Le mie imperdibili opinioni

Sono successe un po’ di cose da quando sono partita e su tutte so che il Mondo si interroga e non si darà pace finché non avrà la mia opinione.

Eccovi accontentati.

(Immaginatemi così, come Henrietta Lange di NCIS mentre sputa sentenze…)

 

  • Tema: Compiti a casa. Un papà ha pubblicato su internet e fatto pubblicare da alcuni quotidiani la lettera con cui ha mandato il figlio a scuola il primo giorno dell’anno scolastico. Giustifica il figlio per non aver fatto i compiti delle vacanze, perché il figlio è stato con lui in quel periodo ed ha imparato a “vivere”, visto che lui gli ha insegnato a pescare e montare una tenda. 
  • Mia imperdibile opinione: I compiti per casa vanno fatti, se non li fai la maestra ti dà la nota. E te la meriti. Non esiste che papà ti giustifichi, perché la scuola ti deve preparare alla vita. E se il tuo capo ti dice che quella presentazione va fatta per lunedì, tu gliela fai per lunedì. E se non gliel’hai fatta il capo ti licenzia. Nella vita vera tuo padre non si presenta con te in azienda a spiegare al tuo capo che non hai potuto fare la presentazione perché eri con lui a pescare, o a montare una tenda. Ti licenzia.

  • Tema: Sempre più italiani “giovani” emigrano. Il presidente del Consiglio in carica  commenta: “E’ un dato che mi fa male al cuore”.
  • Mia imperdibile opinione: Vedi, caro Presidente (autonominato, autocandidato e autovotato, ma vabbè, non rivanghiamo il passato) i giovani italiani emigrano per tanti motivi. I confini nell’Unione Europea sono labili, con internet si possono ottenere informazioni sugli altri Paesi senza esserci mai stati e, perché no, opportunità lavorative. Non tutti e non sempre se ne vanno perché ce l’hanno con l’Italia o perché non hanno abbastanza opportunità qui. Chi parte ha basi diverse, titoli diversi, provenienze diverse: non è più un gruppo di analfabeti dalle zone svantaggiate della penisola con la valigia di cartone in cerca di fortuna. Ci sono anche quelli (anche se adesso hanno il trolley di plastica e sanno scrivere) ma ci sono anche i diplomati, i laureati, i dottori, gli insegnanti, gli infermieri… a volte partono “per sempre” ma nella maggioranza dei casi partono per “provare” e poi, se gli piace, rimangono. O partono per imparare meglio una lingua o per arricchire il curriculum. Davvero, non scappano sempre dalla Mamma Italia crudele e famelica permanentemente.  Detto questo, però, c’è anche da dire che tu, che hai l’età di molti di quelli che partono, certo non hai reso più appetibile restare. Molti si erano illusi che quando le cariatidi della vecchia politica (e i vecchi che fanno le ragnatele negli uffici della pubblica amministrazione o nelle università o nelle scuole) se ne fossero andati in pensione sarebbe arrivata la leva nuova. I “giovani” (virgolette necessarie perché a certi posti si può aspirare solo con tre lauree ed esperienza nel campo, quindi non prima di avere trenta – trentacinque anni) cresciuti a principi di uguaglianza, onestà e merito, avrebbero ripristinato un sistema politico dove solo chi rispettava le leggi ed aveva le competenze sarebbe arrivato in alto. Invece al governo ci sei salito tu, che avevi sì trenta-trentacinque anni, avevi sì, una laurea, ma che ti eri autoimposto, autocandidato e ti sei automesso lì da solo, senza chiedere a nessuno, senza considerare né l’uguaglianza (quanti altri avrebbero avuto le tue stesse – o maggiori competenze? La stessa esperienza? -), né il rispetto delle leggi (chi ti ha mai votato?) e allora, sai, ai giovani che speravano in un futuro migliore sono un po’ cascate le braccia. Con questo non voglio dire che se ne vadano perché ora in Italia comandi tu, no, ci mancherebbe (e poi non ti darei questa soddisfazione di sentirti così potente) ma che il tuo “male al cuore” te lo puoi pure tenere.

