Le polemiche del mese: la mia imperdibile opinione

(Sono così lenta a scrivere che il primo titolo era “Le polemiche della settimana”).

Iniziamo l’anno con il botto: con la mia imperdibile opinione su tre fatti salienti del mese.

Lo so anch’io che non se ne sentiva il bisogno, ma sono stata costretta a stare chiusa in casa per via del fumo che si respira fuori (ho sempre detto che mi mancava la nebbia, ma insomma, non ci tenevo ad essere presa così in parola), per i 40° gradi all’ombra e per la mia condizione di soggetto a rischio. Le persone con cui scambio parole in questi giorni di isolamento forzato sono: la ragazza che fa le pulizie nel condominio, il fattorino che viene a consegnarmi la spesa, il fattorino che mi ha consegnato, istallato e fatto partire la lavatrice nuova (“Massì amore prendiamola usata, l’altra volta quella usata andava una bomba” furono le mie parole un mese e mezzo prima che la lavatrice smettesse di funzionare per sempre l’1 di gennaio. Mea culpa!), la cassiera del supermercato sotto casa (“Ti vedo più stanca del solito!” mi ha detto, tenera, stamattina e io le ho detto che ‘sta buzza che ho qua davanti pesa, eccome se pesa, ma in realtà volevo dirle: “Vedi, il fatto è che non mi sono neanche pettinata per scendere a comprare il latte“), le videochiamate e i messaggi vocali con l’Orso in Cile, la mia famiglia in Inghilterra e la famiglia dell’Orso e le mie amiche in Italia.

Di conseguenza ho un sacco di tempo libero, e così mi sono aggiornata sulle ultime polemiche.

Ecco quindi la mia imperdibile opinione su tutte quelle del mese.

 

 

Polemica numero uno

  • Meghan e Harry

Partiamo subito con la notizia bomba degli ultimi giorni.

Il fatto: Harry è il secondogenito di Carlo, futuro re d’Inghilterra. Questo sarebbe vero se la Regina d’Inghilterra, sua Maestà Elisabetta si decidesse a tirare le cuoia, ma la cosa non è avvenuta finora e Carlo se l’è già messa via da un pezzo. Chi invece ci spera è il primogenito di Carlo, William il Calvo, che per essere sicuro di diventare Re di Inghilterra ha pure sfornato tre pupetti. Tra William e i tre pupetti il povero Harry si è fatto due conti e ha capito che le chances per lui sono bassine, per non dire nulle (ma mai dire mai, guarda tua nonna, caro mio!) e ha iniziato a guardarsi in giro. Essendo belloccio e con titolo nobiliare (e sappiamo dalla storia recente che i due eventi si verificano assieme solo molto raramente, i pochi casi sono Filippo di Spagna e Carlo di Svezia, due gentiluomini con cui mi berrei volentieri sia caffè che ammazzacaffé, ma che giustamente si sono accompagnati a delle bellezze stratosferiche) ha fatto presto a trovare una che gli piacesse: si è preso un’attrice americana, molto carina. Dopo poco hanno annunciato il fidanzamento, dopo un altro po’ si sono sposati e ta-dà hanno sfornato un bimbetto pacioccone.

 

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Vogliamo ricordarti così: mentre cerchi di pensare a dove hai lasciato il fumo.

Il povero Harry pur vivendo una vita di privilegi (cioè per gli altri sono privilegi, se ci sei nato non so quanto tu li percepisca tali) attraversa però tutte le fasi del giovane adulto: metto la testa a posto, mi fidanzo, mi sposo e faccio un figlio e… poi!? Entrando appieno in crisi. Noi ci chiediamo “E mò che faccio?” quando tutte le proiezioni sociali si esauriscono, e se lo chiede pure Harry. Guarda la moglie e lei deve rispondergli (probabilmente sovrappensiero mentre si misura le caviglie per controllare che non siano cresciute) qualcosa come: “Ma sti ca**i della Corona e delle etichette, andiamocene in Canada, io ci abitavo prima e si sta benissimo” e a lui  (non si sa come) deve sembrargli una proposta ragionevole.

 

 

All’inizio dell’anno sul loro account Instagram i due pubblicano un comunicato in cui dicono: “Ce ne andiamo in Canada, vogliamo iniziare a lavorare e quindi non vogliamo più fare i reali”.

Bigfoot Evidence: If You Were Matt Moneymaker, How Would You Answer This Question?

Vieni Harry,  ti aspettiamo!

 

La notizia lascia tutti spiazzati, soprattutto la Regina che, sì, sarà pure vecchia e decrepita, ma scema non è, e pubblica pure lei un comunicato in cui dice: “Abbiamo appreso che ‘sti due pezzenti vogliono farsi una vita, ma ne devono discutere prima con noi”. La moglie di Harry, davanti al polverone scatenato gli dice: “Tesoro, è la tua famiglia e te la vedi tu” e in quattro e quattr’otto prende l’aereo e va in Canada con il figlio.

 

Anouk Aimée e Marcello Mastroianni, “La dolce vita” (Federico Fellini, 1960).

Eh, Meghan, sapessi quante volte l’abbiamo pensato pure noi…

 

Il povero Harry rimane a Londra a sorbirsi le prediche del padre, del fratello calvo e della nonna.

(E noi rimaniamo con i pop corn a pregustarci prossime stagioni di The Crown ricche di colpi di scena…)

(*) #DomenicaIn hashtag on Twitter

Il caro Claudio in prima fila.

 

Dopo pochi giorni la Regina manda a dire al mondo che ci hanno ragionato su e che se ‘sti due sciagurati non vogliono più i soldi pubblici… fair enough! Che vadano pure in Canada a giocare a schiaffetto con gli orsi polari. Ci sarà un periodo di transizione (in cui probabilmente Harry si sveglierà sudato alla mattina e guardando sgomento la moglie le chiederà “Lavorare? Ma cosa vuol dire lavorare!?”) e poi saranno liberi di  collegarsi alla app della banca tutte le mattine e guardare il conto prosciugarsi.  Bye bye!

 

 

 

La mia imperdibile opinione

Cara Meghan, io credo di capire cosa provi o cosa hai provato a frequentare e sposarti uno che ti piace e pensare che fosse una relazione “normale” come quelle dei tuoi amici o coetanei, e che la famiglia reale a cui lui apparteneva era una cosa che aveva a che fare solo con lui. Purtroppo non è così.

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Sì, lui lo sapeva già.

Anni fa, quando ho conosciuto l’Orso e mi sono innamorata e abbiamo iniziato tutto l’ambaradan della nostra storia non sapevo niente della sua famiglia. La cosa non mi importava, anzi, mi faceva quasi piacere esserne tenuta all’oscuro perché prima ero stata tre anni con uno appartenente ad una famiglia molto ingombrante. Per la quale era sacro che io (che avevo 19 anni e una grandissima – peraltro tuttora immutata- voglia di farmi i fatti miei) fossi da loro a cena tutte le sacrosante domeniche. Per uscire a cena io e lui dovevamo chiedere permessi in carta bollata, qualsiasi nostra discussione o scaramuccia da coppia veniva passata ai raggi x dal comitato giudicante composto da genitori, fratello, parenti vari etc etc. Io gli volevo bene ed ero molto giovane, quindi non sapevo bene come gestire questa presenza assidua e continua della sua famiglia, ma non mi piaceva per niente.

Il concetto di leggerezza promosso dalla famiglia del mio ex.

Quando ho iniziato ad uscire con l’Orso e poi le cose si sono fatte più serie, ad un certo punto ho pure iniziato a dubitare che fosse orfano visto che non parlava mai della sua famiglia. Dopo un paio d’anni, in cui già convivevamo, gliel’ho proprio chiesto: “Ma perché non mi presenti i tuoi?” e lì ho ricevuto la risposta che anche tu, cara Meghan, avresti dovuto sentire almeno una volta in vita tua per prepararti, ovvero: “E’ meglio che te li presenti il più tardi possibile e fidati… lo faccio per te“.

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Qui per esempio è quando suo fratello ha mostrato a suo padre il tuo profilo instagram, Meghan.

 

Con tali premesse io sono arrivata a quell’incontro tre anni dopo, a storia più che consolidata, e con le gambe che tremavano come neanche all’esame di greco all’università. E cosa ho scoperto? Che sono due persone molto carine, molto educate e molto gentili con me. Quindi non c’era niente da temere.

