Da dove cominciare?

(Informazione per la lettura: munirsi di aggeggio sonoro a pressione, tipo il pulsante che si usa nei giochi da tavolo per avvertire che il tempo è scaduto e fa un rumore tipo beeeng! E premerlo ogni volta che c’è scritto: beeeeng!)
Ci ho messo tanto a scrivere questo post, e i motivi sono parecchi:
– dai, lo scrivo quando sono certa di quello che succederà (beeeng! Non esiste la certezza neanche delle azioni di oggi, figuriamoci in quelle di domani)

 
– Ma poi se scrivo sul blog, quei quattro o cinque che leggono e mi conoscono si offendono per non averglielo detto prima di persona (beeeng! Siamo nell’epoca della permalosità permanente, la gente si offende comunque, e più di mille volte al giorno. Anzi, doppio beeeeng! perché se uno dovesse stare attento a non offendere la suscettibilità altrui ogni volta che apre bocca staremmo tutti in silenzio. E sì, lo so che il mondo sarebbe un posto migliore, ma non me la sento di fare da capofila, sono troppo timida).
– Ma avrà ancora senso aggiornare il blog con gli eventi personali? ( Beeeng! Ho aperto il blog per tenere traccia della mia vita, per non dimenticarmi le sensazioni e i pensieri di un determinato momento e per misurare la mia crescita. È pubblico e non privato, perché mi piace sapere l’impressione che dà quello che scrivo a chi non mi conosce. I commenti di questi anni si sono tradotti in spunti di riflessione che dalla mia bolla non erano arrivati.)

 

– ha ancora senso avere un blog personale al giorno d’oggi (qui niente beeeng! , perché la risposta non l’ho ancora trovata.  In tempi di instabilità economica e insicurezza contrattuale uno si ritrova a lavorare sempre. Non ci sono più orari fissi da dedicare al luogo di lavoro, che riescano a delimitare e definire tutto quello che non ne fa parte come “hobby”. Forse nei primi anni duemila questo esisteva ancora e quindi i blog potevano essere puri passatempi.

Ma oggi?  Oggi,  lavorando in un modo così frammentato,  senza veri e propri luoghi – il primo che sento magnificare il lavoro da remoto vince trenta minuti di filippica a voce di cosa significhi vivere CON una persona che lavora da remoto [mai orari,  mai vere e proprie ferie, mai una linea netta da tempo da dedicare a sè,  agli affetti o al lavoro]- come ci si può permettere il lusso di scrivere sul web senza guadagnarci qualcosa? Io me lo voglio ancora concedere questo lusso,  ma faccio sempre più fatica a trovare persone che lo comprendano. Forse sto sbagliando).

 

Quindi, andiamo in ordine.

 

Proviamo a dipanare la matassa degli ultimi avvenimenti.

 

E dove dipanarla se non qui?  In una spiaggia deserta di Vanuatu,  all’ombra dell’albero di cocco,  a due giorni dal mio ultimo giorno di lavoro?

Dunque.

Sì, è successo qualcosa.

 

Ho preso coscienza, di una serie di cose.

Una di queste è: non ci si può lamentare sempre, o perlomeno, non delle stesse cose.

Se c’è qualcosa che si ripete vuol dire che dobbiamo cambiarla.

Io mi sono resa conto di alterarmi sempre per gli stessi motivi: sono insofferente alle persone incompetenti che fanno finta (o si credono) capaci.

Siccome non posso eliminarle dal pianeta, ho avuto un’illuminazione.

Ma perché sono anni che mi lamento di avere a che fare con gente incompetente? Perché faccio sempre gli stessi discorsi sul lavoro? Perché mi frustrano sempre le stesse cose?

E ho capito il perché.

Perché lavoro in ambienti che attirano persone incompetenti.

La colpa non è loro. Se li assumono, va bene così, problemi dell’azienda, eventualmente, ma non loro.

In un mondo giusto, anche gli incompetenti e gli imbecilli hanno diritto ad avere un impiego che gli garantisca di sostentare la propria famiglia.

La mia domanda è: perché devono proprio venire a lavorare con me?

E ho capito: non sono loro a sbagliare a lavorare con me, ma sono io a sbagliare a lavorare con loro.

Evidentemente, ho sempre lavorato in posti dove le persone non erano stimolate a dare il massimo e ad acquisire le competenze che questo lavoro richiederebbe.

Quindi giovedì è stato il mio ultimo giorno di lavoro.

Sono stata sommersa da dimostrazioni di affetto:  bellissimi mazzi di fiori, cioccolatini, bottiglie di vino e inviti a cena. Tutti mi hanno detto di essere dispiaciuti ma tutti mi hanno anche detto: “Fai bene!”.

