Gente perbene e positiva, grazie!

C’erano una volta una spagnola, una lettone e una brasiliana.

La spagnola, Carla*, bussò un giorno alla porta dell’appartamento universitario dove abitavo. Cercava una camera in affitto.

Rideva spesso, sorrideva sempre e dal giorno in cui entrò in casa entrò anche nel mio cuore. Mai eccessiva, capace di una battuta o di una risata per stemperare le tensioni, fece tantissimi gesti per riportarmi alla calma in un periodo in cui io ero troppo attenta a quello che pensavano gli altri di me, troppo rigida nella scala di valori in cemento armato che mi ero costruita, troppo fissata con le tabelle di marcia dello studio per riuscire mai a rilassarmi veramente. Un giorno, in mezzo allo studio disperato e senza fine di Storia dell’Arte da Brunelleschi a Picasso passando per quattromila comode diapositive (un esamino che si prese un anno della mia vita, del mio sonno e della mia capacità di stare al mondo), dall’ansia che mi divorava non riuscivo a tenere le cose in mano e mi cadde un bicchiere di vetro. Ero così stravolta che mancò poco scoppiassi a piangere. “Tranquila” disse lei, e nel giro di due secondi aveva spazzato i cocci per terra, buttato tutto nella pattumiera, messo a sedere me, preparato una tisana rilassante e chiuso il libro di Storia dell’arte. Qualche anno dopo, con i cocci in mano di una storia sbagliata (che si era presa quasi due anni della mia vita, del mio sonno e della mia capacità di stare al mondo), scappai da lei sulla Costa del Sol. “Tranquila”, mi disse lei, e nel giro di due giorni aveva spazzato i cocci dal cuore, mi aveva messo nelle orecchie Bebe (“No màs llorar”) e in mano parecchi bicchieri di Jagermaster. Il giorno dopo avevo il numero di un pompiere belloccio in rubrica.

La lettone era una a cui non avrei dato due lire: più piccola di me di almeno sei anni, si trovava in Turchia nello stesso periodo in cui ci stavo io. Le sue scelte di vita erano l’esempio di quello che io non avrei mai fatto: finito il liceo aveva deciso di fare per un anno la volontaria in un asilo turco. Io mai mi sarei permessa di mettere dell’altro in mezzo al mio percorso di studi. Se fai una cosa, devi farla fatta bene, era il mio motto all’epoca. E io, anche in Turchia, c’ero andata con un contratto firmato. Ma quale volontariato! Me la portarono a casa, una sera e mi dissero: “Questa la devi conoscere!”. Mi aspettavo una cucciola sconsolata e impaurita, giovanissima. Invece mi si presentò davanti una giostra bionda con un sorriso a quarantamila denti che sapeva far ridere chiunque. La portai pure a scuola un giorno, per far conoscere agli studenti la Lettonia. Il giorno dopo ricevette un centinaio di proposte di matrimonio.

Nei momenti di sconforto, quando ci mancava la pancetta, quando ci sembrava che nessuno ci capisse, io e la mia coinquilina ci guardavamo e dicevamo: “Ora chiamiamo Gina*!”. Lei veniva e ci faceva piegare in due dalle risate.

(Dopo un po’ di anni sabbatici, so che ora si è iscritta finalmente all’università.)

 

Un paio di mesi fa, ho conosciuto Sara*, una brasiliana. Mi fa ridere ed è molto simile alle persone solari che ho conosciuto finora. Inutile dire che me la sto tenendo stretta.

(Il buon umore non è mai passato di moda)

E mi chiedo: perché non è possibile circondarsi di persone positive anche nei social?

Ogni volta che entro su Twitter trovo amarezza, sarcasmo, battute contro tutti, saccenza, arroganza…

Mi consigliate persone positive da seguire? Al momento, su due piedi, mi viene in mente solo Tegamini.

 

 

 

*Come sempre, nomi di fantasia sul blog che le denunce mi spaventano.

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11 pensieri su “Gente perbene e positiva, grazie!