Con però un grandissimo “MA“:  molto tradizionali. E con “tradizionali” intendo che vivono le loro consuetudini e routine come fossero le uniche accettabili sulla faccia della Terra e pur essendo persone istruite rimangono fermi nella convinzione che il loro modo sia l’unico giusto.

 

Questo tipo di situazione so che è presente in parecchie coppie e famiglie italiane, e ogni tanto mi soffermo a pensare ai nostri papà (i papà delle persone della mia generazione, intendo), che si sono trovati davanti a cambiamenti epocali almeno cinque volte nella loro vita e hanno dovuto re-inventarsi un ruolo che da secoli rimaneva immutato. Mi fanno tenerezza.

Mi fa tenerezza mio padre che prende in braccio i miei nipotini e li fa giocare o si siede a terra con loro, perché con noi da piccoli c’era mamma e solo mamma mentre lui lavorava anche dieci o dodici ore al giorno e i ruoli erano divisi così e punto. Per lui è incredibile e straordinario vedere che mio fratello sa cambiare i pannolini o che mio cognato si porta la bimba sulla schiena imitando il cavallo per tutta la casa, perché questo non era un divertimento che lui potesse prendersi. Li capisco i papà delle vecchie generazioni e non dobbiamo fargliene una colpa, sono cresciuti con papà a cui si dava del Lei (o del Voi), che abbracciavano poco e che incutevano un certo timore. Loro sono spaesati davanti ai mutamenti della società (la donna che lavora, che possibilmente guadagna di più, la possibilità di lavorare da casa, la divisione equa dei compiti domestici etc etc) e alcuni si rifugiano in un “com’era” per sentirsi più al sicuro. Non gliene faccio una colpa, è un modo di resistere legittimo. Uno di questi è mio suocero. Ha osservato i cambiamenti sociali, li ha anche cavalcati sul lavoro e nella vita esterna, ma in casa funziona tutto come nell’Ottocento. (Parole dell’Orso, non mie).

Con questo quadro per me è stato impossibile sia abituarmi che trovare un compromesso. E’ semplicemente un modo di vivere molto distante da me e da quello a cui sono stata abituata. Di conseguenza, per quieto vivere, quando sono da loro o ci sono occasioni in cui veniamo a contatto io sorrido e sto zitta, e cerco di essere compiacente il più possibile, anche se nella testa ho mille domande. Non li detesto, eh. Anzi, gli sono riconoscente perché di sicuro l’educazione dell’Orso e il rispetto estremo per gli altri gli deriva dal modo in cui l’hanno cresciuto, quindi non li considero affatto dei mostri, anzi, l’essere così rispettoso ed educato nei confronti di chiunque, conosciuto o non, è uno dei motivi che mi ha fatto innamorare di lui (quindi: compimenti per l’ottimo lavoro, suoceri). Semplicemente per me è impossibile trovare dei punti di convergenza con loro.

 

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Questo detto esiste per un motivo… (Fonte: studentessa matta)

 

Ora, se questa è la situazione familiare che mi è stata messa davanti e io sono una figlia  del Norditalia e lui del Sud, e ho dovuto abbozzare, ma tu, cara Meghan che vieni dagli Stati Uniti e ti sposi un inglese appartenente alla Famiglia Reale Britannica, due domande non te le sei fatte? Su quello che eri disposta ad accettare e quello su cui non potevi transigere?

Perché quando sei innamorata va tutto bene e ti sembra di poter scalare le montagne con un dito, basta stare assieme, quando poi la vita quotidiana (che per quanto ricca di aiuti e tate pure voi vi svegliate alla mattina e dovete sorridere ai parenti antipatici) inizia a ingranare si scoprono gli altarini, la favola perde romanticismo e sbatti i denti contro il muro della realtà: quella famiglia è lì, c’è sempre e qualsiasi mossa, azione, parola deve essere prima approvata da loro. Nel tuo caso non puoi neanche più votare. Vedi tu che libertà c’hai.

 

Eh, già.

 

E allora prendi la via facile: “Andiamocene amore mio, andiamocene distanti, così la tua famiglia non potrà più intervenire“. Cara Meghan, a me lo vieni a dire? Che sono finita prima in Svezia e poi in Australia? Letteralmente dall’altra parte del mondo? Sappi che io ho già provato e ti posso servire uno spoiler su un vassoio d’argento: non funziona.

 

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(Non so se ti è chiara la distanza…)

 

Non si scappa dalle famiglie ingombranti.

Io pensavo che la distanza togliesse le interferenze sulla vita quotidiana e pure quelle sul resto. Il problema è che il “resto” spesso ha a che fare con te, con le tue convinzioni, con i tuoi valori o semplicemente con la tua testardaggine di non voler accettare che in altre famiglie si faccia diversamente o certi temi che per te sono banali siano invece di fondamentale importanza e rischino di offendere qualcuno. E quelli te li devi ciucciare comunque, indipendentemente dal Paese dove ti trovi e dalla distanza.

Lo so che non ci hai pensato, che non ti è sembrato importante e che forse, anzi, ti sei sentita importante e ringalluzzita dall’essere tu quella “moderna“, che portava una ventata di freschezza…

Ma sai cosa ho scoperto io, dopo dieci anni di relazione?

Che hanno ragione loro.

Avranno sempre ragione loro. E non nel senso che le loro tradizioni siano più giuste delle tue, o che abbiano una sapienza infusa di cui tu non disponi… no.

 

Mariaemma.

 

Il fatto è che tuo marito appartiene a quella storia lì, a quelle tradizioni lì, e per quanto ti ami e voglia farti contenta (“Certo amore, rinunciamo a tutti i privilegi e andiamo a lavorare!” è di sicuro una grandissima dimostrazione d’amore – o di dabbenaggine, gli unici al mondo che non devono lavorare, non vogliono!?- ) ci saranno sempre dei momenti, dei giorni, dei riti per te incomprensibili che lo faranno contento. Sei sicura di volere che lui vi rinunci?

 

always with her tea cup - Lieke van der Vorst

Sì, Orso canadese, lo so che anche lì in Canada potete offrirgli il tè delle cinque, non parlavo di quello…

 

Su Meghan si è detto di tutto e di più in questi giorni. Naturalmente la notizia ha scatenato tutti i giornali, da quelli di pettegolezzo a quelli con velleità più sociologiche a parlarne.

Si è detto che se la prendevano con lei perché è donna, perché è nera, perché è americana.

La verità è che se la prendevano con lei perché è un’intrusa.

A tutti noi è capitato di avere quell’amica o quell’amico che una volta fidanzato, inspiegabilmente, cambia.

Non si fa più vedere in giro, o se viene esce solo accompagnato, fa discorsi che non aveva mai fatto prima, ci sembra quasi che abbia anche cambiato modo di vestirsi, tipo di musica e forse pure le simpatie politiche.

Ci sembra lontano, diverso, sempre meno simile all’amico che conoscevamo prima.

E’ colpa di quella là, te lo dico io!” si inizia a malignare tra amici quando lui non c’è. Ed improvvisamente lui viene assolto da ogni colpa (in fondo lui è il nostro amico, lo conosciamo bene!), al massimo gli si imputa di essere troppo permissivo nei confronti della nuova fidanzata, mentre tutto l’astio viene riversato su di lei, colpevole di aver trasformato il nostro amico.

Il fatto è che quell’amico era già così prima.

Magari se ne vergognava, magari la pressione social del gruppo gli facevano nascondere le passioni politiche più vere o lo facevano sentire a disagio se si esponeva per quello che pensava veramente.

Le persone non sono banderuole, spesso hanno dei gusti ben precisi anche se non li dicono a noi, e cercano di accompagnarsi con chi gli assomiglia di più.

Se si sono trovati quel partner, così “diverso” da quello che noi avremmo immaginato, è che forse era proprio quello che stavano cercando, e forse è molto più simile a loro di quello che pensiamo.

 

 

 

Concludiamo con una scena che esemplifica la mia ammirazione per i ricchi e in generale le persone che non hanno bisogno di lavorare per mantenersi.

Hai da spicciare?

Da “La grande bellezza” di Sorrentino.

 

Meghan, se puoi, ripensaci. Ma sono certa che al primo piatto di tortellini con la panna che ti tira fuori Harry, mentre Archie strilla nell’altra stanza e  il bucato è ancora da tirare fuori dalla lavatrice, ci ripenserai da sola.

 

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Dai, Meghan, da me avrai sempre una pacca sulla spalla.

