Come te lo preparo il panino?

E così, sembra che ci siamo.

Non me ne ero voluta accorgere.

Insomma, ci siamo. Inutile girarci intorno.

Mi sposo.

I documenti sono consegnati, la sarta sta facendo le ultime modifiche, il prete sa quello che deve fare, gli invitati hanno confermato quasi tutti.

 

E io adesso non capisco più niente.

Ho organizzato tutto per tempo, tutti i fornitori, le incombenze burocratiche, i parenti, gli inviti, i preventivi, gli acconti, le telefonate e le videochiamate, i biglietti e gli accordi.

E quindi?

 

Qual è il problema?

E’ che solo ora me ne sono resa conto: mi sposo.

E non so se mi sento pronta.

 

Certo, è inverno, io sono a dieta, l’Orso è stato in trasferta per un sacco di tempo, gli amici mi rispondono con un altro fuso, le amiche che ho qui hanno la loro vita e io non voglio assillarle…

Ma sono giorni che non riesco ad addormentarmi e cerco da Google delle risposte che non mi può dare.

Ce la farò?

Io che sono sempre stata un’indecisa, io che ho fatto il gioco dell’oca con fidanzati, fidanzatini, morosi, storie, storielle e avventure (avanti di una casella, indietreggia di due, saltane tre) , io che non mi sono mai vista come stabile in nessun luogo del mondo, neanche quando ho dovuto metterci un nome alla porta, una firma o dichiararlo su un documento, io che rimando e rimando quando si tratta di definire le cose, io che ho sempre detto: “Io non mi sposerò mai”, io che sento da almeno sedic’anni mia madre ripetermi: “Tanto mollerai anche questo!?”, io che non ho mai pensato di vivere più di trentadue anni, io che non mi so comportare nelle situazioni della vita adulta, io che mi sento impacciata e a disagio nei contesti in cui qualcuno dice “vostro” o “voi” riferendosi a noi due, o che ci scambia per una coppia in viaggio di nozze nei nostri innumerevoli viaggi insieme…

Io, proprio io, ce la farò?

Quando distrutta dall’insonnia mi giro verso di lui con i capelli alti e gli occhi pesti e glielo chiedo, lui mi dice “Amò, sembri à Medusa” e subito dopo: “Certo, perché me lo chiedi?”.

Lui è così sicuro, e io invece non sono mai sicura di niente.

So che per molte persone il matrimonio è il “coronamento” di un percorso di vita, per molte è addirittura un traguardo, una medaglia da sbandierare con orgoglio.

Io quando l’Orso me l’ha chiesto non l’ho sentito né come il coronamento per la nostra storia, né un traguardo (perché vorrebbe dire che dopo c’è solo la premiazione e finisce tutto), né una medaglia per me sola come “donna ufficialmente in gradi di entrare nel mondo degli adulti con un nuovo status”… non ho pensato a nessuna di queste cose, ho solo pensato che fosse la cosa giusta da fare. Così come quando ho detto di sì alla Svezia e così come quando gli ho detto che poteva accettare l’Australia e che sarei venuta qui con lui.

Per me è stata un’accettazione inevitabile delle cose, piuttosto di un riconoscimento mio ed unicamente femminile.

Le persone che mi chiedono come vanno i preparativi si aspettano che io sia isterica, che stia calcolando la sfumatura dei tovaglioli perché sia adatta alla sfumatura delle stringhe delle scarpe del testimone, si aspettano che io dica delle cose insensate e che parli di inutilità (bomboniere, marcia nuziale, coni portariso…) con voce stridula,  che mi preoccupi di frivolezze, insomma.

E invece a me non interessano.

Ma non è che dico così perché voglio fare la diversa e l’anticonformista che abbatte il sistema Korrotto della Kasta dei matrimoni, io semplicemente vorrei che fosse un momento intimo quello della celebrazione e un momento divertente quello della festa, ma non mi ci sto fasciando la testa.

Quello che mi sta a cuore in questo momento è essere sicura di aver accettato un accordo che mi cambierà la vita.

