Storia di un isolamento forzato di 36 giorni

E’ andata così, il giorno di Santo Stefano l’Orso è partito per il Cile per una trasferta di lavoro di trentasei giorni e io sono rimasta da sola in Australia.

Ok, non propriamente da sola, mi ha rimbeccato lui: “Almeno stavolta non ti lascio da sola, guarda che panzone!“. (Sempre carino nel farmi presente le mie fattezze elefantiache).

Nella mia testa avevo predisposto un piano perfetto: bene, questo è l’ultimo mese della mia vita in cui sarò veramente da sola. Non ho ancora figli (ma manca poco), non ho un marito a casa, non ho nessuno (le amiche che frequentavo di più quando stavo qui in Australia un anno fa sono quasi tutte tornate a vivere in Italia), non ho neanche più un lavoro. E’ un mese (forse l’ultimo per un bel pezzo) in cui non devo rendere conto a nessuno e qui è estate.

 

IL PIANO PERFETTO

Così, per non deprimermi chiusa in casa mi sono iscritta a yoga,  pilates e tai chi per donne in stato interessante. Mi sono segnata tutte le spiagge e le piscine pubbliche della città perché anche se ho smesso di saper nuotare a tredici anni (mi è mancato l’incentivo costituito dal panino col salame che mamma mi faceva trovare subito dopo la lezione di nuoto) ho un costume premaman bellissimo acquistato prima di partire.

NAGEUR - Costume da bagno premaman - Envie de Fraise

Certo, a me non sta come alla modella francese che ha ventidue anni e probabilmente un cuscino sulla pancia. (Envie de fraise)

Ma chi vogliamo ingannare? Io non sono mai stata una sportiva. Però questo costume andava comunque sfoggiato… andava bene anche spaparanzata in spiaggia. All’uopo avevo anche acquistato una crema a protezione 50 +, senza nichel, senza roba strana, adatta alla pelle da Heidi che ho e alla gravidanza (a quanto pare manco le creme ti puoi spalmare).

E sapendo che le attività fisiche sarebbero state in un certo momento accantonate, per pigrizia o mancanza di forze, mi ero segnata le biblioteche della zona, per andare a leggere. Non contenta, e spinta da un impeto di socialità (eh sì, saranno gli ormoni che mi fanno trovare la compagnia altrui piacevole, chi lo sa) mi ero pure cercata i book-club della zona. 

Non potendo bere né mangiare (cioè, sì, per carità, ma in porzioni minime rispetto a prima e cose molto tristi) mi ero segnata alcuni laboratori: argilla, cucito, acquerelli… tutte attività piuttosto manuali, dove il pancione non avrebbe creato problemi.

Prevedendo giorni di possibile pioggia o stanchezza, avevo predisposto l’ereader carico a palla con un sacco di libri che volevo leggere e l’ewriter (regalo dell’Orso per l’abilitazione) per annotarmi i pensieri e le riflessioni che mi sarebbero venute.

Bene. Pronta e lanciatissima ad affrontare questi 36 giorni di solitudine e lontananza. Meglio conosciuto come “l’ultimo mese di relax per i prossimi vent’anni”, come l’aveva ribattezzato una mia amica.

 

CON COSA NON AVEVO FATTO I CONTI

Ma il mio ottimismo non mi aveva fatto fare i conti con gli imprevisti.

  • Gli incendi in tutta l’Australia meridionale, che hanno coinvolto gli stati del Victoria, New South Wales e South Australia. Sono stati così intensi ed estesi che il vento ha portato il fumo fino a qua. Rendendo la qualità dell’aria irrespirabile. (E quindi ciao uscire, ciao piscine all’aperto, ciao spiagge, ciao costume da bagno da francese inappetente. E benvenuta mascherina!)

 

  • Una delle estati più calde che l’Australia ricordi. Qui abbiamo toccato i 51 gradi. Gli altri giorni le massime se ne stavano comodamente appollaiate sui 41 gradi e le minime sui 27. (Se già l’aria era irrespirabile per il fumo, il caldo soffocante ha fatto il resto. Ciao passeggiate, ciao pilates a mezz’ora da casa, ciao tai chi all’aperto.)

 

  • Quando l’emergenza incendi si è un po’ ridotta e l’aria ha iniziato a sembrare leggermente più pulita, è scoppiata l’epidemia del Coronavirus. Il medico mi ha detto di evitare i luoghi affollati, compresi treni, autobus, stazioni, aeroporti etc. (Ciao andare a prendere l’Orso all’aeroporto).

 

  • Essendo estate, è tutto chiuso. (Ciao book club, ciao biblioteche, ciao laboratori di argilla ed acquerelli!)

 

  • La placenta bassa, che ha fatto esclamare al mio medico: “Dov’è che vuoi andare tu? A yoga? A pilates? Ahahahaahah. Sappi che non puoi stare distesa, non puoi mantenere la stessa posizione per troppi secondi, non puoi usare gli addominali. Vedi tu“. A me piace perché è schietto. Pure troppo a volte. (Ciao nuoto premaman! Ciao yoga! Ciao pilates!)

 

  • Una spossatezza infinita che mi faceva venire il fiatone da seduta e mi impediva di concentrarmi. (Ciao ereader! Ciao ewriter!)

 

COSA HO FATTO IN REALTA’

Rimanendo chiusa in casa non ho avuto molte opzioni.

 

  • Mi sono messa a fare… (rullo di tamburi) l’uncinetto. Ebbene sì, incredibile ma vero,  punto dopo punto, tutorial su youtube dopo tutorial, sono arrivata a tre quarti di una copertina per Baby.

 

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L’obiettivo è questo. Senza animaletti, naturalmente. Ma ehy, non mettiamo limiti alla Provvidenza che manca ancora un mese! (Fonte immagine: The Whoot)

 

 

  • Sono andata a qualche lezione di yoga, indossando la mascherina nel tragitto in treno e fermandomi sempre non appena mi sembrava che qualche movimento fosse troppo arduo. E’ stato interessante, ho scoperto nuove tecniche respiratorie, che speriamo mi tornino utili. Ma soprattutto è stato di conforto vedere altre balene impedite come me. (Ovviamente io sempre la più grossa tra tutte).

 

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Il tutto sempre accompagnato da una grandissima agilità.

 

 

 

IL LIETO FINE

Il sito dell’aeroporto dice che l’aereo che portava l’Orso, dopo quattordici ore di volo, è appena atterrato. Chi l’avrebbe mai detto, sono finiti questi trentasei giorni.

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