 

 

 

Polemica numero due

  • Le book-instagrammer/ le bookgrammer/ le promotrici dei libri via Instagram

Il fatto:

L’8 gennaio sul Giornale esce un articolo in cui si criticano le influencer che su Instagram promuovono libri fotografandoli in set ben studiati con colori ed oggetti che richiamino la copertina o il contenuto. (Qui l’articolo sul sito del Giornale).

Finished reading The Body Painter from Pepper Winters – Heini's Books and Writings

Foto così, per intenderci. Fonte: Heinisbooks

Il giornalista le sfotte definendole “carine” in modo spregiativo: questa carineria e civetteria lascia l’amaro in bocca secondo lui, perché le influencer si occupano solo di scrittrici donne e sembrano superficiali e seguire solo le mode.

L’articolo viene molto commentato sui social, e l’autore viene preso di mira ed insultato come sessista, misogino, fascista, etc. Gli si chiede se conosca qualcosa (non parlano solo di scrittrici, gli viene confutato), se si sia informato su queste “book influencers”  prima di scagliarvisi contro. Gli si recrimina di avercela con le donne, con le donne che svolgono un lavoro culturale, con la cultura in generale etc etc…

 

 

La mia imperdibile opinione: 

Prima di passare alla mia imperdibile opinione ho una domanda: tutti quelli che chiedono a Massimiliano Parente (questo è il nome del giornalista) di informarsi di quello di cui scrive, a loro volta si sono informati?

A me sembra proprio di no.

Procedo io allora: Massimiliano Parente quel pezzo l’ha scritto su un quotidiano nazionale che si chiama Il Giornale.

Ma voi che tanto avete criticato quel pezzo, lo conoscete Il Giornale? L’avete mai letto? Sapete di cosa parla, e in che tono lo fa?

Ecco, a questo mi riferisco quando chiediamo agli altri di essere sempre superinformati, attenti e sensibili e poi noi per primi non sappiamo assolutamente nulla delle polemiche a cui prendiamo parte e che ci infervorano tanto.

Dunque, io sì posso parlare del Giornale con cognizione di causa, perché fin da quando facevo le medie è entrato quotidianamente a casa dei miei genitori. Papà compra tre quotidiani al giorno: uno di destra, uno locale di centro e uno locale di sinistra. Quello di destra è Il Giornale. Da ragazzina che amava leggere io ho sempre divorato tutti i quotidiani e devo ammettere che molti spunti di musica, dell’arte (Sgarbi è da molti anni la loro firma che si occupa d’arte) e del teatro li ho scoperti grazie al Giornale, e molti film grazie alle sue recensioni. Ma scendendo più in basso nella cultura pop, fu il Giornale a spiegarmi chi era e perché fosse tanto famosa Moana Pozzi il giorno della sua morte e recentemente mi ha fatto conoscere la storia di Emily de Biase, prima baritono transgender.

Negli anni ho osservato dei cambiamenti: il formato diventava sempre più leggero e l’informazione di prima mano (quella che ti spiega cosa è successo, ti fa i grafici e ti aiuta a capire la realtà)  sempre più scarna. Finché si è arrivati al punto attuale: un giornale composto perlopiù da opinioni. Chi legge il Giornale, mi viene da pensare, è una persona che si informa altrove (televisione o altri mezzi) e che poi va a leggere il Giornale per sapere come deve pensarla.

Ma non parliamo di me, che non interessa a nessuno, ma di dati. Chi legge il Giornale?

Il Giornale viene letto da 130.000 lettori.

Ripeto: centotrentamila. E sono dati che fornisce la stessa testata per la pubblicità, quindi possiamo presumere siano reali.

Ma forse questa informazione non è del tutto trasparente se non confrontata con gli altri quotidiani nazionali. Ecco di seguito il grafico con i quotidiani più letti in Italia.

L’avete trovato il Giornale? Eh, è difficile, lo so, un aiutino: è il quartultimo.

(E invece avete visto il primo chi è? Ah già, La Gazzetta dello Sport. Immagino che gli articoli sul primo quotidiano in Italia quando trattano di donne che lavorano siano sempre onesti, attenti e scrupolosi nel reperimento delle fonti e non si lascino ad andare a commenti sessisti, non le definiscano “carine” etc etc, giusto? Beh, fatevi un giro anche solo sull’Home page di oggi per scoprire come nel quotidiano più letto in Italia non c’è nessuna donna in nessuna notizia. L’unica donna presente – e la home page è bella lunga- è Diletta Leotta con un video definito “sexy”. Ma sicuramente sarà un caso e oggi sarà una giornata storta).

Dunque stiamo parlando di una polemica nata per un articolo pubblicato nella sezione “culturale/attualità” di un quotidiano che è al quartultimo posto in Italia per lettori.

Appurato questo (e già a questo punto un qualsiasi commentatore da social dovrebbe aver perso tutto l’interesse a commentare), chi sono quei (pochi) lettori? Secondo dati forniti dallo stesso Giornale il 30% sono lettori “upper class”il 30% sono lettori “upper class” (perchè usare le parole italiane e dire di classe socioeconomica medio-alta faceva schifo, evidentemente), ovvero gente con schei, ubicati soprattutto al Nord.

E quanti anni avranno questi pochi lettori? Il Giornale non ce lo dice, ma a parte che guardandoci intorno lo capiremmo pure da soli, che gli unici con i soldi in Italia sono persone ben più vecchie di noi che passiamo la giornata a commentare articoli non letti da nessuno pubblicati da quotidiani di tiratura infima sui social (forse avranno fatto i soldi proprio perché non passavano il tempo a commentare sui social!? Chi può dirlo…)  i dati sui lettori italiani di quotidiani ci dicono che questo è il bacino.

Cucù, che sorpresona! I lettori di quotidiani in Italia sono pensionati, uomini che abitano in provincia.

Un’altra indicazione sul pubblico di riferimento ce la dà il Giornale stesso che organizza la festa dei lettori in un hotel a 4 stelle a Abano Terme.  Ora per i pochi (spero!) di voi che non sono mai stati sugli splendidi Colli Euganei, spiego cos’è Abano Terme: una cittadina termale molto piccola frequentata da turisti (russi e tedeschi in primis) la cui età media è 70 anni. Alla festa per i lettori del Giornale si propone una settimana di cure termali, allietate da tornei di burraco. Ecco, non so se adesso è più chiaro il pubblico di riferimento.

Riepiloghiamo: ci stiamo scannando su Twitter da giorni per un articolo scritto su un quotidiano letto da quattro gatti, perlopiù maschi e anziani (e con gli acciacchi).

Vi ricordo di cosa parlava l’articolo? Di ragazze che usano Instagram per fare foto alle copertine dei libri in tinta con la tovaglia, e l’autore se ne lamentava trovandolo stucchevole.

Instagram… secondo voi quanti pensionati italiani maschi residenti in provincia lo usano? E quanti sanno cos’è? E a cosa serve? E tra questi pensionati maschi residenti in provincia che conoscono Instagram, quanti leggono il Giornale?

(A onor del vero, bisogna riconoscere che lo stesso Giornale con toni molto più pacati ma sempre critici aveva già parlato del fenomeno, chiedendosi la reale portata pubblicitaria e l’introito generato solo poche settimane prima dell’infame pezzo di cui si discute).

Abbiamo messo alla gogna un uomo per aver scritto un articolo (direi piuttosto un commento) su un tema (le ragazze influencer di libri su Instagram) che non interesserà nessuno dei suoi lettori e che avrà letto giusto lui prima di mandarlo in stampa, su un giornale costituito soprattutto da commenti ed opinioni e dedicato ad un pubblico maschile e anziano.

 

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(Così per farvi un’idea, fatevi un giro sulla pagina della cultura del Giornale. Sopra i titoli ci sono dei numerini in rosso che indicano le visite. Visto quanti lettori leggono gli articoli culturali? Sì, mi sto riferendo a quegli zeri scritti in rosso in alto a destra. Mentre l’articolo che avete così tanto diffuso a suon di sbeffeggi ha ben duemila condivisioni.)

Volete ancora sapere la mia opinione sulla polemica o mi fermo qui?

(Momento di ilarità per smorzare la tensione).

 

Per un ulteriore approfondimento e un vero spirito critico sul caso, un articolo della sempre ficcante Soncini.

