E siamo a maggio: com’è andata finora

(Chiarimenti per leggere questo post nella nota in fondo, contrassegnata dall’asterisco*)

Eccomi, sto bene e stiamo tutti bene.

Siamo rimasti ad un giorno di due mesi fa in cui sono entrata in ospedale per un dolorino alla pancia e dopo tre ore ne sono uscita con una minorenne a carico.

Per tutta la vita.

[Messa così fa paura eh? (Immaginare Lucarelli che guarda in camera e fa: “Paura eh?”, ammiccando con il gesto della strizza) Ah beh, ma poi un po’ alla volta ci si abitua. “A cosa ci si abitua?” vi immagino tremanti e sgomente care amiche senza figli mentre leggete: a cosa ci si abitua?

Alla responsabilità di un altro essere umano? No, naturalmente no.

Ci si abitua a non avere più il controllo assolutamente di NULLA.

E non di quello che si può facilmente immaginare, come gli orari o il sonno, figuriamoci,  quattro tesi avevano preparato il corpo a non avere controllo del sonno ed essere grata per riposini di 40 minuti massimo, una ventina di bandi e concorsi invece mi avevano preparata al navigare per mari pieni di regole incomprensibili. Tzè. Avere controllo delle ore di sonno è qualcosa che ho chiuso in un cassetto assieme al sogno di diventare una contorsionista del Cirque du Soleil.

Il controllo che mi manca è il controllo del mio frigo, del mio piatto, della mia lavatrice, del mio aspirapolvere. E vabbè, sì, lo so, non mi devo lamentare.

E infatti con questo veniamo al primo punto della lista delle cose che ho imparato in questi due mesi, più in giù nel post].

 

Un breve riepilogo dei fatti:

Qualche mese prima del parto avevamo immaginato di far venire i miei genitori a darci una mano per un paio di mesi e dopo i genitori dell’Orso per i successivi due mesi. Naturalmente noi avremmo fatto venire solo le mamme ma un viaggio del genere è duro da sole.

Non avevamo fatto i conti con il “volerci essere per la nascita”. Quindi dopo lunghe negoziazioni siamo arrivati al compromesso: i nonni sarebbero arrivati tutti nello stesso periodo, dopo una ventina di giorni dalla nascita i nonni paterni sarebbero ripartiti.

Nonni Nord sarebbero ripartiti dopo due mesi dalla nascita e si sarebbero dati il cambio con  Nonni Sud che sarebbero tornati.

La previsione era che in questi 4/5 mesi iniziali di vita della neonata l’Orso sarebbe dovuto partire per un paio di trasferte all’estero, ma con la presenza dei nonni a casa non sarebbe stato un problema.

Ad inizio marzo nasce Baby, per una serie di circostanze fortunate mi viene data una singola e un lettino all’Orso per cui ci facciamo cinque giorni in ospedale come fossimo al Grand Hotel, protetti dall’interferenza dei neononni (l’ho già  detto che entrambe le famiglie sono ingombranti? Ognuna a modo suo eh…).

La bimba nasce un tranquillo martedì, nei giorni successivi infermiere e ostetriche mi coccolano, l’Orso stabilisce una turnazione nonni da far invidia agli allenatori di serie A, e tanto nonni Nord quanto Nonni Sud se ne strafregano allegramente. Vengono, entrano ed escono quando gli pare.

Le infermiere si fermano spesso a fare due chiacchiere con questi o quei nonni, il clima è disteso e allegro. Baby supera tutti gli esami (glicemia, sangue, udito…) e noi ci guardiamo frastornati ma felici.

Io non guardo il telefono per giorni.

La domenica tutto cambia: un’infermiera allarmata ci porta un foglio con le nuove disposizioni dell’ospedale. I nonni non possono più presentarsi in ospedale, devono rimanere in isolamento a casa per 14 giorni, anzi no, devono chiamare il numero preposto e richiedere un tampone. Sono italiani e arrivati da poco, saranno senz’altro infetti, oddio c’hanno infettato tutto l’ospedale.

Noi dobbiamo rimanere in ospedale e non avere più contatti con loro. Forse ci terranno lì per 14 giorni.

Anzi  no, ci terranno fino all’esito dei tamponi.

