Mimosa

 

Era venerdì.

Io ero arrivata con mezz’ora in anticipo al lavoro.

Scendendo dall’autobus ho sentito un profumo familiare, che non sentivo da tanto tempo.

Acacia dealbata-1.jpg

La mimosa.

 

Allora ne ho approfittato e ho fatto un giro nel parco, seguendo il profumo.

C’erano due mamme, bionde tutte e due, a una decina di metri di distanza. Ognuna con il proprio bambinetto che cercava di salire su una giostrina.

A fianco alle giostre e alle mamme c’era un albero di mimosa. L’ho osservato a lungo, col naso all’insù, contenta, senza alcun motivo apparente.

Ho passeggiato un po’ a caso e poi mi sono seduta su una panchina.

Mattina presto, il rumore delle gru in lontananza, delle macchine che passano, della vita normale della città alla mattina.

Tutto un po’ attutito, ma presente.

Ho mangiato una delle banane prescritte quotidianamente dalla dieta, e mi sono sentita in un momento di grazia.

Non era felicità, non era euforia, non mi sentivo come dopo una festa, o dopo un’ubriacatura, ma non era neanche malinconia.

Quiete. Irresistibile quiete, spuntata come un regalo nel mezzo del baccano delle giornate frenetiche passate a ricontrollare la lista delle mille persone da ri-contattare per il matrimonio, dei lavori da finire entro la settimana, dei registri di classe da compilare, delle lezioni da preparare, della spesa da fare…

Mi è venuto in mente che nel cortile interno di uno degli edifici che ho frequentato di più durante l’università c’era un grandissimo albero, che si colorava di giallo a primavera. Appena varcavi il portone per entrare in quel cortile la prima cosa che notavi erano le mimose per terra, ne sentivi il profumo, e allora alzavi gli occhi e sorridevi pensando “Dai, forse non farò così schifo all’esame di Letteratura Ebraica”.

Ho pensato che fosse giusto condividerlo, allora ho mandato un messaggino all’Orso e gliel’ho detto. Tutti e due ci siamo stupiti dell’esistenza della mimosa in Australia, e io gli ho detto “Mah, sarà stata importata”.

E lui, prosaico come solo le persone che si accompagnano a gente con la testa sulle nuvole devono essere, ha avuto un guizzo di poesia e mi ha scritto: “Segnati il nome del parco. Un giorno vado a prenderti un mazzo di fiori”.

Poi è arrivata l’ora di entrare al lavoro, ho buttato la mia buccia di banana nel cestino, e sono andata.

E’ finita la giornata, ne sono passate altre ed ho scritto questo post.

E così ho scoperto che la pianta della mimosa è in realtà nata qui, in Australia, e poi è stata esportata in Europa. Dove si è trovata particolarmente a suo agio in alcune delle mie zone del cuore: la Toscana e il Veneto.

 

 

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