A sanremo si diventa tutti più buoni

Nell’attesa che prima o poi la Rai si renda conto di avere in casa la commentatrice più esperta e preparata (io!) e si decida a pagarmi il biglietto in prima fila (tanto ormai la poltrona di Giletti è rimasta libera e la Parietti in questo periodo è impegnata pure lei) , eccomi come tutti gli anni qui: in prima fila davanti allo streaming.

Quando arriva il periodo di Sanremo io divento più buona, più dolce, più accondiscendente. La famiglia è avvertita e non chiama. Nessuno osa disturbare, se c’è un’emergenza (e che emergenze dovrebbero mai esserci durante Sanremo?) mandano messaggi durante la pubblicità.

E perché divento più buona?

Per vari motivi:

  • Sono una nostalgica. E non c’è niente che trasudi più nostalgia di un programma televisivo sempre uguale a se stesso che si ripete con la stessa identica liturgia tutti gli anni (le canzoni, lo stacchetto ballato, i conduttori emozionati, l’ospite che canta/duetta/fa qualcosa di insolito, il pezzo comico che cerca di prendere in giro la realtà politica). Sanremo è fatto della stessa sostanza di cui è fatta la pasta all’aglio e al crottin che mi preparo ogni volta che mi manca mia sorella, è fatto della stessa sostanza del video della mia nipotina che si inventa le parole di Via dei matti, è fatto dello stesso materiale di cui si compone il telefono che mi ostino a non voler cambiare, è fatto della stessa sostanza delle litigate a sfondo politico che faccio via Skype con mamma e papà.

 

  • Sono una romanticona. E le canzoni sanremesi sono spesso racconti di struggimenti, di gente che si lascia e non sa perché, di gente che si innamora e vorrebbe ma poi.

 

  • Sono una ca**ona. Provo sempre ad adottare un approccio perfezionista e pignolo alla vita, ma a metà, o a tre quarti mi stufo, e mando in vacca tutto. E pure Sanremo è così. Ci mettono mesi per strutturarlo, per scrivere i testi, per selezionare le canzoni e gli ospiti. Eppure ogni anno vien fuori una robaccia fatta di canzoni stonate, di testi malriusciti, di ospitate raffazzonate all’ultimo momento.

 

  • Sono un’adolescente (dentro). E a Sanremo tutti gli anni si presentano pezzi della mia adolescenza, in versione sempre lusinghiera. Per loro, che si conservano benissimo, non per me.

 

  • Mi piacciono le canzoni da cantare sotto la doccia o mentre cucino. Quelle da cantare a squarciagola con gli amici dopo un paio di caraffe di Tequila Sunrise, o in macchina mentre l’Orso guida.  E a Sanremo le ugole volano.

Quindi ecco, per tutti questi motivi e per mille altri: here I am Sanremo.

Potrei fare delle pagelle, ma a Sanremo divento più buona.

Pericolosamente più buona.

Cioè: ho visto la Tatangelo ieri sera e ho pensato di voler bene pure a lei (dai, poverina, si è appena separata).

Dunque: pagelle siano, ma sono la versione più di manica larga che abbia mai prodotto (nessun mio studente ha mai avuto accesso a cotanta manica larga, per dire).

 

Sanremo, i look della prima serata

I presentatori.

Baglioni: volo 4. (Per fortuna che sono di manica larga) Non pervenuto. Si nota che non c’ha voglia e che è lì solo per rispetto.

Virginia: voto 5 (media del voto 4 della prima serata e 6 della seconda). Si salva con il numero dell’Opera, veramente ben riuscito. Un po’ intimidita o imbarazzata. Ho l’impressione che le abbiano detto di limitarsi.

Bisio: 9 (media con il voto del mio cuore che è centoundici e effettivo rendimento: quattro). Mi aspetto sempre tantissimo da Bisio perché è uno che sul palco ci sa stare, sa cosa dire, sa quando dirlo, si fa scrivere i testi dalla gente brava (Serra). E allora perché quest’aria da funerale? Anche per lui ho l’impressione che gli sia stato imposto di limitarsi. Nella seconda serata si è sciolto un po’, e nel Dopofestival ancora di più. Ti voglio bene Claudio, non deludermi.

 

Sanremo, i look della prima serata: Paola Turci, semplicemente perfetta

Paoletta, non voglio ripetermi, ma io da grande voglio diventare come te. Con i tailleur che stanno come  a te, con lo sguardo che hai tu, con l’intensità che hai tu e pure con la tua scollatura. Voto alla canzone: 8, ma non vincerà.

 

 

Sanremo, i look della prima serata: Patty Pravo, l’acconciatura fa discutere

Patti Pravo: per il rispetto che ti porto, per la gioia di condividere la provenienza, per l’amore che provo per il tuo sconfinato e mai banale repertorio, è meglio se non commento.  Credo fosse un omaggio al 6 febbraio: giorno ufficialmente riconosciuto come nascita di Bob Marley. (Il tipetto che ti accompagna, poi, lasciamo perdere).