Hetty Lange:

  • Tema: Hanno dato il Nobel a Bob Dylan, un cantante.
  • Mia imperdibile opinione: Sì, ok.  Vorrei capire quando il mondo si è rincretinito al punto tale che un manica di tromboni svedesi (il mio amore per quel popolo è sconfinato, come si sa) può decidere cosa è meritorio e cosa no, ma va bene. Ognuno ha bisogno delle sue guide. Ora, il premio Nobel non è un Oscar alla carriera e non premia “il più bravo”. Premia l’impegno sociale. Ed ecco spiegato perché tanti romanzieri del nostro tempo non l’abbiano mai vinto e perché sia stato assegnato anche a giornalisti, autori teatrali, scrittori poco conosciuti.

Se fosse un premio alla carriera di letterato, per il valore della letteratura, perché mai dovrebbero averlo preso più svedesi che italiani? Dai, seriamente. A parte Pippi Calzelunghe qualcuno con tutti i venerdì potrebbe affermare che la letteratura svedese del ‘900 abbia dato di più al mondo di quella italiana? Ecco. Una manica di tromboni svedesi, dicevamo. Che possono dare il premio a chi gli pare, pure a un cantante americano.

NCIS: Los Angeles:

  • Tema: Ci sono sempre meno iscrizioni al Liceo Classico
  • Mia imperdibile opinione: Ma tantissime all’Alberghiero. Dai, su, mettetevi una mano sulla coscienza. Quanti di voi in questi ultimi anni hanno sentito lodare persone che avevo studiato Lettere? Esaltare pubblicamente qualcuno che aveva una laurea in Scienze della Comunicazione? E quante volte avete visto invece copertine dei settimanali dedicate ai cuochi? Programmi televisivi in cui bisogna essere giudicati da un ristoratore? Ecco. Chi è particolarmente vulnerabile (e chi è adolescente lo è) cerca riferimenti. I genitori cercano il meglio per i propri figli, e nella situazione attuale (che purtroppo si protrae da anni) il meglio significa una cosa sola: lavoro. Sembra (ma dico sembra) che nella ristorazione e nel turismo ci sia qualche possibilità. In che modo possono Cicerone, Catone e Omero non dico vincere, ma gareggiare con Cracco e Bastianich? In nessun modo. Masterchef batte l’Eneide. E forse, ottimista come sono lo penso davvero, non è un male. Fuori tutta la gente dal liceo che non ha vera voglia di studiare. Fuori chi non se la sente di tradurre versioni. Che rimangano solo quelli la cui passione è genuina. Magari si ridurranno anche le iscrizioni a facoltà umaniste. Magari (magari!!!) un giorno ci sarà meno concorrenza nei concorsi per l’insegnamento.

Hetty Lange's New Years Resolution - To keep being awesome and keep saying the 'perfect thing at the perfect time.':

  • Tema: Cyberbullismo. Una trentenne partenopea invia un video spinto a due amici con lo scopo di far ingelosire l’ex fidanzato. I due “amici”/conoscenti lo inviano a chiunque, facendola diventare, suo malgrado, oggetto di parodie e sberleffi. Soprattutto sui gruppi Whatsapp di uomini, su Facebook e su Twitter. 
  • Mia imperdibile opinione: Sono rimasta senza parole un paio di giorni. Non la conoscevo. Non avevo mai sentito parlare di questo video, ero addolorata per la vicenda e per la sua famiglia. Una giovane che si ammazza perché la calunniano. Terribile. Ma da dove parte tutto questo? Da due problemi distinti che si è cercato di mettere assieme, fallendo. Problema numero 1) ci sono tanti ragazzi e giovani e non più giovani uomini frustrati. Non rispondenti ai canoni di bellezza di moda, non hanno successo con le donne. Non riescono a tenersene una e a volte neanche ad avvicinarla. Passano il tempo con altri uomini, spesso dello stesso tipo, che condividono la stessa condizione di frustrazione. Continuano a provare approcci ma vengono categoricamente e continuamente rifiutati. Ad un certo punto, iniziano a covare rancore per quelle donne che li hanno respinti. Sono tendenzialmente innocui, ma molto frustrati. Problema numero 2) su internet e sui social non c’è un reale controllo. Ognuno scrive quello che gli pare ed è molto difficile che quel contenuto venga rimosso. Di conseguenza in molti si è creato il concetto che i social sia come parlare con gli amici attraverso lo schermo. Nessuno ti punisce o ti critica. Spendido!