Dopo varie telefonate ai numeri preposti che mi rimbalzano di ufficio in ufficio e di pronto soccorso in pronto soccorso (ma perché sta chiamando qui? Mi hanno dato questo numero per i tamponi. Ma quali tamponi? Quelli per gli italiani. Ah si, davvero? Vabbè le passo questo interno forse ne sanno qualcosa…) viene stabilito che l’Orso deve andare a casa, recuperare i 4 nonni, portarli al pronto soccorso dell’Ospedale Tal dei Tali, fargli fare il tampone, riportarli a casa e aspettare 24 ore.

Anzi no, dopo due ore viene deciso che i tamponi non servono.

Ci guardano e ci intimano di andarcene il prima possibile.

Mi buttano giù dal letto e mi fanno preparare la valigia. Le pratiche di dimissione sono confuse e frettolose, l’infermiera indaffarata e ansiosa di mandarci via.

Nel frattempo sui social spopola il video di due donne che si azzuffano per una confezione di carta igienica in un supermercato del Paese.

Torniamo a casa. Dopo i primi giorni di convalescenza ci arriva una mail di Emirates: hanno cancellato il volo di ritorno dei miei suoceri.

Dopo qualche giorno un’altra mail ci informa che anche il volo di ritorno dei miei è stato cancellato.

Nel frattempo l’azienda dell’Orso ha deciso di sospendere le trasferte all’estero.

 

 

La lista delle cose che ho imparato in questi due mesi

  • Non mi devo lamentare

Ho avuto due nonne a disposizione 24 ore su 24, un marito a casa e tutti che si litigavano la bambina.

Ad un certo punto ho chiesto a Google “cosa devo fare se mio marito è più bravo di me con la bambina?”.

Mi sono usciti solo risultati di forum in cui donne esasperate si chiedevano perché i mariti non partecipassero minimamente in casa né alla cura dei figli.

E lì mi sono sentita del tutto ridicola.

Ci mancava poco che Google mi facesse una pernacchia.

 

  • Sì, è vero che ci sono alti e bassi  nei primi tempi.

Bisogna accettarli, soprattutto i bassi.

 

  • È vero che non si ha il controllo di nulla

Anni di studi ed esami di psicologia e didattica moderna mi avevano portato a sentire il grande potere di riuscire a dirigere una conversazione e prevedere i comportamenti altrui in classe.

Poi mi è arrivata una neonata in casa.

 

  • La pazienza non è illimitata ma è espandibile, fatta dello stesso tessuto elasticizzato dei body da neonato.

Devo ammettere che la bimba non è una rompiscatole: mangia con appetito (pure troppo), dorme di gusto, a volte anche quattro o cinque ore consecutive, espelle frequentemente, solo ogni tanto piange e si dispera. Generalmente lo fa perché  ha fame e non sta mangiando, ha sonno e non trova la posizione giusta, deve essere cambiata, sente dei rumori secchi. La maggior parte delle volte, assecondato il bisogno primario, se ne sta tranquilla.

Ed infatti io per pazienza non intendo quella che ci vuole con lei (che tra l’altro avendo due mesi di vita ed essendo stata per nove a nuotare cullata nella panza, avrebbe tutte le ragioni del mondo per lamentarsi) ma quella che ci vuole e ci è voluta con tutti gli adulti di casa. Pronti a dare opinioni non richieste e in generale e fare sempre e puntualmente la cosa sbagliata al momento sbagliato, considerando i loro bisogni superiori a quelli di una neonata. Esempio: ci sediamo a tavola per pranzare, la bambina dorme. Siamo tornate a casa dall’ospedale da una settimana. Appena inizia a piangere io scatto per andare a vedere. Mio suocero interviene: “Eh no, deve imparare a stare da sola!”

E io: “Certo ha ragione, deve essere più indipendente. In fondo ha già sedici giorni di vita!”.

Non mi sarei mai permessa in un altro contesto ma posso assicurare che non si è più intromesso. Ah la pazienza.

 

  • Non è vero che non si ha più tempo per fare le cose che piacciono.

Però il tempo è indubbiamente meno.

 

  • Non è vero che il corpo torna come prima immediatamente, anche se hai preso pochi kg in gravidanza.

Almeno per me. Avevo preso circa 10 kg e dopo due mesi me ne sono rimasti 3 in più. Non sarebbero neanche tanti, messa così. Il mio problema è dove: sono tutti concentrati sulla pancia, nella zona sotto l’ombelico. Secondo il dottore devo aspettare prima di fare gli addominali o attività fisica che mi permetta di eliminare o anche solo assorbire leggermente quella porzione in più di pancia. Nel frattempo faccio yoga con la bimba tutti i giorni.

