Nuovo avvincente format su Real Time: “Non sapevo di dovermi sposare” – Puntata Pilota

Su Virgh Educational Channel

 

Chi ha letto l’ultimo post ha capito perché negli ultimi quattro mesi blaterassi del più e del meno, menando il can per l’aia: aspettavo di andare in Italia per dire di persona ad amici e parenti che…

mi sposo.

La frase mi fa ridere, soprattutto perché io non ho mai pensato/immaginato/desiderato di sposarmi. (Ebbene sì, nella mia personale Bucket List c’è “mangiare la torta Pistocchi” ma non c’è sposarmi).

12006157_959501454117575_3508969119883053853_n:
 

Infatti il nonno ottantaseienne alla notizia ha ordinato tanto di quell’alcol da farmi dubitare di arrivarci vivo.

 

Sì, è vero, lo ammetto: volevo che l’Orso me lo chiedesse.

Ma non ero mai arrivata a pensare che: a) succedesse davvero; b) cosa sarebbe successo dopo.

 

In esclusiva una diapositiva del mio cervello nel momento in cui immaginavo il mio matrimonio. (Disegnatore: Sebastian Eberlein)

 

 

Eccomi quindi proiettata in quel mondo surreale che si chiama “preparazione di un matrimonio”.

Io, a dirla tutta, i matrimoni -se posso, cioè quando non è il mio (inserire faccia sconvolta: il mio,  oh Santo Cielo!)– li evito.

Negli anni credo di aver scritto più volte su questo blog quanto mi metta in difficoltà il ricevere inviti a matrimoni e quindi riassumo: sono giornate faticose, che mettono assieme alcune tra le abilità che non possiedo. Ovvero: essere presentabile, bere ma non troppo, vestirmi bene e/o in modo elegante (!?), essere affabile con sconosciuti (!?). Per molte ore (!?). E non dimentichiamo il non poter mangiare e bere quando e quanto voglio io.

Not enough food, or just tiny appetisers but no full meals.
 

Oh Robin, lo so, io e te ci eravamo promesse che questo giorno non sarebbe mai arrivato e invece hai visto?

 

Alla fine empatizzo sempre con i più deboli: i camerieri e i bambini urlanti.

Anche io mi sento come loro: in un posto che non mi piace, dove mi ci hanno portato controvoglia e devo pure essere vestita in modo scomodo.

creative wedding ideas keeping kids entertained at the reception

Eccoli: i veri martiri.

Ecco perché negli anni ho declinato parecchi inviti (Benedetto Estero, che mi hai permesso di ripetere varie volte la formula: Nonpossomidispiacesonotroppolontana).

Dal 2012 ho quindi partecipato a soli cinque matrimoni selezionatissimi. Che sono stati:

  1. matrimonio “Vorrei ma non posso“: sfavillanti e costosissimi gli abiti e la macchina ma ricevimento con grigliata e birra.
  2. matrimonio “Non lo capisce chi è nato a Milano“: sfavillanti e costosissimi gli abiti, la macchina, gli addobbi, la villa, l’aperitivo di tre ore servito da camerieri impinguinati nel parco, cena, buffet infinito di dolci, taglio della torta in mezzo ad una fontana (!), fuochi d’artificio (!), open bar, discoteca, bomboniere di gronclass. Durata: infinita.
  3. matrimonio “internazionale“: abiti belli ma non costosissimi, ricevimento in campagna, pranzo italiano, alcol internazionale, open bar e discoteca. Grigliata anzi, meat indulgence (!) per gli irriducibili. Durata: all night long.
  4. matrimonio “Arrivederci e grazie“: sfavillanti e costosissimi abiti, addobbi e villa. Aperitivo, pranzo e taglio della torta nel giro di un paio d’ore, bomboniere di gronclass e arrivederci.
  5. matrimonio “Non vorrei e non posso“: abiti economici, no inviti, no bomboniere, no addobbi, no auto, no open bar, no frills, pic nic a buffet in un parco.

E ogni volta, ho pensato: “No, io no“.

E invece toh: tu sì.

Hug! Uaaaahhhhuuuggg:
D’altronde, come dire di no?

Cosa fare? Come funziona? Cosa devo fare?

Mi sono quindi affidata al Sacro Motore di tutte le scelte al giorno d’oggi: il Sentito Dire.

