Virgawards 13: special edition “Vivir para contarla”

E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo Virgawards.

Questa volta parliamo di storie, di belle storie.

(Che è anche il motivo per cui ho aperto il blog: volevo raccontare delle storie che mi piacesse leggere.)

Ecco alcune delle storie lette che mi sono piaciute così tanto che vorrei che tutti le leggessero, divise per sezioni (sezioni che naturalmente rispecchiano gli ambiti che più mi appassionano nella vita).

Sezione: In volo

  • Spremute senza zucchero – In un aereo: che dire? Che le ho vissute tutte, ma lei le racconta meglio!
  • Ci vuole Costanza – 24 ore: prima o poi ricapiterà qualcuno che me la mena con la storia che volare è bello, che è bella la sensazione del decollo, che puoi riposarti etc (e questa è l’unica ragione che reggo: riposarmi senza dover parlare né rispondere telematicamente a nessuno), qualcuno che mi chiederà come si fa a stare in volo tutte quelle ore e quanto ci vuole ad arrivare in Australia e com’è. E io senza parlare gli allungherò un foglio su cui avrò stampato questo memorabile post.

Sezione: La gente è strana

  • Mammitudine – All’ONU: una storia che fa sorridere, e… che spirito di osservazione!
  • Stella d’Occidente – Loro non si integrano: un post breve, per riflettere simpaticamente su quello che crediamo di essere.
  • Bibolotty Moments – E’ il tempo giusto: l’umanità lascia sempre un po’ perplessi. Da quando vive le ripicche, i rancori e le relazioni dietro uno schermo, pure di più.
  • Non può essere vero – Il pacco terrone: una risata fa sempre bene. Anche per cercare di dimenticare di essermi presa l’unico fidanzato terrone che tristemente non riceve nessun tipo di pacco. L’unico “pacco” (di un altro tipo però) è quello di ritrovarmi i suoceri a casa. A mani vuote (“E se ci fermavano all’aeroporto con la robba in valigia?” Manco fosse droga. No comment.)

Sezione: Quello che poteva essere

  • Bellezza rara – Aggiustate i sogni: un post che ispira. La vita a volte fa giri veramente strani. Non per questo meno belli di quelli immaginati.
  • Pendolante – La donna seduta in vagone: una signora, passeggera ignara si trova ad essere descritta. La sue labbra verso il basso che trattengono gli sforzi e un sorriso che non ci si può permettere mi hanno fatto ricordare quante volte ho temuto di diventare una così. Chissà come sarò io alla sua età.
  • The chef is on the table – Changefulness: il tempo e il suo scorrere dipendono da noi e dalle nostre “strategie”? A volte i mesi languono, a volte rincorriamo i minuti per riuscire a fare tutto, quanto c’entriamo veramente noi? Non sarà forse la prospettiva a dover cambiare? Perché invece di concentrarci sul tempo, non ci concentriamo sul cambiamento? Ecco. Come l’avrei detto io? No, lei lo dice di sicuro molto meglio.
  • Volevo fare la rockstar – Fa strano: cosa c’è di più struggente e di più evidente di un trasloco per personificare il concetto di “quello che poteva essere”? Poco, effettivamente. Lei non scrive, pennella la realtà e sembra di essere lì, in mezzo ai suoi scatoloni.

Sezione: Crescere

Sezione: La vita che capita

  • Orbettini and co. – Succede: un post magistrale, di quelli che mi fanno pensare tutto il tempo “Ma come scrive bene, ma quanto è brava, ma che chiarezza, ma che nitidezza, che eleganza e delicatezza nello scrivere” e che alla fine mi commuovono sempre. Perché è raro trovare penne così sincere che riescono a non cadere mai nell’amarezza ma che mantengono tutta la loro narrazione sul filo delicato della grazia.

 

Ho finito.

(Qui i precedenti Virgawards)

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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