D’ora in poi sarà “d’ora in poi”, cioè un inizio che stravolge quello che viene dopo.

“E vabbè, convivete da tanti anni, non cambierà nulla un pezzo di carta!” dice la gente.

E invece quel pezzo di carta cambia tutto, cambia la possibilità che avrò di sbattere la porta e dire “Arrangiati, io me ne torno dai miei”, da quel pezzo di carta in poi, io non potrò più sbattere la porta, dovrò sedermi e dire: “Ora risolviamo”.

Dovrò affrontare le discussioni che verranno come una vera adulta, che si è impegnata davanti agli uomini e a Dio che questo funzionerà.

Dovrò essere matura, anche quelle volte in cui mi verrà da pensare: “Oh, si stava meglio da sola!”, dovrò chiedere le cose che mi sembreranno scontate, prima che il non averle colte si trasformi in una bufera.

Dovrò essere attenta a quello che desidera, e alle richieste di dargli fiducia. Dovrò fidarmi, di una persona che non sono io. E da cui dipenderà la mia vita futura al cinquanta per cento.

Dovrò fare i conti con il futuro, che arriverà e sopravviverà ai miei 32 anni e che forse mi porterà a nuovi progetti, che dovranno essere condivisi.

Non potrò più dire: “Io faccio così, perché mi va così” senza prima pensare che c’è anche un’altra persona da considerare.

“Ma sono tutte cose che fai già”, mi dico.

Ed è vero, ma finora mi sono sempre sentita con una porta immaginaria nella testa che potevo aprire a mio piacimento.

Nelle discussioni più accese e feroci il mio primo pensiero è sempre stato di inforcare quella porta.

“Ah, a te non va bene così? Ciao”.

Una volta che prometti di esserti fedele sempre, non parli più o almeno non soltanto di rinunciare consapevolmente a farti qualcun altro di attraente, parli di fidarti dell’altra persona, sempre. Anche durante quelle discussioni feroci ed accese.

Ho sempre pensato che la mia vita sarebbe dipesa solo ed unicamente da me, dal grado di fiducia che io avrei avuto in me stessa.

Ora sto andando a dichiarare davanti a tutti che gli sarò fedele sempre, nella buona e nella cattiva sorte.

E’ un cambiamento che finora mi era sembrato un passo naturale e solo da qualche tempo sto considerando per quello che è: radicale.

E pure abbastanza sconsiderato e folle.

Ripenso e rivivo nella mia testa tutte le volte che mi ha fatto arrabbiare perché non era pronto in tempo, tutte le volte che mi ha fatto aspettare alla stazione di Napoli (o di Milano, o a Malpensa o ad Orio) mezz’ora, tutte le volte che lascia il tabacco sul top della cucina, quella volta che ha messo troppo sale nell’insalata, quella volta in cui ha lasciato la finestra aperta in bagno con il freddo che c’era… e mi chiedo: ma ce la farò a sopportarlo? E se con il tempo mi dessero sempre più fastidio queste cose invece di darmene di meno?

Ma io davvero sono sicura di volermi sposare questo qui?

E la risposta, non può essere come ho sempre fatto: scegli la strada più difficile, ed eventualmente avrai imparato qualcosa di nuovo, qui non stiamo parlando di qualche mese all’estero o di rimandare la consegna della tesi, o di rinunciare ad un lavoro interessante, qui stiamo parlando di una vita intera che cambia.

Poi, nelle notti insonni in cui Google non mi dà risposte, mi giro e lo sento russare e mi dico: ma veramente voglio sposarmi con uno che russa?

Alla mattina mi giro, con i miei capelli da Medusa e lui mi dice che il caffè è pronto e che ha fatto la doccia lui per primo, per lasciarmi dormire di più.

Mi alzo, vado in cucina e lo guardo con gli occhi pesti.

Mi abbraccia e mi chiede: “Amore, come te lo preparo il panino per oggi?”.

 

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18 pensieri su “Come te lo preparo il panino?