Ecco quindi cosa sapevo dei matrimoni (intesi come “giorno dell’evento/ Wedding” e non come “unione duratura di due persone che promettono davanti a Dio e allo Stato di essersi fedeli sempre, finché morte non li separi e di optare per un sistema patrimoniale congiunto/Marriage“, perché il secondo mi produce già tutta una carrellata di ansie, degne di almeno altre quindici puntate della serie “Non sapevo di dovermi sposare”):

  • L’organizzazione del matrimonio ricade unicamente sulla sposa (cioè io!?), lo sposo non c’è, se c’è non risponde, se risponde dice: “Quello che va bene a te
  • Si litiga molto
  • La sposa diventa isterica. (Corollario: dimagrisce tantissimo)
  • La (futura) suocera fa ammattire la sposa che diventa isterica e dimagrisce
  • I testimoni organizzano feste imbarazzanti che si chiamano addio al nubilato/celibato
  • Gli sposi finiscono per non mangiare mai.
  • La sposa dice sempre che il suo abito è “semplice”, anche se prevede di vestirsi da meringa roccocò.

In questa puntata pilota mi sento di smentire tali luoghi comuni.

Innanzitutto io ho come compagno d’avventura in questa follia chiamata matrimonio un super fighetto che vuole dire la sua su tutta l’organizzazione, anzi, fa praticamente più lui di me. Ma quale carta bianca? Ma quale “Quello che va bene a te”?

Magari.

Poi, il tizio in questione abita con me da più di cinque anni e -per fortuna o purtroppo- la vede come me su parecchie cose. Quindi negli ultimi quattro mesi (cioè dal giorno in cui me lo sono ritrovata davanti pallido con un cofanetto in mano) litigi pervenuti: nessuno.

La Signora Mamma non ci sperava più di vedere il figliolo all’altare (vedere scheletri dei miei famigliari nella foto sopra). Ho sentito uscire dalla sua bocca solo frasi come: “Ma che belle idee, ma che bravi, ma che bello, ottima scelta” su qualsiasi cosa coinvolga quel giorno.

E per finire: dimagrire?

Ah ah ah.

Non ci sperate. (Sono pur sempre quella che ha in Bucket List: mangiare la Torta Pistocchi)

Torta Pistocchi:
Ciao, sono la torta Pistocchi. E ti aiuterò a non entrare mai nel tuo abito da sposa…

Visto che i luoghi comuni non mi aiutavano, sono allora passata alla cosa che mi viene meglio: pensare negativo.

No, cioè, voglio dire… pensare a tutte le cose che non mi erano piaciute dei matrimoni a cui avevo partecipato e tenerle bene a mente per non replicarle.

