Deciditi

A quanto pare esiste un determinato processo che il nostro cervello segue per prendere decisioni.

La prima è la fase del sogno, la seconda quella della ricerca di informazioni in grado di realizzarlo, la terza è quella pratica, dell’azione per realizzare la decisione presa, l’ultima è la realizzazione e la valutazione complessiva.

Io credo ultimamente di aver un po’ troppo gigioneggiato nella terza fase. Sono diventata bravissima nel reperimento di informazioni (ma con internet siamo tutti bravissimi). E invece la realizzazione… niente, non è pervenuta.

Sono successe queste cose negli ultimi giorni:

  • Ho letto una stupenda intervista a Zucchero, in cui racconta di come sia riuscito negli anni a fare duetti con star internazionali. A leggerla viene quasi da ridere a immaginarselo mentre gioca a briscola bevendo lambrusco con Pavarotti, per quanto la fa semplice. Nella realtà di sicuro Zucchero (un cantante di cui ammetto di non sapere molto) è uno che avrà sicuramente fatto fatica per emergere e avrà studiato, ma rimane la consapevolezza che se non si fosse mosso, usando anche una discreta faccia tosta e assecondando anche una certa teatralità, non avrebbe mai fatto niente. A stare fermi non succede niente.
  • Sono andata in barca con tante persone che non conoscevo. Una tipica situazione che avrei sicuramente rifiutato, data la mia timidezza e la mia scarsa dimestichezza con gli sport acquatici, senza contare la mia goffaggine e la necessità di non esporre la mia imperfetta forma fisica. Ma ho pensato “Chissenefrega!” e ho detto di sì. Durante la giornata sono capitate alcune cose, per me normali. Mi è caduto il cappello di paglia in acqua e l’Orso ha fatto fermare la barca per tuffarsi a riprenderlo. Quando ci siamo fermati al bar, mentre io conversavo bevendo acqua ghiacciata al tavolo, l’Orso è andato al bancone ed è tornato con una caraffa di spritz e un secchiello di gamberoni. Alla terza volta che una delle ragazze presenti ha sospirato: “Tutte a te le fortune!”, le ho fatto notare che non l’ho mica trovato già fatto e finito l’Orso, e che ci sono voluti anni per il risultato -apprezzabile- che poteva ora osservare.
  • Mia sorella questo weekend stava studiando il “goal striving“. Quando le ho chiesto di cosa si trattasse mi ha spiegato la storia delle quattro fasi: immaginazione, raccolta informazioni, presa della decisione, valutazione. Ed ha anche aggiunto: “Tu non hai affatto problemi di goal striving!”, facendomi pensare – invece- l’esatto contrario.
  • Ieri sera, in una vecchia puntata di NCIS, la capa suprema affronta Gibbs che se n’è andato in Messico a bere Corona sulla spiaggia, chiedendo il pre-pensionamento dopo un caso particolarmente difficile a livello emotivo. Lo prende da parte e gli dice che può fare quello che vuole, ma quando uno “is that good” non se ne può andare (“You just don’t quit“). Punto. Senza tanti giri di parole.

 

Tutte queste cose assieme mi hanno fatto pensare a quante volte ho anch’io avuto la faccia tosta e l’incoscienza di buttarmi in avventure che poi mi hanno regalato successi o comunque conseguenze positive.

E con questo non intendo dire che -esclusa l’Italia e l’Australia- mi sono trasferita in quattro Paesi e ho trovato lavoro e blablabla, no. Queste sono cose che spinte da necessità, tutti fanno.

Intendo:

  • quella volta in cui ho detto “Massì” e mi sono candidata ad una posizione per insegnare una materia che non avevo mai insegnato prima, e su cui mi sentivo  arrugginita. Avrei potuto farne a meno, dopo pochi giorni andavo in vacanza e non stavo male dov’ero. Ed è finita che ho lavorato per quella scuola per tre anni e dopo pochi mesi mi hanno promosso a capo dipartimento. “Best teacher ever” mi ha detto abbracciandomi una delle mie alunne a giugno quando sono tornata per salutare la sua classe.
  • quella volta in cui mi sono autoinvitata ad un matrimonio in Spagna e ho conosciuto una che sarebbe diventata una delle mie migliori amiche.
  • quel giugno in cui ho preso il coraggio in mano e ho chiamato l’Orso. E gli ho chiesto di vederci. Anche se era finita male, anche se erano quattro mesi che non ci parlavamo più. Anche se potevo benissimo lasciare stare. E non ci siamo più lasciati, e dopo sei anni assieme a Settembre ci sposiamo.

E tante altre volte in cui la faccia tosta e l’incoscienza mi hanno permesso di fare quel saltino tra la seconda e la terza fase e prenderla, questa benedetta decisione.

Non voglio più stare qui a mandare curriculum dal divano, voglio fare.

Decidiamoci.

¡Salta! Lo más que sucederá es que tengas que trepar... pero ten por seguro que no has de caer :3 #hermodo:

Oh Mon Dieu, sono finita a scrivere un post motivazionale, e vabbè. Prima o poi toccava anche questo.

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12 pensieri su “Deciditi

  1. Solare ha detto:

    Zucchero comunque un aiutino se l’è sniffato…cioè volevo dire se l’è dato! Lo dico perché ero seduta accanto a lui in una serata estiva di tanti anni fa e quella era stata la mia impressione ma comunque sia è uno che si è certamente fatto il mazzo e buttato ….buttati anche tu, in Australia apprezzano chi ” give it a go” e poi vedi come va….la vita ripaga con grandi botte di fattore C chi si butta uscendo dalla comfort zone! 😉

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  2. Giulia ha detto:

    Ma quindi anche l’Orso si è deciso! Mi giunge or ora la notizia del matrimonio 🙂
    ¡Enhorabuena!

    W le volte in cui ci siamo decise con coraggio, quei “Ma sì” buttati lì che cambiano la vita, belli.

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