Siate adulti! (Orsù, dunque gementi e piangenti in questa valle di lacrime)

Non vorrei parlarne, e non so se si noti ma in questo blog sto bene alla larga dalle questioni politiche, religiose e dai fatti di cronaca nera.

Perché non ne parlo? Per vari motivi, ma soprattutto perché sono un’adulta.

Un conto è se voglio raccontare di una margherita che ho raccolto dal prato un giorno a passeggio, un altro è se mi metto a rovesciare la bile e l’odio in un momento di ansia e sconforto mondiale.

Nel primo caso sto solo “fumando una sigaretta in bagno”. Cioè sto facendo del male solo ai miei polmoni. Al massimo mi si potrà dire di non avere molto pudore, o di non essere particolarmente brava a raccontare. Ma nel secondo, quello in cui inforco un social qualunque e inizio a dire peste e corna di un gruppo di persone, incolpandole di reati gravi e augurando la morte o l’espiazione tramite torture, sto facendo un atto pubblico.

Non ce ne rendiamo conto, e questo non rendersene conto mi spaventa ogni giorno di più. Quando schiacciamo il tasto “POST” o “PUBLISH” stiamo pubblicando quello che abbiamo scritto. E pubblicare, se la parola non è abbastanza chiara da sola, significa rendere pubblico.

Non saremo più noi a parlare di un fatto personale, a raccontare un avvenimento che influenza solo la nostra vita e su cui nessuno può dire granché, ma siamo noi come cittadini, come persone che votano, e soprattutto, come persone perseguibili penalmente a dire qualcosa contro gli altri.

E non è solo questo, non si trovano solo insulti e improperi.

Si trovano dichiarazioni di guerra, si trovano insulti generici ad altre persone (a quelli che stamattina mi hanno rubato il posto nel parcheggio, io vorrei dire che…), si trovano racconti di vita familiare con tanto di foto (“guardate la mia nonna com’è carina, ha novant’anni eppure l’ho portata a mangiare il sushi” oppure “guardate com’è tenero mio figlio con la maglietta dei Muse, come cresce bene!”), si trovano foto di sconosciuti per deriderli (“gente che si trova la mattina in metro: ma come ti vesti!?”), si trovano acidi commenti a politici o personaggi famosi, ma soprattutto si trova una costante, incessante cronaca personale dei fatti di cronaca.

Tempo fa quando ne ho parlato (sì lo so sono un disco rotto) mi è stato ribadito che la gente esorcizza il dolore come può, alcuni piangono, alcuni urlano, altri ammutoliscono, altri scrivono lunghi post pieni di rancore su Facebook.

Il fatto è che l’ultimo mi sembra il meno legittimo e il più pericoloso di tutti.

Andreste mai con uno striscione e un megafono nella piazza principale del paese a dire che il sindaco è un cornuto e un corrotto e si deve dimettere?

Andreste mai ad appiccicare manifesti sulle pareti esterne della casa di una parlamentare rendendo noto al Paese che è una farabutta?

Andreste alle sei di mattina ad urlare agli stranieri in fila alla questura della vostra città che se ne devono andare perché son dei ladri e voi siete senza lavoro per colpa loro?

Lo fareste mai?

Probabilmente no, perché vi potreste beccare una denuncia, una secchiata in faccia o un paio di pugni ben assestati.

In realtà lo state già facendo.

Quando scrivete quello che pensate dei mussulmani, degli immigrati, dei terroristi, dei fatti di cronaca, delle crudeltà a cui assistiamo in questi giorni, quando insultate un politico, o un personaggio famoso state parlando pubblicamente.

Nei film americani quando arrestano uno gli dicono sempre di stare zitto.

“Tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te in tribunale”.

Quando scriviamo insulti, quando critichiamo con parolacce senza argomenti qualcuno, quello che stiamo facendo è dare all’altro la possibilità di usare quegli insulti contro di noi “in tribunale”.

Lamentarsi al bar, alzare il gomito un po’ troppo e sparare a zero sulla Chiesa, la mafia, la politica, l’immigrazione, la disoccupazione, il degrado etc etc non è la stessa cosa. Perché pur essendo un contesto pubblico nessuno ci sta registrando. Quando noi scriviamo tutto rimane, è lì, e può essere usato in un qualsiasi momento contro di noi.