Questi due problemi sovrapposti hanno aiutato a creare il caso di calunnie in cui la povera ragazza si è trovata a soccombere. Un enorme bar sport pieno di uomini frustrati che scriveva sui social epiteti poco ripetibili su di lei. E lei non ce l’ha più fatta.

Come combattere? La bruttezza, soprattutto quella d’animo, è difficile da combattere. Con l’insicurezza di sicuro non si va da nessuna parte. Con una pulizia del viso, un’iscrizione ad un corso dove ci siano anche donne (sport, arte, storia, chi più ne ha più ne metta) si migliora la percezione di sé e si inizia a coltivare un rapporto sano con l’altra metà del cielo. Esistono, respirano, pensano, proprio come te. Solo che non passano la giornata a commentare un video porno su Whatsapp.

  • Tema: Australia sì? Australia no? Staremo o andremo?
  • Mia imperdibile opinione: Stiamo. Ci sono tanti contro (uno enorme è la distanza non solo dalle persone care – e hai detto poco- ma anche da tutto il conosciuto. Ogni cosa che io ho studiato, ogni ambiente in cui mi  sono formata, ogni sistema che avevo imparato e cercato di fare mio qui non c’è. Ce n’è un altro, diverso, nuovo, da imparare. E io non ho tantissima voglia) ma anche vari pro. Ci proviamo.

Henrietta Lange (Linda Hunt) on the show NCIS Los Angeles with another interesting teacup. #celebrities #tea:

(Ho finito, buona tazza di te a tutti, da me e da Henrietta.)

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

8 thoughts on “Le mie imperdibili opinioni”

  1. commento solo sul punto 1, che son di corsa.
    Vista girare su fb (inventata, ma non è questo il punto) pseudo-lettera di insegnante che diceva. “Caro genitore, oggi a scuola non abbiamo fatto un cazzo perché ieri invece di preparare la lezione ho preferito vivere”.
    Mi fa impressione che si siano spesi tutti questi fiumi di parole (e non mi riferisco a te) per una cosa che secondo me era un’assoluta ovvietà: i compiti si fanno. Punto e basta.
    Grazie per questo sunto delle vicende patrie, al momento io seguo pochissimo le cose italiane, incasinata come sono a capire come funziona il cervello dei sudditi della regina…

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    1. Già, anch’io sono rimasta spiazzata da quanti hanno voluto dire la propria su questo tema. Come è possibile accettare la scuola come istituzione formativa e poi criticarne apertamente e continuamente i metodi? Come è possibile insegnare ai propri figli l’obbedienza (non in senso fascista dittatoriale, ma nel senso: ci sono delle regole e le dobbiamo rispettare tutti, per vivere in questo mondo) se poi li si giustifica anzi, li si incoraggia a disobbedire all’unica istituzione che ha potere a quell’età?
      Come mi aspetto che mio figlio paghi le tasse un giorno, si presenti puntuale a lavoro, non si inventi malattie per prendersi un giorno di congedo, o semplicemente mi venga a trovare un giorno in cui io sarò malato? Se gli ho sempre insegnato che vale molto di più quello che lui “sente” o “percepisce” come giusto invece di ciò che è stabilito dalla collettività come giusto?
      Non voglio essere una di quelle che spende “fiumi di parole” ma nel caso specifico vorrei anche ricordare che i compiti non si fanno per far contente le maestre.
      I compiti servono agli studenti per rielaborare quello che hanno imparato e capire se l’hanno appreso e possono usarlo nella vita.
      Se non li fanno, ci perdono solo loro.
      Questo padre si crede molto moderno, o molto anarchico. Io lo ritengo un poveraccio che sta privando il figlio di un’occasione di apprendimento. (Per la quale sta pagando, tra l’altro!).
      Inoltre, gli studenti italiani godono del privilegio di avere tanti giorni di vacanza concentrati durante l’estate. Vuoi dirmi che assieme alla tenda e alla pesca non ci stavano due esercizi di matematica? In più di tre mesi?
      Mah. Patetico.
      Detto questo, ma quindi hai deciso per l’Inghilterra?🙂

