Chi sono?

(Scrivere questa descrizione mi ha messo un po’ d’ansia)

Sono nata in Veneto, infatti sono veneta madrelingua con ottima conoscenza dei detti (cavallo di battaglia: schei e paura, mai vù*).

Dopo aver trascorso infanzia e adolescenza nell’unica terra nella Pianura Padana in cui la nebbia è una fortuna che ci sia  (almeno c’è qualcosa!) mi sono diretta nel centro Italia, in una delle città più belle del mondo per “studiare”.

Il mio progetto di diventare un genio in tempi brevi non si è realizzato (nutro ancora forti speranze di diventarlo in tempi lunghi) e poco prima di conseguire la laurea triennale ho vinto un concorso e sono andata un semestre in Francia.

In Francia ho imparato il gusto della birra (ero quasi astemia, prima), il senso di uno stipendio, il caffè nero e la sensazione di solitudine malinconica che ti accompagna quando sai che i tuoi affetti sono lontani e che i tuoi affetti nuovi sapranno sempre un po’ di finto, di profumo di plastica nuova.

Di ritorno dalla Francia, anche la città più bella d’Italia non mi sembrava più così bella, o così nuova, ed una notte, nel periodo di scrittura della tesi, camminando mi sono trovata davanti ad una frase: diceva “chi cammina s’intorbida, chi si ferma sogna”. Al che ho deciso di non seguire il saggio consiglio, ma di andare avanti: con un biglietto Ryanair e sono andata in Spagna (la frase era appunto di uno spagnolo) (ma non ci sono andata per quello).

In Spagna ho imparato a: svegliarmi di notte per andare a lavoro, usare i mezzi pubblici in una grande città, bere la birra con la fanta lemon, cucinare la tortilla, piangere per amore, fare la faccia “professionale”.

Pensavo di stare un mesetto, pensavo, massì mamma, sto qui, finisco di scrivere la tesi, e torno. Pensavo. Sono rimasta in territorio iberico due anni e due mesi.

L’ultima estate con un biglietto Wizzair ho fatto il giro dei Balcani. Al lago di Ohrid ho capito che lo spagnolo con cui stavo non era l’uomo della mia vita, a Sofia l’ho salutato e a Venezia ho detto a papà: torno in Italia.

Mi ero decisa a rimanere in Italia, per tantissime ragioni: ci sono le città più belle del mondo (anche se dipende sempre da che mondo si vuole considerare), la gente si lamenta tutto il tempo dei treni e dell’istruzione (ed in realtà non ne avrebbe così motivo),  ci sono i genitori e parecchi amici buoni tra il Veneto e la città bellabella.

Dopo un anno trascorso in Italia, ho provato a fare un concorso con la filosofia del tanto non mi prenderanno mai che invece ho passato e sono finita in Turchia.

In Turchia ho imparato a: resistere mesi senza fare colazione con la pancetta, lavorare con persone che non ti capiscono e che tu non capisci, ad essere additata per strada (“la straniera! Yabanci!“), a ricevere proposte di matrimonio all’ora di cena, ad addormentarmi in una Jacuzzi, a prendermi delle scuffie tremende.

Dopo nove mesi in Turchia, sono tornata in Italia, -anche stavolta – convinta di restare.

In Italia ho imparato: a diventare grande, a considerare scemenze tante delle fatalità/ segni del destino/ e allora vuol dire che, a ridere ai colloqui di lavoro e alle discussioni delle tesi di laurea, ad avere tantissima faccia tosta, ad essere paziente, a non arrabbiarmi, a fare il mio dovere, a voler bene a chi mi vuole bene,  a non fidarmi dei ragazzi che fanno i filosofi/intellettuali, a guardare le stelle, a non dire sempre quello che penso, a non dare del Lei nei negozi.

Dopo circa un anno in Italia, sono partita a fare un giretto nel Nord Europa. A Lubecca chi mi veniva a prendere si è preso un ceffone per il ritardo, a Copenaghen mi ha fatto una foto davanti alla Sirenetta, a Stoccolma mi ha guardato stralunato, ad Amburgo mi ha abbracciato contento, a Maastricht mi ha chiesto una mattina: ma tu ci vuoi venire a vivere in Svezia con me?

Chevvelodicoaffà ho detto di sì.

E così sono partita per la Svezia. Ci sono stata più di tre anni.

Ho avuto tanto freddo e ho imparato a non fare programmi che includano il sole. Se c’è, bisogna goderne ora, subito, immediatamente, come una lucertola. In un certo senso, la Svezia mi ha insegnato il carpe diem.

Lasciare la Svezia è stato impegnativo e ha richiesto un ampio giro sorvolando l’Europa, che è passato per un mese a Barcellona, tre mesi in Italia e due in Inghilterra. Movimentato da quel bel gioco a premi fatto di ostacoli e videochiamate Skype, che passa sotto il nome di: “relazione a distanza“.

Al ritorno dal giro di ricognizione, chi mi aveva portato in Svezia mi ha chiesto: “Che ne dici, ti va di venire in Australia?“.

A questo punto della storia potreste intuire da soli la risposta, solo che nel frattempo l’Inghilterra, destinata ad uscire dall’Unione Europea, mi aveva offerto di fermarmi lì un anno per studiare in una loro università.

Come é finita?

E’ finita che ho accettato: l’Australia e tutto il resto.

 

Se mi volete leggere o scrivere, a me fa (tanto) piacere.

Mi trovate a: virginiamanda@gmail.com

 

 

____________

*Soldi e paura? Mai avuti.

18 thoughts on “Chi sono?”

  1. Bello. E mi fa piacere vedere che c’è qualcuno che riconosce che in Italia abbiamo un gran bel sistema scolastico (sulla rete ferroviaria invece non mi pronuncio, che ho preso troppi treni nella mia esistenza – ma solo in Italia – e ho quindi il dente un po’ avvelenato!).

    Buona fortuna per la tua nuova avventura!🙂

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  2. Ciao! Ho appena scoperto il tuo blog e mi interessa molto ! Anche io come te ho un legame affettivo con il Veneto (sono Lombarda, ma ho vissuto cinque anni a Venezia) e ho girato un po’ per il mondo (Giappone, Francia, Belgio, USA). Quando avro’ finito qui non mi dispiacerebbe provare l’Europa del Nord.. vedremo!

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  3. Ciao carissima!
    Che piacere, dopo tanti anni, ri-trovarti online.
    Ho letto qui dei tuoi numerosi viaggi. Ero rimasta alla Spagna🙂

    Buona vita!

    Riconosco nei commenti Mas, un caro saluto anche a lui.

    Igloo

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