Dieci anni all’estero: 10 consigli

Nonostante io sembri molto giovane (coff coff) con il mese di Ottobre 2016 ho raggiunto un insperato (e non completamente veritiero^, ma approfondiremo in seguito)  traguardo: dieci anni all’estero.

Ammetto di aver spudoratamente rubacchiato l’immagine ad un forum di cinquantenni…

Ero a Torino per la prima volta, a trovare un’amica e visitare la città quando scoprii di aver ricevuto l’incarico per la Francia.

Fu una grandissima emozione. Non si trattava più di andare a vivere “fuori casa” per l’università, non era una gita scolastica di una settimana, non era un inter-rail. Era la vita vera, lontana dai miei genitori per davvero (non trecento km), a parlare e lavorare in una lingua non mia.

Avevo ventun anni.

Da allora, da quel famoso sei ottobre duemilasei sono cambiate molte cose (avevo i capelli cortissimi e sgranavo gli occhi in continuazione), passati alcuni fidanzati (e alcuni tagli di capelli), fatto e rifatto parecchi traslochi. Era la prima volta che prendevo un aereo da sola. Mi aveva accompagnata papà all’aeroporto di Bologna.

E’ passato davvero tanto tempo.

Come ho fatto a mantenere la sanità mentale in questi anni fuori dall’Italia, dentro e fuori Europa?

Francia, Spagna, Turchia, Svezia, (breve parentesi inglese), Australia.

Sono viva? Sì.

Mi sono divertita? Direi proprio di sì.

Consigli non richiesti?

A iosa.

Per festeggiare i miei dieci anni all’estero darò dieci consigli in omaggio**** agli avventurieri in erba, così, perché per me hanno funzionato, e magari funzionano pure per voi.

Pronti?

  1. Tornate in Italia. Questo lo metto per primo così ci togliamo subito il pensiero. Tanto divertimento (non nel senso di andare a ballare tutte le sere, ma nel senso di godermi appieno l’esperienza di essere altrove) è reale solo perché è breve e comparabile. Io non sono scappata dall’Italia (non avevo debiti con nessuno né insoddisfazione lavorativa) quindi ci sono sempre tornata più che volentieri. Nell’arco di questi dieci anni, un totale di tre anni (un mese qua, due mesi là, un anno scolastico intero là, etc etc) li ho trascorsi in Italia^. E per la mia stabilità mentale non avrei potuto fare di meglio.

Ogni passaggio da un Paese all’altro ha comportato un periodo (a volte brevissimo, a volte più lungo) di passaggio per l’Italia. E sono grata che sia stato così. Abitare sempre e continuativamente all’estero non credo faccia per me.

L’Italia è un Paese meraviglioso. Nei terribili fatti di stanotte**, che ho seguito con il cuore in gola guardando impotente la televisione, mi ha colpito profondamente la scena del pompiere che passava a rassicurare gli abitanti di Norcia radunatesi spontaneamente in piazza con un sorriso e un vassoio di cornetti.

Capito? Questa è l’Italia per me, racchiusa in questo momento: gente che la mattina anche dopo il terremoto sa di cosa c’è bisogno, un sorriso e un cornetto. Gli altri popoli saranno anche più preparati, più tecnologici, più socialisti, più avanzati, più organizzati. Ma questi sono gli italiani, e a me sembrano stupendi così.

this year, fly to Italy .......... Magari :) con la mia mente ci vado ogni giorno ed il mio cuore rimane li' ...............:

Detto questo (giuro che la scena mi ha lasciata senza parole per la sua semplicità e bellezza), questo è il primo consiglio che mi sento di dare a chi se ne va dall’Italia: torna. Non perché ci sia bisogno di te (ah ah ah), ma perché tu hai bisogno dell’Italia.

Per ricordarti da dove vieni, quale bagaglio culturale ti porti addosso, per sapere perché nella maggior parte dei Paesi che vedrai, la gente esploderà in un sorriso ammirato ogni volta che risponderai “Italy” alla domanda “da dove vieni”. Ogni tanto, torna.

(Insomma, accertati di avere sempre chiaro il tuo termine di paragone. Con rispetto per i bielorussi***, sappi che è uno standard molto alto.)

