “Non sapevo di dovermi sposare”):

  • L’organizzazione del matrimonio ricade unicamente sulla sposa (cioè io!?), lo sposo non c’è, se c’è non risponde, se risponde dice: “Quello che va bene a te
  • Si litiga molto
  • La sposa diventa isterica. (Corollario: dimagrisce tantissimo)
  • La (futura) suocera fa ammattire la sposa che diventa isterica e dimagrisce
  • I testimoni organizzano feste imbarazzanti che si chiamano addio al nubilato/celibato
  • Gli sposi finiscono per non mangiare mai.
  • La sposa dice sempre che il suo abito è “semplice”, anche se prevede di vestirsi da meringa roccocò.

In questa puntata pilota mi sento di smentire tali luoghi comuni.

Innanzitutto io ho come compagno d’avventura in questa follia chiamata matrimonio un super fighetto che vuole dire la sua su tutta l’organizzazione, anzi, fa praticamente più lui di me. Ma quale carta bianca? Ma quale “Quello che va bene a te”?

Magari.

Poi, il tizio in questione abita con me da più di cinque anni e -per fortuna o purtroppo- la vede come me su parecchie cose. Quindi negli ultimi quattro mesi (cioè dal giorno in cui me lo sono ritrovata davanti pallido con un cofanetto in mano) litigi pervenuti: nessuno.

La Signora Mamma non ci sperava più di vedere il figliolo all’altare (vedere scheletri dei miei famigliari nella foto sopra). Ho sentito uscire dalla sua bocca solo frasi come: “Ma che belle idee, ma che bravi, ma che bello, ottima scelta” su qualsiasi cosa coinvolga quel giorno.

E per finire: dimagrire?

Ah ah ah.

Non ci sperate. (Sono pur sempre quella che ha in Bucket List: mangiare la Torta Pistocchi)

Torta Pistocchi:
Ciao, sono la torta Pistocchi. E ti aiuterò a non entrare mai nel tuo abito da sposa…

Visto che i luoghi comuni non mi aiutavano, sono allora passata alla cosa che mi viene meglio: pensare negativo.

No, cioè, voglio dire… pensare a tutte le cose che non mi erano piaciute dei matrimoni a cui avevo partecipato e tenerle bene a mente per non replicarle.

