Perché siete così ostili?

Seguo varia gente su Twitter e non ho potuto fare a meno di notare come nei 140 caratteri sia molto più facile scrivere in modo ostile.

Chi ha molti seguaci è in genere qualcuno che ce l’ha con il mondo.

E per emergere non devi solo “avercela” con il mondo, devi anche usare l’esagerazione, l’ironia e, possibilmente, parole che non c’entrano niente.

E poi la cattiveria verso tutti, o quasi.

Per esempio*:

 

 

 

 

E non ce l’ho con loro, eh, anzi. Sono account simpatici (di loro come persone non so niente, so quello che leggo da Twitter) e molto seguiti. Li ho presi come esempio, e basta**. Il fatto è che continua a stupirmi come sia facile usare parole ostili e arrabbiate per far ridere e che sia sempre molto condiviso il turpiloquio. (Guardate il numero di retweet o di likes).

Io ogni tanto mi chiedo se ce ne rendiamo conto.

Ci mettiamo mai ad aspettare due minuti pensando: ho piacere che in quarantamila (perlopiù sconosciuti) mi leggano insultare della gente?

(“Se mia nonna leggesse i miei tweet cosa penserebbe di me? Mi considererebbe ancora la sua adorata nipotina?”)

(“Mi piacerebbe che i miei figli un giorno leggessero di quanto sboccata era la mamma su un profilo pubblico?”)

Su Twitter poi c’è un’ambiguità costante, ovvero: tra tutte le categorie di persone che vengono continuamente derise e sbeffeggiate (si va dalle signore anziane che camminano lentamente, a quelli che ci hanno messo troppo alla cassa, dagli sconosciuti colpevoli di aver sbagliato un congiuntivo, ai lettori di Fabio Volo, da quelli che stanno all’estero, a quelli che  non ci sono mai andati, a quelli che non colgono l’ironia etc etc), ce ne sono alcune di sacre, che non si possono toccare.

[E comunque mentre scrivevo ho visto a Say Yes to the Dress una ragazza costretta alla sedia a rotelle che si è fatta sorreggere dal padre e dal fratello, dopo un lungo allenamento, mentre andava sulle sue gambe all’altare.
E… ecco, mi sono commossa.
Forse sono troppo tenerina per questo mondo amaro di Twitter.]

Quindi la mia domanda è: perché siamo così ostili?

Ma soprattutto: perché ci sentiamo compiaciuti di tanta ostilità?

 

Rinnovo la mia richiesta: c’è qualcuno di non arrabbiato, di non ostile là su Twitter?

 

_____________________

* Per la prima volta su questo blog saranno presenti parole volgari. Ma solo perché riportate.

** Insomma: non denunciatemi (che io ho paura!) ho scelto solo profili pubblici, da migliaia di seguaci, che hanno le spalle grosse. (E magari pure un avvocato clemente).

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22 pensieri su “Perché siete così ostili?

  1. szandri ha detto:

    Hai proprio ragione. Proprio qualche giorno fa leggevo l’approfondimento ad un evento molto interessante chiamato Parole(o)Stili e ho fatto più o meno le tue stesse considerazioni. Forse è un po’ semplicistico, ma credo che sia molto più facile diventare popolari facendo dell’ironia “aggressiva” e questa a parer mio per un motivo molto semplice: la frustrazione è molto più diffusa della soddisfazione (so, è un’ovvietà)! È perciò molto facile che le persone si identifichino con chi manifesta invidia/ostilità/rabbia, anche se in maniera più o meno ironica o velata, mentre è difficile trovare gente che supporti un messaggio positivo – o addirittura propositivo.
    Quindi se uno vuole diventare una Twitter star è facile che si pieghi a questo trend. Non è forse più facile sentirsi uniti nella sventura o nella semplice frustrazione? Quanto più difficile è invece superare l’invidia/il fastidio/l’ignoranza facendo PRIMA una valutazione critica e POI parlando (digitando)? È paradossalmente quanto difficile è faticoso è scegliere la positività (sigh)? Inoltre su internet è come se l’empatia venisse meno, a meno che non si tratti di animali (topic intoccabile).. è come se tutto fosse concesso in quanto virtuale. È il luogo in cui chiunque può avere il suo quarto d’ora di gloria, e poco importa se l’ottiene infangando gli altri o lanciandosi in poco eleganti turpiloqui.

