Virgawards n° 16 : edizione Asia

Bene, abbiamo capito, ma cosa hai fatto in questo periodo che non ti si vede più?

Dunque, prima di tornare all’appartamento australiano ho fatto un paio di soste in Asia.

Ora, ci tengo a premettere quanto segue, prima che arrivino sapientini da ogni dove:

“Mi guardo bene  (per carità!) dal definirmi un’esperta dell’Asia, perché è come se uno venisse in Europa e dicesse che sa tutto del Vecchio continente, quando poi è stato solo in Olanda e Lussemburgo.”

E infatti io sono stata solo in Thailandia e a Singapore.

(Che comunque mica sono da buttare, eh!)

Abbiamo cercato di combinare un viaggio di lavoro dell’Orso e ci siamo ricavati una ventina di giorni di cui però tre se ne sono andati dormendo alla grossa.

 

(Mi sentirei di affermare: pure con la stessa eleganza)

“Quindi è stato il vostro viaggio di nozze?”

Ehm, no, non credo, ma non sono un’esperta di viaggi di nozze. E’ stato un viaggio in cui ci siamo riposati, abbiamo visto pochetto (rispetto ai nostri standard di venti chilometri a piedi tutti i giorni) e abbiamo fatto varie cose che in viaggio non facciamo mai ma che ogni tanto sono divertenti: abbiamo ordinato (io soprattutto) la pizza in camera all’una di notte, siamo andati nei bar esclusivi ai cinquantaseiesimi piani degli alberghi, ci siamo presi una guida personale per visitare i templi. Cioè abbiamo visto poco, ma abbiamo contribuito all’economia locale.

“Perché?”

Perché non abbiamo fatto i poveri come al solito?

Perché eravamo stanchi, perché non avevamo tanti giorni, e perché cinque giorni prima di partire mi sono ricordata che non avevamo ancora prenotato l’albergo (per far capire l’organizzazione che c’era dietro a questo viaggio) e così ho aperto Booking di fretta, sperando nel miracolo, e ho beccato una superoffertona di un albergo a cinque stelle che per una settimana a Bangkok ci è costato pochissimo e quindi ne abbiamo approfittato.

(Un posto senza pretese, con una brutta vista)

Ma veniamo al motivo del post, ovvero scoperte che ho fatto in quei venti giorni e che ci tengo a divulgare.

 

Virgawards, Asian Edition

 

Angunn.
Ve la ricordate? Cantava una di quelle canzoni da primi anni duemila che per almeno quindici mesi nessuno levava più dalle radio.
L’ho rivista come giudice di Asia’s Got Talent nelle serate uggiose e piovose di Singapore che mi hanno fatto approfondire la conoscenza della televisione locale.
Non ve la ricordate?
Eccola.

No, vabbè. Questa ha 43 anni e altrettanti figli e praticamente sembra una ragazzina. Io ho dieci anni di meno e potrei tranquillamente già entrare nella terza età.
Ah, e naturalmente parla perfettamente sei lingue. Così, nel caso in cui vogliate per un attimo consolarvi pensando “Beh, ma sarà sicuramente un’oca”.

 

  • La mia ignoranza soverchia

Io, come tutti, ho studiato storia a scuola. Non contenta, ho dato pure tre esami di storia (medievale, moderna e romana) all’università.

Eppure, sono rimasta di sasso nello scoprire che Singapore era stata occupata dai giapponesi, per ben due anni. E non è un periodo storico che si ricordi con piacere da quelle parti.

E così, nella mia ignoranza cosmica ho unito i puntini delle informazioni lacunose che avevo: Pearl Harbor, Indocina a controllo francese, [occupazione giapponese con relativi campi non esattamente ludici] e le bombe atomiche. E credo di aver scoperchiato una parte di storia recente che forse avrei preferito non conoscere. E come l’ho scoperta? Mica per grazia ricevuta, ma perché mi sono trovata davanti ad uno di quei complessi tipici del materialismo in cui viviamo: un convento trasformato in centro svago con ristoranti e locali.

Il Chijmes.

Lì per lì ho pensato: “Ah, il solito capitalismo!”.

Poi mi sono soffermata a leggere il cartello con i cenni storici.

E parlava di un convento, dove si impartiva un’istruzione e ci si prendeva cura dei bambini non voluti, che nel 1942 è stato bombardato.

Mi è venuto da pensare che la leggerezza delle persone che si divertono, sia un modo come un altro di sopravvivere al dolore.

