Il punto.

Ci ho messo tanto a scrivere questo post.

Ogni tanto aprivo il blog e mi dicevo: dai, magari qualcuno ha scritto al posto mio. E invece no.

Ma oggi ho una mattina libera, c’è il sole, le palme non si muovono e io ho tutto il tempo (non esageriamo) per sedermi qui e mettere un po’ nero su bianco le ultime vicende.

Sono tornata dall’Italia a fine Aprile e da quel momento non ho più smesso di andare su e giù per i treni e gli autobus.

Se qualcosa mi hanno insegnato tutti quegli anni da ritardataria (sì, sono una che ne è uscita) è che devo prevedere le cose in anticipo. Se so che per un determinato percorso ci vuole un’ora, partirò da casa due ore prima.

Sì, ok, complice il perfettibile sistema dei trasporti australiano.

Quando salgo su uno dei loro treni gonfi e rumorosi (il treno è proprio più grande dei nostri, più largo, più alto, più in ritardo) penso con nostalgia a qualsiasi treno regionale bianco e verde che mi ha accompagnato all’università, a casa, o all’aeroporto in Italia.

Grossi, brutti e tronfi treni australiani.

italo_tuscany_by_train.jpg (2048×1157)

Adorabili, magri e sinuosi treni italiani.  (Sì, ok, lo ammetto, il paesaggio aiuta).

Da aprile, dicevo, non mi sono mai fermata.

I curriculum che prima di avere il visto erano carta straccia si sono immediatamente trasformati in oro zecchino nelle mani dei selezionatori perché il telefono non ha smesso di suonare né la casella di posta di ricevere proposte.

E questo è di per sé positivo, ma anch’io soffro di quella limitazione temporale che affligge tutta l’umanità, ovvero le mie giornate sono composte solo da ventiquattro ore.

Non solo, a questa limitazione perenne si aggiunge un’altra sindrome dei tempi moderni: la partita iva.

Ebbene sì, dopo essermi aperta una partita iva in Spagna, ora eccomi qui, con una nuova luccicante partita iva australiana.

E lavorare con tanti clienti senza avere alcuna attitudine alla guida cosa porta? A dover prendere sempre tanti mezzi pubblici.

Il che è positivo: vedo tanta umanità, certi giorni mi sento un po’ Tiziano Terzani nell’anno di un indovino mi disse, quando per evitare una maledizione si era messo in testa di raggiungere i posti solo via terra. Se penso che solo due anni fa ho preso quarantaquattro aerei in dodici mesi e tutti per vacanza mi sembra incredibile, mi sembra che a fare tutti quei viaggi sia stata un’altra persona, non questa scimunita che tutti i giorni esce di casa alle otto e torna alle dieci di sera.

Nel frattempo, l’Orso è sbattuto da una trasferta all’altra e al momento si trova in Argentina.

Capito? Non un posto qualsiasi brutto dove il resto della gente va in trasferta a lavorare, che ne so, la periferia brutta di una città industriale ucraina o Seattle.

No, l’Argentina.

Il mio fidanzato, quello che io ho seguito qui (laddove qui è da intendersi con AUSTRALIA, dall’altra parte del mondo), ora starà venti giorni in Argentina, il posto dove io da quando sono piccola ho sempre desiderato abitare, il posto dove mi è stato proposto di lavorare e che io per ben due volte ho dovuto rifiutare.

“E vabbè, che fa, vieni anche tu” mi ha detto, con noncuranza una sera prima di partire.

E lo farei pure, se non fosse che non ce la faccio a fare la “moglie al seguito” e che devo lavorare.

E’ brutto da dire, nei confronti di tutti quei mesi da universitaria in cui dovevo fare i conti per farci entrare tutte le spese a fine mese, e dovevo contare i soldi quattro volte per accertarmi che non fossero improvvisamente e magicamente aumentati, ma, ehi, in questo momento, io non dovrei lavorare.

Voglio dire, che non c’è nessun bisogno che io mi devasti la vita e le giornate perché la fine del mese arriva prima della fine dello stipendio.

E’ vero, c’è il matrimonio, etc etc… ma ad essere sincera negli ultimi mesi ho pure smesso di pensarci. La vita è proseguita ad un ritmo così forsennato che ho ringraziato la manina divina che mi sta sopra la testa per aver avuto tutto il mese di agosto senza lavoro e per aver organizzato già tutto. E mi conviene pensarla così, perché non avrei proprio il tempo di pensarci ora.

Per fortuna ci abbiamo pensato per tempo e abbiamo ampio margine per gli imprevisti (tre mesi da domani). O almeno, questo è quello che mi ripeto, tra una discesa e una salita di scale mobili alla stazione centrale.

Avendo tanti clienti, ho dovuto dividere la settimana: ogni giorno ho messo un’attività diversa in una zona diversa della città. E così ogni lunedì faccio lo stesso percorso, e vedo la gente del lunedì. Ogni martedì vedo la gente del martedì e così via.

Questo mi aiuta a gestire meglio il tempo (che comunque rimane composto da ventiquattro ore al giorno) ma anche mi fa accelerare tutto. Le settimane hanno iniziato a passare velocissime. Ogni lunedì, quando entro nel posto “del lunedì” mi sembra di esserci stata il giorno prima. E invece è passata una settimana.

Per fortuna la Svezia e l’azienda per cui lavoravo mi ha insegnato l’importanza delle routine.

(Ciao Svezia, si era detto che non ci saremmo mai più scambiate un saluto e invece vedi? Ogni tanto riesco pure a pensarti con un – moderato – affetto)

Con tante cose che cambiano, è bello avere una struttura a cui fare affidamento. E inizio a capire perché papà ci tenga tanto ad apparecchiare la tavola come dice lui e a cenare sempre alla stessa ora.

Stare lontana e a testa in giù, aiuta a volte a capire meglio chi era vicino e a testa in su.

“Ma quindi tutto questo sproloquio per dire cosa? Per vantarti?”

No, certo che no.

L’ho scritto per me.

Per ricordarmi in futuro che c’è stato un tempo in cui ero stanca, le giornate mi costavano fatica e dormivo poco eppure trovavo conforto nell’organizzazione.

Per ricordarlo alla bambina disordinata che sono stata e alla donna molto probabilmente disoccupata e disperata che un domani sarò.

(Ah, e mi sono pure messa a dieta).

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3 pensieri su “Il punto.

  1. fughetta ha detto:

    ti prego, non dirmi che ti sei messa a dieta per il matrimonio! 🙂
    Capisco tuttissimo, io sono stata presa in questo vortice da gennaio e devo ancora vedere le acque calmarsi. Ma grazie per aver scritto, magari questo weekend un momento lo trovo anche io per buttare giù due righe.

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  2. 1234se ha detto:

    Complimenti! Tante congrats per il lavoro, questo va detto perché sei bravissima ma adesso bando ai convenevoli e potresti approfondire un po’ meglio il punto dei quarantaquattro aerei in dodici mesi per favore?!! Dove sei stata, cosa hai fatto mai…e qui mi viene in mente una canzone di Battisti che forse tu non conosci perché sei giovane e pure io ero fuori tempo per Battisti ma un po’ mi è toccato…comunque dicevo potresti spiegare meglio? perché si bella la carriera etc. ma la storia delle vacanze mi piace di più e a proposito, tutto il mio rispetto per non ever seguito il quasi marito in Argentina….io no gliel’avrei fatta…non per il marito eh ma per l’Argentina!

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