(Non serve a niente, naturalmente, ma almeno lei si diverte).

Stamattina, mentre ero a letto con i capelli arruffati e gli occhi abbottonati, mio marito mi ha detto: “Quanto sei bella”.

Ecco, cari mariti e compagni, sappiate che ora più che mai si apprezzano le vostre doti recitative.

Però ecco  nota positiva: le smagliature mi sono sparite quasi subito.

 

– Sì, è vero che i primi 40 giorni devono passare.

Una conoscente che ha partorito a dicembre mi ha scritto nelle prime settimane. “Per rassicurarti che esiste la luce in fondo al tunnel” mi ha detto. E aveva ragione.

Nei primi 40 giorni non ti rendi conto di niente, sei persa, sballottata da una parte all’altra, confusa, stanca, pesante e insicura.

Poi passano sei settimane e ti rendi conto che la neonata è magicamente e misteriosamente ancora viva, anche se non hai seguito alla lettera tutte le indicazioni delle infermiere, delle ostetriche e del dottore, (anche perché alcune si contraddicevano palesemente). E che riesci a farti una doccia di 20 minuti senza ansia, e che lei dorme. Anche più di tre ore.

Ti sembra incredibile, ma forse riesci anche a capire quando ha fame e ti senti meno impacciata ad allattare.

Nel futuro mi voglio ricordare di dire a chi deve partorire che c’è la luce in fondo al tunnel e quella luce si intravede dopo 40 giorni.

Quindi, grazie amica E., ti sarò per sempre riconoscente.

 

  • Non è vero che si piange di più.

Le mamme intendo, o perlomeno io in questa nuova veste.

Ho pianto due volte: una quando l’infermiera che faceva la visita a casa, dopo avermi detto che Baby aveva perso ancora peso mi ha guardata negli occhi e mi ha chiesto: “So, how is mum? “La mamma”?” provando pure maldestramente ad imitare un accento italoamericano da film mafioso anni ’80 – e sono scoppiata a piangere -, la seconda quando Baby non voleva saperne di calmarsi ed era in braccio a me, in camera, e mio marito è venuto a vedere se poteva fare qualcosa o se volevo darla a lui o a una delle nonne e io – forse per la prima volta veramente assertiva in tutta la mia vita – ho risposto: “Dovete lasciarmela anche se piange” e mi sono venute le lacrime. E a guardarmi così decisa sono venute per un attimo pure a lui che mi ha abbracciato.

 

  • E’ vero che gli ormoni nei primi giorni fanno avere reazioni un po’ esagerate

Per cui se siete il padre, siate carini. E comprensivi. Ed estremamente pazienti.

Non mi ero resa conto di essere così bombardata dalle infermiere e dalle ostetriche in ospedale sull’allattamento e sulle cose pratiche da fare in quei giorni che avevo lasciato prevalere l’attenzione per gli aspetti pratici e per il post-ospedale.

Quando ci hanno dimesse, io avevo in braccio Baby, l’Orso aveva i mille bagagli e borse, siamo usciti dalla porta dell’ospedale e le gambe mi tremavano perché non ero ancora in grado di stare bene in piedi e avevo questa neonata in braccio. Ho sentito l’aria fresca, l’odore di pioggia e di asfalto bagnato, lei si era addormentata e io ho sorriso.

L’Orso si è girato in quel momento e gli si è aperto il cuore: “Finalmente! E’ la prima volta che ti vedo sorridere in una settimana”.

(Per dire quanto fossi stata in tensione.)

 

  • E’ vero che gli interessi cambiano, ma non del tutto

Pensavo che mi sarei dedicata ai libri di puericultura, ai libri di psicologia infantile, che ne so… e invece no. Mi piacciono ancora gli articoli che parlano di società e politica, mi piace ancora leggere per svagarmi, mi piace ancora scrivere per me e non per forza di argomenti inerenti alla nascita.

Mi sono subito sentita meglio quando mi sono resa conto di non essermi trasformata in un’altra persona, di non aver perso interesse nelle mie amiche e nelle loro vite. Magari ci metto solo di più a rispondere ai loro messaggi, ecco. Ma mi ha davvero sollevato il morale scoprire che in fondo, ero ancora io.