2. Cibo italiano: eliminatelo. E anche con questo ci leviamo un bel pensiero. Vi mancherà il cibo italiano? Certo. Quindi fate come me. Convincetevi a bere solo caffé americano, già da prima di partire. (Prima di andare in Francia, bevevo caffé americano regolarmente tutti i giorni da almeno un anno, e il trauma del “caffé imbevibile francese” non l’ho mai accusato). Cercate di eliminare dalla vostra dieta la pizza e tutti i prodotti tipici della vostra regione.

Fricca, Rododentro

Io per esempio quando sono partita la prima volta potevo stare anche mesi senza mangiare una pizza e non ne sentivo la mancanza. Vivevo da sola, vivevo all’estero, avevo ventun anni… ma che me n’importava della pizza?

Fricca, Rododentro

 

(Questo è un punto che spiega l’importanza del consiglio 1: riservate alle vostre visite in Italia le nostalgie culinarie. Vivrete meglio, sia voi che il vostro portafoglio). 

Pizza Amore Mio - ©Federico Mariani:
Ecco, scordatevela. (Federico Mariani)

3. Rassegnatevi ai commenti inopportuni/ uguali / ignoranti/ ironici. Ci vorrà molta pazienza. Sia quando tornate a casa, per le domande banali e sempre uguali che vi sentirete fare: “Allora fa freddo in Svezia?“/ “Allora fa caldo ai Tropici?“/ “Ma è vero che le francesi non si depilano?” / “Ma è vero che le spagnole hanno i baffi?” / “Ma in Turchia ti devi mettere il burka?” / “Ma gliel’hai detto che sei cristiana? Non dirglielo!“; sia quando sarete all’estero per le domande assurde che vi sentirete fare sull’Italia (queste mai banali, anzi, un pozzo senza fondo di risate). Le mie preferite rimangono: “Ma che lingua si parla in Italia?” – “Italiano” – “Ma dai, avete una lingua propria!?” (da un canadese); “Vero che fai la conserva?” – “Ehm no.” – “Ma come no, a Detroit tutte le italiane fanno la conserva!” (da uno statunitense); “Ma l’Italia confina con l’Afganistan?” (da un turco, laureato), “Come si chiamano il Re e la Regina d’Italia?” (sempre turco). E quella, sempreverde e immancabile ad ogni latitudine: “Che ristorante mi consigli per mangiare bene italiano qui?” (ma che ne so? Se sono arrivata da due giorni!? E secondo te la mia priorità sono i ristoranti italiani?).

Per non parlare delle domande politiche…

Fricca, Rododentro

4. Godetevi l’illusione di vivere in una bolla temporale ogni volta che tornate. Come accennavo, io me ne sono andata la prima volta che avevo ventun anni. Ero al terzo anno di università ma ancora in buoni rapporti con alcune compagne del liceo.

Ecco: le mie amicizie oggi, dopo dieci anni, sono ancora loro. Quando torno in Italia vado a trovare le amiche dell’università e quelle del liceo. Magari è gente che tra di loro non si frequenta più, eppure il fatto che io non fossi fisicamente dentro alle dinamiche di questi anni ha portato alla conservazione naturale di queste amicizie. Con il plus delle confidenze [ma approfondiremo questo aspetto al punto 7].

Inoltre, il fatto di non risiedere più lì vi avrà portato a non comprarvi casa in Italia (e questo mi sembra lapalissiano), perciò spesso e volentieri tornerete nello stesso posto da cui siete partiti: ovvero la casa di mamma e papà.

Riepiloghiamo: cameretta, mamma e papà, uscire con le amiche del liceo.

bolla-bond

Godetevi questa bolla temporale in cui siete di nuovo adolescenti, prima di tornare alla vita vera dall’altra parte del mondo!

5. Lasciate il senso di colpa sullo zerbino. Ci proveranno tutti. (Tutti!) Chi più debolmente, chi con forza (Ciao mamma guarda come mi diverto!), chi subdolamente. Ma tutti, prima o poi, cercheranno di farvi sentire in colpa per la vostra scelta di espatriare.

images
Per fortuna che c’è Cavez!

