E allora?

Casa nuova, vita nuova“, si dice.

E’ da dieci giorni che abbiamo cambiato casa. Siamo passati da un bilocale minuscolo arredato nella zona più ambita della città (quella con i locali, i ristoranti bio, le caffetterie con le sedie in alluminio, le lavagne grandi, i camerieri con le bretelle e i caffé dai quattro dollari in su, le palestre di pilates, gli alimentari con prezzi da gioiellerie, i bistrot vegani, i bar che fanno solo insalate,  la fauna locale composta da italiani, francesi e brasiliani sotto i venticinque anni che sfrecciano sul lungomare in skate e che stanno living the dream – e spending the money of il papà-) ad un appartamento con cinque stanze, terrazza con vista sul mare in un quartiere fuori dal centro. Non arredato.

Sì, lo so a cosa state pensando. No, non è così…

 

“E chi ve l’ha fatta fare ‘sta pazzia?”

Io.

Sono io la responsabile.

Ho pensato che non potevo aver fatto tutta sta strada per venire in Australia per poi ritrovarmi a vivere “all’europea”. A ‘sto punto, vado a stare in Europa.

“Beh, ma spenderai un sacco ad arredare casa, se poi non avete intenzione di abitarci per sempre, non sono soldi buttati via?”

Sì. No.. Insomma, forse.

(Ma quant’è bvutto e volgave parlare di soldi?)

Fuori dal quartiereambito case ammobiliate non se ne trovavano proprio. Quindi, sfruttando il locale mercato fiorente dell’usato, abbiamo comprato subito un letto e una lavatrice. E un paio di sgabelli.

E bon.

E siamo rimasti così.

Profughi a casa nostra.

(Così sono d’accordo sia i leghisti che i socialisti  – ah no, che adesso si chiamano modempro, vabbè io al massimo seguo il Movimento Arturo– ).

Ne è valsa la pena?

“Qué mala suerte” ha commentato la collega spagnola quando le ho detto che non ce la facevo più a sopportare i ragazzi italiani dell’appartamento a fianco che urlavano ad ogni ora del giorno e della notte e picchiavano la porta in continuazione (ma le chiavi!?) nel quartiereambito.

Lei, che come molti europei, ci abita, ha sempre pensato che fosse il luogo ideale dove vivere. Magari ha ragione, ho solo avuto la sfortuna di avere vicini maleducati.

Però volevo provare qualcosa di nuovo, provare ad abitare in un quartiere non turistico. Chissà per quanto tempo staremo qui in Australia, quindi perché non sfruttare quest’occasione per provare a vedere com’è veramente? Certo, siamo in un quartiere semi centrale di una grande città. Sicuramente gli australiani veraci vanno scovati altrove:nel bush, nella campagna assolata ed estrema… ma nel nostro piccolo ci proviamo.

Dal primo giorno di “casa nuova, vita nuova” me ne sono resa conto. Dovevo andare alla posta a ritirare il nuovo modem e in fila c’erano: signora maori quattrostagioni (nel senso di armadio), giovane dall’accento slavo, signora bionda presumibilmente polacca, signore australiano (o perlomeno senza accento riconoscibile), due signore anziane che andavano a pagare l’affitto credo australiane -senza accento-. Agli sportelli capa tailandese e dipendente australiano.

E una veneta che sbirciava incuriosita tutti gli altri…

Ci sono ristoranti e bar aperti fino a tardi (nel quartiereambito chiudevano tutti presto, a parte l’hotel, che da tradizione rimane l’unico autorizzato a servire alcolici fino a tardi) e un autobus che porta alla stazione.

L’attesa dell’autobus è diventata il mio passatempo. Nel quartiereambito gli autobus passavano sempre, scaricavano turisti o giovani europei con i valigioni e caricavano qualche giovane professionista in abito da ufficio e mandrie di tipi da spiaggia con canottiera, infradito e cappellino.

Non so se rendo l’idea. Foto presa da internet.

 

Qui invece no.

All’attesa dell’autobus si è sostituita la speranza dell’autobus.

Ci sono degli orari indicati ma… vengono puntualmente disattesi.

Io quindi ho capito che quando sono pronta scendo e mi metto comoda ad aspettare. Prima o poi passerà.

Alla fermata (visto che nell’attesa posso osservare gli altri con tutto l’agio del mondo) ho confermato le mie impressioni: la zona è a maggioranza bianca, australiani di origine europea, altri di origine filippina e qualche maori. Lo so che questa non è una rappresentazione fedele dell’Australia vera e propria, ma mi sento già più “dentro” l’Australia di prima. E anche le facce pazienti e per niente scocciate che aspettano lo stesso bus mi ricordano che questa parte di mondo è più simile all’Italia di quanto riesca a riconoscere…

Lui è diventato il mio migliore amico.