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      1. Appunto! Perdona se tiro fuori questo esempio “estremo” ma insomma, ci sono paesi del mondo in cui i bambini l’istruzione non riescono ad averla per ragioni le più varie (povertà, guerre, fanatismi religiosi e altro). Investire sulla formazione è LA cosa più importante in assoluto che si possa fare per i propri figli. Migliore istruzione non significa solo “un lavoro meglio pagato”, significa sapersi orientare nel mondo a vario livello, significa riuscire ad avere una salute migliore, significa riuscire a capire cosa si legge sul giornale, significa riuscire ad interagire con gli altri. Il mondo cambia velocemente e accelera sempre di più. Già adesso è impossibile predire di quali lavori ci sarà bisogno da tra 10 ma anche tra 5 anni (esperienza personale, negli ultimi 5 anni le cose sono cambiate molto, anche per gente nel mio campo). L’istruzione è lo strumento più prezioso che abbiamo. E come dici tu, saranno mica stati così impossibili ‘sti compiti? E infine (e termino il pippone), i compiti servono proprio agli studenti per imparare. Io lo dico sempre ai miei (ironicamente, e sono adulti) quando devono scrivermi i testi per casa e si lamentano. “minimo 250 parole. Se vi sembrano troppe pensate che siete 10. Fanno almeno 10 minuti di correzione a testa, per la sottoscritta. Vorrete mica che ci metta meno di 10 minuti per il vostro prezioso lavoro, no? Quindi 100 minuti per questa classe. Ho 3 classi per un totale di 50 studenti, sono 500 minuti, sono 8 ore e 20 minuti. I compiti per casa sono compiti anche per me! A me converrebbe non darveli! Non mi pagano di più se ve li faccio fare ” Di solito si mettono a ridere.

        No, non ho deciso un bel niente ancora, ma ci sto provando.

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  2. Ed ecco le MIE imperdibili opinioni, solo su alcuni punti😉
    1. Posto che come a fughetta anche a me pare ovvio che i compiti si fanno e basta, ho letto nel dibattito delle cose agghiaccianti. Ho letto di una tizia che aveva fondato e presiede un gruppo di oltre 19.000 persone, per difendere i figli “dai soprusi della scuola” (testuale). Questa è la gente che ci circonda, mi vien voglia di scappare anche a me in Australia.
    2. I giovani se ne vanno e questa è abbastanza una tragedia. ma per di più se ne vanno come dici tu soprattutto quelli che hanno studiato. e che per quanto si potrà sbraitare per le costose tasse universitarie, hanno studiato “a spese” dello stato italiano, se hanno fatto l’università pubblica. perciò ci perdiamo due volte: i giovani di talento e i soldi spesi per la loro istruzione. magari se si premiasse la meritocrazia…
    3. il premio Nobel premia (ho copiato il testamento di Nobel da wikipedia): “nell’ambito della letteratura, abbia prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole”. Chi lo critica non dice che la tendenza idealistica di Dylan non sia la più notevole, ma che non sia nell’ambito della letteratura. Tu pensi che lo sia? Io no (però anche sinceramente chissene).
    Sugli altri temi non ho commenti🙂

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    1. 1. Ohmamma! Sì, questa l’avevo sentita anch’io. Anni fa rimasi perplessa dall’associazione delle Mamme dei Militari, impegnata per evitare ogni forma di nonnismo in caserma. Ora, lungi da me dire che la violenza vada tollerata, ma credo che se uno ha volontariamente firmato per fare il soldato le spalle grosse ce le abbia pure per difendersi dalle eventuali prepotenze dei camerati, o no!?
      Tu te lo vedi Rambo chiamare mammina perché gli hanno fatto la bua? E Mamma Ramba arrivare in caserma e bacchettare tutti?