  • E’ il MIO giorno e voi dovete fare quello che dico io“. No, un bel niente. Niente temi, niente dress code da rispettare, niente richieste di regali esplicite (liste nozze, viaggio di nozze con IBAN dell’agenzia, “ma perché non mi regali” detto a voce). Porca vacca, ma perché vi esce questo egoismo cafone quando vi sposate? Se invitate delle persone ad un avvenimento così importante della vostra vita è perché ci tenete, quindi perché le dovete mettere in imbarazzo con richieste assurde? (Venite vestiti di blu, è una delle più allucinanti che ho sentito).
  • Menefreghismo sulle intolleranze alimentari. Io sono un po’ fissata con questo e lo ammetto, ma in famiglia ho una persona che può mangiare pochissimi alimenti e ho amici celiaci. Perché non c’è mai (davvero) l’opzione senza glutine, senza carne, senza lattosio? Ho visto invitati non poter mangiare nulla a tavole imbandite e l’ho trovato davvero triste.
  • Voglio essere principessa, voglio la favola“. Posso dirlo? Certo che posso dirlo, è il mio blog. Allora, se volete vestirvi da barbie lucidistelle, con un’acconciatura alla Moira Orfei, camminare su un tappeto rosso e ballare con uno vestito da principe quello che dovete fare è una FESTA IN MASCHERA, non un matrimonio. Dai che Carnevale  è vicino.
  • L’incoerenza. Se non sei credente, se lo sei ma in modo saltuario e non praticante, se non sei mai stato in chiesa dopo il battesimo… perché sposarti in chiesa?
  • L’incoerenza 2. Se decidi di fare un matrimonio semplice, “alla buona” allora tutto deve essere alla buona, semplice: il luogo della cerimonia, gli abiti, il ricevimento, il numero degli invitati, il tipo di cibo. Perché dire agli invitati che non hai fatto le bomboniere perché “sono una spesa inutile” e che il pranzo sarà ridotto se poi ti presenti con un’automobile costosissima e un abito da migliaia di euro?
  • Far sentire gli ospiti a disagio. In molti aspetti: nei discorsi (parlare di soldi, sparlare di altri invitati), nell’assenza di indicazioni precise (non sapere luogo, ora, indicazioni stradali, svolgimento della giornata genera confusione e frustrazione), nella lunghezza infinita delle attese (gli sposi che stanno mille ore a farsi le foto… eddai!), nell’assenza di condivisione del tempo con gli ospiti. Sono venuti per te, dedicagli del tempo, una risata, un abbraccio, un bacio. Sennò invitane di meno.
  • Lo spreco. Certo, è una festa e non si deve contare al millimetro quello che si mangia e beve. Ma mi piange il cuore davanti a quegli infiniti buffet di dolci con cascate di cioccolato e never ending confettate che nessuno assaggia perché sazi o stanchi. Perché buttare via tanto cibo (e tanto lavoro)? E’ davvero tradizione? Porta davvero fortuna?
  • Il troppo. Ora non si fanno più, ma ricordo con orrore certi matrimoni a cui ho partecipato da bambina in cui c’erano più di trecento invitati. Ricordo con altrettanto orrore certi matrimoni di provincia a cui ho partecipato da ventenne in cui lo sposo veniva strattonato tra una portata e l’altra per fargli fare cose ridicole e insensate come il taglio della cravatta, scherzi di cattivo gusto, scoppiare palloncini con forme imbarazzanti… Il troppo storpia.
  • La gente che non c’entra niente. Sarà che io proprio non stravedo per i matrimoni, ma non ho mai capito perché la gente si faccia in quattro per partecipare a matrimoni se poi deve stare tutto il giorno con il muso lungo perché non conosce nessuno, non è calcolata dagli sposi, non è di suo gradimento… (sì, io qui mi sto lamentando, ma non mi sono mai permessa di dire alcunché agli sposi nel loro giorno. Io, quelle poche volte in cui vado, cerco di essere carina, educata ma soprattutto di far star bene gli sposi quelle poche volte che durante quel giorno li incrocio, poi, che io farei delle cose in modo diverso sono solo pensieri miei, punto) dico io: se non ci vuoi andare a quel matrimonio, perché ci vai? E voi sposi: perché li invitate?
  • La retribuzione. Ok, qui esce la mia anima un po’ d’altri tempi. Ma quando si ingaggiano persone per effettuare dei servizi queste persone vanno pagate. Se il catering fa un prezzo molto conveniente da qualche parte sta risparmiando. Se non lo fa sul cibo lo farà sul personale. Ragazzi pagati cinquanta euro a fine giornata per stare in uniforme a versare vino e portare vassoi per dodici ore non lo faranno con eleganza, con classe o con voglia. Lo faranno tanto per fare e non vedranno l’ora di andarsene. Stessa cosa per tutti gli altri: se il dj ti chiede molto poco forse non sta pagando la Siae, forse non sa fare il suo mestiere e lo fa tanto per fare. Allora anche quel poco è troppo, perché forse non lo merita, e tanto vale la funzione “casuale” della playlist di Youtube. Insomma, se qualcuno lavora per voi va pagato.
  • Gli amici che si occupano dell’evento. A meno che uno non abbia la fortuna di avere un pasticciere professionista o un dj che lo fa di mestiere in famiglia, rivolgersi agli amici è un’arma a doppio taglio. Siccome difficilmente ti chiederanno di pagarli, ti devi accontentare di quello che fanno. Se sono dei dilettanti, il prezzo lo paghi tu, ma in un altro senso. Inoltre, se sono tuoi amici, vuoi che si divertano, non che stiano in ansia perché devono cantare, intrattenere, cucinare, etc…

 

Ecco, per fortuna su queste cose l’Orso era (ed è) d’accordo con me.

This polar bear can dance… we should be dance partners. He matches my moves.:
Qui c’è l’Orso che si allena al Primo Ballo, con la sua consueta grazia.

Ora rimaneva solo una cosa da fare.

 

Ed era chiedergli:

“Orso, ma ci hai pensato bene? Sei proprio sicuro di volerti sposare con me?”

 

_Fine puntata pilota_

 

 

12 thoughts on “Nuovo avvincente format su Real Time: “Non sapevo di dovermi sposare” – Puntata Pilota

  1. Bellissima puntata pilota, dimmi che ci saranno altri post sul tema 😁. “Invece toh, tu sì” è un ottimo riassunto.. mi ci ritrovo! Io che “facciamo tutto in osmiza, niente robe in grande” e invece siamo finiti ad organizzare il matrimonio in campagna con open bar. Alla fine comunque è stato un gran divertimento. Pure io tra l’altro ho chiesto al mio di oggi consorte “sei sicuro di volermi sposare?”. Per togliermi ogni dubbio l’ho fatto prima di andare a letto, con l’apparecchio-armatura in bocca e biascicando come Paperino.

