Cosa fare quando sei triste

(Torniamo al motivo principale per cui la bellezza di nove – e passa- anni fa ho aperto un blog. Cioè trovare le risposte che non trovavo da nessuna parte. Scrivere quello che mi sarebbe piaciuto leggere. )

  1. Esci a fare una passeggiata. Potresti tornare con un lavoro (fatto realmente successo a me, lunedì)
  2. Invece di parlare del motivo per cui sei triste, inizia ad ascoltare gli altri (potresti scoprire un sacco di cose nuove, come è successo a me, martedì)
  3. Prova strade alternative alla solita. Ma non in senso figurato, veramente prova a non tornare a casa per la stessa strada, ma a cambiare mezzo, cambiare via, girare all’incrocio prima. (Potresti scoprire un sentiero pieno di draghi d’acqua, come è successo a me mercoledì)
  4. Non concentrarti sul passato, evita frasi come “ero”, “facevo”, “stavo”. Sostituiscile con “sono”, “faccio”, “sto”. Fosse anche per dire solo “sto… bene”.
  5. Fatti un’ora extra di sonno con la copertina riscaldante. (Questa è solo per intenditori freddolosi). E al risveglio scaldati un croissant e farciscilo con la Nutella (questa solo per intenditori buongustai).
  6. Inventati un motivo per brindare, anche se fittizio (potresti brindare alla macchina che vogliamo comprare e non compreremo mai, per esempio) oppure non inventarti niente e brinda a un motivo reale (potresti brindare al fatto che dopo cinque anni vi amate più di prima, chi l’avrebbe mai detto?)
  7. Scrivi. Le emozioni negative sono delle fetentone, si coalizzano tra di loro e si istallano con le loro valigie tutte nel petto. Bloccando il passaggio a quelle positive, che non escono più, né via bocca (voce) né via mani (scittura). Sbloccale distraendole, scrivendo per esempio un decalogo sulle cose da fare quando sei triste. E poi zac! Infliggi il colpo finale di buttarle fuori con un bel calcione*!
  8. Gira la frittata. In senso figurato -ma se ti piace mangiare la frittata, anche in senso reale!-. Potresti trovarti non più a rattristarti del fatto che diventi zia mentre sei dall’altra parte del mondo ma a rallegrarti del fatto che chi l’avrebbe mai detto diventi zia, e che la mamma sembra stare bene  e non essere affatto preoccupata.
  9. Non pensare ai soldi. I soldi non fanno la felicità, dice un famoso detto popolare, e di questo non ne sono completamente certa, ma pensarci e basta non li farà aumentare. Esci, divertiti, sorridi, parla. (Potresti incontrare uno che ti vuole offrire un lavoro).
  10. Inizia a pensare alla tua situazione come ad un’opportunità. Indietro non si può tornare, quindi perché non rendere il futuro ancora meglio? (Potrebbe capitarti sul serio).

Foto:

(Perché sennò il post era troppo serio)

 

 

 

 

*Un bel calcione è espressione copyright di quella fine di mia mamma

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

8 thoughts on “Cosa fare quando sei triste”

  1. Virg carissima, parlavo oggi con un’amica di come sia difficile alla fine parlare delle nostre vite con gente che ha vite molto diverse (tipo paese natale-marito-casa con mutuo-figlio-secondo in arrivo-lavoro a tempo indeterminato che magari non gli piace ma ok) dalle nostre. Io sostenevo che è difficile sì, ma con un amico non dovrebbe essere così difficile. Io ho amici che hanno fatto cose molto diverse da me ma quando siamo insieme e parliamo delle rispettive scelte e gioie e dolori siamo lì gli uni per gli altri. Davvero.
    Ecco, pur con tutte le differenze che ci sono tra le nostre (mia e tua) vite di ora, io credo di afferrare i sentimenti di cui parli. Non mi sento triste al momento. Semmai stressata, preoccupata, incapace, bisognosa di sostegno (e mi sento quasi in colpa con tutte le persone -che non sono tante ma pur sempre più di quante ne stanno in due mani – che credono in me). E tante altre cose.
    Però riconosco il tuo approccio, riconosco le liste, riconosco la necessità di scrivere, riconosco lo stringere i denti e anche la sacrosanta necessità, ogni tanto, di semplicemente “essere deboli” come mi ha detto un’amica.
    Un abbraccio

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    1. Grazie Fughetta.
      Io ultimamente lo ritengo difficile (il confronto con chi ha marito, mutuo, figlio, indeterminato) perché mi si è istillato il dubbio: “E se avessero avuto ragione loro?”.
      Io non ho fatto ricerca, ma da dieci anni a questa parte lavoro grazie ai titoli di studio. Ma fuori, all’estero, in posti dove i miei amici non sono mai stati e in cui non hanno intenzione di venire.
      Mi guardo indietro e il benessere materiale mi sembra effimero, soprattutto perché ottenuto vivendo lontano dai propri cari.
      E loro, che ce l’hanno lì “a casa”, sembrano stare meglio e – giustamente – non capire perché una dopo dieci anni da quando il “colpo di testa” o la “voglia di avventura” potevano essere giustificati, si ostini a viverne fuori.
      Non sono sicura di sentirmi “debole” in questo momento (e non perché tema di ammetterlo, anzi!) più che altro sto mettendo in discussione tante certezze. Ma passerà.
      E tu? La vogliamo finire di sbattere la testa contro il muro? Eh?
      Ti abbraccio. Non ci siamo mai conosciute fuori dallo schermo ma sono certa che ti troverei altrettanto simpatica.

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  2. Bello questo post! A me piace scrivere ogni sera tre cose belle che mi sono successe durante il giorno. Normalmente ce ne sono molto piu’ di tre ed e’ uan cosa che mi mette di buonumore prima di andare a dormire anche quando sono un po’ giu’. Detto cio’, che sono i draghi d’acqua?

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  3. alcune idee mi piacciono molto, ma non mi diventare un manuale di auto-aiuto eh?🙂
    in commento a ciò che rispondevi a Fughetta, c’è chi sceglie di vivere da nomade, portandosi dietro la famiglia. e comunque non è che sempre la famiglia vicina ti renda più felice eh. certi sono dei gran seccatori (sorrido)

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    1. :*
      Non diventerò un manuale di auto-aiuto, promesso!
      No, neanch’io ritengo che la famiglia vicina risolva i problemi.
      Anzi, da un certo punto di vista credo che nella mia famiglia d’origine ci si voglia così tanto bene e che la famiglia dell’Orso dimostri tanto affetto nei miei confronti proprio perché siamo lontani! 😉

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