La vendetta

È da due giorni che mi trovo in Cina. O forse sono tre? Non so mai come contare le ore in aereo che si aggiungono al fuso orario e ti restituiscono un’altra giornata. È una giornata “vera”? Beh, non credo si possa definire una giornata “vera” quella passata a guardare “À* fond!” senza soluzione di continuità per dieci ore, seduta su un sedile scomodo, con dei bambini cinesi che mi “alluccano” (copyright Orso) sulle orecchie ogni volta che mi cala la palpebra.
Beh, quante volte non passi dieci ore sul divano col computer? Beh, a parte che succede meno spesso di quanto vorrei, mi sembra diverso. Non mi sembra una giornata “ombra” come quella sull’aereo.

Insomma, sono arrivata qui e non ho voglia di uscire dall’albergo. Intimorita? Sì, forse. Infreddolita? A nove gradi sotto zero, indubbiamente.
Ma mi tocca, (ma va! Ma chi vuoi che se ne accorga se passo la giornata a letto a guardare i cartoni animati**? Dico, senso di colpa escluso?
È in momenti come questo che mi chiedo perché vi sia piaciuto tanto “Lost in translation”. Lei non vive altro che quello che vivono tutte le mogliettine col marito in trasferta: la noia.
E anche se cambi lo scenario, sempre solitudine e noia rimangono. Come una roba così banale possa essere passata per film d’autore è per me incomprensibile. )
Comunque, era da tempo che avevo dei post in canna, e quale momento migliore per farli uscire?

Quindi, ecco qua.
(E nuova scusa pronta per stasera: “Amore, ma non sei uscita oggi? ”
“No, tesoro, dovevo scrivere un post!”).

Tutta questa storia delle molestie mi ha sconcertata.
Sono l’unica a cui sembra di vivere in un grande e autorizzato delirio collettivo?
Ma mettiamo in ordine le ragioni dello sconcerto.

– Il tempo. Se succede qualcosa di brutto e la legge prevede che chi è l’artefice possa essere perseguito, perché aspettare anni?

– La confusione.
Una persona che fa un complimento maldestro non fa una molestia.
Una persona che esagera ed insiste è uno a cui non hanno mai spiegato il senso del pudore e dell’opportunità, e si mette in ridicolo.
Una persona che per provarci, dopo il complimento e il rifiuto, l’insistenza e il rifiuto, passa alla minaccia, al ricatto, allo scandalo pubblico (urla in pubblico, calunnie etc) o, nel peggiore dei casi, alla violenza, è una persona che va allontanata e denunciata.
Giusto?
No, sembra che invece tutti questi piani (e milioni di altre sfumature su cui si basano i rapporti umani) siano confusi.

– The intended outcome. L’avrò raccontato mille volte, ma c’è stato un consiglio nel periodo in cui insegnavo alle scuole medie che mi è rimasto impresso. Avevamo vari problemi disciplinari e abbiamo chiesto aiuto ad un esperto, che è venuto a scuola a tenere un seminario per noi insegnanti.
Per carità, non era il Bronx, ma facevamo fatica ad essere percepiti come autorevoli e coerenti nelle “punizioni”.Il sistema scolastico svedese non prevede punizioni, e a chiedere di stare a scuola 10 minuti in più, o uscire dalla classe stavamo apparentemente violando queste norme.
Ogni scuola internazionale si trova a dover, prima o poi, costruire la propria etica e farla rispettare. Quel momento era giunto anche per noi.
L’esperto ci disse che ogni volta che agivamo dovevamo pensare al nostro “intended outcome”, sia nel momento della sgridata, che nella decisione dell’eventuale “pena”, sia nei discorsi quotidiani.
In pratica: se un ragazzo non raccoglieva il tovagliolo caduto a terra, qual era l’obbiettivo? Umiliarlo? Fargli capire che la società sta andando in declino per colpa sua? (E della sua generazione che non raccoglie la spazzatura?) O fargli raccogliere il tovagliolo? Allora, basterà un’occhiata e un “per favore”.
Se l’alunno disturba in classe, qual è la mia priorità? Togliere l’opportunità di imparare a 30 altri, e sgridarlo creando un conflitto in cui gli altri alunni si distrarranno, o neutralizzarlo, finire la lezione prevista e chiedergli conto del suo comportamento dopo?
Ma poi io ho pensato che questo si potesse applicare benissimo anche alla vita fuori dalla scuola. Quando fai una determinata azione, cos’è che ti muove? Quale risultato vuoi ottenere? Qual è il tuo “intended outcome”?
Io non capisco perché una persona debba rilasciare un’intervista dopo venti anni per dichiarare che Tizio ci ha provato. Qual è l’intended outcome?

