Quella notte in cui mi sentivo sola (un post che spiega tante cose)

Faccio un po’ fatica a scrivere questo post e qualcosa mi dice che non sarà breve.

Partiamo da lontano.

C’è stato un momento in cui mi sono guardata intorno e tutte le persone che conoscevo stavano comprando casa, facendo figli, sposandosi… la cosa lì per lì non mi aveva toccata. Ma poi, sono passati i mesi. Ed ho iniziato anch’io a farci caso.

Le conversazioni erano più o meno così:

  • Ah, hai sentito che Caterina è incinta? – Dai, che bella notizia, loro stanno assieme da un sacco di tempo… – Beh insomma, non tantissimo, quando io e te ci siamo messi assieme loro si frequentavano solo da un paio d’anni.
  • Ah, hai sentito che Corinna e Alberto aspettano un bambino? – Dai! Beh, ma non sarà un po’ presto? -Beh, insomma, effettivamente si sono conosciuti nello stesso periodo in cui ci siamo conosciuti noi! – Appunto!
  • Ah, ma lo sai che Sara e Lorenzo si sposano? – Era ora! Da quanto tempo stanno assieme? – Beh, almeno da cinque anni. – Ma no, sarà meno, stavano già assieme quando ci siamo messi assieme noi? – Boh…
  • Ah, hai sentito che Sofia e Giacomo si sposano? – Uhm, non sarà un po’ troppo presto? – Perché? – Beh, si sono conosciuti dopo di noi, mi sembra prematuro… – Beh, faranno come gli pare! – Certo…

E poi ad un certo punto sono diventate così:

  • Ah, lo sai che Carla e Antonio hanno avuto una bambina? – Dai, e pensare che si sono conosciuti dopo di noi.
  • Ah, hai sentito che Pino e Enrica hanno comprato casa assieme? – Ma dai, e pensare che quando io e te ci siamo messi assieme Pino stava ancora con la fidanzata di prima! – Quale? Ah sì, Matilde, quella che poi ha avuto il figlio da Andrea? – Sì, proprio lei.
  • Ah, hai sentito che Marco e Mariella aspettano un bambino? – Dai! Ma se si sono appena messi assieme!? – Beh non è proprio vero! – Ma dai, quando siamo andati a convivere non si conoscevano ancora! – Eh, ma saranno almeno due anni che stanno assieme… – Ma pensa!
  • Ah, sai che Alvaro e Ilaria si sposano? – Non ci credo! Ma se quando siamo andati a convivere erano ancora lì che tentennavano con un tira e molla infinito? – Eh, a quanto pare lui si è deciso… – Ma pensa! Hanno fatto in fretta però! – Beh, non tanto in fretta, saranno passati almeno tre anni. – Ah! Veramente!?
  • Hai sentito che Corinna e Alberto aspettano una bambina? – Un’altra? – Ma questi quando siamo andati a convivere si conoscevano appena! – Come è possibile che siano già al secondo figlio!? – Eh…
  • Ah, hai sentito che Carmen e Giampiero si sposano? – Ma come si sposano? Ma se lui ce l’ha presentata quando abbiamo fatto quella festa… – Eh, saranno passati tre anni. – Ma dai?
  • Ah, hai sentito che Costanza aspetta un bambino? – Ma dai? Pensa che quando l’abbiamo conosciuta stava ancora con quello di prima… – Già, ma saranno almeno due anni che sta con questo… – Ma dai?
  • Ah, sai che Marina e Niccolò hanno comprato casa assieme? – Di già? Ma se quando io e te siamo andati a convivere Niccolò stava ancora con Lara? – Eh, sì, ma adesso sta con Marina da almeno tre anni…

Insomma, io ho sempre creduto di essere impermeabile ai racconti di vita delle altre persone, però ad un certo punto mi è sembrato che tutti andassero avanti e io no. Noi no.

A dirla tutta, ho sempre pensato che nella vita, il progresso della coppia non fosse una cosa di mia competenza.

