Non sapevo di dovermi sposare: puntata n° 3. La scelta del luogo. (In gergo “lochesciòn”)

 

Eccoci alla terza puntata della serie evento dell’anno: Non sapevo di dovermi sposare.

L’unica serie di cui nessuno si augura una nuova stagione. Su Virgh Real Time.

 

Lo so che avevo promesso di parlare della scelta del luogo dei festeggiamenti (in gergo comune “lochesciòn“) ma c’è un altro tema che va scandagliato prima.

Sento che è arrivato il momento di espormi e fare pubblicamente una premessa.

“Non mi sposo per farvi un dispetto”.

Lo so che sembra incredibile. Eppure, sembra che quando annunci il matrimonio la gente la prenda sul personale.

E non veda l’ora di fartelo sapere.

 

Oh, io davvero non mi sposo perché mi state antipatici voi. Mi sposo perché mi voglio sposare con l’Orso. Giurin giurello.

 

Top gente offesa

L’ amica femminista

“Io non ho capito perché ti devi sposare. Che palle ‘sta gente che si sposa. Guarda che non c’è bisogno di questo simbolo patriarcale per stare assieme!”

Amica, lo so.

Le tue lotte sono le mie.

Però mi voglio sposare lo stesso, perché amo l’Orso e glielo voglio dichiarare davanti alla sua famiglia e alla mia e ai nostri amici. Sii comprensiva.

(E scusa, prometto che non lo faccio più).

 

L’amica single

“Mi sembra prematuro. Sono così pochi anni che state assieme. E poi perché? Non stavate bene così? Non ho capito perché anche tu ti devi sposare.”

Amica, mi sposo ma non smetto di volerti bene e veramente non lo faccio per ricordarti che non sei fidanzata. Lo faccio perché amo l’Orso e blablabla.

E va bene se ti porti al matrimonio il ballerino brasiliano che hai conosciuto l’altro ieri.

(E comunque ti prometto che dopo stavolta non lo faccio più).

 

L’amica disorganizzata

“Ma in che senso ti sposi? Ma quando sarebbe? Non sono sicura di poter venire, ma perché non ti sposi più vicino? Ma io non so se ce la farò mai ad arrivare. Ma il bambino dove lo metto? Come sarebbe a dire che può venire anche lui? Ma dove me lo metto? Ma come me lo porto? Ma non puoi cambiare data? E cambiare posto?”

Amica, se ce la fai bene, se non ce la fai… pazienza.

E comunque no, non cambio né posto, né data né marito. (E scusa, non lo faccio più)

 

Sorvolo elegantemente sulla tipologia “taccagno” perché la vita mi ha liberato di queste zavorre e al massimo mi sono rimaste amiche femministe, single e disorganizzate, ma di certo non tirchie.

Bene, ora appurato care amiche e cari amici che non ce l’ho con voi e che non mi sposo per farvi un dispetto, passiamo alla categoria che invece ha deciso di fare un grande dispetto a me.

Gli albergatori.

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Una volta infilato l’anello, e dopo aver chiesto ripetutamente all’Orso “Ma sei proprio convinto?”, mancava solo una cosa da fare: iniziare a contattare gli albergatori, ovvero i proprietari dei posti dove si festeggiano le unioni matrimoniali.

Non abbiamo dovuto scannarci (“Vedrete come litigherete durante l’organizzazione del matrimonio!” ci avevano avvisato sogghignando gli amici, ma devo dire che finora è andato tutto bene) per la scelta della località, perché ne avevamo già parlato: dove ci siamo conosciuti.

Ok quindi. Sono pronta: ho il numero degli invitati, la data, e un’idea più o meno definita di quello che vogliamo.

 

Pensavo sarebbe stata una passeggiata di salute.

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Questo era quello che mi aspettavo di dover fare. Una placida passeggiata. (Con la stessa espressione sveglia).

E invece.

Siccome sono un po’ pignola e sto a diciassettemila chilometri di distanza, ho fatto una bella lista.

Beh, che ci vuole? Stabilite le nostre variabili (numero invitati e data) basterà incrociarle con i dati delle strutture e dovrebbe essere facilissimo individuare i posti che fanno al caso nostro.

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E qui mi sbagliavo.

Ho redatto una lista di centoventi strutture ricettive.

E le ho contattate tutte.

 

Ora posso quindi (non molto orgogliosamente, a dire il vero) affermare di aver una documentata opinione sullo stato del servizio di ricezione turistica in Italia.

 

Ecco pertanto che sento giusto rivolgermi a te, CARO albergatore italiano.