(Se vi interessa, fatevi una ricerca sull’occupazione giapponese di Singapore. Io l’ho fatto ma non ho lo stomaco abbastanza forte per proseguire).

Sempre nella mia ignoranza cosmica, mi si è chiarito anche un altro tassello.

Molto più frivolo, per fortuna.

Quando abitavo in Spagna sentivo spesso ripetere un detto che includeva “La Conchinchina” per dire un posto remoto. (Il ragazzo con cui stavo definiva così tutti i Paesi dove volevo andare).

(Questo per dire che non me lo sono inventata!)

E solo in questo viaggio ho capito che in realtà la Conchinchina non è un nome inventato, ma è come in spagnolo si chiamava la parte meridionale del Vietnam.

Toh.

(E non è escluso, ora che so che esiste davvero, che io ci vada prima o poi. Tiè)

 

Un giorno in cui l’Orso lavorava e io giravo sola soletta per Singapore sono andata a vedere il museo di civiltà asiatica. Alla fine della visita, si sa, troppa cultura mette appetito e così sono entrata in questo bistrot adiacente. (A me piacciono particolarmente gli angoli ristoro dei musei, non ci posso fare niente. Sono spesso molto curati, e ci si respira una tranquillità che nei bar fuori non c’è. Uno dei miei luoghi preferiti in Svezia era questo)
E mentre stavo lì ad osservare l’esterno e gustare il mio sandwich con il salmone è partita questa canzone.

Che naturalmente a nessuno di voi dice niente, ma è la versione charleston di una canzone che sentivo dappertutto nel mio primo inverno in Svezia.  Sono riaffiorati dei ricordi agrodolci, che più passa il tempo meno sono amari.
Ho ascoltato rapita questa versione e me ne sono innamorata perdutamente.

 

Allora ho chiesto al gestore del locale se sapesse indicarmi il nome del cantante o della cantante.
Nel frattempo sono partiti altri pezzi altrettanto belli e lui è tornato con un post-it che diceva: “Tamia – I’m officially missing you”. L’assenza di internet non mi ha permesso di verificare chi fosse. E così, ho scoperto un’altra canzone, che in quel giorno di pioggia, dopo il museo, equidistante migliaia di chilometri dalla casa che mi ha visto crescere e da quella dove adesso abito, aveva il suo perché.

 

  • Il lemongrass e il peperoncino

Ma quanto sono buoni? Io non sapevo che la combinazione fosse così saporita, e per fortuna l’ho scoperto.

Li avrei messi su tutti i piatti in Thailandia, pure sul dolce.
E comunque tutte le salsine thailandesi mi sono piaciute tantissimo, soprattutto quelle con aglio, lime e peperoncino.

 

Un’incredibile donna singaporiana che ha avuto un’intuizione: si può coltivare con meno acqua e creando sistemi sostenibili.

Ci ha creduto, si è presa una caterva di porte in faccia, è tornata a studiare, ha migliorato il proprio progetto, ci crede ancora.

E forse ci ha visto giusto.

 

  • Mario

La nostra incredibile guida che ci ha portato in giro con sé per Ayutthaya, a vedere meraviglie del genere:

Accompagnato da un inseparabile ombrellone nero che gli faceva da parasole, ci ha guidato perfettamente nell’antica capitale thailandese. E per un giorno ho sentito com’è bello stare con qualcuno che ti spiega le cose per filo e per segno per fartele capire.

(Cioè quello che prova l’Orso tutti i giorni con me.

Ahahahah, battuta.)
(Mario è un nome di fantasia, lui si è presentato come Jeffrey)

 

 

L’avevo provato tre anni fa e mi era molto piaciuto. Poi l’avevo abbandonato a se stesso. Questo post sponsorizzato di Clementine (che adoro) mi ha ricordato quanto sia divertente (anche se non sempre proficuo) imparare una lingua on line. E così, mentre continuo la ricerca dell’insegnante perfetta (essendo il mio lavoro sono particolarmente selettiva e pignola), dò così inizio allo studio del mandarino.


Così i bambini cinesi potranno ridere di me.

 

  • L’inventore degli ebook

Per avermi permesso di acquistare la guida della Cina e leggermela subito il giorno stesso in cui è uscita  in Italia nell’edizione rinnovata e tradotta in italiano e tutto questo comodamente seduta sul mio divano arancione in Australia.

(Gentili signori della Lonely Planet, magari se gentilmente poteste abbassare il prezzo non esattamente economico di trentun euro, ve ne sarei grata!)

 

Anno che mi vedrà, almeno così sembra, andare spesso a fare giretti in Cina.