Ho anche iniziato a lavorare. Non so se si può considerare un lavoro vero, visto che non ho orari fissi e che sono impegnata solo due o tre ore al giorno ma… mi sento fortunata. E’ bello andare a dormire con la sensazione di aver prodotto qualcosa durante la giornata. E del mio ambito. Mi sento meno alienata di quando stavamo nel quartiereambito, inoccupata, circondata da gente in vacanza perenne e con esigenze -forse- diverse dalle mie.

bondi-instagram
Per esempio, per essere come loro a me manca… il selfie stick!

Forse sono diventata vecchia, forse mi sono imborghesita, (Vedrai che riusciremo a dare ancora un nome, a tutte le paure che ci fan tremare…), forse tra qualche settimana maledirò le attese dell’autobus, rimpiangerò le case arredate di tutto punto, me la prenderò con l’Orso che mi ha assecondata…

Ma chi se ne frega, tra qualche settimana sarò in Italia, a fare la prova del menù e del vino, a mettere la firma sulle pubblicazioni e a quel punto…

Chi avrà voglia di lamentarsi?

 

 

 

 

 

 

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19 Comments Add yours

  1. szandri ha detto:

    Quante risate! C’è così tanta vita nelle cose che hai descritto :).

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    1. virginiamanda ha detto:

      Tanta vita e tanti scatoloni semiaperti in soggiorno, cara Szandri! 😀

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      1. szandri ha detto:

        Fanno parte dell’avventura 😀 se no sai che noia

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        1. virginiamanda ha detto:

          Eh… 😀

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  2. NonPuòEssereVero ha detto:

    Quando abbiamo arredato casa nostra, dopo anni in affitto in case arredate, penso di aver seriamente rischiato un esaurimento nervoso.. In bocca al lupo 🙂

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    1. virginiamanda ha detto:

      Ahah, come ti capisco! Quando abbiamo arredato la casa svedese abbiamo rischiato di lasciarci, lanciare uno dei due dal terrazzo, litigare con i genitori dell’Orso che ci volevano regalare (non si è mai capito perché) dei comodissimi comodini TRASPARENTI, litigare con la ditta di trasporto, con quelle dei mobili, con chiunque.
      Sinceramente, penso di aver già dato. Qui si e no compreremo un tavolo usato e due sedie. Forse un paio di comodini e due sedie pieghevoli per la terrazza.
      Ah sì, e il frigo (che qui non è mai incluso).
      E basta. Non ho per niente voglia di ripassare sotto quella tiritera.
      Crepi il lupo!!! 🙂

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      1. NonPuòEssereVero ha detto:

        Io ho avuto fortuna con i regali: la camera da letto ce l’ hanno regalata i miei, ma l’ ho scelta io (o forse dovrei dire noi? 😂). L’ unico problema è che ci ho messo due mesica sceglierla e alla fine abbiamo preso la prima che avevamo visto.

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        1. virginiamanda ha detto:

          Vedi, almeno non hai dovuto metterci i comodini trasparenti di design! 😀

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  3. giuliacalli ha detto:

    Che ridere, un po’ tutto il mondo è paese 🙂 se togli le rappresentanze internazionali della gente intorno a te e l’assenza di mobilio, sembra il mio arrivo nel quartiere “periferico” di Genova. Terrazza con vista mare, attese infinite del bus, e via dicendo 🙂 ok ok, le similitudini finiscono qui! Ma la scelta mi sembra ponderata: vivere dall’altra parte del mondo per vivere circondata di europei in semi-vacanza, anche no dai!
    Buon ri-adattamento 😉

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    1. virginiamanda ha detto:

      Grazie per l’incoraggiamento! Sì, credo che le sensazioni dell’arrivo in un nuovo posto siano le stesse ovunque… ma tu ce l’avevi già arredato? Che fortunella!
      Speriamo che questo quartiere non mi deluda! 🙂

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      1. giuliacalli ha detto:

        A Genova? La prima casa, quella con vista mare, era di amici di amici che vivono all’estero, quindi era già arredata di tutto punto. Ma in generale ho sempre vissuto in case arredate, mi scoraggia molto l’idea di comprare mobili che poi dovrò vendere e traslocare 😦 Però si che mi piacerebbe comprare mobili tutti miei!