    Mi ci metto pure io eh, nel quadretto critico. Uno dei tweet che hai scelto l’avevo letto anche io (l’ultimo, quello di Tremenoventi) ed ammetto che mi aveva fatto ridere parecchio.. 🙂

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    • virginiamanda ha detto:

      Sono d’accordo su tutto quello che dici: la frustrazione è più diffusa della serenità.
      Ma ci hai fatto caso che quelli che usano parole volgari, lagnose e arrabbiate spesso sono gli sconosciuti? Ovvero gente comune che è diventata popolare su Twitter grazie a un blog o a qualche tweet ben piazzato?
      Generalmente quelli che sono già conosciuti (politici, scrittori, cantanti, attori, giornalisti etc…) non scrivono mai “contro” una categoria di persone.
      Il che porta ad un’amara conclusione: per emergere dall’anonimato bisogna insultare, dimostrarsi “arroganti” e “cattivi”.
      Che tristezza!

      (Quel convegno Parole Ostili ce l’avevo nella mia lista di eventi a cui parteciperei se solo fossi più vicina!)

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      • szandri ha detto:

        Sì, è vero.. però penso che dipenda dal fatto che le persone valide o comunque affermate brillano già di luce propria e perciò non hanno bisogno di oscurare gli altri per essere visibili. Chi invece non ha molto da offrire e/o vuole prendere la scorciatoia opta per un canzonatorio (e spesso vuoto) antagonismo, che purtroppo fa breccia più facilmente di quanto non facciano i contenuti costruttivi.

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  2. Solare ha detto:

    Mi hai letto nel pensiero ! Proprio stamattina stavo pensando la stessa cosa dopo aver letto i soliti commenti su gli articoli di giornale. Trovo che ci sia un lato oscuro spaventosamente triste negli italiani che si esprimono sul web. I primi due commenti di solito riescono anche ad essere leggeri o positivi e poi arriva l’indemoniato, sempre, di qualsiasi argomento si tratti, partono i commenti cattivi, le offese e alla fine neanche si relazionano più all’articolo in questione ma solo si offendono a vicenda: ma che è successo agli italiani? Un popolo che io continuo a ritenere magari un po’ incline alla furbaggine ma non l’ho mai ritenuto violento. La gente sembra proprio arrabbiata, gratuitamente arrabbiata con tutti, con tutto…..che peccato.

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    • virginiamanda ha detto:

      Sì, provo le tue stesse stranianti sensazioni. Ecco (come promesso) un ottimo post di Giulia Blasi in cui analizza perfettamente lo sviluppo dei commenti sotto agli articoli: http://www.giuliablasi.it/il-commento-e-morto-viva-la-conversazione/ .
      Io ho smesso di leggerli, sennò finisco ogni volta a sentire quella stessa amara frustrazione che descrivi tu. Per me, fonti autorevoli come l’Ansa dovrebbero disattivarli.
      Sai cosa mi consola però?
      Che non “tutti gli italiani” sono così (frustrati, arrabbiati, ringhiosi, incivili, maleducati, offensivi).
      La maggior parte delle persone che conosco e per cui provo ammirazione, quelli che hanno da mandare avanti famiglie, negozi, affari, lavori complicati, diplomazie fragili etc… non hanno il tempo di passare la vita sotto gli articoli di Repubblica ad insultare gente a caso.
      La gente che mi piace di più è quella che, come te, legge un articolo per essere informata e se non ha niente di costruttivo da aggiungere alla discussione, chiude la pagina e passa oltre.
      Un abbraccio!