I genitori vi faranno sentire in colpa perché stanno diventando vecchi e voi non ci siete a prendervi cura di loro. Alcuni useranno le ben oliate tecniche: “Tuo cugino si è sposato, ha tre bellissimi bambini – ci vengono a trovare sempre -, e ha appena comprato casa proprio qui in paese!” oppure “Sai il figlio del vicino?” “No, mamma, quando sono andato via non avevamo vicini!” “Beh lui [il segreto è non rivelare mai troppo per farti marcire nel dubbio] viene sempre a ripararci il computer” “Ah! Che bravo!” “Eh… sai… perché [stoccata] se aspettiamo te…”.

Fricca, Rododentro

Gli amici vi menzioneranno fatti e misfatti a cui voi non eravate presenti, chiedendovi di schierarvi apertamente e dare un’opinione [che potrebbe costarvi amicizie].

Oppure, seguendo l’istinto, o Madre Natura, o l’orario di chiusura delle farmacie, faranno figli che voi potrete vedere solo in foto e che non avranno voglia di farsi prendere in braccio da voi, visto che non vi conoscono.

Gli ex (amanti, fidanzati, potevaessereeinvece…) quando vi incontreranno o vi contatteranno si lasceranno sfuggire la frase: “Eh, ma TU te ne sei andata/o!“. Sottointendendo: se fossi rimasta/o, ora avremmo un casolare in campagna, cinque labrador e ottantadue bambini che ci svegliano portandoci nel lettone i biscotti del Mulino Bianco.

(Certamente!).

Per non parlare delle notizie del Telegiornale ogni volta che si parla dell’Italia. “Se fossi rimasto, se avessi votato…” sono pensieri che si insinueranno nella vostra testa.

Fricca, Rododentro

Non cascateci! Anche le persone che vi vogliono più bene al mondo (per esempio i vostri genitori) prima o poi cedono al richiamo del “facciamo sentire in colpa il figlio all’estero” ma quasi sempre lo fanno con leggerezza, tra un racconto di ” Ghetto sentio chi ca sé morto?” (“No mamma, il Gazzettino delle tre Venezie non arriva in Australia, sai com’è!”) e l’ultimo pettegolezzo del paese (“Te sé ea fioa del farmacista?” “No mamma, ora proprio non me la ricordo” “Beh, ea, ea gà moà el marìo!” “Dai! [finta partecipazione, visto che non sai manco chi sia la protagonista]” “E par n’altra dona!“), ti buttano lì un senso di colpa di dimensioni mostruose e poi chiudono la chiamata Skype. Escono, vanno al circolo a discutere delle ultime del paese, guardano Del Debbio o la Carlucci e poi felici vanno a nanna. E tu lì, in Slovacchia, in Russia o in Messico a sentirti un cretino per non essere a casa con loro (ad aggiustargli il computer).

Non ci cascare. Non ti sentire in colpa.

Parra

Non serve a niente.

Chi ti vuole bene, è felice di sentire i tuoi racconti e vedere la tua faccia rilassata e soddisfatta dieci giorni l’anno invece di vederti con le occhiaie e la depressione tutti i giorni dell’anno.

6. Il bilancio deve sempre essere positivo: fidatevi, lo è. Se per voi stare lontani diventa una sofferenza, allora forse è meglio darsi da fare per tornare in Italia. La bilancia deve sempre pendere da una parte: la vostra. Io, per esempio, ho avuto momenti di sconforto in Spagna. Abitavo lì da un po’ (un annetto ormai) e mi sentivo completamente inserita. Frequentavo solo spagnoli (e qualche altro straniero, ma nessun italiano), mi trovavo bene al lavoro, non mi sentivo quasi mai in imbarazzo né con la lingua né nelle situazioni sociali/ ufficiali/ quotidiane. Ad un certo punto, la mia storia sentimentale iniziò a vacillare. Ora che sono passati anni ed ho elaborato (spero!) il tutto, posso affermarlo: la persona con cui stavo mi mancava di rispetto. In ogni modo possibile ed immaginabile (tradimenti, bugie, sopraffazione, manipolazione…).

parlare di sesso coppia
Diciamo che io mi sentivo come… la borsetta.

Ci ho messo un po’ a capire cosa fosse giusto fare, e complice una laurea che dovevo ancora finire in Italia (fino a quel momento avevo dato gli esami da non frequentante, prendendo l’aereo ogni volta)  ad un certo punto me ne sono andata. Se fossi stata più forte, forse l’avrei semplicemente lasciato e avrei continuato la mia vita in Spagna, che mi piaceva molto. Ma in quel momento non vedevo con chiarezza, e l’unica soluzione mi è sembrata andarmene. Purtroppo quando si vive fuori si inizia ad avere la “comparazione facile” e a mettere in cima alla lista delle soluzioni… il trasferimento. Fatto una volta, si può fare anche la seconda, la terza e così via.