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  4. Frou Svedese ha detto:

    Quanta solidarietà! Anche noi tra Dicembre e Gennaio abbiamo fatto una cosa simile. Siamo passati da mono/bilocale in quartiere up and coming della città di ponte sul Cam a casa su tre piani (ma piani molto stretti) in paesino. Ringraziamo l’ikea e i gruppi vendo e scambio di Facebook per l’aiuto.
    Anche la mia nuova occupazione è aspettare un autobus che però è piuttosto frequente ma ugualmente imprevedibile.
    La vista mare però te la invidio. Buona casa 🙂

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  5. Solare ha detto:

    Ma bravi! Anche io ho sempre detto che non sono certo venuta fino in Au per qualcosa di semplicemente carino e così abbiamo vissuto fin da subito in quartieri residenziali, belli e con vista baia ….e con arredamento raccattato in giro agli angoli delle belle strade pulite del quartiere a maggioranza bianca dove ogni giorno qualcuno lasciava mobili e mobiletti in ottime condizioni e ti giuro che sono perfino riuscita a trovare una fantastica consolle per tv proprio sotto casa e proprio come la volevo! Non ho capito bene dove abiti ma ti posso dire che i veri australiani, se per veri intendi i soggetti alla cocodile dundee, ormai non li trovi più neanche nel bush. La società australiana è quella che hai descritto tu: asiatici, bianchi, maori etc.The bright side of immigration….il sogno che si fa realtà anche se una mia amica di origine caraibica ha subito più di un episodio di attacco razzista da parte degli australiani…forse erano quelli veri? Meglio non saperlo. E comunque c’è sempre Ikea, la cara Ikea che ti salva la vita e il portafoglio😉

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  6. C’è di buono che quando tornerai in Italia troverai Arturo al governo (perlomeno ci sarà da ridere ;-)).

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    1. virginiamanda ha detto:

      Speriamo! 😉

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  7. Nel sud del nord ha detto:

    No ma trasferirsi in Australia e avere intorno italiani proprio no! 🙂 Allora era meglio in Svezia o forse anche lì avevi a che fare con italiani?:-). Nei miei anni nel nord-est della Scania ne ho incontrati proprio pochi…però so che ci sono :-).

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    1. virginiamanda ha detto:

      Ma a dire la verità in Svezia ho avuto a che fare con ben pochi italiani. Me ne vengono in mente due o tre, non di più. E’ proprio per quello che qui mi ha stupito trovarmi circondata da italiani: non ero più abituata! 🙂
      Tu come stai? Ti sei ripresa? Quanto freddo fa adesso? Tra un mesetto devo venire in Svezia a fare un sopralluogo, e mi preparo per tempo! 😀

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  8. Solare ha detto:

    Brava! Anche io ho sempre sostenuto che non sono venuta in Au per qualcosa di semplicemente carino ma per qualcosa di speciale e così anche noi a Sydney abbiamo vissuto in una zona pazzesca con vista baia e …niente mobili! Poi ho iniziato a raccattare i mobili che i ricchi e bianchi residenti del mio quartiere lasciavano ad ogni angolo di strada e ho racimolato cose nuovissime e utili che non mi sarei mai comprata tipo la consolle per la tv, uno specchio a figura intera ( cornice dorata ma sai com’è…a caval Donato..), e un simpatico comodino che mi sono pure tenuta fino qui! Comunque la comunità mista che vedi ogni giorno è la vera Australia, nel senso che i tipi alla cocrodile dunde non li trovi più nemmeno nel bush dove è più facile incontrare un giovane irlandese o italiano o altro che fa il working holiday….the bright side of immigration , asiatici, europei, maori e africani e indiani di origine ma australiani, questo è il bello dell’Australia. Ps. Mica ancora ho capito dove vivi…comunque congratulazioni per la lavatrice, è il primo passo verso mettere le radici, non a caso noi abbiamo impiegato 3 anni prima di deciderci a comprarla😎

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    1. virginiamanda ha detto:

      Ma sai che eri finita nello spam? Ma sarai mica una tipa sospetta? 😀
      Grazie per le congratulazioni, per me il passo vero però è stato il frigo! Ora che ce l’ho l’abbraccerei ogni giorno! Io temo di non riuscire ad essere molto obiettiva sull’Australia, avendo avuto molte esperienze positive prima (Italia inclusa). A volte invidio quelli che sono venuti qua direttamente dal paesello, che magnificano tutto e per questa “meraviglia” (un po’ reale, un po’ immaginata, un po’ idealizzata) sono disposti a fare di tutto di più.
      E poi sono appena arrivata!
      Però di sicuro, il trasferimento in questo quartiere mi sta aiutando a vedere qualcosa di diverso da quello a cui ero abituata, e va bene così!
      Ora seguirò il tuo consiglio e inizierò a scrutare i marciapiedi in cerca di tesori!
      Un abbraccio (a te e alla lavatrice!)

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