(Caro, caro, caro. Proprio caro. In tutti i sensi).

 

Vorrei sottoporti alcune delle riflessioni che mi sono appuntata lungo questo tortuoso percorso ad ostacoli che è stato avere a che fare con te.

  • La lingua italiana: ok, se sei andato a fare l’alberghiera forse non avevi voti altissimi in italiano. Però se il tuo lavoro è rispondere ai clienti (cioè gente che ti pagherà lo stipendio) per iscritto: vuoi controllare che non ci siano errori? Un refuso scappa a tutti, ma l’uso sconsiderato dei puntini di sospensione (due, quattro, cinque… sono tre: uno, due, tre. Non uno di più, non uno di meno), parole inglesi o francesi messe a caso e scritte male (abbiamo passato una sera io e l’Orso a chiederci cosa fosse un berseau) dove ce ne sarebbero di italiane più comprensibili: banchetto, ricevimento nunziale (Wedding reception? Seriously!? Un italiano scrive ad una veneta e gli dice “wedding reception”? Mandovai?) non è tollerato.

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  • Strafalcioni vari presenti sui siti: piscina a vostro usco esclusivo.

 

  • I siti tutti uguali con una immagine sparata a dimensioni immense in home page e tutte le informazioni in nero, i contorni in nero, i messaggi in pop-up in nero. Vuole sembrare elegante, vuole sembrare lusso:  solo irritante.

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Template originalissimi.

 

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Ma “Deluxe” de che? Che mi stai facendo diventare cieca…

 

 

  • I tempi di risposta: io sono una privata cittadina che ti chiede informazioni (e promette di darti soldi) e tu, avendo come lavoro quello di rispondere alle mail dando informazioni cosa fai? Lasci passare i giorni, le settimane. Ora, io che appunto sono una persona qualsiasi, posso controllare la mia posta privata quando mi pare e piace. Posso anche non controllarla mai, e sono fatti miei. Ma tu che hai una mail aziendale a cui la gente scrive per farsi spedire dei preventivi (cioè possibilità di darti dei soldi) hai l’obbligo di rispondere in tempi ristretti.
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Il premo “E l’eco rispose” va all’albergo che mi ha risposto dopo UN MESE. (Ci scusi, abbiamo avuto un problema di connessione)

  • Le cifre: molto probabilmente noi abbiamo scelto una regione fuori mercato per gli italiani. Va bene. O forse gli italiani si fanno il mutuo per pagare la festa nuziale. O forse noi siamo dei poveri. Non lo so. Ma potrai chiedere quarantun mila euro di solo pernottamento? A cui, naturalmente va aggiunto il banchetto, la musica, l’Iva, la Siae, i fiori, i confetti, le bomboniere etc etc. E non stiamo parlando di una residenza d’epoca o di un albergo a sei stelle.
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La foto profilo dell’albergatore- tipo.

  • Genuinità: se non ti viene naturale scrivere dando del Lei, dammi del tu. Ne esce un rapporto più informale (dovremmo sentirci tante volte da qui alla data, non è male se rompiamo il ghiaccio subito) e tu ti sentirai più a tuo agio (anch’io, ma non puoi saperlo). Sai che stai parlando ad una coppia che si sposa, difficilmente si tratterà di cinquantenni imbalsamati (anche se tutto è possibile). Perché poi ne escono mail in cui si parte con altisonanti saluti, si dà del Lei fino a metà mail, si passa a dare del tu senza accorgersene, si torna a dare del Lei con la maiuscola alla fine e si lascia una generale impressione di sconcerto e improvvisazione, che certo non fa bene all’immagine.
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Un po’ di ripasso fa sempre bene. In un paio di occasioni mi è venuto da rispondere dicendo “Senta, mi dia pure del LORO”.

 

 

  • Gli agriturismi: non sono più sinonimo di “cosa alla buona”. Ho trovato alberghi a cinque stelle che costavano di meno e offrivano un servizio migliore.
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L’agriturismo chic è quel posto dove hanno levato ogni comodità (manco i tavoli esistono più, ora solo cassette della frutta) e hanno alzato il prezzo.