 

 

Polemica numero tre

  • Amadeus e “è una donna che sa stare un passo indietro”

 

Il fatto:

Amadeus condurrà il prossimo Festival di Sanremo. Alla conferenza stampa di presentazione ha introdotto le varie donne che lo accompagneranno nella conduzione nelle serate e quando ha dovuto presentare tale Sofia Novello, no, Francesca Novello, no, Francesca Sofia Novello, che è la fidanzata di Valentino Rossi mai apparsa prima in televisione, quindi sconosciuta ai più non ha detto: “Lei è la fidanzata di Valentino Rossi” ma che è molto bella e che è stata scelta anche per “la sua capacità di stare un passo indietro accanto ad un grande uomo”. Stando alla versione del giornalista musicale Dondoni, prima della conferenza Amadeus avrebbe chiesto alla ragazza come le sarebbe piaciuto essere presentata e sembra che sia stata proprio lei a suggerire quella frase.

 

Azz…

Dal momento in cui la conferenza stampa è stata sbobinata e passata in articoli quella frase è subito diventata il punto di rottura tra tutto l’universo femminile italiano e Amadeus, considerato sessista, maschilista, schiavo del patriarcato, etc etc. Le donne italiane dicono, in sostanza, che loro non stanno un passo indietro a nessuno, e se proprio devono mettere il piede da qualche parte per fare un passo, al massimo te lo mettono in testa.

Varie conduttrici e personaggi televisivi si sono espressi negativamente nei confronti di Amadeus e hanno proposto di boicottare il Festival.

L’interessata ha detto che non si è sentita affatto offesa dalla frase, anzi.

Qui un articolo del Corriere che illustra il fatto e le polemiche successive.

(Mi sono stupita che Amadeus non abbia reagito come il protagonista di una delle storie di Relatos Salvajes

Cioè così).

 

La mia imperdibile opinione: 

Come sa chi segue con assiduità questo blog (grazie, ancora mi chiedo perché visto che ci metto quindici giorni a scrivere un post e altri quindici a decidermi di pubblicarlo) io non sono una grande esperta di temi fondamentali per l’umanità.

Dell’ambiente so solo quello che ho studiato per superare l’esame di Geografia Ambientale all’università e conversando con mio cognato biologo, di informatica so meno di zero, so qualcosina di didattica ed adolescenza ma solo perché la studio da sedici anni, non so niente di make up, di creme, cremine, routine di bellezza perché sono una pigra dalla pelle inspiegabilmente sana, neanche in cucina sono in grado di dare lezioni a nessuno, perché i pochi piatti che mi vengono bene li ho perfezionati via via e secondo il gusto dei commensali (l’Orso).

Ma c’è un unico argomento in cui sono ferratissima e questo argomento è Sanremo.

Non sono bastati quattordici anni all’estero per togliermi la fissa di Sanremo, me lo guardo anche in differita, nella replica di Raiplay (purtroppo il fuso orario non mi permette di guardarlo in diretta) ma me lo guardo sempre. E purtroppo per voi, per quanto riguarda Sanremo (e annessi e connessi) ho pure una memoria di ferro. (Sì, ognuno ha le sue perversioni).

Quindi su questo tema mi permetto di essere dura e schietta.

Partiamo con la mia imperdibile opinione.

Pronti? Via!

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(Spoiler: non vi piacerà).

 

Questo Festival arriva dieci anni dopo l’ultima conduzione femminile (Antonella Clerici)  ed aveva già fatto alzare più di un sopracciglio per la scarsa parità già in fase di selezione dei cantanti.

 

Non è che Sanremo non sia mai stato condotto da donne, né che sul palco non si vedano donne, anche non “bellissime” secondo i canoni imposti dalla moda, anzi.

Sanremo è stato condotto (parlo dal 2000 in poi) dalla Carrà, dalla Ventura e dalla Clerici. Solo negli ultimi anni a co-condurre sono salite personalità televisive o artiste come Emma, Arisa, Littizzetto, Virginia Raffaele, Maria de Filippi, Cortellesi, è stata spesso ospite Geppi Cucciari… tutte bravissime e pure belle, ma non certo la bellezza di una modella. (Intendo naturalmente che una modella deve essere bella per professione, per quanto mi riguarda chi sale sul palco dell’Ariston potrebbe essere bella/o come il fondo di un secchio).

Mi sembra allora insensato dire che a Sanremo non si può andare a meno che non si sia una bellissima modella, nello stesso festival di quest’anno ci sono anche professioniste diverse dalle modelle come conduttrici e giornaliste, quindi è fuori luogo la polemica sul fatto che “noi donne non siamo solo belle”.

Passiamo ora alla polemica vera e propria: quella del “passo indietro”.

Benvenute giù dal pero!!!

 

Come va? Vi siete fatte male cadendo per terra?

Io rimango davvero scioccata davanti alla capacità di persone che considero intelligenti e istruite di sorprendersi e fare polemica su cose del tutto normali nella vita reale.

Io non so che vite conduciate voi, che passate la giornata sui social accodandovi all’ultima polemica ancora calda per far vedere (a chi poi? Ai quattro gatti che vi seguono?) che siete moderne, aperte e rivoluzionare. (Le femministe da cancelletto o le cancellettiste le definisce la Soncini e come spesso riesce a dipingere la situazione con un’unica pennellata).

Magari voi vi trovate in coppie in cui entrambi fate esattamente lo stesso identico lavoro, vi svegliate esattamente alla stessa ora tutti e due, avete lo stesso orario e tornate a casa in sincrono. A fine mese prendete al centesimo lo stesso stipendio. E allora sì, in quel caso sì, lo capisco che vi stupisca la frase “stare un passo indietro all’altro”. Perché voi fate le stesse cose e nella vostra coppia non ci sono differenze.

Ma se provate ad alzare gli occhi dalla vostra quotidianità (e in ogni caso mi permetto di essere perplessa e credere che non ce ne siano molte di coppie come quella appena descritta),  vi renderete conto che è pieno di coppie in giro in cui uno dei due ha un lavoro con più responsabilità dell’altro, con orari più flessibili e spesso più espandibili, preoccupazioni più grandi, trasferte, a cui spesso corrisponde uno stipendio più alto.

Certo, nel mondo in cui siamo spesso questo lavoro “più importante” ce l’ha l’uomo, ma conosco almeno quattro coppie molto vicine a me in cui il lavoro “più prestigioso” e che porta più soldi a casa ce l’ha lei.

E allora cosa si fa in una coppia del genere? Quando hai un partner che sta fuori casa per tantissimo tempo e quando torna non ha il tempo di respirare perché deve pensare alla prossima presentazione, riunione o viaggio? In generale, nel mondo reale, non in quello delle favole, se ci sono dei figli (e anche se non ci sono ma si vuole trovare il modo di stare assieme il poco tempo lasciato libero dal lavoro decentemente) la persona con il lavoro meno “importante” sceglie di stare a casa di più, di occuparsi anche delle incombenze domestiche, di ridurre il tempo al lavoro passando ad un lavoro part time o da remoto o addirittura smettendo di lavorare.

Lo so che nel vostro magico mondo fatato non è previsto che una persona liberamente decida di stare a casa o nell’ombra di un altro che ha un lavoro importante, perché secondo voi essere femministe vuol dire che una donna deve fare esattamente quello che volete voi, ovvero deve essere manager di una multinazionale, ma non può essere a casa perché così può gestire meglio la famiglia. No, quello non è contemplato perché nella vita avere l’abbonamento mensile a Netflix, Sky, Amazon Prime, farsi portare gli involtini primavera da Deliveroo o JustEat e avere la donna delle pulizie il martedì e il giovedì sono spese e conquiste sociali assolutamente necessarie per la vostra crescita di donne indipendenti e libere, mentre scegliere di voler passare del tempo accanto al partner e ai figli è un gesto esecrabile da donne delle caverne.

E allora sì, se vivete in quel mondo favoloso, certo, capisco che una ragazza che sta assieme ad un campione mondiale che è continuamente in viaggio perché ha un gran premio ogni due settimane secondo voi dovrebbe solo fare anche lei la pilota e girare il mondo ogni due settimane, in luoghi opposti a quelli del compagno, e vederlo ogni tre mesi all’aeroporto. Perché se decide di seguirlo e non farsi notare è una lavandaia che va a lavare i panni al fiume con la cenere e deve essere assolutamente liberata da noi, fronte delle donne moderne e femministe.