– Il pensiero “unico” o “obbligato”.
Davanti alle accuse di molte donne, tutte le altre donne devono dire: “Massima solidarietà!”.
A me fa paura l’assenza di sviluppo del pensiero, l’assenza di contraddittorio, l’assenza di tranquillità nel poter esprimere perplessità.
E non mi sto riferendo a fatti scientifici (unico caso in cui l’opinione non è prevista) ma a racconti di persone che nella vita sono pagate per impersonare credibilmente fatti inventati, e che vivono di interviste e copertine sui giornali.
Perché è diventato impossibile dubitare?

– “In quanto donna” è una frase che fa più male che bene. Se cerco la parità, devo poter essere pari anche quando giudico e vengo giudicata per quello che dico o che faccio. La mia opinione non vale di più per il fatto di provenire da una donna, l’essere donna non dà validità né la toglie. Quello che dico può avere valore o meno, ma non perché è una donna a farlo.

– La rimozione e il pudore. A molte, superata l’infanzia è capitato di essere fischiate per strada, di ricevere un approccio goffo ad una festa, o chiamate e messaggi non desiderati. In alcuni casi è anche capitato di far finta di seguire una conversazione controvoglia, di cedere a delle avances per noia, di non aver il coraggio di tirarsi indietro, di aver frainteso anche le proprie pulsioni, etc etc etc. Se succede, cosa fai? Ti tiri dietro la porta e provi a non pensarci più. Non ne sei orgogliosa, ma la vita va avanti. Pazienza, la prossima volta mi faccio più furba e non esco se non sono convinta.
Si cresce anche grazie alle esperienze sgradevoli.
Chi di noi avrebbe voglia di parlarne apertamente? Di rilasciare un’intervista al riguardo? Di andare in televisione a raccontarlo?

– Il contesto. Gli anni Ottanta e anche i Novanta sono Sì molto vicini, ma sono passati. C’erano altri modi per gestire i rapporti sociali e c’erano situazioni socialmente accettate che oggi non lo sono più.
Giudicare fatti avvenuti trenta o vent’anni fa con la sensibilità di oggi è impossibile, controproducente ed inutile. I tempi cambiano.

– La prepotenza.
Secondo me, questa è la parola chiave di tutta la vicenda, e forse l’unico modo in cui può sublimare ad un atto concreto di protesta e di presa di coscienza.
I giornali si sono buttati a capofitto perché c’era la parola “sex”. Si sa, quello fa vendere. E invece bisogna forse concentrarsi su quello che c’è prima, e togliere importanza al sesso, che ovunque ed in ogni ambiente sociale è stato così ampiamente sdoganato da non essere più moneta di scambio quasi da nessuna parte, e quello che c’è prima è la prepotenza.
“Tu sai chi sono io, sai che sono più potente di te e che in futuro da me è meglio avere protezione, invece di impicci, per cui se stai al gioco andrà bene anche a te”.
È un ragionamento da ricatto mafioso, e bisogna avere una bella personalità forte per rifiutare.
Ma SI PUÒ.

– Il vittimismo.
La vittima dovrebbe essere tutelata, e per tutelata intendo “non esposta”.
Se la vittima volontariamente si espone, rendendo pubblico il suo privato è come se si mettesse nuda in piazza ed aspettasse la gente. Qualcuno forse le darà un cappotto per coprirsi, ma la maggior parte no. E al ticchettio incessante di “sex, sex, sex” che fa vendere di più e salire le visualizzazioni, la scanneranno completamente.
Se invece dimostrerà abbastanza personalità da fare fronte ai leoni, allora forse verrà ricompensata con copertine, altre interviste, forse un ruolo in un film.
Scatenando quindi il dubbio: “L’avrà fatto per questo? E se aveva tutta questa personalità, perché non l’ha tirata fuori per dire di no quand’era ora? “.

– Lo scambio.
Io faccio un favore a te, tu fai un favore a me. È una frase che viene ripetuta in ogni ambiente lavorativo. Infiocchettata con altre parole, è pure quello che ti insegnano ai corsi di networking nelle aziende. Finché lo scambio avviene in modo pulito, legale, etc nessuno ha niente da dire.
Se lo scambio avviene tra due persone che non sono allo stesso livello, difficilmente lo scambio sarà equo.

