Condensia

Non è un refuso, è che non saprei come chiamarla questa sensazione di ansia condensata all’altezza dello sterno (Virzì, che è un artista, la chiamava Ovosodo, ma lui è, per l’appunto, un artista).

 

Essa è formata da varie micro-sensazioni:

 

  • Senso di inadeguatezza anticipato (ma poi se mi capita questo, se mi succede quell’altro, e se l’aereo arriva in ritardo e io arrivo in ritardo il primo giorno di scuola, e se non mi ricordo più come si parla in spagnolo, e se combino qualcosa involontariamente che attira l’attenzione su di me… che figura!)

 

  • Senso di colpa specifico (ecco, proprio adesso che devono venirmi a trovare le mie amiche dall’Italia e riusciremo a vederci solo un giorno perché dopo devo partire) e diffuso (ma chissà se ho fatto bene, chissà se ce la faranno le mie colleghe, chissà come andrà il lavoro, chissà i clienti come reagiranno, ma forse dovrei scrivere sul blog, ma da quanto tempo non ci scrivo? Ecco, vedi, ora quelli che leggono si sentiranno snobbati, ed è solo colpa mia! O forse dovrei scrivere la mia imperdibile opinione sulle ultime del governo? O forse dovrei recensire gli ultimi libri che ho letto? Ma come faccio? Forse dovrei scrivere qualcosa di intelligente? Di arguto? Qualcosa sull’Australia? Qualcosa sull’ennesimo cambio di governo? Qualcosa di personale? Qualcosa sui viaggi? Sulle ultime ricette che ho fatto? E chi se le ricorda? E chi ha il tempo per tenere fermi i pensieri? E chi riesce a metterli in fila in modo compiuto prima che il prossimo tweet di uno più intelligente di me li spazzi via? Ecco, lo sapevo, sono un’inetta! Forse dovrei fare la dichiarazione dei redditi come avevo promesso, ecco, lo sapevo, sono un disastro.)

 

  • Preoccupazione per le cose che devo ancora fare (acquistare il volo, rispondere a quelli dell’università, prenotare l’alloggio per le tre settimane che dovrò stare all’università, prendere il volo ai miei genitori, fissare l’appuntamento al consolato cinese per il visto, organizzare il viaggio in Nuova Zelanda per tutta la famiglia, riepilogare le ultime dal lavoro per il passaggio di consegne, andare a prendere la valigia per Vanuatu, prenotare la ceretta, lavarmi i capelli, comprare i voli per l’Italia, per Londra e per la Cina e per il ritorno qui, rispondere agli ultimi messaggi sul telefono, organizzare i giorni in Cina, organizzare il viaggio di Natale, ricordarmi di tutto)

 

  • Tendenza a voler fare liste per così illudermi di essere così organizzata da aver praticamente già fatto tutto.

 

Chiamiamolo come ci pare questo turbamento.

La soluzione sarà sempre la stessa.

Fare finta di niente.

 

 

E infornare biscotti.

 

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7 pensieri su “Condensia

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