Perché è importante che le donne non facciano quello che vogliano, e che non si autodefiniscano come vogliono loro (lei stessa ha detto ad Amadeus di essere presentata come una che non ha sfruttato il compagno per farsi pubblicità e che le piace stare un passo indietro, e a polemica infuriata, ha pure aggiunto che non era affatto offesa) , no, per noi l’importante è che si definiscano come piace a noi.

 

Ma non vi sentite neanche un po’ ridicole?

Questo intanto per mettere in chiaro come la penso, ma poi c’è anche un altro punto che mi fa chiedere: ma la gente ci fa o ci è?

 

Sembra che non abbiate mai acceso la televisione negli ultimi trent’anni (ah giusto, voi siete così moderni che la televisione non ce l’avete, avete Apple Tv) e non sappiate che la persona che ha continguità con un personaggio famoso crea curiosità.

Ah no? Non lo sapevate? Veramente?

Secondo voi Alessandro Gassman e Beppe Fiorello se non avessero avuto quel cognome,  quel padre e quel fratello avrebbero fatto la stessa carriera?

E precisamente per quali meriti artistici e atletici ce li ricordiamo De Martino e Bettarini? Non erano i migliori nelle loro professioni, che forse ora nessuno saprebbe rammentare, ma di sicuro sapete dire a chi stanno/ stavano assieme.

 

I programmi televisivi sono pieni di figli di, sorelle di, fratelli di, mogli di. Abbiamo pure avuto un Festival condotto dai “figli di”.

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Il Sanremo dei “figli di”, 1989. Se a guardare come sono conciati sembra siano passati millenni, basta pensare che quell’anno vinse la categoria “Emergenti” una sconosciuta Paola Turci. (Foto da Bubinoblog)

E perché succede questo? Perché siamo un popolo di raccomandati? Sì, forse anche, ma soprattutto perché la persona che abita, vive, conosce bene un personaggio famoso crea curiosità e quella curiosità si trasferisce in spettatori e quel numero di spettatori permette di vendere pubblicità e quindi fare soldi.

 

Una delle grandi paladine di questa ultima ondata di sdegno è stata Michelle Hunziker. Bene, fatemi prendere fiato per la risata che sto per fare.

Io che non ricordo cosa ho mangiato a pranzo ma ricordo tutti i Sanremi presenti e passati ricordo benissimo che Pippo Baudo la invitò al suo fianco al Sanremo 2007 soprattutto per fare quel siparietto pietoso alla fine dell’esibizione dell’ospite Eros Ramazzotti, suo ex marito (ma all’epoca nessuno dei due era già ri – sposato). E perché c’era bisogno di fare quella scenetta? Perché la gente era curiosa di vedere due ex sul palco che si vogliono ancora bene e chissà, magari si rimettono assieme.

 

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La scenetta in cui Baudo chiede perché non si rimettono assieme. Sanremo 2007.

 

La stessa Hunziker, anni prima, iniziò la sua carriera in televisione non per comprovati meriti artistici ma per essere conosciuta per essere prima la fidanzata di Predolin e poi la moglie di Ramazzotti. La gente guardava i  suoi programmi per curiosità, per sapere chi era questa che si era sposata Ramazzotti.

La morale femminista sul fatto che noi donne ce la dobbiamo fare da sole e che non siamo “un passo indietro” a nessuno per piacere me la venga a fare qualcun altra.

 

Pochi anni fa, quando fu Morandi a condurre il Festival chiamò al suo fianco due ragazze che non avevano grandi esperienze di conduzione: Belen e Elisabetta Canalis. Le chiamò perché? Ricordo benissimo che i giornali all’epoca scrivevano che si sperava molto che in platea sarebbero stati seduti i famosi fidanzati: Corona e George Clooney. Perché tutto questo? Perché la curiosità di vederli lì avrebbe alzato lo share e quindi, infine, portato più successo al programma.

 

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La Canalis a Sanremo 2012. Questa foto è solo per ricordare: uno) quanto è bella la Canalis; e due) a Sanremo gli stilisti fanno a gara per vestire le donne sul palco e qui stiamo parlando di Versace e Pucci, che di sicuro addosso a lei fanno un figurone (e quindi portano più soldi ai marchi di moda).

 

E vabbè, mi sembra di sentirvi: ma è stato tantissimo tempo fa! Adesso siamo emancipate. Sì? Sì? Beh, la partecipazione di Rocio Comesischiamas la moglie di Raoul Bova è risalente a soli cinque anni fa. E questo secondo me non dice assolutamente nulla sullo stato delle lotte femminili in Italia. Semplicemente dice che ci sono certi meccanismi televisivi che creano curiosità e che gli spettatori abboccano sempre.

 

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Sanremo 2015

 

Se sarà sempre così? No, non credo. Se lo chiedete a me io sogno un Sanremo condotto da Fabri Fibra e Dolcenera, che arrivano sul palco mezzi sconvolti e vanno a insaccarsi (in veneto meridionale significa ubriacarsi) al Dopofestival condotto da Rovazzi, Carolina Crescentini e Cesare Cremonini che affetta salame e suona. In giuria Alessandro Haber, Daniele Silvestri, Cristina Donà e Cristina D’avena. Come ospiti vedrei bene Manuel Agnelli che ad un certo punto sbrocca e spacca una chitarra sul palco e un’altra sera Anna Oxa che sbrocca perché vogliono farla duettare con Gianna Nannini, e anche lei e se ne va a metà esibizione. Sì, fatemi sognare.

 

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Sì, Ama, lo so, sono ancora offesa perché non mi hai chiamato alla direzione artistica.

 

Un giorno, spero vicino, avremo più donne alla conduzione del Festival, più donne “brutte” ma soprattutto non mortificheremo noi stesse incavolandoci per una frase maldestra detta presentando un programma televisivo.

Dai, siamo davvero meglio di così.

Conoscete donne dirigenti, con lavori importanti, da orari non fissi, con grosse responsabilità? Bene, chiedete loro cosa ne pensano della polemica del “passo indietro” e vi guarderanno come marziani, rispondendo con “Eh!?”. Il fatto è che là fuori nel mondo in cui le donne sono veramente emancipate, una frase detta ad una conferenza stampa  di un programma musicale televisivo non cambia di una virgola il ruolo della donna. Ridimensionatevi.

 

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Come va? Fatte male cadendo dal pero? (Da Youtube)

 

E per concludere, una frase che va bene sia per la polemica su Meghan (Oh no, poverina, ce l’hanno con lei perché è una donna), per quella sulle bookgrammers (Oh no, poverine, ce l’hanno con loro perché sono donne che volgono lavori “culturali”) e per quella su Sanremo (Oh no, poverina, ce l’hanno con lei perché è una donna che vuole stare “un passo indietro”).

Paulo Coelho - 06.01.16

Il mondo cambia con il tuo esempio, non con la tua opinione. (Sì, vale anche per la mia).

 

Naturalmente non ho finito con le polemiche, ne ho almeno un altro paio in serbo, ma visto che a scrivere questo post ci ho messo venti giorni, per stavolta mi fermo qui.

 

 

Ps: Ma come è possibile che io che sono qui in Australia all’ottavo mese di gravidanza non abbia fatto un post parlando degli incendi, dei canguri che muoiono, dei pompieri che perdono la vita, del fumo irrespirabile che non fa uscire, dei casi confermati della nuova epidemia cinese, del marito in trasferta per trentasei giorni in un Paese infiammato dalla rivolta civile? Come è possibile che mi sia occupata in questo post solo di frivolezze?

Ecco, appunto.

 

11 pensieri su “Le polemiche del mese: la mia imperdibile opinione

  1. Isa ha detto:

    Anche se sono d’accordo su quello che dici sulla questione Amadeus, non è che è stata presa di contropiede mentre faceva compere… poteva prepararsi una risposta. E comunque ha parlato un altro (Amadeus) con il doppio dei suoi anni e che avrebbe dovuto capire che non era una cosa molto carina da dire.

    Cioè, ti offrono un ruolo molto al di sopra della tua carriera, il palco di San Remo, e tu pensi di presentare come tua massima qualità professionale che sai farti da parte nella vita privata? Almeno fai lo sforzo di inventarti qualcosa, anziché dire “sono qui per soddisfare il voyeurismo italico di vedere chi si tromba Valentino Rossi”.

    Ho capito che è gnocca, ma qualcuno le scriva i dialoghi!

