Virgawards n° 18: vagheggiare pallido e assorto

Si aprono le belle giornate, mi dicono, là nella parte Nord del mondo. Bene per voi. Avrete un sacco di tempo da passare sui prati a vagheggiare.
Ecco quindi la consueta lista di articoli interessanti da leggere.

(Oh Mon Dieu! Ma sono quasi tutti in italiano, ma cosa ci sei andata a fare in Australia se poi continui a pensare in italiano e a leggere in italiano? Intanto, fatti i fatti tuoi, e poi: potrò leggere quello che mi pare? O devo per forza leggermi quegli articoli noiosissimi di ABC News o gli editoriali vecchi dell’Australian che adesso è tutto completamente a pagamento? Come? Visto che li leggo dovrei anche pagarli? Lo trovo giusto, ma se permetti, pago già abbastanza tasse in questo Paese, dirette ed indirette, che posso decidere io dove e a chi abbonarmi, va bene?
E poi, io, qua, manco ci volevo venire.)

(Oh Mon Dieu Number 2: ma non ci sono quasi più post di blog! Vuol dire che non leggi più i blog?
Non è che non li leggo. E’ che nella maggior parte dei casi sento il brusio di fondo che fa “Compra! Compra! Compra!” e non riesco più ad appassionarmi come una volta. Voglio dire, se dovete campare ed accettate le collaborazioni con le aziende, fate pure, anzi, brave. Io però non vi leggo più. Perché non riesco più a distinguere la vostra opinione in mezzo alle parole messe lì in ottica SEO, agli hashtag assurdi e kilometrici delle vostre foto Instagram, a tutti i verbi coniugati alla seconda persona singolare, trattando l’interlocutore come fosse un bambino dell’asilo poco sveglio (E adesso ti spiegherò come fare per, in questo post troverai i modi per, se continui a leggere ti dirò come…) e al profluvio di aggettivi qualificativi che usate per definire cose banali e di nessuna importanza per il mondo come le creme, o i mascara, o le cornici per le foto. Ridimensionatevi. Se non ce la fate, pazienza. Vi auguro affari stupendi #livinglavidaschei #instaschei. Però fuori dal mio reader. Cià ciao.)

(E comunque ho messo qualche post da blog, anche stavolta, perché li leggo ancora! Solo che mentre li leggo faccio ripetute espressioni di dissenso con il capo.)

Intervista da stampare e non dico appendere, ma tenere incollata sulla scrivania, in modo che ogni volta che si spostano i libri o il computer se ne legga una frase e ci si ricordi chi siamo e cosa vogliamo. Ok, va bene, è in spagnolo. E che devo farci? (Tanto io so che se fate la fatica di venire a leggere questo blog che non ha le parole acchiappalike e i titoli evidenti e pochissime immagini, è perché vi piacciono le sfide, e quindi avete almeno tre lauree e parlate almeno cinque lingue).
L’intervistata è l’antropologa Dolores Juliano Corregido, (ammetto la mia ignoranza, prima di leggere questa intervista non sapevo minimamente chi fosse) che dice finalmente chiaramente qualcosa che pensavo (pensavamo!? Dai, spero di non essere l’unica) da tempo.

¿Qué tienen en común una mujer que ejerce la prostitución, una que ha sufrido una violación y otra que busca reconocimiento legal a su identidad de género? Que serán creídas y apoyadas en la medida que asuman un discurso victimizador.

Ovvero che una donna che si prostituisce, una che è stata violentata e una che sta cercando di vedersi riconoscere legalmente il proprio genere hanno in comune una sola cosa: verranno credute e appoggiate solo se faranno le vittime.

E poi dice tantissime altre cose interessanti. Io rileggo questo pezzo da due giorni e lo mando a tutte le mie amiche e tutte fanno oh (come i bambini di Povia).

La blogger 2.0 di Rock and Fiocc. Perché nella vita c’è bisogno anche di un po’ di leggerezza. Lei lo fa tracciando un ritratto impietoso e proprio per questo molto credibile delle magnifiche bloggers. (Quelle che piacciono tanto anche a me, come si sa.)

Non sono i politici sempre uguali. Sono gli italiani, sempre uguali. di Rafeli.
Non è la prima volta che si becca un Virgaward, e se tanto mi dà tanto, se continua così, questa non sarà neanche l’ultima.

– Un altro che non è la prima volta che si becca un Virgaward:

(Lo so che lo sapete di chi sta parlando. E che non farete caso all’uso garibaldino della punteggiatura.)