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    1. Ma vedi che era convinto allora? 🙂 😀
      Comunque, anch’io gliel’ho chiesto in condizioni pietose, pure col moccio al naso! (Perchè non ci facciamo mancare nulla, quando si tratta di eleganza…)
      Ma l’open bar? Io temo che ad un certo punto gli ospiti più deboli (sudeuropei) stramazzino e i più tenaci (veneti) facciano impazzire il barman, che decida di dimettersi seduta stante. Mi confermi che si può avere un open bar senza spargimenti di sangue?

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  2. ahaha sei il mio idolo! penso tutto quello che pensi tu! E ti voglio bene perche’ pensi alla gente con problemi alimentari (capiamo vero l’ironia di sborsare 200 euro di versamento IBAN per passare dieci ore a guardare la gente mangiare e ingozzarsi manducando delle fette biscottate di riso?)… posso venire pure io al tuo matrimonio XD?

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  3. A me piace andare ai matrimoni, non mi sono mai annoiata. Per prima cosa: il cibo. Per me che adoro mangiare e cucinare, ci vado come se fossi nella commissione di maturità. Provo tutto. Più volte. In una occasione il mio fidanzato stava male e ho mangiato persino tutte le sue portate. Shamelessly. Tanto è gente che non rivedrai più o che già sa come sono.
    Per sopravvivere ci sono varie tecniche: 1) vestiti comodi. Tranne in chiesa, lì tutti in tiro e coi tacchi, la prima impressione è quella che conta, si fanno le foto, ecc.. Al ricevimento, sandali con tacco basso. 2) andare con auto propria permette di scappare quando si vuole. Alla fine vado via tra gli ultimi, ma la sicurezza psicologica di potersi dare alla fuga se incominciano a fare il trenino è fondamentale. 3) prepararsi una serie di cose da raccontare e affinarle a mano a mano che le racconti. E’ l’occasione per testare l’impatto delle tue idee/opinioni su un sacco di gente in poco tempo. A volte basta poco per abbindolare la gente. 4) sugli ospiti che fanno scherzi di cattivo gusto o il karaoke con Vasco Rossi c’è poco da fare, ti do ragione. 5) il cibo: secondo me i buffet all’inizio è dove la gente ci dà dentro. Però è carino dire all’inizio come sarà organizzato il cibo, se al tavolo ci saranno 3 portate o 8. Così uno si regola. Il buono del buffet è che la gente può circolare e non è obbligata a stare al tavolo con gente con cui magari non ha niente in comune. Io mi concentrerei su quello. 6) Il regalo agli sposi. Sto facendo un’inchiesta per scoprire come/quanto si regala qui e per fortuna, meno che in Italia! Però i matrimoni costano di più perché si invita più gente, anche se con un costo pro capite inferiore. La lista nozze ormai è obsoleta: tutti convivono già prima di sposarsi. Però lasciare l’IBAN è davvero di cattivo gusto. Chiedere i soldi per il viaggio di nozze è un modo alternativo per mascherare la donazione diretta. E poi cosa succede con i soldi in eccesso? L’agenzia li dà agli sposi o se li tiene e gli sposi sono obbligati a spenderseli con l’agenzia nei viaggi futuri? Un amico aveva fatto una cosa carina: un sito dove si poteva “comprare” qualcosa di utile per gli sposi: un mattone per aiutarli a ripagare il mutuo, un mese di “tuition” della scuola di specializzazione che stava frequentando lei, e poi anche il viaggio di nozze, che però era stato auto-organizzato per risparmiare. (Alla fine era sempre un bonifico, ma almeno avevi idea di aiutarli in concreto e non solo a comprare un upgrade in prima classe). Peccato che meno della metà degli invitati gli abbia fatto il regalo.

    Io ho risolto facendo un matrimonio burocratico: due testimoni obbligatori portati da noi, niente fedi, un mazzo di fiori preso sulla strada verso il comune. La parte veneta della famiglia non ha compreso. Neanche quella argentina. La parte lombarda però sì (sempre molto pratici).
    Solo due regali di due parenti stretti: una torta e dei soldi. Entrambi apprezzatissimi. Qualcun altro, invece, ha spudoratamente ammesso che senza festa non c’era il regalo. Il che non ha fatto altro che confermarci quanto abbiamo fatto bene a usare quei soldi per il nostro futuro anziché per una festa di do-ut-des (tu mi inviti e mi sfami, io ti faccio una donazione che giusto copre il costo del mio pranzo).