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  2. Isa ha detto:

    Ho riletto il mio commento e ho notato che, accorciandolo, non è chiaro chi non sia stato preso in contropiede: la signorina fidanzata di Valentino Rossi. Poteva dire ad Amadeus “ci penso e ti dico” e consultarsi con il suo agente, anziché dire la prima cosa che le passava per la testa. Alla fine Amadeus ha preso il fuoco nemico, e lei non ha fatto una migliore figura dicendo di avere chiesto di essere descritta così… una defaillance su tutti i versanti.

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    • virginiamanda ha detto:

      Ciao Isa e grazie per i commenti. Io sono d’accordo con te, bastava dire “ho scelto una bellissima modella e influencer” perché – per fortuna o purtroppo – quello è il lavoro della malcapitata. E andava pure bene, per quanto avvilente, perché a Sanremo le case di moda si fanno vetrina e mettere una che fa la modella ad indossare gli abiti li valorizza di sicuro di più di una con un fisico comune. Ma il fatto è che lei è stata scelta non perché faccia la modella, né l’influencer, ma proprio perché sta con Valentino Rossi. A questo punto, dirlo platealmente mi sembra la scelta perlomeno più sincera: non so chi sia, non l’ho mai vista prima, non so perché me l’abbiano appioppata, l’unica cosa che so è che sta con Valentino Rossi.

      Ma siccome nella sua testa voleva fare il galante, per dire questa semplicissima frase ha fatto il panegirico del “passo indietro” e, come dici tu, è finita per essere una figuraccia per tutti e due.

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  3. lisecharmel ha detto:

    Dico la inutile mia sugli argomenti:
    1. Io invece credo che M&H abbiano fatto bene. Lei lavorava anche prima, tornerà a recitare. Lui farà il mantenuto. Non sarà né il primo né l’ultimo. Sono andati via di casa, non è che hanno tagliato i ponti. Ma almeno sono liberi. Il che a me non sembra poco.
    2. Il bacino di utenza secondo me non dovrebbe dare il diritto di dire le peggio cose perché tanto quelli che le ascoltano sono poche. Fondamentalmente le bookstagrammer sono accusate di insipienza perché mostrano i libri in modo accattivante. Ehi? Buongiorno! Instagram è nato per proporre qualsiasi cosa in modo accattivante. Poi ti possono sembrare insipienti i contenuti, posto che te li sia andati a leggere. Ma dire “hanno successo perché sono carine” è essere lui insipiente (perdona la sintassi ardita). Dove sta scritto che una ragazza carina, che fa foto carine, non ne capisca di libri? Anche se lo stai scrivendo sulla fanzine dell’ufficio, che viene usata principalmente per fermare i tavoli quando ballano, è avallabile? Posso fare spallucce perché tanto chi legge, posto che lo legga, è solo un vecchio bavoso coi soldi? Oppure posso dire: “ma che razza di opinione da troglodita stai esprimendo?” Anche Altaforte non la conosceva nessuno quando è andata al Salone, ma è stato giusto estrometterla, benché probabilmente vendesse solo 14 copie dei suoi discutibili libri. Poi sono d’accordo che aggredire in maniera personale l’autore dell’articolo è meschino: si critica un contenuto, non l’autore in modo personale.
    3. non mi scandalizza il fatto che sia scelta una perché è la fidanzata di e nemmeno che si dica che è stata scelta perché è bella. Trovo però irritante che si dica “è stata scelta per salire sul palco di Sanremo PERCHE’ sa stare un passo indietro”. Come se questa fosse una qualità auspicabile su quello stesso palco. Come se questa fosse una qualità auspicabile nelle donne sempre. E’ questo che ha dato fastidio, che il messaggio sottostante fosse: le donne DEVONO stare un passo indietro, così possono essere preferite.

    Perdona il pippone. Come stai? Baci

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    • virginiamanda ha detto:

      Ciao, che bello vederti da queste parti!
      1) Io invece dubito che ora siano più “liberi”. Come tutte le persone famose finiranno paparazzate ad ogni angolo ma questa volta senza più la protezione della Casa Reale. Secondo me non ci hanno guadagnato.
      2) Sì, è vero quello che dici tu: il bacino di utenza non ti dà il diritto di dire porcherie. Quello che io volevo sottolineare è che il quotidiano più letto in Italia è la Gazzetta che ogni giorno fa finta che le donne non esistano e se esistono sono delle criminali con cui bisogna averla a morte (Wanda Nara), o delle belle statuine messe lì per eccitare (Diletta Leotta) o delle improvvisate che ci provano a giocare un po’ agli sport degli uomini ma non è che ce la facciano tanto (calciatrici etc). Ecco, l’indignazione per come viene presentata la donna nel giornale più letto d’Italia non c’è.
      E’ la proporzione che mi fa riflettere: certo che il fatto ti leggano in quattro gatti non ti dà il diritto di scrivere schifezze, ma rimane che quelle schifezze le leggono in quattro gatti.
      Poi, ridimensioniamoci: il giornalista del Giornale ha scritto un’opinione su un giornale composto soprattutto da opinioni. Un giornale di destra reazionaria diretto a pensionati di provincia. Perché ci scandalizziamo tanto se esce un’opinione reazionaria da vecchio provinciale su un giornale reazionario indirizzato a vecchi provinciali?
      Non lo sto giustificando, ma credo che sia necessario anche vedere il contesto.
      Se un tuo amico ti insulta mentre giocate a briscola perché sono tre mani che vinci tu, non è la stessa cosa dello stesso tuo amico che piomba nel mezzo di una discussione tra te e la tua famiglia e ti dice lo stesso identico insulto. Sì, le parole sono importanti, ma non hanno sempre lo stesso valore.
      Come dici tu, inoltre, anche io trovo meschino prendersela personalmente con l’autore e non con il pezzo che ha scritto.
      Si critica l’articolo, non la persona. Soprattutto quando l’intento è quello di tracciare una linea netta tra “noi” che ragioniamo e siamo pacati, e “loro” che sono di destra e sragionano e se la prendono con le persone invece che con il loro lavoro.
      Io qui sopra ho scritto tantissimi post e alcuni scritti veramente male. Ma per fortuna io non sono quei post e mi dispiacerebbe molto che qualcuno mi considerasse una zoticona o venisse ad insultarmi dopo aver letto un post non particolarmente riuscito.
      Andando ad analizzare veramente il pezzo che ha scritto Parente, io trovo che sia un pezzo scritto MALE, dal punto di vista giornalistico.
      Per vari motivi: perché non ha fatto un’analisi delle fonti, non ha intervistato le ragazze che voleva criticare, anzi, ha riportato dei virgolettati da altre interviste di altri giornali, senza nemmeno citarli, e, cosa se possibile ancora più grave, ha imbastito tutta una critica (sono donne e si spalleggiano tra loro parlando solo di donne) partendo da un assunto falso: perché appunto non parlano solo di donne.
      Infine, è un pezzo che critica un fenomeno (e sia chiaro che lui o chiunque altro è liberissimo di criticarlo) senza spiegarlo bene. Un persona (come immagino il lettore medio del Giornale) che non ha dimestichezza con Instagram, non capisce niente di quell’articolo.
      Voleva essere un articolo ironico di costume, e non risulta né ironico (chi sorride leggendolo?) né di costume (non spiega il fenomeno di cui parla).
      E’ un pezzo sbagliato sotto più fronti, e chi l’ha approvato non ha meno responsabilità di lui.
      Solo un mese prima, sullo stesso Giornale, era apparso un altro pezzo, scritto però da un altro autore, sullo stesso fenomeno dei book-influencer. Era più pacato, spiegava meglio (in modo che anche uno che non si fosse mai loggato su Instagram potesse capire) e articolava in modo più sensato la critica. La sostanza era: se le case editrici invitano i bookgrammer alle fiere e gli assegnano un posto privilegiato, noi giornalisti culturali che ci stiamo a fare? E se è vero che fanno girare l’economia dell’editoria, è possibile sapere a quanto ammonta l’introito?
      Ecco, io quel pezzo, pur trattandosi sempre di un articolo uscito per quattro gatti anziani, provinciali e di destra, l’ho apprezzato molto di più.
      Detto questo, io mi chiedo: non sarà spropositata l’indignazione che ne è seguita? E sì, secondo me è importante anche capire dove è stato pubblicato quel pezzo.
      Ho l’impressione che ce la prendiamo con il Giornale e i suoi giornalisti perché scrivono le opinioni che il loro bacino d’utenza vuole sentire (o che credono che il loro bacino d’utenza voglia sentire), e siamo sempre sul chi va là, e poi però lasciamo correre infinite mancanze di rispetto dai giornali che sono veramente letti dagli italiani (Gazzetta, Corriere, Repubblica).
      3) Sì, ho capito quello che dici. Non credo fosse quello il senso della frase, anche perché nella stessa presentazione e allo stesso tavolo c’era la Clerici, che non è mai stata un passo indietro a nessuno e che se vuole fa pure più ascolti di Amadeus… quindi non credo proprio il messaggio fosse “Se stai un passo indietro vieni scelta a Sanremo”.
      Quello che c’era nella testa di Amadeus lo sa solo lui ma secondo me in quel momento era: “Devo far capire che è qui perché è la fidanzata di Valentino Rossi ma non lo posso dire e devo trovare il modo carino di dirlo”. Sbagliando completamente frase, contesto, allusione.
      Fermo restando che per me potevano fare a meno di invitarla (se io o chiunque altro in Italia ha curiosità sulla fidanzata di Valentino Rossi, basta una ricerca su Google, non serve darle quarantamila euro perché appaia sul palco di Sanremo). Su quel palco però abbiamo visto di peggio (Rocco Papaleo ubriaco, Virginia Raffaele che imitando la Fracci palpeggiava il di dietro di Gabriel Garko, Pippo Baudo che faceva il finto tonto per far dire parolacce in diretta ad Anna Falchi, la “famiglia vera” con milioni di figli invitata da Carlo Conti, storie strappalacrime, Ligabue che entra con una chitarra enorme di cartone, la Gerini che fa finta di suonare, la Puccini che faceva l’impossessata da Oriana Fallaci…).
      Detto questo, per me pure se lo presentasse Topo Gigio lo guarderei. E Amadeus lo considero praticamente allo stesso livello (e di conseguenza non mi aspettavo risposte tanto meglio).
      Bene, spero che con questa lunghezza di commento tu ti senta più a tuo agio a postare pipponi :).