Voglio dire: io mi posso impegnare per traguardi che riguardino me e me sola (laurearmi, studiare, ottenere un determinato risultato nel lavoro) ma non posso forzare tappe che riguardano anche un’altra persona.

Per molto tempo sono stata molto zen su questo argomento.

Il primo anno non ci ho mai pensato.

Il secondo anno ci ho pensato forse un paio di volte e poi mi sono risposta da sola: “Non mi interessa”.

Il terzo anno ci ho pensato.

Il quarto anno gliel’ho chiesto: “Ma perché non mi sposi? C’è qualche motivo particolare?”.

L’Orso, che mi aveva proposto la convivenza dopo solo qualche mese di frequentazione, che aveva un conto cointestato con me e un citofono con entrambi i cognomi da almeno tre anni mi ha guardata con una faccia sorpresa e mi ha risposto: “Eh!?”.

Io ho interpretato quella risposta come “Non ci penso proprio”.

Abbiamo un po’ litigato controvoglia, io ho un po’ pestato i piedi, ma insomma, com’è possibile che la Pina, la Gina, la Nina, la Pinta e la Santa Maria si siano tutte sposate con gente improbabile che conoscevano da qualche mese e proprio io e te che ci vogliamo così tanto bene dobbiamo fare finta che il matrimonio non esista? Cos’è? Non mi vuoi bene abbastanza? Non vuoi promettere di stare con me finché morte non ci separi? (“Ma se hai sempre detto che morirai a 32 anni? Ma chi me la fa fare sta fatica per un anno solo?”) E ci abbiamo riso un po’ su.

Quel pomeriggio di Maggio io ci sono un po’ rimasta male ma la cosa è finita lì. In fondo la gente non si sposa perché “deve” o perché “lo fanno gli amici”. E poi, a dirla tutta, io neanche volevo sposarmi. (Volevo solo che lui me lo chiedesse, ecco.)

Ma mi era rimasto un po’ di amaro in bocca.

Ma com’è possibile, rimuginavo tra me e me, che dopo quasi quattro anni siamo ancora al punto di “Eh!?”, mi chiedevo. Ok, è vero che io ho sempre detto di non volermi sposare. Giusto. Ma almeno uno sforzo, uno per finta, non lo potevi fare? (E poi una come me? Come fa a volersela lasciare scappare? Ma non lo sa che c’è la fila là fuori?) E invece niente, neanche per finta. “Eh!?” era l’unica risposta che avevo. Un po’ pochino.

Avrei dovuto essere io a rispondere sdegnata e dire “No, grazie, ma chi ti vuole?” e invece no. Io sarei sempre stata quella che gli aveva chiesto “Perché non mi sposi?” e lui quello che mi aveva risposto “Eh!?”. Niente storie romantiche da tramandare ai nipotini.

Solo un banalissimo “Eh!?” stupefatto (e forse pure un po’ spaventato) un sabato pomeriggio sul divano.

Rimugina e rimugina, ero arrivata ad un corto circuito di pensieri, che faceva più o meno così: “Ah sì, e così tu non mi vuoi sposare, eh? La mettiamo così? Bene. E allora io faccio quello che mi pare, ciao!”. Non era un ciao che implicasse un addio, ma sicuramente quell’ “Eh!?” mi ha dato una spinta per lasciare una situazione che non mi piaceva e in cui non mi sentivo a mio agio: la Svezia. Mi sono licenziata e sono andata in un posto dove da tempo volevo andare : Barcellona. Ciao bello!

L’Orso è rimasto un po’ spiazzato e senza fare né a né bah ha preso quattro aerei in un mese per venirmi a trovare.

Io intanto rimuginavo… e così mi hai detto “Eh!?”, ora ti faccio vedere io!

Naturalmente, non avevamo più toccato l’argomento. Per me con quell‘ “Eh!?” si era chiusa ogni possibilità di affrontare l’argomento in modo pacato e maturo. Un “Eh!?” non lascia molto spazio al resto.

