Intervista: allora questa Australia?

Intervistatore*:Allora Virgh, non nascondiamoci dietro ad un dito: abbiamo visto che i tuoi ultimi post sono liste ma è da tanto che non “dici” niente. Manca solo che parli delle previsioni del tempo e poi siamo a posto. Sono ormai passati tre mesi da quando ti sei trasferita in Australia, com’è questa vita down under?

Virginiamanda: – Ecco, sì, lo ammetto. E’ da un po’ che non scrivo “veramente”, e che blatero del più e del meno. Ci sto un po’ girando attorno.

Intervistatore: – Me ne sono accorto. Come mai “ci giri attorno”? C’è qualcosa che non va? Stavi meglio in Svezia?

Virginiamanda: – [Risata fragorosa] No, assolutamente. Ho patito molto il lungo periodo scandinavo e questo stato di spaesamento non è neanche lontanamente comparabile ai miei momenti più bui nel periodo svedese. Però sì, devo ammetterlo: nonostante la vita in Svezia non mi piacesse, avevo raggiunto un certo livello di tranquillità e stabilità che ora mi manca. Con questo non intendo dire che domani tornerei volentieri in Svezia.

Neanche in cassa da morto.

Intervistatore: – Quindi riepiloghiamo: non eri contenta in Svezia, non sei contenta in Australia… ma si può sapere cosa vuoi? 

Virginiamanda: – E’ difficile definire questo stato d’animo. Sono la prima ad avere sempre avuto opinioni categoriche su chi non era “mai contento” e ora mi ritrovo dall’altra parte, ad essere oggetto dei miei stessi giudizi affilati. Mi piacerebbe essere coerente con me stessa, includendo il cambiamento connaturato con la crescita e la maturità, ma coerente con quello che volevo e con la persona che voglio continuare a diventare. In questo momento mi sembra di far fatica a trovare un equilibrio. Mi risulta difficile in questo nuovo Paese trovare immediatamente una dimensione che mi dia stabilità e serenità.

Intervistatore: Come mai? Cosa ti ha fatto l’Australia?

Virginiamanda: – L’Australia poverina [cit.]  non mi ha fatto niente. Se ne stava tranquilla nel suo emisfero prima che io arrivassi. Ma la vita qui richiede determinati passaggi inevitabili (visto). Forse la situazione migliorerà quando avrò il visto e potrò finalmente mandare curriculum e scoprire il mondo del lavoro. Per il momento non sono particolarmente stupita, però.

Intervistatore: In che senso?

Virginiamanda: – Ho l’impressione che siano rimasti un po’ “indietro” dal punto di vista dell’istruzione e sono perplessa da come trattano gli aborigeni (stigma sociale che si trascina nelle aule scolastiche con programmi appositi per i figli di aborigeni). Ma sicuramente la mia è un’opinione da ignorante che non ha avuto modo di approfondire.

 Education is evolving and changing all over the globe. Indigenous Australians are part of this revolution

In compenso però ci sono un sacco di foto così.

Intervistatore: Hai fatto amicizie?

Virginiamanda: – Amicizia è una parola grossa. Posso dirti la verità? Non ne ho manco tutta ‘sta voglia. E poi è pieno di italiani.

Intervistatore: Magari è pieno di italiani nelle zone che frequenti tu. E poi si può sapere che problema hai con gli italiani? Cosa ti hanno fatto di male?

Virginiamanda: – Non voglio dare l’impressione di essere snob o arrogante, ma mi sono stancata di certi atteggiamenti. Nutro un profondo rispetto (anche dovuto all’attaccamento emotivo, sicuramente)  per l’Italia e le sue istituzioni, soprattutto per l’istruzione pubblica e l’università. Forse sono io ad essere poco obiettiva, perché nessuno mi ha mai cacciato dall’Italia e perché ho frequentato delle ottime scuole, ma non ce la faccio più a sostenere conversazioni in cui la gente si lamenta dell’Italia.

Intervistatore: Devi essere comprensiva. Ognuno ha il proprio vissuto, e magari la persona che hai davanti ha le sue ragioni per pensare male dell’Italia…

Virginiamanda: – Sì, ma rimane un atteggiamento che non mi piace. Gli italiani qui sono visti abbastanza bene proprio per il fatto di essere “italiani”. I ragazzi che vengono con il Visto viaggio & lavoro lo capiscono subito e sfruttano questa loro “italianità” per lavorare nella ristorazione. E allora se di italianità ci campi, non ti puoi lamentare dell’Italia ogni piè sospinto.

(Per non parlare di quando vedo quelli che si comportano alla Genny Savastano in ogni contesto, e appena gli parli ti dicono che sono venuti via dall’Italia per la mafia e la corruzione… ma questo è un altro discorso.)

Un mini Genny per ricordarci sempre di stare al posto nostro.