– La vendetta.
La prima sera qui siamo andati a cena con alcuni collaboratori dell’Orso. Uno di loro lo conoscevo già, quindi ci ho chiacchierato un po’. Al momento del conto, ci siamo alzati, per prendere i cappotti e i portafogli.
Ero quindi in piedi, quando, con la scusa di dover passare, il collaboratore che conoscevo mi prende i fianchi e “me l’appoggia”. Mi giro sconcertata, controllo e ci sono due metri buoni dove poter passare. Non era affatto una situazione di strettoia dove dover strusciarsi per passare.
Rimango allibita. Per il resto della serata lo evito. E penso:”Ma sono stata io? In qualche modo sono stata ammiccante durante la serata? (No, non ho sorriso in modo fraintendibile, e comunque non so neanche come si fa ad ammiccare) Ho fatto battute equivoche? (Ma no, abbiamo parlato di viaggi e delle Hawaii) Sono vestita in modo provocante? (Macchè, ho un maglione a collo alto e jeans, stivali bassi) Sono troppo truccata? (Ma per piacere, ho solo il mascara). E poi in ogni caso, è evidente che sono qui con mio marito! Oltretutto è anche uno molto affettuoso, per cui, anche se uno se lo fosse dimenticato, è lampante che stiamo assieme! “.
Insomma, arrivo alla conclusione che questo è un vecchio porco, che evidentemente ci prova appena può, senza andare troppo per il sottile.
Mi fa schifo? Sì, anche se non è successo “niente”.
Penso che sia lui ad avere dei modi sbagliati di avere a che fare con il genere femminile? Sì, ed inizio a capire perché la moglie quando l’ho conosciuta si stava sfondando di Coca Havana alle 8 del mattino.
Desidero che lo licenzino, che la moglie lo lasci e che la sua foto finisca sui giornali? No.
Ma certo, mi si può ribattere: la tua è una sciocchezza, al confronto con le persone che hanno subito violenza.
E io sono d’accordo.
Ma mi chiedo: perché l’unica strada deve essere il linciaggio pubblico e la vendetta?

Ma sono solo io ad avere queste perplessità?

E ora che ho finito, esco.
Per consigli su cosa fare in Cina in solitaria, sono qui!

* Sì, le maiuscole non vanno accentate, ma se non la accento non si capisce che è francese, e la gente potrebbe venire a indicarmi col ditino che mi sono dimenticata la “o” di fondo.
Comunque anche la mia strabiliante nipotina passa la giornata a puntare questo e quello con l’indice, intendo con quella cosina di neanche due centimetri che è il suo indice, ma lo fa in un modo così dolce che le perdonerei tutto. Sono di parte, forse?
Eccome se lo sono.

** A proposito di cartoni animati, consiglio a tutti, buoni e cattivi, la visione di “Sing!”, cartone spettacolare, che i critici hanno snobbato definendolo “prevedibile”.
Ma sarà prevedibile per te che sei un vecchio trombone noioso a cui la vita non regala più niente, ma per i bambini non c’è niente di prevedibile, dal momento che loro la vita non l’hanno ancora sperimentata abbastanza!
E poi, sai come diceva Pascoli quando gli chiedevano come mai non innovasse la forma delle sue poesie? Che è molto più difficile (e bello) fare qualcosa di nuovo dovendo seguire le regole che sovvertendole.
Tiè, ciapa e porta a cà.
E comunque Sing! è bellissimo, i personaggi disegnati in modo superbo, e la storia non è quella del self made man o sogno americano, come hanno scritto, ma la forza dello spirito di squadra.
Un insegnamento valido a tutte le età.
E poi passerete tre giorni a cantare I am still standing yee yee yeeeeee!