Di ritorno da Barcellona, l’Orso mi riempie di fiori e di coccole, e di quanto mi sei mancata. Io come niente e mi altero per ogni sciocchezza.

E decido di non tornare in Svezia. Stacci tu con il tuo “Eh!?”, pensavo.

Passo un paio di mesi in Italia e l’Orso prende l’aereo ogni settimana per vedermi. Io, come niente, ho sempre quell’“Eh!?” che mi rimbomba in testa e non mi rendo conto dello sforzo. Anzi, vado in Inghilterra. Bye darling!

L’Orso si prende le ferie e parecchi aerei. Nei due mesi che sto in Inghilterra lui ci sta venti giorni.

E’ il giorno del compleanno di Shakespeare e stiamo passeggiando sulla riva del Tamigi. Finalmente, con la miccia del passaggio in Australia che iniziava a profilarsi all’orizzonte, esplode tutto in una litigata così furiosa che ancora mi complimento con me stessa per non averlo scaraventato dentro il Tamigi (e lui si complimenta ancora con se stesso per non aver scaraventato me dentro il Tamigi).

C’è tutto: urla, pianti, recriminazioni, persino disegnini su un tovagliolo di Starbuck’s: “Lo capisci che se io sono venuta in Svezia e ora vengo in Australia per te, tu prima o poi dovrai dimostrare qualcosa a me?” sento dire alla versione più viziata ed egoista mai esistita di me, a voce alta.

L’Orso sgrana gli occhi, si scusa, un po’ balbetta, dopo un po’ urla pure lui (massì facciamole ‘ste scenneggiate napoletane ogni tanto!). Io sarò pure andata in Svezia per lui ma lui sono sei mesi che mi segue per l’Europa, senza capire dove voglio andare e cosa voglio fare e che mi seguirebbe ovunque, basta solo che gli dica cosa voglio fare perché lui non l’ha ancora capito.

Finiamo all’ultimo piano della Tate Modern, a fare la pace dandoci i bacini, guardando le luci di Londra dall’alto e scattarci i selfies come gli adolescente cretini (con il prosecco sul tavolo) per ricordarci “di quella volta che era il compleanno di Shakespeare e abbiamo litigato e poi abbiamo fatto pace”.

In quel momento mi rendo conto di aver esagerato, in generale, e lui chissà di cosa si rende conto.

Da lì in poi le cose migliorano decisamente, non siamo più due bambini che si fanno i dispetti e dopo qualche giorno andiamo ad Edimburgo. Abbiamo bisogno di stare solo noi due, in un posto nuovo, neutro, senza tracce.

Ad Edimburgo, nella fredda, grigia e gelida Scozia troviamo invece un sole splendente che sembra aspettarci. Davanti ad una birra gli dico che va bene, va bene l’Australia.

Lui non ci crede, è contento. Sono contenta anch’io. Dopo un paio di settimane torno in Svezia per preparare il trasloco.

Mi accolgono tantissime rose rosse e l’Orso che mi abbraccia dicendo “Bentornata a casa”. Giugno trascorre così, tra gli scatoloni e l’entusiasmo.

A Luglio atterriamo qui, nella terra dei canguri.

Dopo i primi giorni di assestamento, usciamo con alcuni amici che abitano qui. Una serata tranquilla, abbiamo preso per il fine settimana un appartamento sulla spiaggia. Al check in però c’è qualcosa che non va. L’appartamento (massì, prendiamoci una cosa bella, anche se costa di più, faremo economie quando non avremo più soldi!) non è stato pulito e siamo costretti ad aspettare che gli inservienti vengano a sistemarlo prima di entrarci (carichi con tutte le valigie che ci portavamo dall’Italia).

Quella sera usciamo e io mi sento un po’ giù.

La notte non riesco a prendere sonno.

All’improvviso mi sembra di essere stata avventata, di non aver fatto bene i conti, in fondo sono qui, in un altro Paese, un’altra volta, un’altra volta ad ambientarmi.