      2. Sì, io sono pienamente d’accordo con te. Tocchi un punto fondamentale: l’istruzione e l’università pubblica. Formiamo giovani con i soldi dei contribuenti e li mandiamo a contribuire in altri stati. In questi anni mi sono resa conto di quanto siano brillanti molti dei laureati italiani che ho trovato all’estero (non che in Italia non ne siano rimasti di brillanti, eh! Lungi da me affermare qualcosa del genere!) e credo molto sia dovuto, al netto dalle doti individuali, dal tipo di istruzione e di università. Io credo che ad aiutarmi a sbrigarmela da sola nella vita non abbia contribuito solo lo studio di Ariosto e delle isoglotte, ma anche che la mia facoltà fosse quanto di più incasinato si potesse immaginare. Appelli scritti su fogli volanti, verbali che si perdevano e venivano rifatti, segreterie che ti chiamavano il giorno prima della laurea per dirti “mi dispiace non risultano risultati tre esami, Lei non si può laureare domani”, esami che potevi dare ma anche non dare, idoneità che diventavano esami con voto, ed esami con voto che diventavano idoneità, esami di indirizzo che potevi saltare per darne altri di un’altra facoltà, professori che si dimenticavano di avere l’appello quel giorno, assistenti che ti interrogavano facendoti per tre volte la stessa domanda perché non ti stavano ascoltando, professori che si facevano chiamare a casa, che si fermavano a salutarti per strada, altri che ti portavano rancore fino all’esposizione della tesi… ecco, io credo che tutto questo, oltre alle materie, mi abbia veramente preparata al mondo incredibile e imprevedibile che si trova oltre i confini.
      Lo dico senza ironia (sì, ok, ma pochina solo) tutto questo “talento” che si acquisisce all’università non è solo cultura, è anche esperienza di vita. E se si va via viene buttato. L’Italia ha investito su di te e non vedrà mai i frutti.

      3. Bob Dylan è socialmente rilevante? Sì, no, forse. Ok, questo può essere un’opinione. E infatti l’opinione di quei tromboni svedesi è che lo sia. Non solo, che lo sia in letteratura. Tu pensi di no, io a dire la verità credo di sì. E credo che molto dipenda da cosa si considera letteratura. Per me la letteratura è quella storia che si tramanda tra generazioni per lasciare dei valori, a cui ispirarsi per la propria vita e per essere più umani.
      Penso ai racconti attorno al fuoco, alle leggende popolari, alla mitologia. Io Bob Dylan l’ho sentito nominare per la prima volta a lezione di musica alle scuole medie. Una sua canzone era sul libro di testo, in inglese e tradotta. E’ stato rilevante per la mia vita e per i miei valori? Ad essere sincera no, ma non è certo colpa sua.
      Io, a dire la verità, l’avrei dato ad Antonio Pennacchi per “Canale Mussolini” perché racconta la storia di un popolo dimenticato ma vivo (i veneto-pontini) che per una parte è anche la mia storia. Ma il libro è scritto quasi tutto in veneto e per molta parte si parla di vacche, letame, terra, mais, sassi, biciclette, preti, nonne, pasta fatta in casa, insaccati. E’ letteratura? Per me lo è, perché mi posso immaginare un giorno lontano o inverosimile senza tecnologia a raccontare quella storia attorno al fuoco ai miei nipoti perché ne traggano insegnamenti per il loro futuro, per diventare più umani.
      Le canzoni di Dylan le canteresti attorno al fuoco ai tuoi nipotini? Trasmetteresti con esse dei valori? Se sai che la risposta è sì (o se non lo è per te, ma sai che molti, negli Stati Uniti lo farebbero) allora quella è letteratura.
      (Per come intendo io la letteratura, ma magari tu la intendi in un altro modo).
      Poi, ripeto: questo è un premio assegnato da una manica di tromboni svedesi. Che magari da giovani ascoltavano Bob Dylan. Non è un premio che il Mondo assegna a Bob Dylan. E’ un premio che assegna una manica di vecchi professori svedesi.😉

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  3. Ottime le opinioni😄. Pero’ sul “il papa’ non viene dal tuo capo a dire che non hai fatto la presentazione” avrei da ridire… sicura che non ci siano genitori che lo farebbero? Per me si…

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    1. Ora che mi ci fai pensare effettivamente… ho una cara amica che lavora all’università e ha detto che si è trovata -più di una volta- ad avere a che fare con una mamma o un papà che accompagnavano il figlio a immatricolarsi e le chiedevano: “Lei pensa che magari dovrei iscrivermi anch’io? Così da poterlo aiutare se ha bisogno?”.
      Che somma tristezza!
      Immagino che in Germania non succeda, vero?
      (Vero???)

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