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18 pensieri su “La vendetta

  1. giuliacalli ha detto:

    Su certi punti la penso in modo diverso da te, ad esempio per il fattore tempo o per quello della rimozione e del pudore. Io vedo in modo positivo questo emergere del tema molestie, ho appena letto l’ultimo post di Memorie di una Vagina con cui mi trovo molto d’accordo. È un momento di estrema confusione, assolutamente. Ma possiamo anche trarne del positivo: ad esempio solo il fatto di parlarne, di dire “a me è successo così ma non ha avuto un impatto tragico nella mia vita” o “a me invece quel dato evento ha condizionato certi aspetti del mio approccio adulto”. Parlarne, civilmente, e confrontarci sulle esperienze e come vediamo il tema, secondo me è molto utile.
    Ognuno di noi ha le sue esperienze e le interiorizza in modo diverso, molto spesso nel modo in cui siamo più abituate a farlo, ovvero mangiando pane e senso di colpa. Parlarne a distanza anche di anni può avere il suo senso e soprattutto può essere uno stimolo a far prendere coscienza e chi lo sta vivendo in questo momento e si sente sola.
    Mi impaurisce invece molto la tendenza alla colpevolizzazione urlata degli uomini in questione, al linciaggio pubblico che si scatena dopo un solo articolo (vedi l’ultima accusa ad Aziz Ansari) e al denunciare il proprio vissuto ai media, che lo scannano ben bene finendo per creare un effetto sfinimento.
    Nel parlavo proprio stamattina con il Guerriero: se dobbiamo considerare tutti quei momenti di “zona grigia” in cui l’approccio fra due persone non è ben definito da un consenso ma nemmeno da una negazione netta, qual è la percentuale di uomini che può dirsi al 100% non colpevole di aver molestato una donna?
    Usiamo questo momento per cambiare la prospettiva sul tema, per prendere coscienza che certe cose succedono spesso, a volte anche nei rapporti di coppia che sembrano più “sani” dall’esterno, parliamone, male non può fare.

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    • virginiamanda ha detto:

      Sono d’accordo con te: parlarne è utile.
      Bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica su comportamenti che andrebbero evitati per pudore, senso dell’opportunità e buonsenso.
      La mia perplessità nasce da qui: davvero abbiamo tutti così smarrito il buonsenso da dovercene ricordare?
      Inoltre, in tutte quelle sfumature nei rapporti tra due persone che si conoscono poco, siamo certi che esista solo la dinamica vittima – carnefice? Davvero tutti i passi avanti che abbiamo fatto nella parità non servono a niente, e noi donne siamo solo le povere donzelle indifese che davanti al porco non sanno reagire con un sopracciglio alzato ed una girata di tacchi?
      Io penso che la riduzione di tutto questo alla vulnerabilità e fragilità femminile ci faccia più male che bene.
      Io non voglio essere protetta come un essere indifeso perché sono una donna, non voglio un fondo per le vittime di molestie perché uno mi ha fatto un complimento goffo al lavoro, voglio potermi difendere da sola.
      Secondo me la vera parità è questa: essere onesti con se stessi e con gli altri ed ammettere che c’è chi abusa del proprio potere e chi se ne approfitta.

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      • giuliacalli ha detto:

        > Davvero abbiamo tutti così smarrito il buonsenso da dovercene ricordare?
        A leggere certi commenti in giro per il web a volte mi sembra di sì, ma non voglio essere catastrofista 😛

        > In tutte quelle sfumature nei rapporti tra due persone che si conoscono poco, siamo certi che esista solo la dinamica vittima – carnefice?
        Ovviamente no. No e poi no. Ci sono mille modi diversi per cui due persone possono avvicinarsi, avere una relazione che poi il tempo dirà se fugace o duratura. Io credo che uno dei problemi stia nel fatto che per troppo tempo ci hanno fatto credere, a noi donne, di dover dire “no” di principio, per poi ammorbidirlo in base all’insistenza maschile. Dire no per dire sì più avanti, se ci va, e non macchiare la nostra reputazione. Ci sono ancora contesti in cui questa è la regola base da seguire. Quanto questo generi confusioni, sofferenza, attese e a volte grossi fraintendimenti, non credo di doverlo spiegare.