 

E così, sabato scorso scrivevo l’ultimo post in preda alla stessa ansia di prestazione della pentola a pressione poco prima del fischio: sentendo l’urgenza di raccontare, di dire che ci sono, che mi stanno succedendo delle cose, che le cose stanno cambiando.

 

Questa nuova consapevolezza è forse solo un abbaglio (chissà!), ma è ora di fare scelte anche per me.

Con questa nuova idea in mente sono tornata carica di positività e di voglia di ritorno dall’Italia a luglio. La situazione al lavoro (che, lo devo pur ammettere, solo pochi mesi fa mi sembrava perfetta, cucitami addosso per le mie esigenze e capacità, ma soprattutto per il mio desiderio di voler volare basso per un po’, di non sforzarmi troppo,  di avere più tempo personale) ha iniziato ad andarmi stretta: è come se mi si fossero allargate le pupille, ho iniziato a vedere cose che non mi piacevano.

Ne elenco alcune, giusto per ricordarmene in futuro:

  • la spersonalizzazione: mail o ramanzine collettivr per un errore di una persona sola. Quando bastava prendere quella persona e parlarci a quattr’occhi. Oppure complimenti collettivi quando il risultato lo ha portato a casa una persona sola.

 

  • limiti alle risorse: è ovvio che tutti hanno dei tetti di spesa entro cui stare. Ma impedire ai dipendenti di usare i materiali che servono per lavorare è solo controproducente.

 

  • il pettegolezzo: peggiora in clima, non c’è niente da fare.

 

  • due pesi e due misure:  ci sono vari modi di fare il capo. Molti confondono l’autorevolezza (ti dico di fare questo dall’alto dei miei risultati ottenuti facendolo) con l’arroganza (ti dico di fare così perché sì/ perché io può). Ma se si è in un’azienda di cinquecento dipendenti essere arrogante e far sì che cinque si licenzino non è un gran danno, farlo in un’azienda di 5 persone, di più.

 

  • le relazioni più che professionali: avere un buon clima anche fuori dal lavoro dicono che sia una gran cosa. Magari però non esageriamo e per non esagerare intendo: non fatevi beccare.

 

Messe insieme tutte queste nuove (o forse semplicemente non me ne ero mai voluta accorgere) variabili mi sono detta: “Ma chi me lo fa fare? ”

Presa la decisione, l’ho comunicata alla capa (“Effettivamente ho sempre pensato che tu fossi sprecata qui” mi ha risposto e ancora devo capire se mi inorgoglisce o mi deprime,  questa sua consapevolezza) e ai clienti,  che hanno reagito con regali e lacrime.

(A quanto pare,  la gente mi vuole più bene di quanto non me ne voglia io).

E ho compilato la domanda di ammissione per un master che rimandavo da troppo tempo.

Perché se voglio smettere di lavorare con incompetenti,  devo mettermi in condizione di lavorare con i più bravi: formandomi.

 

Come si cambia, eh?

 

Solo tre anni fa mi ci è voluto un anno intero per presentare domanda di ammissione al master londinese, ho tenuto la scheda aperta sul browser per mesi.  Tentennando tutti i giorni: sì,  dai,  adesso compilo,  adesso faccio,  ma no,  ci penso domani,  ma no dai,  magari è scritto male,  meglio se me lo faccio correggere da qualcuno.

Un anno.

 

Stavolta, ripetendomi “basta fiocchetti” ho preparato la domanda e inviata nel giro di un fine settimana.

48 ore.

Quante volte ho rimandato per paura che quello che avevo scritto non andasse bene? La tesi, la domanda di borsa all’estero,  la seconda tesi,  le domande  di lavoro?

 

Mò basta.

 

Io questa sono: non è infiocchettando la realtà con un curriculum dal template più figo che avrò più risultati positivi.

 

Domanda inviata,  qualche settimana di attesa e la risposta: ¡Admitida!

 

Emozionata,  ho iniziato ad organizzare i prossimi spostamenti: qualche settimana in Spagna a seguire dei corsi in aula, poi in Italia ad abbracciare i miei cari e i nipotini, poi a fine ottobre in Cina dall’Orso.

Ritorno in Australia con l’Orso,  un paio di mesi di studio a distanza con le famiglie che ci vengono a trovare in terra australe (e che -naturalmente- vogliono andare in Nuova Zelanda).

E da Natale: Europa (Spagna e Regno Unito) per studiare e per il tirocinio.

A giugno se tutto va bene,  si torna in Australia per organizzare il trasferimento in Italia a partire da gennaio 2020.

E mentre tutto questo veniva pianificato… volevi non infilarci una vacanzina per festeggiare il nostro primo anniversario a Vanuatu?