      Per quanto riguarda me, sto bene, per quanto si possa stare bene quando ci sono 41 gradi all’ombra e tu giri con una panza enorme e pesantissima. Però i medici dicono che stiamo bene tutte e due e tra pochi giorni arriva l’Orso! Olé! Tu come stai?

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      • lisecharmel ha detto:

        Forza forza, ci sei quasi! Io sto benone, ho solo un bisogno disperato di viaggiare e non posso, ma non mi sembra un problema grave.
        per rispondere alle tue risposte (amo i tuoi pipponi e solo i tuoi, bada bene):
        2. Ok, adesso mi è più chiaro e sono d’accordo con te. Lo dicevo ieri non mi ricordo più a chi, che per quanto possa essere competente la Leotta, è lì solo perché è bona, caratteristica non richiesta a molti suoi colleghi uomini (che a volte ne capiscono ben meno di lei), il che è avvilente, non per le donne, ma per l’intero pianeta
        3. Ma io non dicevo di non guardarlo eh! 😉 A me personalmente non interessa chi lo presenta, perché come tu lo guardi comunque, io non lo guardo comunque, perciò va benissimo la fidanzata di VR come valletta di Amadeus. Solo, stavo pensando stamattina: ma se vuoi stare un passo indietro… ma vai a presentare il festival canoro più famoso d’Italia? sarò all’antica, ma per me “un passo indietro” non è esattamente questo 😀

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  4. gynepraio ha detto:

    Nella polemica de Il giornale, che per me è carta da culo per boomer fascistoidi con tutto il rispetto per tuo padre, non menzioni il terribile livello di piccatezza e sfiga che molti giornalisti culturali provano nei confronti dei blogger che li hanno clamorosamente affossati nello svolgimento del loro lavoro perché sono oggettivamente più bravi pur non essendo iscritti a un albo che consente di prendere i treni gratuitamente. Parente è un mediocre giornalista di provincia, e come tale patisce drammaticamente la sua posizione di debolezza: il suo non era un articolo provocatorio, era un articolo risentito e per questo ha tutto il mio disprezzo.

    Quanto a Sanremo, io certo non mi sono scandalizzata per la pietosa risposta, in linea con la miseria culturale di Amadeus nonché, evidentemente, della compagna di Rossi. Il tema è che se vai a una conferenza stampa del programma TV che assorbe più fondi pubblici in assoluto (=soldi miei), non puoi buttare a cazzo le risposte e dimenticarti che non siamo più nel 2010, o 2000, o 1990.
    Dici a quella pletora di autori che lavorano con te e per te di buttarti già una risposta politically correct (non dev’essere una posizione rivoluzionaria o femminista, bada bene: basta che sia ragionevole ed espressa decentemente) che non faccia incarognire nessuna categoria sensibile, la impari pappagallescamente a memoria e la reciti, punto, perché quello è il tuo lavoro visto che sei conduttore e portavoce di questo programma televisivo. Se tu e i tuoi autori non siete in grado di fare neanche questo, fai altro.

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    • virginiamanda ha detto:

      Ciao Gynepraio e grazie per essere passata.
      Ho alcune precisazioni da fare:
      – Non so se hai mai letto il Giornale (io stessa se non mi fosse capitato in casa forse non l’avrei mai sfogliato) ma non è una carta buona per essere usata come carta igienica.
      – E’ il Giornale, non la Verità o Libero, per quanto della stessa area politica. Gli inserti culturali del Giornale che ho avuto modo di leggere negli anni erano ben curati e spesso mi hanno fornito spunti che non avrei avuto altrimenti.
      – Il Giornale, come ho scritto nel post, entra in casa dei miei assieme ad altri due quotidiani: uno di centro e uno di centro-sinistra.
      – Io non sono una che si offende facilmente, e soprattutto per le cose scritte sul blog, ma la frase “Il giornale, che per me è carta da culo per boomer fascistoidi con tutto il rispetto per tuo padre” c’è qualcosa che non torna: o hai tutto il rispetto per mio padre o lo consideri uno che si legge carta da culo per boomer fascistoidi, non trovo che le due cose possano coesistere. Ribadisco che non sono affatto offesa e che mio padre non legge il blog.
      – Sei sicura che il secondo e il terzo quotidiano più letti d’Italia non siano diretti a boomer?

      Finito con le precisazioni, passiamo nel merito del tuo commento.
      Sull’articolo di Parente: anche io come te credo ci sia tutta una categoria di giornalisti (a dire la verità, varie categorie, e non solo di giornalisti) che non riescono a capacitarsi di come funzionino le nuove professioni digitali. Credo che le temano e che non riescano ad adeguarsi. Penso che per questo le screditino.
      Nel caso di Parente, io credo che il suo pezzo sia un pezzo scritto male, come scrivevo sopra a Lise, perché gli mancano alcuni passaggi fondamentali di un pezzo giornalistico anche se d’opinione (fonti, interviste di prima mano, spiegazione del fenomeno che si vuole deridere, anche solo semplice conoscenza del fenomeno). Lui come giornalista non lo conosco, davvero questo era il primo pezzo che leggevo di lui, non posso perciò dire come te che lo disprezzo perché non lo conosco e non posso basarmi su un articolo per disprezzare qualcuno.
      Detto questo, io credo che il lavoro del critico letterario sia un lavoro serio, a cui si arriva con anni di studio, fatica e che porta inevitabilmente a farsi dei nemici perché il vero critico sa anche stroncare.
      Questo non lo vedo fatto da nessun blogger, sono purtroppo più pessimista di te in questo campo perché non credo che là fuori ci sia una miriade di blogger che sa parlare con più competenza dei giornalisti culturali.
      Che alcuni di loro, soprattutto i più scarsi, si vedano insidiare il ruolo dai blogger o dalle instagrammer, e ne soffrano sì, certo, sono d’accordissimo con te.