        > Io penso che la riduzione di tutto questo alla vulnerabilità e fragilità femminile ci faccia più male che bene.
        Anche io lo penso. Ma non credo che il movimento che stiamo vedendo nascere attualmente si basi esclusivamente su questo concetto di vulnerabilità. Credo si stia cercando di riportare l’asse al centro, di rendere manifesti i comportamenti nocivi, prepotenti, che ledono il rispetto verso la donna. Anche quelli che sono radicati ormai, e a cui siamo a nostro malgrado abituate. Che poi la donna riesca a reagire in modo forte o meno, è un altro discorso. Ma il fatto che io riesca a girare i tacchi e a ignorare un comportamento molesto nei miei confronti (non parlo di complimenti goffi, che è più riduttivo, ma di azioni più pesanti – es. il tipo che ti si appoggia al ristorante) non vuol dire che quel comportamento non vada denunciato. Dove per denuncia non intendo per forza per via legale, ci mancherebbe; basterebbe semplicemente che tutte avessimo il coraggio di poter rispondere a tono a chi ci disturba. Spesso invece ingoiamo il rospo e ce lo teniamo dentro, senza averne magari il coraggio di parlarne con qualcuno. Spesso ingoiamo il rospo perché reagire e difendersi da sole è pericoloso, e questo, questo, è un grande problema da risolvere e che passa per una rieducazione della popolazione tutta. Dal dialogo, per iniziare.

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  2. Elle ha detto:

    Ciao, trovo che il tuo commento rispecchi quello che sento io al riguardo. Si fa una gran confusione tra proposte sgradevoli e molestie e violenza.
    Mi è capitato sul lavoro che uomini facessero proposte sgradite più o meno velate e mi sono sempre arrabbiata per il comportamento non professionale (della serie ma ti conosco superficialmente, in ambito lavorativo e sei molto più vecchio di me, che ti salta in mente?) ma non ho mai pensato che mi ‘avessero fatto violenza’. Insomma non li denuncerei mai (anche perché non ci sarebbero gli estremi).
    Mi è capitato di essere molestata fisicamente per strada – e lì è bastato un atteggiamento aggressivo per risolvere il problema. Però in quel caso sarei potuta andare a denunciare in commissariato etc.
    Forse fa tutto parte di un cambiamento culturale e il pendolo per il momento vira troppo in un senso per poi stabilizzarsi al centro?
    Sono certa che gli abusi di potere (sul lavoro ma non solo) esisteranno sempre perché sono parte della natura umana.

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    • virginiamanda ha detto:

      Sì, forse hai ragione tu: tutto questo ad un certo punto si stabilizzerà al centro. Al momento però questo linciaggio pubblico mi spaventa.
      Così come mi spaventa l’impunità del denunciante. Se io domani mi invento che il mio capo è un perverso che ci ha provato, e convinco cinque colleghe a dire lo stesso, lo scrivo su un social network, automaticamente gli rovino la reputazione. Ma è questo il mondo in cui vogliamo vivere?
      Spero di diventare ottimista come te!

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  3. apoforeti ha detto:

    “Ma poi io ho pensato che questo si potesse applicare benissimo anche alla vita fuori dalla scuola. Quando fai una determinata azione, cos’è che ti muove? Quale risultato vuoi ottenere? Qual è il tuo “intended outcome”?”
    Ecco il punto: non c’è più una norma unanimemente condivisa (e io sono della generazione del “vietato vietare”!), ma ogni comunità DEVE darsi delle regole, pena la sua autodistruzione.

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  4. Giupy ha detto:

    La penso in modo simile a GiuliaCalli. Secondo me e’ una cosa assolutamente positiva parlare di queste cose, e non c’e’ una scusa ‘temporale’: molte donne non hanno potuto/voluto parlarne all’epoca, e ora c’e’ una nuova possibilita’ di farlo. E’ per questo che considero il movimento #metoo come molto positivo. Detto cio’, credo non debba assolutamente diventare una lotta uomo(cattivo e porco) contro donna (povera e indifesa). Ricordiamo tanti, troppi uomini che vengono molestati, e tante, troppo donne che supportano soprusi. Piuttosto, dovrebbe essere un’occasione per ripensare certe relazioni di potere in cui uno dei due puo’ permettersi certi comportamenti impunito.

    Quello che spero ne esca da tutto cio’ e’ una conversazione piu’ aperta sul consenso. Quando sono arrivata negli Stati Uniti sono rimasta sconvolta dal fatto che ogni semestre una o due ragazze per classe smettevano di venire a lezione, se lo facevano erano depresse ed apatiche, e poi puntualmente veniva fuori che avevano subito molestie sessuali. Ovviamente non so in questi casi che cosa fosse successo, ma so che erano ragazze benestanti e privilegiate che vivevano in una bolla benestante e privilegiata, e che qualsiasi cosa gli fosse successo gli impediva di vivere serenamente. Mi sono informata e nel mio campus una ragazza su cinque veniva molestata. La cosa pazzesca e’ che non si trattava di sconosciuti, ma nella maggior parte dei casi di amici o fidanzati. Ragazzi giovani benestanti e privilegiati che non capivano che una ragazza svenuta non va violentata, che se la tua ragazza non vuole venire a letto con te ha diritto di farlo, che un bacio non significa che lei voglia andare oltre.

