Chissà come fanno, quelli che non hanno i chilometri

Sono tornata in Italia e poi sono ri-atterrata qui in Canguria. Il tempo di sdraiarmi su tre sedili gentilmente offerti dagli amabili passeggeri Etihad che hanno disertato il mio volo il giorno di Pasquetta, ed eccomi qui: carne, ossa, schiena dolorante, un paio di brufoli da cattiva digestione e due valigie non ancora svuotate.

E’ stato bello, frustrante e veloce come sempre. Sei felice di vedere le persone a cui vuoi bene, dormi poco perché devi incontrare e parlare con un sacco di gente, mangi schifezze più del dovuto (e del consentito dalla tiny waist dell’abito bianco più atteso dell’anno – ma sarà veramente bianco, poi? Chissà! –) e poi a più riprese ti senti esausta, contenta, sfinita, appagata e – soprattutto – sazia.

Ho in bozza il racconto dettagliato del mio amazing tour in Europa, ma ora mi preme di più fare questa riflessione.

Nel lunghissimo volo del ritorno pensavo che essere distante la maggior parte del tempo dai miei cari è una benedizione. Ma non solo per quello che si può pensare. Quando torno e abbraccio la mamma e le dico che le voglio bene, c’è una parte di me che pensa che se fossi rimasta sempre lì non lo farei mai, non glielo direi mai.

Uscire di casa prima e andare all’estero poi mi ha liberata di molto pudore e di molta vergogna che provavo per gli atti più semplici del mondo.

Quando sono a casa non mi vergogno più di abbracciare e sbaciucchiare le mie amiche, i miei genitori, il mio fratellone. Non aspetto di essere brilla, mi godo la compagnia delle persone dicendoglielo: subito a voce e poi per messaggio il giorno dopo, e dopo,  pure una settimana dopo, se ne ho voglia.

Liz Climo (Ok, non proprio così, ma quasi…)

Sembrerò “smelensa” (come mi definiva un’amica anni fa), ma a me piace ricordare alla gente che provo dell’affetto per loro e sono grata per la loro presenza.

Al tempo stesso, mi piace tornare in Italia perché rimette la mia collocazione nella giusta prospettiva, perché le persone che mi conoscono da sempre mi aiutano a capire quello che sto facendo dall’altra parte del mondo.

Mi hanno detto cose banali, forse, ma non così banali dal momento che io non ci avevo pensato.

Mentre mi lamentavo del fatto che mi sembra di imparare poco al lavoro perché circondata da italiani, con meno esperienza di me, mamma mi ha ricordato: “Guarda che tu sei andata per seguire l’Orso e il suo lavoro, non per trovare lavoro tu. Se sei riuscita a trovare lavoro nel tuo ambito, tanto di guadagnato. Ma vivilo come un regalo. Sei stata brava, siete stati bravi tutti e due.”

Toh. Io non ci avevo pensato.

Mentre ricordavo con un’amica il periodo spagnolo, dicendo che all’epoca ero convinta di sapere tutto e invece non sapevo niente, la mia amica mi ha detto: “Però adesso lo sai cosa vuoi: ti stai per sposare l’uomo che hai scelto”.

Toh. E c’ha ragione.

Mentre guardavamo senza capire le immagini terribili che arrivavano da quella che è stata, a mi pesar, casa mia negli ultimi anni, io piangevo e scrivevo alle mie amiche che abitano là. E loro mi rincuoravano, dicendo che stavano tutte bene.

E io mi rendevo conto che ho voluto bene (e che c’è stato anche dell’amore e del rispetto, anche se la relazione è stata tutt’altro che rose e fiori) alla Svezia.

Toh, non ci avevo pensato.

Non ci avevo pensato, che oltre a volere bene alle persone, bisogna volere bene anche alle cose che si fanno, ai posti dove andiamo e dove siamo stati, alle esperienze che ci hanno fatto soffrire e che ci sono sembrate incomprensibili.

Tornare in Italia, parlare con la mia famiglia e con i miei amici, mi aiuta a volere più bene alle cose che faccio quando torno.

Mi aiuta a mettere le cose nel giusto ordine, a non credermi una divinità ma neanche in balia degli eventi.

Chissà come fanno, quelli che non hanno i chilometri.

 

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13 pensieri su “Chissà come fanno, quelli che non hanno i chilometri

  1. giuliacalli ha detto:

    È tutto assolutamente vero.
    Ho in bozze un post un po’ sullo stesso tema, quello della distanza e del “Chissà come fanno, quelli che non hanno i chilometri.”
    Le vacanze sono sempre di ispirazione per noi “scappate di casa” 😀
    Buon rientro canguroso!

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  2. 1234se ha detto:

    E’ vero tornare a casa è magico ed è una benedizione per tutte le cose di cui hai scritto tu ed è vero che i km regalano una consapevolezza diversa, più forte, più sentita proprio perché oggi ci siamo ma domani partiamo…e fa pure rima. Se poi partiamo per canguria che è dall’altra parte della terra tutto si amplifica ancora di più. Secondo me c’è del vero nel detto :”partire è un po’ morire ” e allora tornare è come rinascere e quindi siamo più felici e consci di tutto ma certo che emozionalmente è un po’ faticoso. Chi non ha i km vive il quotidiano e non fa queste riflessioni di chi si è distaccato ma semplicemente c’è…è là e vive la propria vita più in verticale credo, noi più in orizzontale. Scusa il romanzo ma questo tema mi prende la mano…bentornata 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Mi piace molto il concetto della vita in verticale contrapposta alla vita in orizzontale.
      Credo sia difficile trovare pace, con o senza i km, ma sono convinta che sia nostro dovere convincerci di meritarla.
      Un abbraccio e grazie per il bentornata :*

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  3. Marica ha detto:

    Hai ragione e mi piace molto il concetto di volere bene ai posti e alle cose che facciamo. Però spesso quando torno prevale una specie di straniamento provocato da questa vita ‘orizzontale’. Appartenere a più luoghi mi sembra come non appartenervi affatto a volte :\

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    • virginiamanda ha detto:

      Lo straniamento è naturale. Non essere colpiti da questo tipo di vita sarebbe inumano.
      Ma prova a pensarlo come un’appartenenza “multipla”. Hai la possibilità di avere più comunità di riferimento, più amici, più affetto, più luoghi da amare. Non è divisione, è moltiplicazione. :*

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