Ho abitato per due bellissimi anni in Spagna, ho amici spagnoli e catalani e non nego di essere troppo scossa per parlare con lucidità di quello che è successo a Barcellona.

Ma sono un’adulta.

Se soffro e sono scossa non vado su Facebook a sfogarmi.

Siamo adulti.

Dobbiamo asciugarci le lacrime, accogliere la nostra impotenza e fidarci delle persone che abbiamo votato perché solo la politica ci può salvare.

Nel frattempo dobbiamo girarci verso i nostri bambini, abbracciarli e dirgli di non avere paura.

Questa esibizione dei sentimenti non ci rende più forti o più uniti, ci rende solo più vulnerabili e meno credibili agli occhi di chi dovremmo proteggere.

I più deboli, i nostri bambini, i nostri anziani, le persone con difficoltà motorie o fisiche non hanno altri a cui appoggiarsi nei giorni di insicurezza ed incertezza, giorni in cui tutto quello in cui crediamo viene stravolto, e si voltano a guardarci.

E’ questo lo spettacolo che vogliamo offrire?

 

Annunci

5 pensieri su “Siate adulti! (Orsù, dunque gementi e piangenti in questa valle di lacrime)

  1. iomemestessa ha detto:

    Il tuo post andrebbe affisso nelle bacheche aziendali, scolastiche, nelle mense, negli atrii dei condomini. Sarebbe ben ora che la gente riprendesse il controllo dei propri nervi. E la piantasse di scrivere cose esecrabili (e talora penalmente perseguibili) spesso con scempio di grammatica e ortografia

    Liked by 1 persona

  2. redattorecapo ha detto:

    Infatti i blog possono essere anche testate giornalistiche registrate in tribunale e con tanto di direttore responsabile (come la nostra); ciò non toglie che quanto scritto qui si possa riportare anche nei social (che poi è quello che fanno i più (anche se spesso dimenticano di citare la fonte,
    Poi si apre il discorso sulla libertà di parola, regolamentato comunque ampiamente dal codice civile e penale.

    Liked by 1 persona

  3. giuliacalli ha detto:

    Applaudo questo post, anche se onestamente l’ho letto pensando “non c’è verso di convincere la gente di quello che stai dicendo” (pessimismo cosmico, on).
    Ecco uno dei motivi per cui, alla fine, sono stata io ad andarmene da Facebook. Perché mi sentivo esattamente come una che viene svegliata alle 7 di mattina dalle opinioni della gente gridate al megafono. Solo in formato digitale. Ma il rumore era lo stesso.

    Di questo post l’unica frase che non condivido è quella in cui dici che solo la politica ci può salvare. Io credo moltissimo che siamo noi stessi a poterci salvare, prima di tutto: smettendo di sputare parole d’odio e guardandoci attorno, parlando con le persone – a voce, dal vivo. Non andando a scrivere su Facebook motti di tolleranza, ma praticandola veramente, quella tolleranza di cui parliamo tanto.

    Liked by 1 persona

    • virginiamanda ha detto:

      Sono d’accordo con te: siamo noi stessi a doverci salvare.
      Questo è il nostro dovere individuale: comportarci al meglio e civilmente, anche quando l’istinto ci spingerebbe alla violenza o all’aggressività.
      Ma il nostro è un vivere anche sociale, e abbiamo dei doveri collettivi. Non possiamo governarci da soli, individualmente, dobbiamo affidarci a qualcuno che rappresenti il più possibile i nostri ideali. E’ questo che intendo con “la politica ci può salvare”. La politica fatta bene, quella in cui la gente si unisce, si informa non solo per indignarsi ma anche per andare a votare o per formare nuove entità politiche più rappresentative, quella è quel tipo di vivere civile e sociale che dobbiamo promuovere.
      Mi fanno sempre riflettere le immagini dei paesini terremotati. Li hai mai visti prendere le pietre delle case devastate per tirarsele addosso?
      No. Dopo il pianto, si rimboccano le maniche e iniziano a ricostruire, spesso ricostruiscono anche un senso di comunità. Mi piacerebbe ogni tanto vederlo anche in noi.
      Ti abbraccio!

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...