La prenotazione per il tuo prossimo volo è… ma quale volo?

E’ andata così, mentre guardavo la casella di posta mi è uscita questa nuova mail di Easyjet che diceva “La tua prenotazione è 98492HY*: scopri cosa puoi prenotare in anticipo per il tuo prossimo volo” e io ho avuto un attimo di smarrimento e mi sono chiesta: “Volo!? Ma quale volo? Ma che volo ho con l’Easyjet?”

Per poi ricordarmi che effettivamente ho un volo venerdì prossimo (tra otto giorni, non tra otto mesi).

E questo penso che riassuma bene il mio stato d’animo attuale.

Ho un volo venerdì sera per l’Italia, perché devo partecipare ad un matrimonio sabato. Domenica ho un volo per l’Australia, atterro martedì.

Dopodiché il 13 ho il volo di ritorno in Italia, atterro i 14.

E il 15 ho il volo per la Spagna.

Il 16 e il 17 ho lezione e il 20 un esame.

Se tutto va bene in quei giorni ho pure la discussione della tesi.

Il 21 c’è la proclamazione ufficiale, con discorso del rettore, della madrina, della pianta di rosmarino del giardino della facoltà (ieri ci hanno mandato il programma e dura tre ore e mezza, quindi immagino che pure il rosmarino abbia diritto di parola) e aperitivo offerto (e ci mancava, con tutto quello che mi sei costato, caro master, caaaaaro master…).

Poi il 22 torniamo in Italia e ci rimaniamo due settimane.

Sì, non troppe, perché sia mai che facciamo una vita troppo stabile e regolare.

E poi partiamo per il Cile, dove rimaniamo per cinque settimane.

Ok.

E questo è quello che so al momento, perché del doman non v’è certezza e io sono già esausta.

Sono così stanca che quando prendo la metro al mattino, quella mezz’ora che ci passo mi sembra rilassante. Lo prendo come un momento per me stessa.

La gente va a farsi fare i massaggi, la manicure, va a fare yoga in spiaggia. Io prendo la metro con la gente puzzolente che ti schiaccia alle sette e quaranta del mattino e lo considero un momento di pace.

Poi uno dice che con l’età non si abbassano le aspettative.

Abito in una casa con un neonato, una bimba di due anni, i genitori e mia madre.

Ogni mattina mi sveglio alle sei e mezza perché alle otto e mezza devo firmare all’entrata della scuola dove sto facendo il tirocinio.

“Ma noooo” mi aveva assicurato ridendo la coordinatrice del master “durante il tirocinio non devi insegnare, il tuo ruolo è quello di osservare”.

La cippalippa della tua bisnonna ho osservato, cara la mia coordinatrice perché dal giorno uno mi hanno messo in mano due classi con relativa programmazione e compiti da preparare e correggere. “Sì beh, noi ti avremmo fatto osservare e basta, ma visto che hai già esperienza…” mi hanno detto.

E uno dice “Meglio, no? Così non ti annoi.”

Ma io volevo annoiarmi. Volevo proprio annoiarmi a guardare gli altri che lavorano. So di essere molto portata per il compito.

E invece no. A lavorare come un’asina per otto ore al giorno e poi tornare in una casa con due infanti urlanti a… far che? A riposare? A preparare i compiti? A guardare il cielo? Ad annusare l’aria?

Macché!

A scrivere la tesi!

Sì, perché la vita non è già abbastanza complicata di suo, no?

E mentre sono qui, a Londra, a lavorare (non retribuita, ci terrei a sottolinearlo, i miei avi veneti si stanno tutti rivoltando sulla tomba) e a scrivere la tesi tra un pannolino, un rigurgito e una nanna, dov’è la luce dei miei occhi?

L’uomo che ho sposato che mi sostiene e supporta in ogni momento difficile della mia vita?

 

 

 

In Australia.

E con questo ho finito questo sgangherato post e torno alla mia analisi qualitativa.

(Andate a votare).

 

 

*Ho schiacciato dei tasti a caso naturalmente

 

 

 

*

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7 pensieri su “La prenotazione per il tuo prossimo volo è… ma quale volo?

  1. Cecilia ha detto:

    Io ti leggo da tanto tempo ma non commento mai… secondo me è arrivato il tempo di mettere radici… scegli un posto da chiamare casa e rendilo tale… non si possono avere varie case (australia, italia, spagna…), la casa è una sola, come il cuore…

    Piace a 1 persona

    • virginiamanda ha detto:

      Cara Cecilia, hai colto proprio nel segno!
      A me piacerebbe avere un posticino da chiamare “casa” anche solo mentalmente per considerarlo come rifugio.
      Ma quest’anno avendo io il master in Spagna e mio marito lavoro tra Cile e Australia non è stato proprio possibile (ed economicamente sarebbe stato un salasso mantenere una casa dove per almeno sei mesi non abitava nessuno).
      Speriamo che si avveri quello che dici tu.
      Un abbraccio, e commenta più spesso!

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