    Quindi si’, evidentemente ci sono delle cose molto basilari nelle relazioni che sono poco chiare, e vanno chiarite. Perche’ anche cose “minori” possono rovinare la vita ad una persona. L’episodio che racconti tu e’ sbagliato, ed e’ una tua scelta denunciarlo o meno. Anche io ho subito cose spiacevoli e per mille motivi non ho voluto/potuto fare nulla. Tu dici che non vuoi rovinare la vita a quell’uomo, ed e’ una cosa bella, pero’ lui a qualcuno la puo’ rovinare. Il fatto che tu abbia reagito bene non significa purtroppo che sia lo stesso per tutt*

    Detto cio’, ma perche’ vai in giro con marito e stai in camera? Fai un po’ la turista! O non andare e passa delle serate per te 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Ciao Giupy!
      No, non aspetto lui per uscire! Ma in questi giorni ci troviamo in un posto attraente come Porto Viro (parlano pure uguale!) E l’albergo si trova a 16 km dal centro, senza trasporto pubblico.
      Quindi ho dovuto prendere il taxi ogni volta. Ho curiosato un po’ ma a dire la verità non c’era un granché.
      La prima sera ci hanno invitato a cena, quindi mi sembrava brutto declinare.
      Comunque oggi ci spostiamo quindi dovrebbe migliorare!

      Tornando al tema principale: quello che racconti dei campus statunitensi mi lascia molto scossa: davvero succedevano queste cose?
      Comunque essere violentate da ubriache non è molestia, è violenza!

      Io spero che questo movimento porti ad una migliore consapevolezza e gestione dei rapporti tra persone, ma mi sembra che si cavalchi molto l’onda dello scandalo e della voluta confusione di piani tra avance, molestia, ricatto, prepotenza, violenza.
      Speriamo bene!

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  5. trentazero ha detto:

    Lost in translation a me non ha colpito ma della Cina sono veramente tanto curiosa.
    Per le molestie direi che non e’ facile e sono molto contenta di questo nuovo movimento che si fa forza. Speriamo in bene per l’umanità…

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  6. etiliyle ha detto:

    Putroppo a questo mondo non c’è parità e questo vale sia per la donna che per l’uomo. Viaviamo in una società dove da sempre vigono due pesi e due misure. Speriamo che con il tempo e la sensibilizzazione delle persone le cose cambino, ma la vedo dura.

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    • virginiamanda ha detto:

      Sai, io la penso come te. Ci sono giorni in cui sono ottimista, quando vedo donne in posti di potere, e ce ne sono altri in cui mi sento solo pessimista, per esempio quando quelle stesse donne vengono screditate solo in base al fatto di essere donna.
      A me piacerebbe sapere di aver fatto una cavolata nel lavoro e di venire giustamente sanzionata e indirizzata, senza che si facesse riferimento al mio genere di appartenenza.
      Non voglio essere trattata da “poverina”, ma da lavoratrice.
      La vedo dura.

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    • Rossella ha detto:

      Sono d’accordo con te. Non c’è parità.

      Solo che lo sbilanciamento non è verso la direzione che dicono ai TG…

      Mio papà è morto lavorando, per dare a noi sostentamento, protezione e sicurezza.
      Nessuno ha parlato di “uominicidio”, e nessuno si indigna se nelle cause di divorzio soldi, case e figli vanno praticamente sempre alle donne. Se noi donne viviamo in media 8 anni in più.
      se le cure e i centri di sostegno sono in maggioranza per noi.