Beeeng!

Appunto!

Ecco qua.

Anche solo scriverlo mi fa già sentire meglio,  mi sento già a metà dell’opera (beeeng! Ok,  non esageriamo).

Insomma,  per quanto poco possa contare la mia opinione: per me mantenere il blog ha ancora senso.

(Fino a beeeng!  contrario).

 

 

 

 

 

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12 pensieri su “Da dove cominciare?

  1. giuliacalli ha detto:

    Sei sicura che non lavoriamo nello stesso posto? Se non avessi lanciato l’anatema contro il lavoro da remoto sarei tentata a pensarlo 😀
    Hai preso la decisione giusta, quella che vorrei poter prendere presto anche io se dei fattori esterni non mi facessero procrastinare. Comunque, complimenti! Un nuovo master, viaggi, affetti in Italia…e hai già pianificato fino al 2020, questa è classe! Grazie per aver scritto tutto sul blog, che continua a servire moltissimo anche per chi ti legge, magari si immedisima o trova ispirazione. Ya lo sabes.

    Piace a 1 persona

  2. Finally Mallorca ha detto:

    Io lavoro da remoto e non lo disprezzerei così tanto, almeno per me questo lavoro ha fatto sì che potessi risolvere questioni burocratiche legate al mio trasferimento come l’avere una copertura sociale e il poter ottenere la residencia, per cui sono ben contenta di averlo. Però no, non voglio lavorare da remoto per il resto della vita.

    Purtroppo sono d’accordo con Bondeno che i master non tolgono gli incompetenti dalla nostra vita, ma i master possono risolvere altre situazioni o far cambiare la direzione della vita.

    Buona fortuna e buon rientro in Europa!

    Piace a 1 persona

    • virginiamanda ha detto:

      Aspetta: io non disprezzo affatto il lavoro da remoto! Ci sono notevoli ed innumerevoli vantaggi a lavorare così.
      Io parlavo dell’effetto che ha il lavoro da remoto su chi è vicino.
      Nel mio caso, si tratta dell’Orso, che quando torno la sera lo trovo sì a casa ma in riunione, o quando andiamo in vacanza durante la settimana è impegnato al computer, quindi le attività da fare assieme vengono confinate al fine settimana.
      Lavorare da remoto è una gran invenzione, ci mancherebbe che pensassi diversamente, dico solo che spesso non valutiamo la ripercussione che questo ha su chi vive con noi.
      Non mi aspetto che il master elimini gli incompetenti ma almeno che li confini un po’!
      Grazie mille per gli auguri! 🙂

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  3. Solare ha detto:

    Pant pant ho provato a commentare anche l’altro Post ma non ci sono riuscita allora prima di tutto i complimenti per tutte queste buone nuove e poi ti prego…mi racconti di Vanuatu? No, dico sei a Santo? Ecco io sono la voce fuori dal coro che ti inviterebbe a parlare sempre tanto dei posti che visiti che da soli varrebbero un blog..Vanuatu! Wow 😮

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    • virginiamanda ha detto:

      Ma io pensavo che tu ormai avessi visitato tutto il Pacifico in lungo e in largo!
      È la prima volta che ci vengo, e di sicuro tornerò. Vita rilassata, gente tranquilla e amichevole, flora e fauna incredibili.
      Io sono una che si lascia molto turbare dai posti che visita e temevo che l’arrivare da “turista” in un Paese del Terzo Mondo mi avrebbe messa “a capa sotto”, come dice l’Orso.
      Invece il popolo Ni- Vanuatu è un popolo pieno di dignità. Non si sentono inferiori, non sono denutriti, si vestono bene la domenica e chiacchierano sorridendo. Vieni!

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      • Solare ha detto:

        Grazie delle info su quello che sembra un bel paradiso , ci verrò sicuramente. In effetti non è che mi sia fatta mancare niente poiché da quando siamo in Australia abbiamo visitato le Cook, Polinesia Francese e Tuamotu e Fiji ma Vanuatu 🇻🇺 è nella lista da un po’ insieme alle Hawaii che tu hai visto e quindi direi che in effetti tra te e me tutto il Pacifico c’è lo siamo visto! Buon divertimento allora e un buonissimo rientro in Spagna…poi mi racconti anche della Spagna? Non vedo l’ora di leggere prossimi post ..very exciting plans!

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  4. laformicascalza ha detto:

    Volevo dirti che io sono una di quelle persone che, come dice Giuliacalli, “ti legge e trova ispirazione”. Continua quindi ti prego a scrivere.
    Io il salto ancora non lo faccio, ma sto studiando le possibili mosse.
    Studio, viaggi e famiglia: sembra il programma perfetto. Non posso che augurarti il meglio

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