Però fare zun-zun, come dire, ecco… quello per un po’ lo dovete mettere da parte. E non per mancanza di voglia (ciao ormoni, come state?) ma per mancanza di tempo, spazio mentale, spazio fisico, forma fisica e certificato medico. Il mio ha detto che per il momento mi posso scordare gli addominali e il “creative sex”. Però ha aggiunto “per il momento” ammantando di luce la profezia.

  • Non è vero che ci si sente in colpa per tutto.

Anni fa mi ero trovata mio malgrado spettatrice di una scena neomamma con figlio di poche settimane in braccio che piangeva e lei che piangeva più forte sostenendo che quando il bimbo piangeva lei si sentiva in colpa.

Mi aveva molto scosso e da quel momento avevo immaginato che mi sarebbe successa la stessa cosa.

Ho atteso ma non è successo: non mi sento in colpa se piange.

Mi sembra naturale che i neonati piangano per esprimere le proprie necessità.

 

  • Non è vero che l’allattamento è una cosa naturale.

Cioè, ufficialmente sì che lo è. Naturalissimo. Ma è anche un’azione che va imparata.

È un’attività impegnativa e stancante. Oltre che molto frequente.

Tutto questo non so perché ma non mi era chiarissimo prima.

Pensavo che sarei stata la stessa persona di prima ma che qualche volta al giorno avrei avvicinato la bambina al seno. Stop.

Invece la bambina succhia e in quell’atto succhia anche energie.

 

  • Sì, è vero che si diventa paranoiche.

Pensavo che non sarebbe successo a me, che sono una personcina tanto equilibrata (ehm ehm).

Pensavo succedesse solo alle persone già un po’ instabili, che non mi potesse riguardare.

Seeeeeeeeeeeeee.

Qualche paranoia in ordine sparso che mi è venuta dal primo giorno:

– che mia suocera fosse più brava di me ad addormentarla

– che mio marito non mi amasse più

– che mia madre fosse più brava di me ad addormentarla

– che i miei genitori e i miei suoceri e mio marito mi considerassero un’incapace completa, per niente tagliata per fare la mamma

– che la bambina non mi riconoscesse

– che la bambina preferisse mio marito a me

– che qualsiasi cosa facessi non andasse bene

– che non avrei mai più riso, mai più dormito, mai più baciato l’Orso.

Ecco, NESSUNA, e lo dico proprio in stampatello di queste paranoie corrispondeva a realtà. Il fatto è che vedendomi stanchissima tutti si prodigavano per far dormire la piccola e quindi far riposare anche me. La piccola mi riconosce eccome e mio marito mi bacia ancora. Oltretutto mi viene da ridere più volte al giorno.

 

  • Non è vero che si diventa delle leonesse per proteggere i propri piccoli

Nel senso che se siete dei conigli, rimanete tali.

Ma mi rendo conto che se c’è qualcosa che riguarda la piccola, tiro fuori anche la voglia che non avevo (di alzarmi se piange) o metto da parte la paura di sbagliare (a telefonare in inglese all’ospedale, al dottore o alle infermiere). In un certo senso, mi aiuta a diventare una persona migliore.

Ma non credo che il parto trasformi una persona paurosa in una “madre-coraggio”.

 

  • È vero che i figli costano ma non così tanto.

Prima che nascesse abbiamo comprato degli oggetti costosi: passeggino, seggiolino da auto e vaschetta.

Ma una volta nata abbiamo speso solo i soldi per i pannolini (circa 50 dollari al mese) e per il latte in polvere (circa 40 dollari al mese).

 

  • È vero che i bambini si sono sempre fatti e che una volta c’erano meno diavolerie tecnologiche eppure si campava lo stesso. Ma (se si può) è meglio spendere.

Non sono una spendacciona ma con la bimba in arrivo avevamo fatto una considerazione: meglio spendere un po’ di più prima ma facilitarci la vita dopo. Gli acquisti di cui non mi pentirò mai sono vari e conto di farci un post dedicato, che magari può essere utile. O perlomeno a me sarebbe stato utile se l’avessi trovato prima dell’arrivo della bimba, mentre mi barcamenavo nel mare magnum dei prodotti per l’infanzia.