  1. Solare ha detto:

    Brava…vedo che la risposta non te l’ha data google ma lui, il tuo orso. Sarà lui che illuminerà i tuoi tunnel bui, quelli in cui tutte le donne indipendenti e moderne finiscono ogni tanto e li si danno mazzate in testa da sole perché sono ( siamo) cosi abituate a cavarsela da sole che in due sembra troppo complicato ma poi le risposte non sono dentro la nostra testa e nemmeno nel cuore come qualche romanticone potrebbe dire ma sono nel modo di stare insieme, è lui la risposta. Fidati di te stessa, se sei arrivata a formulare questo si è perché ci sono tutte una serie di cose che vanno bene a livello inconscio. E comunque menomale che non hai preso il matrimonio come punto d’arrivo e tutte quelle cose li….sei più avanti di cosi.
    Ps. Il mio compagno lascia il tabacco ovunque, ci mette più di me a prepararsi e a volte mi manda ai matti e continuo a pensare che io questo un giorno lo mollo…lo penso da dieci anni poi lui mi guarda e fa un’uscita come quella del tuo panino e tutto torna alla realtà. Se c’è senso dell’umorismo ce la puoi fare e mi sembra che lui sia uno molto simpatico quindi ….vai che tanto del domani non c’e certezza.

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  2. szandri ha detto:

    Virginia, che bello quello che hai scritto, ed è così vero! Secondo me le persone si aspettano che tu sia isterica perché in prossimità dell’evento applicano il filtro “matrimonio da film”, anche se sanno che è – appunto – da film. Eppure il matrimonio è tutt’altro, è un passo che cambia il modo di guardare al rapporto ed al futuro, è una scelta di impegno più grande di noi! Ed è giusto secondo me che tu ti senta così. O almeno, anche io mi sono sentita così, ero piena di domande e di angosce. E anche io ho chiesto quel “ce la farò?”, che poi è diventato “ce la faremo?”, e poi eccoci qui… ogni tanto gli lancerei un mattarello in testa, mi incazzo, litighiamo, poi mi fa ridere e tutto torna in equilibrio. Certo, chissà come andranno le cose, non è che io abbia trovato la risposta… ma intanto ho voluto dire di sì perché oggi è con lui che desidero progettare la mia vita e a prescindere da come andrà voglio davvero impegnarmi perché funzioni! Auguri di cuore ❤

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    • virginiamanda ha detto:

      Grazie per gli auguri Szandri! (Sì, mi aspetto di avere voglia di tirargli un mattarello in testa anch’io!)
      Forse come dici tu un’unica via giusta per tutti non c’è, ma bisogna trovare quella giusta per “noi”. Siamo a buon punto, spero.
      Un abbraccio ❤

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  3. NonPuòEssereVero ha detto:

    Virginia, non cambia nulla.
    Sarà che noi eravamo già abituati a condividere gioie e (tanti) dolori oltre al conto in banca, sarà che abbiamo sempre tenuto a mente la presenza dell’altro, ma davvero… tutto come prima.

    E auguri!

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  4. Giupy ha detto:

    Che post dolce… comunque ehi, ce la farai di certo! E il matrimonio e’ come lo vuoi tu, puoi decidere tu che valore dare a quel pezzo di carta, non gli altri. Ed e’ normale farsi delle domande o chiedersi se ce la si fa, ma poi lo fai e va tutto bene… o almeno per me e’ stato cosi’ 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Sì Giupy, hai ragione, bisogna trovare il valore di quell’atto dentro alla coppia, non fuori.

      Detto questo…
      Ma in che senso: per te è stato così? C’è qualcosa che mi è sfuggito? C’è un pezzo di carta di cui non hai parlato? Eh? Eh? Eh? 😉

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  5. PuroNanoVergine ha detto:

    Per non pensare ai bimbi che verranno… (giusto per tranquillizzarti :-)).