  • E’ il MIO giorno e voi dovete fare quello che dico io“. No, un bel niente. Niente temi, niente dress code da rispettare, niente richieste di regali esplicite (liste nozze, viaggio di nozze con IBAN dell’agenzia, “ma perché non mi regali” detto a voce). Porca vacca, ma perché vi esce questo egoismo cafone quando vi sposate? Se invitate delle persone ad un avvenimento così importante della vostra vita è perché ci tenete, quindi perché le dovete mettere in imbarazzo con richieste assurde? (Venite vestiti di blu, è una delle più allucinanti che ho sentito).
  • Menefreghismo sulle intolleranze alimentari. Io sono un po’ fissata con questo e lo ammetto, ma in famiglia ho una persona che può mangiare pochissimi alimenti e ho amici celiaci. Perché non c’è mai (davvero) l’opzione senza glutine, senza carne, senza lattosio? Ho visto invitati non poter mangiare nulla a tavole imbandite e l’ho trovato davvero triste.
  • Voglio essere principessa, voglio la favola“. Posso dirlo? Certo che posso dirlo, è il mio blog. Allora, se volete vestirvi da barbie lucidistelle, con un’acconciatura alla Moira Orfei, camminare su un tappeto rosso e ballare con uno vestito da principe quello che dovete fare è una FESTA IN MASCHERA, non un matrimonio. Dai che Carnevale  è vicino.
  • L’incoerenza. Se non sei credente, se lo sei ma in modo saltuario e non praticante, se non sei mai stato in chiesa dopo il battesimo… perché sposarti in chiesa?
  • L’incoerenza 2. Se decidi di fare un matrimonio semplice, “alla buona” allora tutto deve essere alla buona, semplice: il luogo della cerimonia, gli abiti, il ricevimento, il numero degli invitati, il tipo di cibo. Perché dire agli invitati che non hai fatto le bomboniere perché “sono una spesa inutile” e che il pranzo sarà ridotto se poi ti presenti con un’automobile costosissima e un abito da migliaia di euro?
  • Far sentire gli ospiti a disagio. In molti aspetti: nei discorsi (parlare di soldi, sparlare di altri invitati), nell’assenza di indicazioni precise (non sapere luogo, ora, indicazioni stradali, svolgimento della giornata genera confusione e frustrazione), nella lunghezza infinita delle attese (gli sposi che stanno mille ore a farsi le foto… eddai!), nell’assenza di condivisione del tempo con gli ospiti. Sono venuti per te, dedicagli del tempo, una risata, un abbraccio, un bacio. Sennò invitane di meno.
  • Lo spreco. Certo, è una festa e non si deve contare al millimetro quello che si mangia e beve. Ma mi piange il cuore davanti a quegli infiniti buffet di dolci con cascate di cioccolato e never ending confettate che nessuno assaggia perché sazi o stanchi. Perché buttare via tanto cibo (e tanto lavoro)? E’ davvero tradizione? Porta davvero fortuna?
  • Il troppo. Ora non si fanno più, ma ricordo con orrore certi matrimoni a cui ho partecipato da bambina in cui c’erano più di trecento invitati. Ricordo con altrettanto orrore certi matrimoni di provincia a cui ho partecipato da ventenne in cui lo sposo veniva strattonato tra una portata e l’altra per fargli fare cose ridicole e insensate come il taglio della cravatta, scherzi di cattivo gusto, scoppiare palloncini con forme imbarazzanti… Il troppo storpia.
  • La gente che non c’entra niente. Sarà che io proprio non stravedo per i matrimoni, ma non ho mai capito perché la gente si faccia in quattro per partecipare a matrimoni se poi deve stare tutto il giorno con il muso lungo perché non conosce nessuno, non è calcolata dagli sposi, non è di suo gradimento… (sì, io qui mi sto lamentando, ma non mi sono mai permessa di dire alcunché agli sposi nel loro giorno. Io, quelle poche volte in cui vado, cerco di essere carina, educata ma soprattutto di far star bene gli sposi quelle poche volte che durante quel giorno li incrocio, poi, che io farei delle cose in modo diverso sono solo pensieri miei, punto) dico io: se non ci vuoi andare a quel matrimonio, perché ci vai? E voi sposi: perché li invitate?
  • La retribuzione. Ok, qui esce la mia anima un po’ d’altri tempi. Ma quando si ingaggiano persone per effettuare dei servizi queste persone vanno pagate. Se il catering fa un prezzo molto conveniente da qualche parte sta risparmiando. Se non lo fa sul cibo lo farà sul personale. Ragazzi pagati cinquanta euro a fine giornata per stare in uniforme a versare vino e portare vassoi per dodici ore non lo faranno con eleganza, con classe o con voglia. Lo faranno tanto per fare e non vedranno l’ora di andarsene. Stessa cosa per tutti gli altri: se il dj ti chiede molto poco forse non sta pagando la Siae, forse non sa fare il suo mestiere e lo fa tanto per fare. Allora anche quel poco è troppo, perché forse non lo merita, e tanto vale la funzione “casuale” della playlist di Youtube. Insomma, se qualcuno lavora per voi va pagato.
  • Gli amici che si occupano dell’evento. A meno che uno non abbia la fortuna di avere un pasticciere professionista o un dj che lo fa di mestiere in famiglia, rivolgersi agli amici è un’arma a doppio taglio. Siccome difficilmente ti chiederanno di pagarli, ti devi accontentare di quello che fanno. Se sono dei dilettanti, il prezzo lo paghi tu, ma in un altro senso. Inoltre, se sono tuoi amici, vuoi che si divertano, non che stiano in ansia perché devono cantare, intrattenere, cucinare, etc…

 

Ecco, per fortuna su queste cose l’Orso era (ed è) d’accordo con me.

This polar bear can dance… we should be dance partners. He matches my moves.:
Qui c’è l’Orso che si allena al Primo Ballo, con la sua consueta grazia.

Ora rimaneva solo una cosa da fare.

 

Ed era chiedergli:

“Orso, ma ci hai pensato bene? Sei proprio sicuro di volerti sposare con me?”

 

_Fine puntata pilota_