 

  • Non è vero che poi esistono solo i figli e si smette di esistere come persone.

Pochi giorni dopo essere tornata dall’ospedale ho ripensato alle istruzioni di emergenza che si danno all’inizio dei viaggi aerei. “Prima di aiutare gli altri, assicurarsi che la mascherina per l’ossigeno sia posizionata correttamente per se stessi”. Il fatto è che se voglio essere in grado di cullare, nutrire la bimba o anche solo giocarci insieme, devo prima essere nutrita e riposata io.

Non posso annullarmi per far star bene lei, è un controsenso.

 

  • E’ vero che gli uomini diventano papà nel momento in cui vedono il figlio, ma alcuni anche prima.

Ho capito che sto con una persona speciale.

 

  • E’ vero che si rivalutano le amicizie.

Non è colpa mia se ho partorito mentre nel mondo si scatenava il panico per un virus indomabile. Ma mi ha ferito scoprire persone che ritenevo amiche chiedermi come stavo solo per avere la scusa per buttarmi addosso valanghe di lagne e aspettarsi che io tra una poppata e una nanna trovassi il tempo ma soprattutto la pazienza di ascoltare come prima. Ho sempre cercato di esserci per chiunque, sempre, anche con tutte le difficoltà della distanza. Ora che si trattava di un momento delicato per me invece mi sono sentita trattata con la sensibilità di uno schiacciasassi. Non ho litigato con nessuno, certo, perché di sicuro neanche io ero lucidissima, ma me lo tengo bene in mente. E non con rancore, non me ne faccio niente del rancore, ma per sapere chi è veramente un amico e chi no.

Se non sai condividere una mia gioia, perché io dovrei esserci nelle tue disgrazie?

 

  • E’ vero che i commenti sul peso, la pancia e l’allattamento danno fastidio, anche quelli in buona fede, anche quelli sotto forma di battute.

Insomma, se non avete una grande confidenza non fateli. E se avete una grande confidenza, preparatevi a un ceffone.

E se siete la suocera, considerate che la settimana dopo il parto potrebbe non essere il momento giusto per raccontare di quando siete uscite dall’ospedale con due taglie di meno.

Fatela l’anno dopo quella rivelazione.

Anzi, posso dirvi una cosa in tutta schiettezza? Non fatela affatto.

 

  • Non è vero che la mamma sa sempre cosa è giusto e di cosa ha bisogno il figlio

Anzi la maggior parte delle volte la madre non ha la più pallida idea del motivo per cui il neonato abbia deciso di piangere. E fa come farebbero tutti.

A caso.

 

 

E concludo con un’ultima nota piena di miele:

La vita mi ha regalato molti momenti per cui essere grata.

Uno di quelli più belli è stato nei primi giorni di ospedale: vedere mio marito che prendeva in braccio la piccola, la consolava e la cullava.

Lì il mio cuore è scoppiato di gioia e io mi sono innamorata ancora di più.

 

 

Ecco finito il riepilogo di questi due mesi.

Statemi tutti  (è davvero il caso di dirlo) bene.

 

 

 

 

*Nota in fondo:

(Questo post l’ho scritto io, e si basa sulla mia esperienza: ho partorito in Australia, una settimana prima che la situazione mondiale venisse completamente stravolta da un virus. Faccio quello che faccio da sempre su questo blog: raccontare quello che mi succede, in un modo che avrei voluto leggere io prima che mi succedesse. Se uso un tono un po’ più allegro o ironico di quello che le circostanze attuali permetterebbero è perché questo è il mio ruolo o perlomeno quello che mi sono data. Sono conscia che una serie di fattori hanno reso questo momento delicato della mia vita molto più piacevole per me che per altre persone. Non vuol dire che non abbia rispetto per le angosce degli altri o delle donne che si trovano o si troveranno in una condizione meno fortunata della mia.)

8 pensieri su “E siamo a maggio: com’è andata finora

  1. romolo giacani ha detto:

    Bel resoconto, contento di leggerti così serena e felice. Se hai tempo e voglia di leggere, visto il periodo e la situazione, prendi A Full of Life di Fante. Uno dei miei libri preferiti, che ho regalato a tutti i miei amici neogenitori. Ma tu sei d’altra parte del mondo, non posso regalartelo, quindi devi farti bastare il consiglio. E un augurio che tutto prosegua così!

    Piace a 1 persona

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