Lui sta dormendo.

Io sono sul divano a scrivere e a piangere.

Forse è la tensione accumulata che deve scendere, forse lo stress, il nervosismo, forse mi sento solo molto triste.

Chissà se ce la farò mai.

Chissà se mi ama davvero come dice.

Chissà se sto facendo tutto questo per la persona giusta.

Chissà se ne vale la pena.

Chissà quanto ci vorrà ad integrarmi.

Chissà quando arriverà il visto, il lavoro, il riconoscimento dei titoli, chissà se ho fatto bene.

Scrivo questo post.

Ormai è quasi mattina e torno a letto.

L’Orso si sveglia e mi chiede che succede. “Mi sento triste”, rispondo. Mi abbraccia e mi addormento.

Dopo poche ore vengo svegliata nel mezzo del sonno.

C’è una mano che mi scuote.

Scapigliata e con gli occhi cisposi mi giro e chiedo, assonnatissima: “Ma che c’è?”

“Devo dirti una cosa”.

 

 

Non capisco.

Sono addormentata.

Cosa è successo?

Ecco, ora mi dice che ha un’altra.

E io ho fatto tutta sta strada per venire qui in Australia per lui e lui…

 

 

“Mi vuoi sposare?”

E davanti a me c’è l’Orso inginocchiato con un cofanetto in mano.

 

E io ho risposto:

“Eh!?”

 

 

(Ebbene sì, questa è la storia. Quel cofanetto era da due mesi che aspettava di essere aperto. Era stato destinato alla sera del nostro quinto anniversario, che sarebbe stato dopo un paio di settimane, ma come ha aggiunto l’Orso “Ho sentito che piangevi questa notte e io non voglio che tu pianga più. Voglio che d’ora in avanti ci siano solo lacrime di gioia.”)

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Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

29 thoughts on “Quella notte in cui mi sentivo sola (un post che spiega tante cose)”

    1. Mi sono letto questo racconto tutto d’un fiato e poi mi sono detto: ” Un commento glielo devo mettere proprio a questa Virginiamanda”.

      Sono sempre più convinto che uomini e donne siano stati programmati per essere dannatamente diversi nel modo di pensare e di agire di conseguenza….tuttavia…a volte quando si incontrano le 2 metà di una stessa mela….beh allora tutte le diversità non contano più niente perchè semplicemente ci si completa a vicenda.

      E anche se le diversità sono sempre li…evidenti nella loro differenze…si sta davvero bene insieme…uomo con donna….come pare e burro!

      In bocca al lupo a te e Orso!

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    1. Sì! Ma a dire la verità è successo parecchie ore dopo. Per almeno cinque o sei ore non mi rendevo conto di cosa stesse succedendo!
      E poi piano piano ho iniziato a realizzare… e gli ho chiesto se ci avesse pensato bene!😀

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  1. Oddio che bello! E te lo dice una che quando sente parlare di matrimonio storce il naso dicendo “Ecco, il patriarcato colpisce ancora” e che se mi regalassero un anello lo getterei via… pero’ questa storia mi piace! Non dirlo a nessuno ….😄

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  2. Congratulazioni! E tutto il meglio per il tempo che deve venire (che si, sarebbe venuto ugualmente pure senza matrimonio ma in fondo che male c’è a volerne uno se ci sono le premesse giuste (per esempio partner di facciata, portatore di spermatozoi, desiderio di organizzare una festa)? Chiudiamo questa parentesi che poi mi parte la polemica sterile)
    Comunque questo non è il vostro caso per cui ancora auguri🙂

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    1. Grazie mille per le congratulazioni!
      Beh dieci anni sono tanti! Immagino l’ansia che assale quando tutti intorno “sembrano” essere più risolti/e. Ma in molti casi è solo ansia fine a se stessa, che non porta da nessuna parte.
      Se andate avanti da dieci anni, azzardo che forse vi vada bene così, no?😉

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