  1. fughetta ha detto:

    Cara Virgh,
    Buon anno!
    Mah, sui social (e in questo ci metto pure i blog) tiriamo fuori solo una parte di noi, magari quella che inghiottiamo al lavoro. Tipo, io uso il blog come valvola di sfogo (lo usavo almeno) per scaricare tutti gli sforzi che facevo per essere durante il giorno sorridente, presente ed empatica.
    Un mio amico trentino mi definì una volta “pien de bontemp”. All’epoca non l’avevo presa del tutto bene, mi sembrava che mi prendesse per una scioccherella che non prendeva sul serio i propri problemi (all’epoca stavo lottando con l’esame di Matematica I, che mi portò via un anno intero, e credo avrebbe terrorizzato lui).
    L’unica contro la gente molesta è evitarla. Se in persona risulta a volte difficile, almeno su fb puoi bloccare le notifiche (l’ho fatto senza sensi di colpa).

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    • virginiamanda ha detto:

      Ciao e tanti auguri di buon anno anche a te!
      Intanto una tirata d’orecchie: quando torni a scrivere?
      Poi: io capisco che uno dietro allo schermo si senta più libero di esprimersi, e quindi anche di tirare fuori parti “meno socialmente accettabili”. Ma a questo scopo comprendo di più l’utilizzo di un blog che non Twitter.
      Guarda che è difficile non trovarsi ogni giorno in home page tweets pieni di rancore, insulti gratuiti (vanno dal semplice “Ma tu brutta vecchia che sei alla cassa del supermercato, cosa c***o hai da guardare?” al “Ma si può sapere voi che non [inserire verbo a caso] che problemi avete?”), cattiveria. Anche scegliendo con cura chi seguire .
      Secondo me è un peccato, perché come strumento potrebbe essere molto utile.
      Su Fb ho cancellato l’anno scorso un sacco di persone e silenziato le notifiche di tante altre che per ragioni di pacifica convivenza non potevo proprio eliminare 😀

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  2. Giupy ha detto:

    Che bel post… be, credo che la gente sui social sia diversa che dal vivo. Un po’ come siamo diversi con diversi persone. Conosco gente che mi ha fatto ridere, e mi ha ripulito i cocci, in modo che non avrebbe fatto con altri. La cosa bella pero’ e’ che gente cosi’ spuntano sempre, prima o poi, nella nostra vita.

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    • virginiamanda ha detto:

      Oh Giupy, non c’è niente che mi faccia sentire meglio di un complimento, grazie :*
      Sì, anch’io credo che la gente sui social sia diversa rispetto alla vita quotidiana, ma credo “non così” diversa. Soprattutto ora, che non è più come dieci anni fa dove uno si “rifugiava” in internet proprio perché nella vita reale aveva qualche difficoltà (ad esprimersi, a relazionarsi, a trovare nuove amicizie). Ora tutti usano i social, ogni giorno, più volte al giorno. Mi chiedo perché non si possa usarli in modo più positivo, tutto qui.

      E sì, sono d’accordo con te, che è bello che le persone così spuntino nella nostra vita! 🙂

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  3. szandri ha detto:

    Percepisco un po’ ovunque la voglia di positività.. certo, poi sui social tiriamo fuori solo una parte di noi, ma la negatività che assorbiamo leggendo i millemila post rancorosi, commenti arrabbiati e così via si ripercuote negativamente anche sul nostro modo di guardare al mondo. Io pure sono una pessimista cosmica, eppure mai come in questi ultimo tempi ho desiderato circondarmi di positività! Sui social ho smesso di seguire certe persone gratuitamente negative, continuo invece a seguire quelle che hanno qualcosa da dire (positivo o meno) e mi focalizzo volutamente sui messaggi propositivi. Un plauso invece alle persone in carne ed ossa che trasmettono joie de vivre anche nei momenti più bui e che ci donano un po’ della loro visione in rosa :). Su Twitter sto ancora cercando, ma intanto sono andata a pescare Tegamini (grazie!).. sono sicura che spunteranno altri account interessanti.

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