  • La Storia (con la esse maiuscola): la gente (io, perlomeno) non vuole venire in un determinato posto a sposarsi perché ci sono le colline. Si potrà iniziare sempre con “Nell’incantevole sfondo delle famose colline ***…”!? Le colline dell’Italia Centrale non sono famose per essere delle colline. A casa mia ho i Colli Euganei, a casa dell’Orso c’è l’Irpinia, gli Appennini attraversano l’Italia, lo vuoi capire che il tuo selling point non è “le colline”? Cosa mi rappresenta una vacanza in collina? Le persone (almeno così credo io, che confido nell’intelligenza e nella cultura della massa molto più degli albergatori, a quanto pare) non vengono in Umbria o in Toscana per vedere delle colline verdi. Vengono perché in quel preciso paesaggio è passata la storia, perché tra quelle colline è stato possibile immaginare una città ideale e un uomo ideale, perché in quel clima e circondati da quella natura si sono formate città-stato che hanno speso i loro fondi per attirare quelli che all’epoca erano i migliori ricercatori, musicisti, artisti. Che hanno valutato l’arte come mezzo per darsi lustro e vantarsi con i vicini. In quel preciso paesaggio collinare hanno dovuto difendersi dagli attacchi degli altri costruendo mura, torri e rocche. Chi ci viene, non viene a vedere una collina verde. L’avrebbe vista a casa sua. Viene per sentirsi immerso nella storia, in una storia precisa, quella del periodo che va dal 1200 al Rinascimento, che ha posto le basi per i valori e il vivere civile come lo conosciamo oggi. Di paesaggi belli il Mondo è pieno. E pure di colline. Ma perché non vi sforzate di capire che le vostre sono uniche? Qualche riferimento a casaccio a Leonardo (è passato di qui) o a Michelangelo (è nato qui, un giorno si è seduto su questa pietra), non vi salverà. Chi se ne frega di attirare masse di gente che prende esattamente quello che si aspetta (il posto famoso, perché l’ha visto in un film)? Perché a quelle masse non  si può dare qualcosa di più? Insegnare magari, qualcosa? E invece no, le uniche lezioni che vengono pubblicizzate sono quelle di cucina italiana.
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A quanto pare la gente va in albergo perché cerca “le colline”.

  • La storia (con la esse minuscola): grazie. Quei pochi che l’hanno fatto, grazie. E’ bello leggere delle fatiche di una famiglia o di una coppia che ha comprato, sistemato a proprie spese un podere, che ora è tutta la loro vita. C’è del sacrificio che io-cliente voglio riconoscere. Ma se non ne sento parlare mai, un posto per me sarà uguale ad un altro, “nell’incantevole scenario delle famose colline”.

 

  • Formule ritrite: a parte il già citato “incantevole scenario delle colline”, abbiamo “splendida cornice” e “suggestiva atmosfera”. (Perché non assumete dei copy? C’è un sacco di gente laureata in Lettere e in Scienze della Comunicazione a spasso).

La splendida cornice.

  • Quello che non c’è: cantavano gli Afterhours anni fa. Posti che ti chiedono più di tremila euro a settimana per un appartamento e ti dicono: NON c’è il riscaldamento. Posti che ti chiedono quarantun mila euro per pernottare e NON ti includono la cena, posti che ti chiedono diecimila euro per il solo affitto e NON hanno un ristorante né una cucina né un servizio catering, posti che ti chiedono diecimila euro per il pernottamento e NON ti includono la colazione (che per venti euro a testa immagino ci sia lo chef che viene e ti prepara un cappuccino flambé sotto al naso), posti che ti chiedono di pagare affitto del luogo (ah no, scusa, location), più pernottamento a prezzo pieno, più tasse di soggiorno, più colazione e NON ti includono le pulizie.

Non vorrei aggiungere altro, Vostro Onore.

  • Rito simbolico: cioè ti sposo, ma anche no. Sì, amici il rito simbolico esiste e a giudicare da quanto ne parlano gli albergatori è anche parecchio richiesto. Il vostro fidanzato non vi vuole sposare? Voi siete allergiche al matrimonio? Però volete fare una bella festa e avete un vestito bianco nell’armadio che non avete mai messo e vi sta benissimo? Prego, andate a sposarvi “simbolicamente”, così tutti sono contenti e voi rimanete single. Tanto, a parte voi, probabilmente nessuno dei vostri ospiti si accorgerà della differenza! (Saranno distratti dall’incantevole scenario della splendida cornice delle famose colline!) (O dalle vostre cuginette, molto procaci).

 

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E magari vi sposa il sacerdote della Chiesa della Vita Universale. (Foto presa da qui, dove spiegano meglio di me cos’è un matrimonio simbolico.)

  • La gente che parla con te ma non parla con te: dopo aver mandato una mail dettagliata con data prevista, numero di invitati, tipo di servizi richiesti sotto ad un questionario dove avevo già inserito la data prevista mi risponde ‘sta sciroccata che inizia “La ringraziamo per averci preso in considerazione per il matrimonio che sta organizzando per Maggio 2017!” Ma Maggio chi? Ma cosa? E si firma pure “Events Sales Agent”. Mandovai, inizia imparando a leggere le informazioni chiave, vah.
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Prima o poi lo seguo anch’io.