      Il numero di morti maschili in Italia (sul lavoro) è 7 volte più grande di quello delle morti femminili, ma se muoiono 5 uomini in una cisterna dicono “morte 5 persone”.
      Però se l’ultimo di 21 morti è una lei, ci sono i titoloni “morta anche una donna”…

      Persino nella violenza domestica c’è parità (tranne che nelle notizie rese dai giornali).
      Questi dati mi colpirono molto, e da allora ci faccio caso:
      http://www.ilgiornale.it/news/politica/cinque-milioni-uomini-ogni-anno-sono-vittime-1333858.html

      Ve la ricordate la brutta storia delle 200 ragazze rapite da Boko Haram nel 2014?
      Poco tempo prima andarono a cercare i maschi, lasciando libere le femmine.
      Uccisero 3000 ragazzi (tremila!), ma i media non hanno messo enfasi alla notizia, PERCIÒ, per avere attenzione, i bastardi capirono che dovevano prendersela con le femmine.
      In pratica l’insensibilità del mondo alle “solite” morti maschili ha portato ad avere ANCHE morti femminili per mano di quegli invasati…

      Perciò sono d’accordo: finché usiamo due pesi e due misure, le cose non potranno che peggiorare :-(((

      RS

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      • etiliyle ha detto:

        Fa tutto parte di un programma studiato a tavolino. Anche la questione delle separazioni e del femminicidio. Con questo modo di legiferare e divulgare solo quello che vogliono loro, ci dividono e ci gestiscono più facilmente

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        • Rossella ha detto:

          Forse si, ma io sono per la responsabilità.

          I miei genitori mi hanno insegnato che un fatto vale più di mille parole, e i fatti sono che noi donne muoriamo molto di meno, viviamo più sane e più a lungo, e possiamo sbagliare molto di più perché alla fine, come scrive Virginiamanda, non veniamo ritenute responsabili. Qualsiasi cazzata facciamo, non è quasi mai colpa nostra, poverine.

          Nessuno viene a casa nostra a dirci cosa desiderare…eppure non sento le mie amiche invidiare gli uomini che fanno i vigili del fuoco, gli operai (come il mio papà), i meccanici, i minatori, i manutentori di impianti chimici, i benzinai, e praticamente tutti i lavori pericolosi.

          Non sento parlare di “quote rosa” nell’esercito, nelle missioni di salvataggio.

          Nessun complotto costringe le persone ad odiare l’altro sesso, e se è per questo nemmeno a farci pagare la cena da un uomo e a truccarci.

          A me davano della “sciatta” perché non mi truccavo, e non il governo, ma le altre ragazze…ma se io pretendevo sincerità da un ragazzo, perché dovevo mostrarmi diversa da quello che ero?

          E come facevo a lamentarmi di essere considerata un “oggetto” se andavo in giro con tacchi, minigonna, permanente, profumo, mascara, e fondotinta? Se punti sull’estetica che ti aspetti?

          Credo che tutto questo dipenda da noi, da ognuna di noi, mentre facciamo la vita di tutti i giorni, mentre scegliamo il ragazzo “coatto” scartando quello timido e magrolino, se poi da grandi ci ritroviamo degli idioti palestrati che sono abituati a comandare e prendere le cose con la forza. Dipende da loro, ma ANCHE da noi, che li “selezioniamo” da piccoli…

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        • Rossella ha detto:

          No, scusami tu, la battuta ma la sarei potuta risparmiare, era solo una risposta piccata al tuo “si, si, hai ragione”. Non mi spiegavo certe cose. Colpa mia.

          E poi non avevo visto il tuo sito…ora ho capito.

          Non sono mai stata brava a valutare al volo le persone, sono un’inguaribile ottimista 🙂

          Buona giornata e scusa ancora per il tempo perso!

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      • virginiamanda ha detto:

        Rossella ed Etiliyle, mi sono permessa di cancellare la discussione che era avvenuta tra voi due.
        Spero che non ne abbiate a male, ma ci tengo che questo blog rimanga un ambiente pulito, senza toni accesi e ostilità.
        Vi ringrazio per la comprensione.

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  7. Rossella ha detto:

    Posso permettermi di dare un’indicazione? Leggete questo libro:

    http://www.veja.it/2012/06/23/il-mito-del-potere-maschile-tesi-politicamente-scorrette/

    E’ un libro di 25 anni fa che racchiude descrizione, spiegazione, e persino soluzione della cosa che costruisce il mondo: il rapporto tra i due sessi.

    A me ha letteralmente cambiato la vita, e anche a tutti quelli che sono riusciti a leggerlo (perché quando bisogna “guardarsi dentro” siamo tutti un po’ bloccati).

    Sono sicura che a Virginiamanda questo libro delizierebbe, perché tutto quello che ha scritto in questo straordinario post è contenuto e spiegato con chiarezza incredibile nel libro.

    Farrell ti darebbe un premio 😉

    RS

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