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    1. Tocchi tutti i punti su cui sto pensando da tempo!
      A me non piace chiedere soldi né lasciare l’Iban etc… per questo la mia idea è: fare quello che mi posso permettere, per fare una festa con le persone a cui tengo. A dire la verità, vorrei non menzionare neanche il discorso “regalo”.
      Sembra banale, ma io la vedo così.
      Ognuno poi la vede come vuole e di sicuro deve essere una scelta condivisa dagli sposi. Voi, per voi avete fatto benissimo a non volere la festa perché era il vostro desiderio condiviso! 🙂 E a dire la verità, posso capire che la parte argentina e veneta della famiglia non abbia compreso… in fondo è sempre così quando si cerca di uscire dall’ordinario, pochi capiscono!

      Quello che ho sempre trovato stonato è il dover fare “di più”, il troppo, l’eccesso. Non amo la gente eccessiva nella vita e una festa infinita con tanto spreco non è proprio nelle mie corde.
      Ma vedremo… in fondo ci sono ancora tantissimi mesi per organizzare!

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      1. Secondo me è più fine la classica busta il giorno del matrimonio, così uno se vuole resta anonimo, se vuole mette un bigliettino, chi può mette tanto e chi non può mette poco. Non credo si raccolgano €30.000 e cmq uno se li potrà anche depositare in banca il lunedì, se proprio vuole. Però la checklist con nome e a fianco quanti soldi ti ha regalato è proprio poco graziosa (che la facciano gli sposi o l’agenzia di viaggi, poco cambia). A me non sarebbe spiaciuto fare una festicciola ma abbiamo famiglie divise internamente e lontane geograficamente e culturalmente e sembrava proprio di andare a cercarsi rogne. Un giorno abbiamo provato a fantasticare una lista di invitati e, senza rendercene conto avevamo 40 invitati, di cui 25 che avevo visto una sola volta nella vita ma erano parenti e non puoi invitare lo zio se non inviti i suoi fratelli e i suoi figli e rispettivi consorti. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti “Ma stiamo a scherza’?!”. Un poco mi spiace non aver fatto almeno un rinfresco, ma se penso a quante complicazioni mi sono tolta di torno sono felice così. Festeggeremo un anniversario importante, semmai!

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        1. Ma infatti, avete fatto bene! Per fare una bella festa c’è sempre tempo e quel giorno secondo me deve essere un BEL giorno soprattutto per la coppia. Perché andarsi a mettere in imbarazzo con parenti che si conoscono appena? Ripeto: per me avete fatto bene.
          Io non ho intenzione di invitare nessun parente che non abbia rilevanza nella mia vita. Il fatto di abitare all’estero mi evita pure di dover spiegare o di sorbirmi chissà che lamentele. E siccome di parenti che abbiano rilevanza (che vedo varie volte l’anno e soprattutto che c’è PIACERE RECIPROCO a vedersi) sono ben pochi, quei pochi saranno invitati, nè più nè meno. 😉

          Se le famiglie sono allargate, o ci sono liti mai risolte tra i membri della famiglia si rischia di rovinarsi la festa e allora tanto vale non fare niente. Come hai giustamente detto tu: i soldi ve li siete tenuti per fare altre cose e un giorno se vorrete festeggiare con gli amici più cari il vostro ventesimo anniversario potete fare una festa come vi pare, senza l’ansia dei parenti che vi vengano a dire perché e percome 🙂

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  4. Io scappo quando mi invitano a un matrimonio, per tutte le ragioni che hai elencato sopra …
    poi qua in Spagna invitano proprio tutti (perché intato ciascuno si paga il suo coperto e in più fa il regalo) … no, no, no … sono stata solo a tre matrimoni nella mia vita, il primo rappresentazione di tutto ciò che dici, gli altri due molto tranquilli, rilassati, insomma, si può fa …

    però ecco, in tutto questo mi sto trattenendo di correre a googlare se esiste la torta pistocchi vegana, perché non so manco che è sta torta e non vorrei fosse fatta con frattaglie di tasso …

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    1. Allora la ricetta è segreta e la sa solo il buon Claudio Pistocchi, però nelle varie imitazioni di ricette che si trovano in genere gli ingredienti sono questi: cioccolato fondente (di varie purezze 99%, 90%, 70%), cacao e panna. Immagino tu posso trovare del cioccolato fondente vegano e sostituire la panna con panna vegetale… 🙂
      (E anche evitare di pesarti per un po’ di tempo 😀 )

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