 

 

Sanremo, i look della prima serata: Giorgia eterea in Dior

Giorgia: 10 +.

Pezzi della mia adolescenza che mi arrivano in faccia a 400 all’ora e io che me li prendo tutti. Ti voglio bene da quando cantavi “E mangio troppa cioccolata” ed è aumentato come fossi una di famiglia dopo il lutto di Baroni. Te vojo ben.

 

 

Sanremo, i look della prima serata: Arisa in total white

Arisa: 7.

Bravissima e canzone perfetta sia per Sanremo, che da cantare senza ritegno alcuno sotto la doccia. Io però da te, con quella voce, voglio gli struggimenti amorosi, voglio una nuova Anna Oxa. Non le robe alla Mina, che per quelle già c’abbiamo gli spot della Tim.

 

 

Sanremo, i look della prima serata: Anna Tatangelo

Anna: 6,5

L’ho detto, quando è arrivata ho voluto bene anche a lei. Canzone d’amore, finalmente! E basta con sti testi impegnati!

E poi al Dopofestival, quando lei e Achille Lauro hanno intonato Ragazza di periferia mi è scoppiato il cuore dall’amore. Solo per quella miniesibizione voto quarantacinque.

 

 

 

Sanremo, i look della prima serata: Loredana Bertè rock, ma non troppo

Berté: 7

Si presenta con il colore di capelli di una mia amica (Lori, sei stata in zona Padova a farti i capelli?) e una canzone allegra e strafottente. Di per sé niente di che, ma il fatto che lei ci creda fa automaticamente crederci pure noi. Twitter si concentra sulle sue gambe. Meritorio, ma solo perché Twitter non ha mai visto me quando sistemo questo cotechino del mio corpo in apposite calze affusolate e corpetto e divento un angelo di Victoria Secret (un angelo caduto dal cieloooooooooo ecco cosa seiiiiiiiii, seee dai, vabbé, ci siamo capiti).

 

 

Sanremo, i look della seconda serata: Marco Mengoni incanta

Mengoni: 110 e lode. E bacio accademico.

Arriva con quel fare così, da uno che chiede permesso e non vuole disturbare. E poi tira fuori l’Essenziale, unica canzone capace di far commuovere me e l’Orso nello stesso momento nella nostra cucina in Svezia la sera dell’Eurovision, vergognandoci come ladri subito dopo. Per me anche se dopo cantava il Coccodrillo come fa, avrebbe avuto tutta la mia approvazione e commozione. Ma dopo ha cantato Battisti, e lì è stato peggio di un fiume in piena. Per non parlare del fatto che subito dopo si è esibito Ghemon. E ho perso ogni traccia di dignità rimastami.

 

 

Dopofestival.

Conduttori: 5 (10 allo spacciatore della Foglietta, che è sempre su di giri). Ma un 10 lo meritano tutto per aver prodotto quella perla di bellezza che è Ghemon che canta Anna verrà.

(Fosse anche l’unica cosa che vedete di questo festival, vi prego di cliccare lì sopra e portarvi a casa un minuto e mezzo di infinito).

 

 

renga-11

Franceschino Renga: 7

La canzone? E chi se la ricorda.

Io di Francé ricordo solo Aaaaaangelòòò prenditi cura di leeeeeeeeeeeeei, assieme a Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeèèèèèèèè la tua bellezzaaaaaaaaaaaaééééééé. Per me può anche rimanere muto a fissare la telecamera, e ha già vinto.  Ma soprattutto ha già incintato mezza platea. Ambra, io non lo so cosa ci sia stato tra voi due, lo sapete solo voi, ma porca vacca, come hai fatto a passare ad Allegri, io non lo so. (Renga si presenta nella sezione: quelli che mi incintano since 1998).

 

 

nino d'angelo livio cori-2

Porca miseria, Nino, con tutta la fatica che ho fatto a farmi accettare in società dopo aver ammesso a me stessa e al mondo intero che “Senza giacca e cravatta” era un capolavoro e tu ti presenti con sta robaccia? Non ti voglio neanche dare il voto, per rispetto a tutta la tua carriera.

 

 

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Federica Carta e Shade.

Voto: 6,5.

Sorpresa sorpresa: sconosciuti che mi piacciono. Lui tiene in piedi tutto il pezzo. Lei mi verrebbe voglia di coccolarla, di portarla a bere, di farle conoscere gente.

 

 

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Nek urla più volte “Mi farò trovare pronto!” e da casa un coro si alza unanime: “Dove!?” di donne già con le chiavi della macchina in mano. La canzone non è niente di che (niente a che vedere con “Fatti avanti amore” di un paio di Sanremi fa, ma porque vache, caro Nek, che te dobbiamo dì che tu già non sappia?) Voto 7.