E non vedo l’ora!

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5 pensieri su “Virgawards n° 16 : edizione Asia

  1. Phaedra ha detto:

    Che bello, Virginia!
    Della Thailandia ho visto solo Bangkok e nemmeno bene, mi piacerebbe un sacco visitarla meglio.
    Studiare il Mandarino è un’idea fantastica. Io ho seguito un corso di calligrafia cinese per due anni: ora lo so scrivere, anzi, dipingere, ma nient’altro. PS: hai mai letto Gao Xingjian?
    Concordo sul prezzo folle della Lonely Planet. Anzi, ultimamente oltre al prezzo non mi entusiasmano nemmeno i contenuti…

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    • virginiamanda ha detto:

      Ciao Phaedra!
      Allora, noi non avevamo tanti giorni quindi abbiamo fatto una settimanina a Bankok (e tre giorni se ne sono andati dormendo), un giro ad Ayutthaya e cinque giorni sull’isola Samui. Quindi anch’io devo tornarci. Mi è sembrato un posto fantastico, molto diverso da quello che mi aspettavo. Mi aspettavo una città sporca, piena di confusione, traffico e povertà, invece ho trovato una città molto “ordinata”, e il traffico molto meno caotico di Istanbul.
      Ho avuto delle impressioni solo superficiali naturalmente, ma che sto ancora elaborando. La prostituzione a beneficio degli occidentali mi ha lasciato di stucco, è molto diversa da quello che mi immaginavo, e molto più deprimente. Forse ne scriverò più avanti.
      Tutti dicono che le isole thailandesi siano spettacolari, e per quanto riguarda Samui posso confermare: la gente è tranquilla, il mare incredibile, si mangia bene e non mi sono mai sentita a rischio. Ho capito perché sia una meta così popolare per le famiglie e per i vacanzieri in generale!
      Il mandarino è una scommessa: è la prima volta che mi metto a studiare una lingua da adulta in un contesto non formale e voglio proprio vedere cosa ne esce. Ma siccome dovrò stare parecchio tempo da sola quando ci andiamo, voglio essere in grado almeno di dire poche semplici frasi. Ma tu, come mai hai fatto il corso di calligrafia? Sembra una cosa bellissima.
      Grazie per la dritta sullo scrittore, non lo conoscevo, ma ora provvederò.
      Ho letto solo Dai Sijiie di cinese, e mi era piaciuto molto.
      Un abbraccio!

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  2. giuliacalli ha detto:

    Meraviglia! I viaggi lenti e goduti vanno benissimo Virgi, rimaniamo gente da “viaggi poveri” ma che bello godersi qualche lusso con oculatezza, ogni tanto 🙂

    Studiare il mandarino ❤ e viaggiare in Cina ❤
    …sono stata solo a Pechino ma ci tornerei al volo per vedere di più e ancora di più!

    Anche io sono alle prese con babbel ultimamente, devo solo darmi qualche calcio in più nel sedere…perché far spazio allo studio di una nuova lingua non mi viene facilissimo (io portoghese, comunque).

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    • virginiamanda ha detto:

      Prova anche Busuu! Io non sono una fan né di Babbel né di Duolingo, ma capisco che chi non ha tempo o modo di studiare una lingua posso voler ricorrere ad ogni possibilità di esposizione. Secondo me Busuu ha quel “quid” in più perché oltre ad avere le lezioni e i test, ha anche la parte social network dove puoi interagire e far correggere i tuoi compiti ai madrelingua.

      Per quanto riguarda i viaggi, io rispolvero sempre un discorso di Licia Colò: “Quante volte ho sentito parlare di e ? Sinceramente troppe, tanto che nel tempo questa distinzione mi è venuta a noia. Anzi, a dirla tutta, penso sia una distinzione un po’ snob. […] I viaggiatori più simpatici che si possono incontrare, quelli che amo io, hanno in comune il fatto di non avere mete o personaggi da emulare. […] Non facciamoci problemi e non confrontiamo i diversi modi di viaggiare. Ognuno ha il suo. Immaginiamo piuttosto che il viaggio sia come il fidanzato. Nessuno ce lo può consigliare. Ci deve solo piacere e dobbiamo soltanto amarlo”.
      Io negli ultimi anni mi sono un po’ scocciata di travel blogger e di gente che deve mettere nuovi timbri nel passaporto, e inizio a godermi di più la vita. Magari non farò tutte le “milleduecento esperienze da fare prima di morire”, ma almeno morirò contenta! 😀

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