Ne vedremo delle belle

Non volevo chiudere il 2019 con un post di lagna come l’ultimo. Perché in realtà quest’anno mi ha dato molti più momenti di gioia, sorpresa, soddisfazione e pace che di tristezza.

Avevo preparato un post in cui spiegavo per benino i libri letti, i posti visitati, le emozioni salienti provate e le soddisfazioni ma ormai qui mancano solo ventidue minuti alla mezzanotte e non riuscirò a pubblicarlo, pazienza.

Fuori si sentono le sirene, le raffiche di vento che sbattono contro le vetrate. Ogni tanto arrivano gli schiamazzi dei vicini intenti a fare la versione australiana della scena di San Silvestro dell’Amica Geniale. Io sono chiusa in casa (a schiattare di caldo) perché fuori c’è troppo fumo e perché mi cala la palpebra ogni venti minuti: non sarei stata di gran compagnia. E poi i fuochi li ho già visti un’altra volta, non ne sento la necessità.

Ma di imprimere le cose belle sì, quello sì.

Il 2019 si è aperto a casa dei miei suoceri, posto dove io mi sento a disagio 24 ore su 24, e non per loro, poverini, che invece mi trattano sempre bene ma perché mi sento costantemente osservata. Da quelle parti mi vedono così poco che le poche volte che capita ci tengono a farmi interrogatori continui e incalzanti e io ne esco sfinita. Questa volta mi era persino venuta la gastrite parlando con uno zio, da quanto insisteva a farmi domande a cui non volevo rispondere, portandomi esempi dubbi (“Mio nipote è già di ruolo e non capisco perché tu no”).  A mezzanotte stavamo guardando Amadeus in tv e pochi minuti prima della mezzanotte ha fatto intonare a Ranieri “Rose rosse” e quello se l’è presa così comoda che ha sbarellato l’inizio del conto alla rovescia, tanto che quell’altro è dovuto intervenire e interromperlo perché sennò si entrava nel nuovo anno senza il rituale dieci, nove, otto, sette… insomma, tra il luogo in cui mi trovavo e la tv direi che si è trattato di un disastro completo.

Il mese prima io e l’Orso avevamo avuto un litigio così duro e aspro che ancora ci trascinavamo i cocci e i pianti. Ho resistito senza combattere sul campo, ma in trincea. Non ho fatto strategie, piani, né ho pensato a soluzioni. Ho solo deciso, senza nessuna logica apparente, che quello era il mio posto e lì dovevo stare. Che avevo promesso nella gioia e nel dolore e se c’era del dolore da ingurgitare me lo sarei bevuta tutto. Non ho fatto grandi elucubrazioni mentali, sono stata lì. Punto.

E la cosa bella è che pure lui non ha fatto grandi elucubrazioni mentali ma è rimasto lì, punto. Dopo due mesi lunghissimi in cui non abbiamo mai mollato, nonostante le parole che ci eravamo detti e le distanze (il 2019 è iniziato con me in Spagna per due mesi e lui in Thailandia per uno) . Ci siamo rivisti a Barcellona e… sembravamo due adolescenti alla prima cotta. Ci siamo chiariti, abbracciati, ritrovati nei gesti, negli sguardi, negli incavi delle braccia.

Io nel frattempo ho studiato, mi sono rimessa in gioco in un mondo che non era più il mio da tanto tempo: sia per lo studio accademico, che avevo chiuso in un cassetto da ben sette anni, sia per il Paese, la Spagna, che avevo salutato sbattendo i piedi ben dieci anni prima.

Poi è arrivato marzo, e con marzo il Cile, un Paese che desideravo visitare da anni. Abbiamo avuto il lusso di ben dieci giorni assieme, e lì per la prima volta dopo dieci anni da quando ci siamo incontrati e presentati, nei nostri discorsi è uscita la parola “figlio”. Abbiamo visitato Valparaiso con i suoi murales, siamo stati alle Termas Colina in mezzo alle Ande a guardare le stelle avvolti dal calore delle acque termali.

Poi è arrivato aprile e con aprile è arrivata Londra. Ci siamo visti poco, ma abbiamo fatto i turisti tutte le volte. In quei due mesi di vita londinese ho imparato tanto, mi sono sentita trattata alla pari, anche se ero la tirocinante, presa in considerazione, da adulta e da professionista. Ho scritto la tesi febbrilmente, ho consultato mille articoli, ho discusso la tesi in inglese, mi hanno proclamata in spagnolo, ho bevuto parecchie tequile e… sono rimasta incinta.

Nei mesi successivi sono passata dallo shock all’incredulità, dalla sorpresa al pianto, dallo stupore alla consapevolezza, fino a scoprire che tutta la pigrizia di cui avevo permeato la mia esistenza facendomene vanto poteva essere scacciata in mezzo secondo da un essere umano che neanche conoscevo. Io, che non ho mai fatto sport, che sfottevo i maniaci delle diete e i patiti dello yoga, mi ritrovo a svegliarmi presto, infilarmi le scarpe sportive, fare mezz’ora di passeggiata, srotolare il tappetino e fare le posizioni prescritte.

E’ stato un anno pieno zeppo di emozioni, non sapevo che si potesse piangere di gioia e di paura assieme, non sapevo di avere scelto al mio fianco una persona così comprensiva, non sapevo si potesse resistere al crepacuore della lontananza e delle notizie di colpi di stato e rivolte civili proprio mentre lui si trovava là. Non sapevo di avere questa forza ma forse veramente non ce l’ho mai avuta, mi è stata mandata nel momento in cui ne avevo più bisogno. Non sapevo si potesse mantenere la lucidità davanti ai medici che increspano le labbra e scuotono la testa, davanti alle notizie Ansa che recitano “Santiago a ferro e fuoco, stabilito coprifuoco”, davanti al telefono quando dall’altro lato del mondo non ti rispondono e il sito della Farnesina dice “Non muovetevi e non andate all’aeroporto che tanto i voli non partono”. Non immaginavo che sarei riuscita a sopravvivere a tutto questo, e invece eccomi qua: con una bambina dentro il pancione, il sorriso e la mezzanotte passata.

Caro 2019, sei stato un anno pieno di desideri realizzati, di posti magnifici dalle Bardenas Reales a Dubrovnick, da Hamilton Island a Venezia a Santiago, da Pamplona a Doha, passando per i miei quartieri del cuore Santo Spirito e Barceloneta, mi hai fatto trascorrere tanto tempo con le persone che amo di più al mondo, con mia sorella, con mio fratello, con i miei genitori, con i miei nipotini, con la mia migliore amica. Mi hai fatto vedere due delle mie più care amiche all’altare (e mi hai fatto pure commuovere) e due delle lineette più temute diventare dei bei “più”.  Mi hai fatto pure vedere un sacco di medici e di ospedali, ma te lo concedo, era tutto a fin di bene.

Eccomi qua caro 2020. I fuochi alla fine li ho visti lo stesso, dalla finestra di casa mia. E l’Orso ha interrotto una riunione nel Paese dove si trova a 14 ore di fuso orario da me per fare il conto alla rovescia assieme.

Caro 2019, sei stato molto buono con me, con noi.

Caro 2020, ne vedremo delle belle.

Auguri a tutti!

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8 pensieri su “Ne vedremo delle belle

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