“Orso! Ma veramente ci siamo sposati!?” – “Miii, amò che anzia!”

Dopo alcuni giorni su e giù  l’Italia (atterriamo a Milano, corriamo in Toscana per l’ultima controllata, ri-corriamo in Veneto per il battesimo), mi ritrovo alla stazione con mia sorella per andare a prendere mio cognato.  E mentre lo stiamo aspettando, vedo spuntare tutte le mie amiche. Incredibile,  contro la mia volontà,  si erano tutte organizzate con l’Orso (a mia insaputa. “Sei uno stron. ” è stato l’unico messaggio che l’Orso ha ricevuto da parte mia per tutto il week end) . Mi mettono una maglietta stupenda con la mia faccia e mi portano a Venezia.  Del resto della giornata non ho molti ricordi (avevo mangiato solo della frutta e venivo da 4 mesi di dieta.  Poche “ombre” ed ero già finita) se non un generale senso di stordimento e allegria.

Io che non ho mai voluto un addio al nubilato,  mi sono ritrovata con ben due feste,  una in Australia e una in Italia.  Mi chiedo come faccia la gente a volermi così bene.

Passano un paio di giorni,  in cui la previsione di “rilassarmi prima del grande giorno” viene disattesa alla grande (“vieni a fare l’aperitivo/colazione? ” sono state le domande più frequenti,  naturalmente poste tutte da gente assolutamente consapevole che di lì a poco avrei comunque dovuto entrare in un vestito. E nella mia testa rimbombava il terrorismo psicologico della sarta indonesiana “no mol suits,  no mol pasta! “- non più dolci,  non più pasta! ). Ormai manca poco,  vivo con un po’ di stress ma tutto sommato sono orgogliosa di come sto affrontando gli ultimi tre giorni.  Se escludiamo un breve momento di mancamento d’aria,  prima di andare a dormire,  anche il corpo sembra reagire bene: al fuso orario, allo stress,  alle emozioni.

Mancano tre giorni,  l’Orso è in Svezia per dare una sistemata a casa e mi chiama.

“Tesoro, siediti.

Ha chiamato il parroco,  ha detto che gli è sorto un impegno. ”

“…”

“Dice che non ce la fa più a venire a sposarci sabato. ”

“…”

“Però di stare tranquilli,  che ci manda un sostituto. ”

“Ah.”

“Dice che è congolese,  ma parla anche un po’ di italiano. ”

“…un po’?”

“Eh amò,  così mi ha detto.”

“E poi? ”

“E poi ha chiesto se ci era arrivato il tariffario. ”

“Prego?  Non gli hai detto che avremmo fatto un’offerta? ”

“Sì,  ma lui ha risposto che hanno un tariffario. ”

“…”

“Amò,  non ti preoccupare.  Io a te ti sposo lo stesso”

“Per fortuna”.

Mi giro perplessa verso mia madre che mi sta guardando con fare interrogativo.

Spiego la situazione, entra anche mio padre che riassume il concetto con “te sposa un moro”.

Per poi rimediare bofonchiando “noialtri non semo razisti, però…!”

Mia madre impassibile, ci guarda e decreta:”Comunque le previsioni per sabato danno temporale”.

 

 

[Continua]

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