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  3. fughetta ha detto:

    ahahah! Questo probabilmente spiega perché io ho solo 76 seguaci.
    Lo sfogo a volte mi viene anche ma sono ancora troppo riservata per farlo sui social. Mi mordo la lingua e conto fino a 10 e poi mi è passata la voglia di scrivere cattiverie su twitter.
    Gli account che seguo sono prevalentemente di gente che lavora in comunicazione scientifica, giornalisti o di organizzazioni no profit. Come dici giustamente tu, questi profili tendono ad essere molto più “positivi” perché anche quando un giornalista vuole essere polemico o critico, si esprime in maniera più elaborata.
    Ultimamente poi c’ho l’ansia che il mio datore di lavoro potenziale vada a guardare il mio profilo e veda tutti i post che ho scritto sul delirio-tesi! 🙂

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  4. Frou Svedese ha detto:

    Hai ragione.
    Twitter lo uso prevalentemente per “seguire” qualche cantante/personaggio famoso per cui ho una particolare ammirazione (tra cui figurano la coppia di ottantenni di Gogglebox UK, giusto per nominare qualche personalità di spicco :)), qualcuno che mi fa ridere, qualcuno che parla di attualità e quei blogger che si prendono la briga di avere pure un profilo twitter (tipo te). Il mio uso di twitter, oltre a essere lettore passivo, ruolo nel quale vista la latitanza degli ultimi tempi mi trovo benissimo, è quello di lanciare estemporanei messaggi nella bottiglia di cose che mi capitano che sono troppo personali per scriverle altrove (cioè facebook). Il mio numero di follower è inferiore a quello dei trentini che entrarono a Trento.
    A mio parere il numero di lamenti, rimbrotti e esternazioni maleducate in genere non si limita a Twitter ma pure facebook ha il suo numero, per non nominare i commenti agli articoli dei quotidiani. Il male di vivere si trova ovunque: post sull’ondata di maltempo (è inverno, facciamocene una ragione se piove), domani è lunedì e si torna a lavoro e poi tutte le varie ed eventuali esternazioni di andateveneamorìammazzati sui vari immigrati, politici e chiunque che non la pensa come me medesimo.
    Il problema delle Twit-star (?) che hai nominato è che, come ci insegna Spiderman, da un “grande” potere derivano “grandi” responsabilità, tipo non offendere deliberatamente il prossimo, non dire cose sconvenienti, non fare polemiche inutili per sembrare più intelligente degli altri. Non sono sicura che l’abbiano visto Spiderman, però.

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  5. giuliacalli ha detto:

    Szandri mi ha preceduto, e ti ha scritto già la risposta alla tua domanda.
    Il carro della frustrazione e dello scarica-barile è quello fra i più seguiti nel nostro Paese.
    È sempre meglio prendersela con gli altri, trovare l’anello debole della catena, una persona da insultare che ci faccia sentire meno sfigati/insicuri/deboli.
    A me stanno onestamente sulle balle gli account Twitter di questi onniscienti sarcastici, e quindi nel mio vero-account-Twitter troverai solo retweet di articoli che mi piacciono, e conversazioni nerd sul mondo WordPress 😀
    Di rabbia ce n’è veramente poca, non perché non mi arrabbi mai con gli altri, ma perché ho smesso di usare i canali social come cassa di risonanza della mia ira 😛

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  6. Francesca ha detto:

    Sembra che solo loro sappiano quando e come scherzare, non prendersi troppo sul serio e soprattutto farsi gioco di altri, ma bada bene loro lo fanno comunque in buona fede. E guai a contraddirli, o dissentire anche solo su un particolare. Se ti prendono in antipatia, anche se sei stato il più delicato possibile, è finita, sei etichettato come uno che viene a commentare sotto i suoi post solo perché non hai niente di meglio da fare. E non avendo accusato mai, passi per quello che loro chiamano sfigato. Ecco io a queste categorie di saccenti, megalomani riservo una sufficiente indifferenza, non mi piace riservargli nessuna considerazione. A me stanno a cuore le mie opinioni, e rispetto quelle di chi si dimostra capace di ascoltare e di intavolare un discorso da persone adulte. Non sarò mai una che segue senza se e senza ma. Non mi piace stare nella massa, e assolutamente non mi conformo a quello che vogliono farmi passare loro come giusto o sbagliato.

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    • virginiamanda ha detto:

      Sì, Francesca, hai centrato il punto: se non la pensi come loro sei automaticamente etichettato e da offendere.
      E condivido l’insofferenza per chi ha un pensiero che cerca di far passare come “dominante”. Vedo tanti piccoli “ego” gonfiati e mi chiedo quando scoppieranno… chissà cosa succederà allora!

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