Intervistatore: Senti da che pulpito… proprio una che non si lamenta mai, eh? E sentiamo, cosa dovrebbe avere l’Australia per piacerti di più? Ok, le amicizie con altri italiani non sono il tuo punto forte in questo momento (e ce credo, ca*a*azzi come sei!), ma ci sarà qualcosa che stavi cercando ed hai trovato?

Virginiamanda: – Sì, c’è, eccome. (E poi moderiamo i termini, ca*a*azzi lo dici al tuo nano da giardino!) Il fatto è che mi aspettavo qualcosa di diverso. Non sono sicura di poterlo definire di preciso, ma credo sia la sensazione generale: mi aspettavo una città viva, dinamica, piena di cose da fare, da vedere, mi aspettavo che la gente fosse più rilassata, che il clima fosse ideale. Invece scopro una città parecchio provinciale, in cui spettacoli, mostre, avvenimenti arrivano in ritardo (quando arrivano), i tranquilloni e i rilassati sono gli europei (soprattutto francesi e italiani) che godono appieno di questo mare, mentre gli australiani fanno ritmi abbastanza “svedesi” (sveglia presto, lavoro, alle cinque si stacca, nanna) e il clima è quello di marzo in Italia, cioè piogge ogni tre giorni. Da tre mesi.

Il tranquillone che mi aspettavo.

Lo so che il Paradiso non esiste, ma mi aspettavo un cambiamento completo. Ed al momento l’unico cambiamento è quello geografico. E non avevo mai sentito prima d’ora così tanto la mancanza della mia famiglia e dell’Europa in generale.

Intervistatore: Oh, pure la mancanza della mamma! Ma dai, su, da una giramondo come te!

Virginiamanda: – Basta con questa solfa della giramondo! (Che giramento!!!) A Luglio in Italia chiunque mi ripeteva questa frase “una che ha girato il Mondo come te, vedrai come ti sistemerai subito…”. Basta! La smettiamo con questo discorso? Non ero affatto una giramondo,  e non sono venuta qui per costruirmi un futuro. Spero di poter dare qualche notizia più corposa ed allegra presto, per il momento questo è lo stato d’animo costante.

puffo - smurf schlumpf 20088 - puffo vagabondo - bastone corto

L’unico giramondo che mi sento di impersonare.

Intervistatore: – Ma perché non esci? E’ pieno di spiagge meravigliose!

Virginiamanda: – E infatti esco! Ma come diceva Garcia Lorca “Chi cammina si intorbida!”. E io continuo a rimuginare. Forse quando non sarò più una mantenuta Aussie House-wife la vita qui mi sembrerà più dolce e più sensata. Per il momento mi sembra molto bello poter uscire a passeggiare sulla spiaggia. Ecco.

Intervistatore: – Beh ma i canguri? Li hai visti?

Virginiamanda: – Li avevo visti l’altra volta e devo ammettere che mi è bastato. Comunque domani vado in una spiaggia più nascosta, magari li trovo.

Intervistatore:Hai un messaggio da lasciare?

Virginiamanda: – Sì. E’ impossibile trovare il luogo perfetto dove stare. Quando lo trovate, fatemi un fischio. Mi piazzo col sacco a pelo in corridoio. Non dò fastidio, giuro!

13:

E come bonus questo consiglio molto utile.

*Anche noto come “Voce della mia Coscienza“.

Ps: Comunque sto benissimo, eh. Ho solo un po’ di lamentite.

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8 pensieri su “Intervista: allora questa Australia?

  1. Barbs LeCupcake ha detto:

    Io qui mi trovo benissimo, giusto per fornire un secondo punto di vista. Gli Italiani li evito ma dire che sono Italiana non genera un’ondata di ‘ueeeh pizza mafia mandolino’ perche’ tutti pensano che sono nata qui da nonni Italiani trasferiti. (Mi sono sentita chiedere se l’Italiano lo parlo)
    E se penso ad un posto dove vorrei essere in questo momento piuttosto che a Melbourne, direi che sarebbe Disneyland. Quindi tutto sommato qui me la godo!

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    • virginiamanda ha detto:

      Bene 🙂
      Io sono convinta che qui si possa stare bene, e certamente meglio che in Svezia.
      Io però non ho ancora trovato la mia dimensione, immagino che tre mesi siano pochini per ambientarsi.
      Tu come hai fatto?

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      • Barbs LeCupcake ha detto:

        Prima di trasferirmi qui, tralaltro in una situazione abitativa per me totalmente nuova, ho chiesto pareri e consigli alle mie amiche piu’ care. Mi sono fatta scrivere qualche lettera da aprire in caso di bisogno, e mi ripeto come mantra una frase che, un po’ a caso e un po’ epica, la mia migliore amica mi ha detto mentre eravamo in macchina: tu sarai sorridente e bendisposta e tutti ti ameranno DISPERANDOSI! (ero un po’ preoccupata per dover vivere in un continente dove conoscevo solo una persona)
        Quindi se puo’ esserti utile, ti presto il mio mantra per farti sentire meno sola in situazioni sociali 🙂

        Barbs

        Liked by 1 persona

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