Già che ci siamo (storia di un viaggio: un giro del mondo in meno di ottanta giorni)

Mentre l’Orso si gingillava in trasferta in Cina io me ne stavo qui sola soletta a guardare Skyscanner e a fare le ore piccole per il lavoro.

(La fine dell’anno scolastico è un delirio a tutte le latitudini, ormai mi sento di poterlo affermare con sicurezza. Io e i due neuroni ancora parzialmente funzionanti che mi sono rimasti).

Finché una domenica non ho ripreso la mia vita in mano e sono andata a fare colazione al bar della spiaggia, da brava italiana all’estero, ovvero prendendo le varie imitazioni di quello che avrei ordinato in Italia: un Piccolo (versione australiana di un macchiato) e un croissant (che nella versione australiana è grande circa mezzo metro – si sa, qua le proporzioni sono diverse, e c’hanno tutto più grande- e te lo devi farcire tu, con le marmellate che ti vengono date a parte)

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(Questo sarebbe il Piccolo, che spesso si trova scritto “Picollo” e viene pronunciato – sempre – male. Pei cou louh o Pii coh lllau.)

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(E questo è il croissant. No, scherzo, me l’hanno dato senza bandierina)

e per completare l’opera mi sono messa a sfogliare il giornale.

La lettura procedeva scorrevole finché non mi sono imbattuta in questa pubblicità:

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Ora, per chi non avesse mai frequentato questi lidi, occorre premettere che la Jetstar è tipo la Ryanair di questa parte del mondo: servizio bassino ma prezzi molto competitivi.
Certo, un conto è farsi due ore di volo per Londra su un sedile scomodo e senza acqua, un conto è farsene nove.
Fatto sta che ho fotografato la pubblicità e mi sono detta: “Perché no?”.

Ho chiamato l’Orso che stava in Cina: “Amore, quest’anno facciamo Natale alle Hawaii!”.

L’Orso ha emesso dei gridolini (o dei ruggiti? Chissà) di assenso e ho prenotato.

Dopo qualche giorno di bonari insulti da parte delle mie amiche italiane e di precisi consigli da parte delle mie amiche australiane ho guardato più attentamente il calendario e la cartina del mondo.

“Amore” ho detto all’Orso in versione Olso “ma scusa, già che ci troviamo lì, perché non andiamo a farci l’ultimo dell’anno a New York?”.

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(Una robina per gente sobria).

L’Olso ha emesso dei suoni che sembravano di approvazione e io ho preso i biglietti per la Grande mela.

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(Ai uona bi e par ov it, niu ior niu iooooooor)

E dopo qualche giorno ho riguardato la cartina del mondo e mi è sembrato evidente che qualcosa mi fosse sfuggito.

“Orsacchiotto” gli ho detto.
“Ma scusa, già che ci siamo, a SOLE sette ore dall’Italia, facciamo il volo fino a Milano, no?”

Dei grugniti pieni di positività mi hanno indotta ad acquistare anche questa tratta.

“Beh, una volta in Italia, a questo punto mi accodo pure io alla tua trasferta in Cina di gennaio, tesoro” ho affermato con noncuranza.

“Ci mancherebbe” ha affermato l’Orso (iniziando probabilmente le pratiche legali per l’avvio del divorzio e l’interdizione all’uso del conto comune).

“Così alla fine della trasferta torniamo assieme in Australia”.

Ed è così che è uscito questo giro del mondo, per niente previsto, per niente pre-meditato e del tutto sconclusionato.

Ma che mi entusiasma tantissimo!

Ogni consiglio, dritta, parere è molto più che ben accetto.

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14 pensieri su “Già che ci siamo (storia di un viaggio: un giro del mondo in meno di ottanta giorni)

  1. Elle ha detto:

    Ciao, io ti leggo da un sacco ma non commento mai ma sulle Hawaii non ho resistito – le Hawaii sono fighe ma sconsiglio stare a Honolulu (sembra una versione di Miami). Big Island mi è piaciuta più di Oahu. Se vai a Big Island per me le tre cose da fare sono Vulcano National Park, nuotare con le mante e vedere i botanical gardens. A Ohau ci sono il trekking su Diamond Head, nuotare nella caldera a Hanauma Bay e Perl Harbour (se è il genere di cosa che vi piace). Si può fare trekking anche al centro dell’isola in caso.
    A New York a gennaio fa freddo freddo. Ma su cosa fare non saprei – per me una delle cose più belle è l’Highline Park e poi i musei.
    Sulla Cina non so – dipende da dove andate. A me è piaciuto tutto tantissimo però metti in conto che a) i Cinesi fuori punti turistici parlano poco/niente inglese b) non fanno particolari sforzi per aiutare il turista occidentale in difficoltà a meno che non chiedi c) ti faranno così tante foto che vi sentirete dei VIP

    Piace a 1 persona

    • virginiamanda ha detto:

      Ciao Elle, grazie infinite per il commento. Siccome l’Orso bazzica un po’ per la Cina e l’anno prossimo dovrò andarci spesso l’avevo messo in conto che non si parlasse molto l’inglese, ma vabbè, pazienza, sarà un’esperienza!
      Grazie anche per le altre dritte!
      Un abbraccio e palesati più spesso 😉

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  2. szandri ha detto:

    Che figata! Se non fosse che ho il terrore di volare mi butterei anche io più spesso, ma la sola idea di passare tutte quelle ore seduta tra le nuvole mi fa passare la voglia.
    Comunque ci tengo a precisare che il Piccolo australiano è il nostro Capo in B triestino. Forse arriva proprio da qui, chissà… 🙂

    Piace a 1 persona

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