Filippo Fricca, Rododentro

Io non sono una guru, né un’esperta di saper vivere, ma credo che neanche questo sia un approccio ottimale alla vita. La vita è la tua, e devi essere sempre convinto che stia girando bene per te. Questo dipende molto poco dal contesto in cui sei, ma molto (molto più di quello che credi) da te e da quanto ti sai mettere in gioco.

E’ naturale che il trasferimento in un posto dove nessuno ti conosce ti dia l’adrenalina per buttarti in nuove avventure e in nuove esperienze professionali, ma quando la carica della novità si sarà esaurita, devi sempre essere sicuro che la bilancia sia positiva per te. Conosco persone stupende, profonde e realizzate che non si sono mai mosse dalla loro provincia. Loro hanno trovato dove pende la loro bilancia.

E tu?

 

7. Padre Confessore: come anticipato al punto 4, abituatevi in fretta all’idea di diventare il padre confessore di tutti i vostri amici in Italia.

 

Così è come inizieranno a vedervi i vostri amici dal momento in cui vi imbarcherete.

La vostra distanza darà modo a tutti di sentirsi liberi di raccontarvi tutto ma proprio tutto (tanto tu sei lontano, a chi lo devi dire?). Esempi? Segreti familiari, nomi di figli che nessuno deve sapere (ma che tu devi testimoniare essere stati scelti prioritariamente da quella persona), confessioni di tendenze sessuali insospettabili, nuovi incontri, novità di lavoro, di vita, matrimoni, lauree, progetti di ogni tipo.

Auguri.

8. Non cedete al fascino delle etichette. Avete comprato un biglietto aereo e avete fatto la valigia. Punto. Non siete expat, non siete immigrati con la valigia di cartone, non siete cervelli in fuga ( vi piacerebbe, eh?), non siete “italiani all’estero – il gruppo Facebook!!1!”, non siete la generazione Y, né quella X né la Z. Siete voi, un Pinco Pallo qualsiasi, a spasso per il mondo, cercando di vedere cosa ci sia oltre a casa vostra.

Magari la cosa vi toglierà un po’ di glamour. Ma voi non siete il manifesto di una categoria, siete una persona sola, che cerca il meglio per sé.

9. Amici amici amici e poi ti rubano la bici. Sia a casa che nel posto dove vi trasferirete, preparatevi alle delusioni. Per alcune persone l’amicizia è condividere quotidianamente qualcosa. E’ inevitabile dover rinunciare a questo tipo di amicizia, almeno con quelli in Italia.

E poi c’è la vita. Già, la vita prosegue per tutti, per voi che partite e per i vostri amici che restano. Ed escono, conoscono gente, si fanno nuovi amici, si preoccupano, hanno ansie e stress sul lavoro o per altri motivi… voi non ci sarete e a loro non verrà spontaneo contattarvi per raccontarvelo.

Vi dovrete rassegnare a fare (quasi) sempre voi la prima mossa.

Chiamate e scrivete alle persone a cui tenete.Magari mandate un bigliettino d’auguri nelle occasioni importanti. Fatevi sentire.

E non aspettatevi che gli altri facciano altrettanto.

 

 

10. Trovatevi un compagno d’avventure.

(E questa non ha bisogno di essere spiegata.)

"Swinging together as children develops friendships between the separate genders that'll last for a lifetime.":

 

 

 

 

 

 

** Quando scrivo è il 30 Ottobre, la scossa di terremoto che ha colpito il Centro Italia è avvenuta da poche ore.

*** Ciao amici bielorussi, scusate. Mi serviva l’esempio di un popolo che quando dice da dove viene la maggior parte del Mondo fa una faccia neutra perché non sa né dove si trovi né un’informazione utile per instaurare una conversazione. (Voi mi state simpaticissimi, sia chiaro!)

**** Naturalmente non vi consiglio di imparare la lingua, informarvi bene prima di partire, fare tutte le vaccinazioni, dai, siete grandi, queste cose le sapete fare da voi! Sennò ve le spiega l’Orso:

James Chapman

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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