(Anche Nek gareggia nell’ambita sezione: quelli che mi incintano since 1998).

 

 

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Motta: 6.

Non lo conoscevo, non ho mai sentito una sua canzone. Devo ammettere che non ho ascoltato con attenzione neanche questa. Ma la Crescentini dice di votarlo e che è bravissimo (nonostante la camicia balcanica). Mi sembra abbastanza.

 

 

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Daniele Silvestri con Rancore: 10.

Possibile vincitore del festival. La vittoria gli è stata scippata più volte e “Salirò” rimane l’inno del mio primo viaggio in Spagna, nonché la colonna sonora di alcune delle mia amicizie più solide. “Il mio nemico non ha divisa”, “L’autostrada”, “Occhi da orientale”, “Le cose che abbiamo in comune” e mille altre sono colpi al cuore di un fragile ecosistema interno. Io a Daniele Silvestri vorrò sempre bene. Non credo questa sia una canzone più meritevole di altre che ha portato a Sanremo, ma credo che vada premiato.

(Iperattività, scuola, noncuranza dei genitori e degli insegnanti sono temi importanti, certo, non andrebbero trattati in tre minuti di canzone, ma tant’è).

(Anche Silvestri gareggia nella sezione: quelli che mi incintano since 1998).

 

 

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Achille Lauro: 8,5.

Possibile secondo o terzo posto del festival. L’ho conosciuto con Pechino Express e mi era rimasto impresso. Quando mille volte hanno provato a spiegarmi cosa significhi la “cazzimma” napoletana non c’ho mai capito niente. Ho visto lui e ho capito. La cazzimma è proprio quella cosa lì. Quell’essere bravi nel non prendersi sul serio e comunque portare a casa il risultato. E poi quando toglie la maschera da omino di mondo, lascia intravedere una delicata tenerezza.

 

 

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Negrita: 6.

Canzone del genere Negrita, testo che va ascoltato, meno stupido e superficiale di quello che potrebbe sembrare al primo ascolto. Non posso perdonare la rima bene/vene che già appariva in una delle canzoni che più ho adorato “Hemingway” (Può anche non piacerti il mondo, o forse a lui non piaci te, ma questa è tutta un’altra storia…). Ma i Negrita sono tizzoni ardenti di adolescenza che mi vengono sparati addosso, e io non voglio fare niente per schivarli. Vi voglio bene.

(Anche Pau concorre nella sezione: quelli che mi incintano since 1998).

 

 

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Ghemon: 9

Possibile terzo posto dell’Ariston.

A Ghemon si vuole bene per motivi familiari (era un sodale dell’Orso). Ma oltre a questo (come se fosse poco), la canzone è toccante e mi graffia il cuore ogni volta. E’ l’unica che mi è rimasta in testa (nodi in gola come il trucco che cola).

 

 

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Ex Otago: 6.

Li ho visti per la prima volta. Cioè, ho finalmente associato delle facce al nome del gruppo. Canzone dimenticabile, loro bravi. Il calzino bianco a vista evitabile.

 

 

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Mahmood: 7

Canzone divertente, (sì, lo so, è più seria di quello che sembra) che potrebbe piazzarsi terza, se quel posto non fosse già stato preso da Arisa. Vedremo.

 

Tutti gli altri, se non li ho nominati c’è un motivo.

Gli unici che meritano di essere menzionati (ma non ho trovato foto) sono Pio e Amedeo. In un Festival con il freno a mano tirato, hanno fatto un pezzo comico riuscito, che ridicolizzava il lavoro nero e il razzismo. Le poche volte che li ho visti non mi erano proprio piaciuti. (Immagino c’entri anche una questione territoriale, a me fa ridere Balasso e magari da Ferrara in giù non garba a nessuno). E invece li ho trovati azzeccati ed irreverenti il giusto.

Bene, la mia scorta di bontà è ancora intatta, e sarà così fino a domenica.

Buon Sanremo a tutti!

 

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4 pensieri su “A sanremo si diventa tutti più buoni

  1. romolo giacani ha detto:

    Io non vedo San Remo. Anche se non posso escludere che lui veda me, visto che sto seduto sul divano davanti alla tv, con il kindle in mano. In ogni caso non mi è piaciuto quasi nessuno, salverei per amori trascorsi Paola Turci e i Negrita. Anzi, forse la canzone di questi ultimi diciamo che mi è piaciuta

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  2. batchiara1 ha detto:

    Non mi trovi su Achille Lauro, che non conosco ma che qui mi è sembrato un Vasco che sta cercando di farcela trent’anni dopo. Invece sul resto direi sì anche se tristemente vincerà il Volo, con Berté e Ultimo a podio.

    Piace a 1 persona

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