“Nunca te acostarás sin saber una cosa más”*: La Melbourne Cup

Oggi ho imparato a conoscere un evento di cui non avevo mai sentito parlare: la Melbourne Cup.

In questi mesi avevo trovato dei volantini che pubblicizzavano l’evento con menù dedicati  in quasi ogni ristorante o bar dove sono entrata. Ma nella mia testa era scattata l’associazione: Australia (Paese abitato soprattutto sulle coste) + Novembre (quasi estate) + Australiani (gente sportiva) e avevo banalmente classificato l’evento come “regata” o “cosa legata all’acqua”.

100m freestyle relay squad
“Buongiorno, siamo il gruppo olimpico di nuotatori australiani, vuoi fare amicizia con noi?” (Fonte: Herald) Ecco, questo era quello che pensavo io alle parole Melbourne Cup.

Naturalmente, mi sbagliavo.

E non ho neanche approfondito, immaginando fosse una di quelle gare sportive che interessano solo agli sportivi.

Mi sbagliavo, ancora una volta.

Ieri mattina il capo mi ha guardata e ha avuto pietà della mia ignoranza in materia australiana (“Ma com’è possibile che tu non conosca la Melbourne Cup?” “Beh, io non sono appassionata di sport…” “Macchè sport e sport!”), e, complice la spiaggia deserta (per me inspiegabile in un giorno pre-estivo a 26° con il sole), mi ha detto: “Chiudi tutto, ti porto a vedere la Melbourne Cup!”.

E quindi ho abbassato la saracinesca e mi ha portata a pranzo fuori (devo ammetterlo: ho cambiato mille lavori in mille posti ma non mi era mai capitato che il capo mi portasse a pranzo!), in un Hotel. “Perché la Melbourne Cup va vista in Hotel!“, ha sentenziato. Ed era solo la prima delle tante regole collegate a questo evento.

Quindi per punti: cos’è?

 

La Melbourne Cup è una corsa di cavalli (sì, ciao nuotatori e surfisti che mi immaginavo io!). A quanto pare è “la gara di tre miglia più famosa del mondo“. Siccome prima di ieri non avevo mai visto una corsa di cavalli, mi permetto di aggiungere che non ho nessuno strumento per smentire né questa né le seguenti affermazioni.

Ora, la gente si appassiona a mille cose, in Italia, per esempio, ogni partita della Nazionale di calcio agli Europei o ai Mondiali è seguita da tutti e diventa un evento sociale. Ma é anche vero che in Italia fin da ragazzini si gioca a pallone, ogni domenica si seguono i risultati della squadra del cuore e ovunque il calcio è presente, dalle pubblicità al gossip, alle notizie sportive del telegiornale.

Non avevo avuto l’impressione che i cavalli qui godessero di un seguito simile, anzi.

E infatti“, ha confermato il boss, “è solo per la Melbourne Cup, è un evento in sé“.

Da quello che ho capito, da almeno tre settimane non si parlava d’altro.

Ok, le nostre partite di calcio durano 90 minuti, con l’intervallo, gli inni all’inizio, i supplementari e i rigori due ore buone ci si perde. Ottimo per una cena, una pizza, insomma, per organizzarci un incontro che includa socialità e convivialità intorno.

Quanto dura la Melbourne Cup?” ho chiesto.

Tre minuti“.

3 Minutes
Tre minuti.

Ok.

Non appena arrivati all’Hotel designato (“Devi sapere che fino ad una ventina di anni fa qui in Australia non c’erano caffetterie, ristorantini, localini… la gente si incontrava in hotel. Erano gli unici punti con un bar e un bancone che servisse alcolici, e venivano vissuti come i pub in Inghilterra. Si trovavano agli incroci delle vie, spesso se ne trovavano quattro: uno ad ogni angolo“, e siccome il boss ha novecento anni, non mi permetto di dubitare che tutto ciò corrisponda a verità.) mi stupisco di tre cose: le signore sono tutte vestite bene (sono le due del pomeriggio, e alcune sembrano vestite da gran galà – in un posto che è sostanzialmente un “vecchio pub“-), mentre io sembro il brutto anatroccolo della favola che si è perso la parte in cui diventava cigno (“Perché alla Melbourne Cup ci si veste bene!” “Sì, ma la stiamo guardando per televisione!” “Non importa!”, con le dovute proporzioni, è come se io mi guardassi l’ultima serata di Sanremo in abito Valentino, in pizzeria con gli amici), una coda lunghissima che va verso il bancone e… i cappellini.

Le signore indossano tutte un cappellino parecchio eccentrico.

Diapositiva:

Melbourne Cup

Non so se ho reso l’idea di “eccentrico“.

Insomma, è stato divertente: fare la nipote a pranzo con il capo, fare finta di capirne qualcosa qualcosa mentre i cavalli correvano, osservare divertita le signore e i loro cappellini.

Ah, dimenticavo: e la coda lunghissima per arrivare al bancone?

Era la coda delle scommesse.

Perché “tutti scommettono alla Melbourne Cup!”.

 

E questo è quanto: ha vinto il numero 17.

Concludendo: è stato divertente ed interessante, ho imparato una cosa nuova e sarò molto più spendibile socialmente in Australia.

 

 

 

E niente nella mia vita, prima d’ora, mi aveva mai mandato così forte e chiaro il messaggio:

“Datti all’ippica!”

KEEP CALM AND DATTI ALL'IPPICA!

 

 

 

 

________________

Più informazioni sulla Melbourne Cup si possono trovare qui:

https://en.wikipedia.org/wiki/Melbourne_Cup (che non ha la versione italiana)

http://www.convictcreations.com/culture/melbournecup.html

Qui una spiegazione in italiano: http://www.huffingtonpost.it/2013/11/05/melbourne-cup-2013-gara-ippica-australiana_n_4218448.html

 

 

 

* Detto spagnolo: non andrai mai a dormire senza aver imparato qualcosa di nuovo. Lo trovo molto veritiero.

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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