    I dubbi, le incertezze e le paure sono legittime, però credo che una scelta del genere, fatta in modo consapevole, sia una scelta giusta e che nella peggiore delle ipotesi esiste da tempo il divorzio (pur con tutte le complicazioni che porterebbe una scelta simile).

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  6. giuliacalli ha detto:

    Ma ben vengano i dubbi, Virginia!
    Sai qual è comunque, secondo me, la fonte di questo tipo di ansie? È che purtroppo pensiamo al matrimonio, magari anche inconsciamente, come un atto collettivo. È quel “dichiarare di fronte a tutti”.
    Io ci ho pensato tantissimo dopo che il mio matrimonio in grande stile, che ancora rimane nella lista dei giorni più belli che abbia mai vissuto, è andato male.
    Se ricominciassimo a vedere il matrimonio come veramente un atto, una decisione di amore, fra due persone e basta, certe domande non ci verrebbero nemmeno.
    Stai per fare un atto d’amore e impegno con la persona che ami, e questo è bellissimo.
    La porta immaginaria rimane lì. Nessuno ti vieta di prenderla quando sarai molto arrabbiata, di prenderti i tuoi spazi quando ne avrai bisogno, senza dover render conto a nessun altro se no a te stessa e a lui. Esattamente come fate ora.
    Non esiste un modo “giusto” di essere una coppia sposata, non stare a sentire chi te lo verrà a dire.
    Il resto, essere dentro una relazione matura, lo stai facendo già da anni, non hai niente da temere 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Grazie, le tue parole le sento vere e sincere.
      Hai ragione che questo è un atto privato che è anche un atto pubblico e questa ambivalenza fa sudare…
      Siamo dentro ad una relazione matura da anni, è vero, però oggi ci stiamo impegnando per fare un passo in più.
      Speriamo di essere all’altezza delle nostre aspettative.
      Un abbraccio ❤

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  7. Carla P. ha detto:

    Mi rivedo molto nel tuo modo d’essere e nel tuo avere la porta sempre a portata di mano (io pure la finestra.. 😀 ), infatti non mi sono (ancora) sposata, nonostante la richiesta sia arrivata, ma ho preso un impegno forse ancora più vincolante e radicale: ho fatto due figli. Lui è decisamente l’uomo della mia vita, come un pezzo di puzzle che combacia perfettamente con i miei angoli e curve. Dove non arrivo io, c’è lui, o viceversa, e in alcuni casi arriviamo (o non arriviamo) insieme. Credo l’Amore sia questo, a prescindere da un pezzo di carta che ne sancisca l’impegno per iscritto, anche se il valore in realtà lo deve dare giustamente ognuno di noi se lo ritiene valido. E da quanto leggo il vostro è un bel puzzle ! 🙂
    E comunque porte (e finestre) ci saranno sempre in casi estremi e irrimediabili 😉
    Ciao dalla calura patavina!

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  8. neru ha detto:

    e questa volta che ti regalerò? dopo una città, ci vuole il dono giusto per una donna che si aggiungerà il titolo di signora…
    diventare signora può essere molto divertente, con la presenza e il giusto carattere :*

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  9. Mamma in Oriente ha detto:

    Mi auguro che l’Orso non legga il tuo blog!
    Scherzo…credo tu faccia bene ad interrogarti perché, come dici tu, non è vero che se convivi non cambia nulla. Cambia eccome perché se credi alla promessa che farai, ci penserai mille volte di più a sbattere quella porta e sarà tutto un ricercare un compromesso e continuare ad avere voglia sempre di trovarlo quel compromesso. Sono sposata da 11 anni e non è sempre facile trovare l’equilibrio fra un po’ di sano egoismo (che probabilmente bisogna mantenere ed io in questo pecco) e il pensare al noi più che a me stessa. Un noi che nel mio caso comprende anche due figli ed è un noi con un equilibrio ancora più difficile. Nonostante tutto questo discorso però il consiglio migliore che mi sento di darti è sempre “va dove ti porta il cuore” e se il cuore ti guida, vada come vada e ne sarà sempre valsa la pena!

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