      Su Sanremo: ma magari fossimo ancora nel 2010! Ci sarebbe quell’edizione fantastica con la Clerici che scende la scalinata inguainata in una tutina nera in pelle mentre sul palco dell’Ariston c’è Bob Sinclair alla consolle! Che scena iconica, io quasi quasi me lo riguardo quel Sanremo, per me magistrale: con i musicisti che buttano gli spartiti per aria alla lettura dei vincitori, le polemiche su Emanuele Filiberto e noi da casa che perculavamo in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
      Detto questo, un po’ di storia: Sanremo è una manifestazione nata per fare pubblicità. Furono i produttori di fiori a organizzare quella kermesse canora per promuoversi. (Ma tu queste cose le saprai meglio di me!) Negli anni i fiori sono diminuiti ma la portata pubblicitaria è rimasta la stessa: le case di moda si contendono gli abiti da mostrare, i cantanti sanno che hanno una vetrina impagabile, gli attori e i registi fanno a gara per salire su quel palco e sponsorizzare il loro ultimo film… insomma a Sanremo tutti si fanno pubblicità perché è rimasto, nonostante i social e i servizi di intrattenimento a pagamento, l’unico evento televisivo che catalizza l’attenzione di almeno dieci milioni di telespettatori.
      Questo significa che sì, è pagato dai contribuenti, come sottolinei tu, ma in grandissima parte è pagato dagli inserzionisti.
      Ciò detto, Amadeus non ha molte colpe, come dici tu, “conoscendolo” come conduttore non ci aspettavamo risposte più elaborate. La vera domanda è: chi l’ha messo lì? Fatico a credere che chi ha scelto la Carrà e Panariello (due festival molto diversi e molto criticati ma con una qualità di canzoni e contributi eccelsa) abbia potuto scegliere Amadeus. Capisco la politica dell’ “uomo-azienda” ma forse si poteva trovare di meglio, o affiancarlo a qualcuno più moderno.
      I suoi autori dovevano scrivergli una frase da dire per evitare figuracce? Sì, anch’io come te penso che tutti quegli autori che lavorano a Sanremo dovrebbero pur servire a qualcosa.
      La domanda che mi pongo è: “E’ veramente possibile fare o dire qualcosa nella conferenza stampa di un evento che sarà visto da dieci milioni di telespettatori senza fare neanche una gaffe nel 2020?” Ecco, io credo di no. La frase che tu ti auguri che non urti nessuna categoria, purtroppo credo non sia ancora stata inventata. Inoltre la nostra mania di attaccarci a qualsiasi cosa per fare la polemica del giorno sui social non aiuta.

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      • gynepraio ha detto:

        Immagino tuo padre compri il Giornale per avere una visione più rotonda delle cose, ciò non toglie che promulghi e promuova quasi quotidianamente contenuti, titoli, toni, immagini di natura destroide, utilizzando la vetrina per eccellenza cioè la prima pagina. Non significa che gli altri quotidiani non siano per boomer, ma almeno non boomer fascisti.
        Quanto all’utilizzo di una perifrasi intelligente in sostituzione di quel balbettio di Amadeus, ti rimando a questo post scritto da Alice Basso (spero che il link funzioni e che abbia il profilo pubblico)

        Chissà magari a Sanremo potrebbero chiamare come autrici le giovani scrittrici con un passato da blogger e la gavetta nel mondo dell’editoria come Alice Basso, invece dei vecchi tromboni democristiani? Sempre se questo non scomoda quello sfigato di Parente, s’intende.
        Nonostante non abbia alcun interessa a difendere la categoria professionale, ti assicuro che non è affatto vero che nella categoria dei book blogger non ci siano persone dotate di spessore, cultura e coraggio di esporsi per stroncare un libro non apprezzato (ti cito ad esempio “I libri di melma” della booktuber Ylenia Zodiaco, interamente dedicate ai romanzi che non ha amato). È un’autodisciplina analoga a quelle che ho scelto io, che consiste nel non criticare apertamente i prodotti culturali ciò che non amo, limitandomi a non dargli visibilità sui miei canali (o a rispondere solo nel caso di domande dirette).
        Tra l’altro la maggior parte dei blogger non sono pagati per scrivere sui propri canali e quindi è ragionevole che non vogliano esporsi o prestare il fianco a polveroni. Se mi pagassero per la mia opinione, stai tranquilla che direi qualsiasi cosa e su qualsiasi mezzo.

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  5. fughetta ha detto:

    Ahahahah, amazing! Ho imparato un sacco di cose di cui non sapevo quasi nulla
    Sono abbastanza d’accordo con i commenti di cui sopra.
    L’uscita di Amadeus era infelice e, appunto, in un paese moderno del 2020, in conferenza stampa, quel linguaggio si evita. “Ma ci sono cose più serie per cui protestare” mi è stato detto. Verissimo. Ma come ho detto ai miei amici mentre ci litigavo in differita, non è che siccome ci sono quelli che ammazzano la moglie a coltellate, allora io di fronte a quello che mi palpa in metro devo far finta di niente e anzi prenderla come un complimento perché tutto sommato le palpatine ci sono sempre state.
    Quanto a Harry & Meghan, non so come sia stata presentata la faccenda all’estero (in ogni paese le storie hanno un taglio leggermente diverso) ma per come la vedo io da qui, il problema non è tanto l’ingombrante famiglia di lui, quanto la costante aggressione razzista a mezzo stampa nei confronti di lei. Cosa per cui settimane fa il principe Harry ha dichiarato che farà causa ai tabloid. E la faccenda ha aperto un dibattito sul razzismo in UK, specie perché arriva poche settimane dopo che Stormzy ha dichiarato in un’intervista che “Is Britain racist? Yes, 100%” ed è stato tutto un apriti cielo (a proposito di gente che cade dal pero).

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    • virginiamanda ha detto:

      Ciao Fughetta, è sempre bello quando passi da queste parti!
      Sì, l’uscita di Amadeus era infelice. Secondo me gliel’hanno piazzata lì e gli hanno detto: tieniti questa che è la fidanzata di VR, e lui non potendolo dire pubblicamente ha pensato bene di far capire il concetto usando quella frase. Avrebbe fatto più bella figura a dire: “E’ la fidanzata di VR” oppure “E’ una modella di intimo e speriamo di vederla in mutande!” ma forse le polemiche sarebbero state ancora peggio. Tu dici che nel 2020 in un Paese moderno un certo linguaggio va evitato. Io sono d’accordo ma mi chiedo: perché SOLO il linguaggio? Quello che vedo accadere da tempo è che ci si è resi conto che certe cose non si possono più dire (e allora, non si dicono più) però si continuano a fare. Non dovremmo forse smettere di farle prima di chiedere di non descriverle?
      Ecco, io penso che oggi come oggi non ci sia bisogno di una modella alla prima esperienza di conduzione sul palco di Sanremo. Ci sono donne molto belle che sanno anche condurre, e quelle si potrebbero chiamare per soddisfare sia l’aspetto della conduzione che quello del portamento (visto che è inutile che ce lo neghiamo, le case di moda a Sanremo si fanno pubblicità e vogliono esserci).
      Sì, anche io credo che ci siano cose più importanti per cui protestare, ma soprattutto credo che questa continua polemica di sottofondo poi svilisca le vere lotte per le donne. Rimane pur sempre una conferenza stampa di un programma televisivo che va in onda quattro giorni all’anno.
      Se davvero vogliamo combattere per un ruolo meno di contorno della donna in televisione, chiediamo a Fazio perché tiene Filippa a fare la statuina e la interrompe e le finisce le frasi? Chiediamogli anche perché sente il bisogno di fare lo svenevole ogni volta che arriva un’ospite donna? Chiediamogli perché la percentuale delle donne intervistate è di gran lunga inferiore a quella degli uomini? Chiediamo a Insinna perché ci sono le ballerine all’Eredità, programma che funzionerebbe benissimo senza? Chiediamo a Fiorello perché invita sul palco JAx e Nina Zilli e poi duetta solo con JAx?
      Ecco, questo è il sessismo che entra tutti i giorni nelle nostre case, anche nei programmi “culturali”, o di “sinistra” e noi non ci offendiamo.
      Sul discorso delle aggressioni io credo sia un po’ diverso: un’aggressione fisica non va mai tollerata, neanche “perché esistono violenze peggiori”. (E credo sia più grave una palpatina in metro di una frase infelice detta in conferenza stampa).
      Su Harry e Meghan qui in Australia ho sentito pareri (seguo ABCnews principalmente) che manifestavano preoccupazione: per Archie soprattutto, che dovrà vedere poco il nonno e i cuginetti. Come sai, qui si sentono ancora figli della Corona Britannica (pur continuando a ricevere sguardi di disprezzo da essa) e seguono tutte le vicende reali come se gli capitassero in casa. Non ho sentito commenti relativi all’origine afroamericana di Meghan e onestamente mi farebbero ridere.
      Io ho la carnagione di Heidi il tuo nido è sui monti, ma se prendo il sole due giorni sono molto più nera di Meghan.
      Sul razzismo e gente che cade dal pero però volevo scriverci un post! (Era una delle polemiche, ma già mi ero dilungata abbastanza su queste).
      Ti abbraccio! ❤

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