Virgawards: personal edition

Siamo al 20 dicembre.

Credo di aver imparato delle cose importanti quest’anno, e vorrei portarmele in valigia per l’anno prossimo.

  • la gratitudine: è successo un mesetto fa.  Era tardo pomeriggio, avevo finito di lavorare e invece di scendere in fretta dall’autobus per fare la spesa e andare a casa, sono andata in spiaggia. Mi sono tolta le scarpe e sono rimasta un’oretta seduta a guardare l’Oceano Pacifico. Ok, non ho il lavoro dei miei sogni, ok, sono lontana dalla famiglia, ok, ok. Ma sono contenta. Sono grata per questa nuova curva nella mia vita, questa opportunità. Non la vivo con ambizione, né con troppa ansia. Sono qui con una persona che mi ama (così sostiene! Incredibile!), in Italia e in Inghilterra ho una famiglia che mi vuole bene, ho amiche che cercano di esserci nonostante la distanza, ho il mare davanti, l’estate addosso come cantava Jovanotti, la spiaggia sotto ai piedi e tutta la vita davanti. Voglio essere grata. Senza dover ricorrere alla falsa modestia. Sono grata perché sono una ragazza fortunata. (Sì, stiamo esagerando con le citazioni di Jovanotti, ma se devo dirla tutta qui non è il paradiso, all’inferno delle verità io mento col sorrisoooo).

 

  • il perdono: è una parola grossa, che porta connotazioni religiose. Negli ultimi mesi mi sono sentita in difficoltà a mantenere i contatti con le mie amiche in Italia. Il fuso orario, gli impegni, sembrava che nessuna avesse mai tempo per me. Ma come? Ma allora ero solo io a tenerci? Mi sono chiesta varie volte da Luglio in poi. Ho ripensato a tanti rapporti e mi sono sentita marginale, esclusa… rifiutata. Poi sono tornata, e le ho riviste per quello che sono: ognuna con i propri pregi e difetti, con la capacità o l’incapacità di mantenere un’amicizia in cui ci si vede pochissimo. Perdono non è rassegnazione, che dentro nasconde il rancore di aver subito un torto. Perdono è analizzare la disparità tra il trattamento desiderato e quello ottenuto e guardarla da dentro questa differenza, capirla, e in fondo abbracciarla. E dopo si può andare avanti più leggeri. Il perdono non è mai un favore che si fa all’altro. E’ un favore che ci si fa a se stessi. (E guardami affrontare questa vita come fossi ancora qui, grazie Tiziano!)

 

  • il perdonarsi: certo, avrei dovuto fare il master in Inghilterra. Avrei potuto andarmene prima dalla Svezia, avrei potuto rifiutare questo ennesimo trasferimento e impuntare i piedi. Avrei potuto tenermi il contratto a tempo indeterminato in una scuola che tutto sommato mi piaceva. Avrei potuto stare meno tempo a zonzo l’ultimo anno e concentrarmi su progetti più redditizi e più spendibili sul curriculum di”passare tempo con la mia famiglia”. Però ad un certo punto bisogna fare pace con se stessi. Guardarsi a fondo e riuscire ad accettarsi. Ad accettare che la vita non è una linea retta precisa. Che le cose potevano essere fatte meglio, più in fretta, ma che in fondo non è importante. Non ci sono traguardi. Bisogna solo volersi bene: essere amici, madri di se stessi e accettarsi. (Stringo i pugni e rido ancora, che la vita è questa sola. […] Di ogni giorno prendo il buono, […] é troppo presuntuosa la previsione di una verità, grazie Arisa)

 

E voi? Cosa vi mettete nello zainetto per il 2017?

 

20161217_125803
Chissà cosa ci sarà dietro questa curva? (Foto scattata in Nuova Zelanda, sì, lo so, non mi vengono tanto bene le foto e infatti non ne pubblico mai)

 

 

 

 

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5 thoughts on “Virgawards: personal edition

  1. Questa cosa del perdonare, casualità, ma l’ho realizzata anche io nel 2016. Il “perdonarmi” era tappa del post-divorzio, fardello del 2013-2014.
    Ma il perdonare: le amiche, la famiglia, che anche se non ero in Australia ma a un’ora di aereo, non riescono a volte a farti sentire inclusa nelle loro vite. Ho smesso di arrabbiarmi (troppo) per le loro accuse in cui io sarei quella che sta lontana, ma poi sono loro che mi lasciano sola pensando che io stia bene comunque, visto che non grido le mie paturnie ai 4 venti.
    Nello zainetto metto anche l’accettazione della stanchezza. La stanchezza di dover star dietro agli altri, alle loro richieste di attenzione, la stanchezza del perdonare anche se vorrei litigare, la stanchezza bella dopo i viaggi.
    E pure il sano egoismo, vá, quella sensazione del “qui e ora, ci sono io e sto bene”, che non fa mai male ricordarselo.

    Buon 2017 Virginia!

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  2. E’ molto bello questo tuo zainetto! Io nel mio metterei l’amore per quello che sto facendo, un po’ di leggerezza in più rispetto all’anno scorso, la capacità di desiderare senza l’angoscia di non fare abbastanza per realizzare i desideri, l’esserci qui e ora, la capacità di prendermi cura, l’aver (quasi) smesso di aver bisogno di essere perfetta. E uno spazio vuoto per qualcosa di inaspettato che mi susciti meraviglia.
    Tanti, tanti auguri per le feste e per il nuovo anno!
    Alexandra

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