Conversare on line è diventato così frustrante da non valere più la pena, di Nicola Mattina. Il titolo è esplicativo. Anzi, pure l’articolo. Se uno già spiega quello che penso io… ma cosa ci sto a fare io?

– Sullo stesso argomento anche Carolina Milanesi, che sta nel mio Olimpo personale delle donne a cui aspirare. Naturalmente scrive in un modo molto più scientifico e accurato. E, come tutti i ricercatori che si rispettino, in inglese. Ma chi siamo noi per sottrarci?
My Five Simple Rules to Survive Social Media.
E ovviamente, assieme al Virgaward a lei va la mia stima imperitura.

Vero Made in Italy? di Ero Lucy.
Lei è brava sempre, ma questa volta ci prende particolarmente perché scrive di un argomento che noi che viviamo all’estero abbiamo particolarmente a cuore. Il cibo italiano e le varie giravolte che ha fatto nel Paese d’adozione. Con acute osservazioni e pure un consiglio di lettura (poi mi sono informata e ho trovato un articolo dettagliato qui).

Dovremmo ripensare a come parliamo di moda di Blueisinfashionthisyear (un nome più lungo, no?) che ci spiega con la verve dell’appassionata cosa si cela dietro ai nostri acquisti e anche a quelle tante (troppe, a parer mio) influencers. Meccanismi mentali, di emulazione, di soddisfazione, di aspirazione… insomma, ne consiglio la lettura.

– Per non lasciare del tutto l’abbigliamento, un ficcante pensiero di Cristiano de Majo su Rivista Studio. Dall’assertivo titolo: “Vestirsi da adulti”. Perchè ad un certo punto, arriva anche quell’ora lì.

– Bene, arriviamo alle figure. Negli ultimi tempi ho scoperto alcune disegnatrici interessanti, ma una soprattutto mi incuriosisce.

Si chiama Ana Penyas, e se ne parla (in spagnolo) qui.

Ha appena vinto dei premi per cui mi aspetto che venga tradotta anche in italiano. (Prima o poi).

Perché mi ha colpito?
Perché tutto il suo racconto è incentrato sulle nonne.
Con affetto ma senza eccessiva indulgenza, ci ricorda chi sono, come soffrono ora e come hanno sofferto ad essere quelle che tenevano in piedi tutto l’ambaradan quando c’era la dittatura di Franco.

Immagino che anche togliendo Franco sia facile immedesimarsi e voler bene a queste nonnine.

– Per ultimo un articolo che ho trovato molto vicino al mio modo di concepire il lavoro e il rapporto con i colleghi. You aren’t too nice to be leadership material di Fran Hauser (che se ne sta appollaiata anche lei felice nel mio Olimpo). Magari quelli che vengono a curiosare questo blog sono tutte persone felici e risolte, che nel lavoro sanno imporsi e farsi assegnare il comando.
Bene, io no.
O meglio, quando devo avere a che fare con qualcuno che “dipende” da me, mi sento sotto pressione il triplo, e non riesco a fare nessuna di quelle cose che raccomandano ai corsi di gestione del personale.
Non so essere autoritaria, non so urlare, non so terminare una discussione dicendo “Si fa così e basta!”, non so imporre il mio pensiero in modo netto senza lasciar spazio a repliche, non riesco ad essere diretta o brusca, (una delle categorie di questo blog è “non sopporto le persone maleducate e saccenti”, per dire), mi viene male fregarmene degli altri ed usarli come scalini per la mia ascesa personale.
“Sei troppo buona” allora ti dicono gli altri, sapendo di NON farti affatto un complimento, ma sperando che tu lo prenda come tale.
No, non sono buona, solo che non credo nella necessità di calpestare le persone per ottenere qualcosa nel lavoro. Credo di più nel contrario.
Beh, a mia sorpresa, pure Fran. Tiè.

Buona lettura e buona primavera.
Qui, specularmente, è arrivato l’autunno.
Ma con l’autunno tornerà anche l’Orso.

Grande giubilo nel Regno dove il sole non tramonta mai della Regina Elisabetta!

[Tutti i precedenti Virgawards qui. ]

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6 pensieri su “Virgawards n° 18: vagheggiare pallido e assorto

  1. startoveringermany ha detto:

    Posso conferirti il mio Barbawards? Certo il nome non è accattivante e ricorda eccessivamente un premio dei cartoni animati a forma di pera dai colori pastello. Ogni tua singola parola, frase, battuta, citazione mi suona familiare come provenisse da una vecchia amica di cui sai tutto. Perciò avrà pure un nome strano, ma il mio premio te lo meriti tutto. Ti stimo sorella ^_^

    Piace a 2 people

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