 

  • Le bandiere all’ingresso: cosa mi rappresentano? Che parlate tutte le lingue di quelle bandiere? A me fanno solo “giochi senza frontiere” o residence anni Ottanta.

 

Andetruà!

  • SIGNORA: ma cosa mi chiami signora cosa che ti ho detto che non sono ancora sposata!?

 

 

Va bene, caro albergatore, alla fine – nonostante tutto – siamo riusciti a trovare un punto d’incontro.

 

 

 

E ora cosa mi resta da fare?

Niente.

A parte quell’appuntamento dalla sarta di domani che mi sta facendo sudare come l’esame di maturità. Mi sa che io e il mio girovita non abbiamo studiato abbastanza.

 

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15 pensieri su “Non sapevo di dovermi sposare: puntata n° 3. La scelta del luogo. (In gergo “lochesciòn”)

  1. Giupy ha detto:

    Post bellissimo 🙂 🙂 🙂 Io sono sempre l’amica femminista di turno cmq (e pure un po’ quella taccagna he quest’anno gente di cui non mi frega nulla mia ha gia’ fatto spendere piu’ di millecinquecento euro per i loro matrimoni, mannaggialoro -e mannaggiame che ci vado)

    Comunque l’unica cosa su cui non sono d’accordo e’ il “signora”: se uno OSA chiamarmi signorina lo mangio. Ho trent’anni, mi devi rispetto, indipendentemente se sono sposata o no. A un uomo non lo chiameresti “signorino”, no? Ma dico questo sempre perche’ sono l’amica femminista 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Ci avrei scommesso sul tuo femminismo! 😉
      Sul signora io non sono convinta che il rispetto passi dall’epiteto che si sceglie, però Signora sarebbe per una donna sposata, e mi faceva strano che uno che avevo contattato proprio per il matrimonio (quindi evidenziato il fatto che non sono ancora sposata) mi dicesse Signora.

      Io comunque sono del partito del dare del Signorino anche agli uomini, a dire la verità!
      🙂

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  2. 1234se ha detto:

    Eppure c’è gente che ci prende gusto. Ho conosciuto coppie di italiani qui in Australia che non solo hanno fatto doppio matrimonio intercontinentale, prima qui e poi in Italia ma pure quadruplo! Prima qui, poi in Italia, prima cerimonia intima e poi festa solo con amici, tutte le varianti possibili….masochisti?!

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    • virginiamanda ha detto:

      Sì, un po’ sono masochisti, un po’ credo scatti quel meccanismo per cui inizi a pensare: “Ora che ho fatto tutta questa fatica a imparare come si fa, ne faccio almeno tre!”. Io comunque con uno solo mi sento più che a posto! 😀

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  3. szandri ha detto:

    La parte che mi è piaciuta di più è quella sulla Storia/storia :). Quanto a tutto il resto… si ride per non piangere! Per fortuna dalle mie parti non c’è tutta questa scelta e così non abbiamo avuto modo di toccare con mano tutto quello che hai descritto, anzi direi che è stato tutto abbastanza semplice! Però posso dire che io avevo l’amica che mi ha rimproverata perché ho deciso di sposarmi in chiesa.

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    • virginiamanda ha detto:

      Ma veramente un’amica ti ha rimproverata per la scelta del matrimonio cattolico!?
      Io sono sempre stata l’unica credente nel mio gruppo di amici per cui nessuno si è stupito, anzi. Però ho notato una certa incapacità di empatia in alcuni soggetti. Forse nell’epoca in cui viviamo siamo così concentrati su noi stessi che diventa difficile per una volta essere “solo” felici per un’altra persona, senza farle pesare le sue scelte o le proprie, mah!

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  4. Camilla (@drinkpop) ha detto:

    Ti dico qual è la verità dietro i matrimoni simbolici: coppie straniere che vengono a sposarsi in italia, si sposano legalmente e in segreto nel loro paese di origine e poi fanno una “finta” a uso e consumo di parenti e amici in Italia. Il tutto per evitare grane burocratiche.
    By
    L’amica che non si riesce a organizzare

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    • virginiamanda ha detto:

      Tesoro, sì, avevo intuito fossero per gli stranieri. Il matrimonio finto però mi fa una tristezza…
      Tu vedi di venire, fosse pure da sola, a bordo di un asino, o almeno mandami un cartonato! 😉

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