A come A che punto siamo?

Ah ah ah.

“Dai, mandaci qualche foto!”  mi chiedono le amiche dall’Italia su Whatsapp.

E io guardo sconsolata il mio telefono (e lui guarda me, ancora più sconsolato) e navigo indecisa… uhm cosa potrei mandare? Le foto dei supermercati? Dello stendibiancheria che ho montato (!) tutto (!) da sola  (!)? I video che faccio dalla stazione alla casa potenziale per mostrare all’Orso quanto sono distanti?

Insomma, diciamo che i primi giorni, che ormai diventano le prime settimane, non sono per niente glamour.

A parte che, a dirla tutta, io quando mi portano da mangiare… beh, mangio. E quando vado in un posto a ballare, beh… ballo. E quando mi trovo davanti ad un panorama eccezionale, beh, come dire senza essere ripetitiva, lo guardo!

Ma capisco che essere dall’altra parte del mondo porti con sé un dovere di reporter, e prometto di essere più disciplinata in futuro.

Quindi, come rispondere alla domanda “A che punto siamo” senza citare il fatto che appena digito F sulla barra in alto invece di comparirmi “Facebook” tra le proposte mi appare “Frati minori”?

Risponderò quindi per punti. (No, ma sto bene,  eh, è solo il primo giorno di ciclo e vorrei ammazzare tutti ogni minuto dispari, mentre vorrei morire io ogni minuto pari, per il resto stiamo tutti bene-bene-bene, come diceva Antonio Albanese).

(Antonio Albanese – L’ottimista)

Bla bla bla… questo scrivevo la settimana scorsa, in preda al desiderio di buttare le ovaie dalla finestra. (Per come vivo serenamente il ciclo,  basta frequentare questo blog una volta al mese… ed augurarsi di rinascere maschio).

Per fortuna ho lasciato il post a “pomare” (come si dice dalle mie parti) e sono uscita.

Ho fatto quello che sarebbe stato giusto facessi anche prima, invece di chiudermi nella mia cameretta a guardare il cielo e il supermercato, mentre aspettavo che in Italia la gente si mettesse su Skype; quindi: ho fatto delle lunghe passeggiate sulla spiaggia, sono andata ad esplorare la città, sono finita per caso dentro a dei posti bellissimi, sono stata al parco a guardare quelli che si scattavano i selfies in pose plastiche, mi sono bevuta delle birre in riva al mare, sono uscita a cena, abbiamo trovato casa, ho bevuto caffè all’aperto perdendomi nella mia bolla di tempo non immediatamente impiegabile in lavoro retribuito mentre tutti intorno correvano ai propri posti di lavoro retribuiti.

 

Oggi quindi posso scrivere con un po’ più di serenità, le mie impressioni su questo grande Paesone.

  • Salutisti: ho girato un po’ nella mia vita, ho abitato da altre parti, ma mai avevo trovato una catena che si chiamasse “Healthy burgers” (ossimoro). Né un ministero della Salute che organizzasse percorsi nutrizionali con personal trainers gratuiti a bambini dai 7 agli 11 anni. Né un posto con tutti questi Surfisti Patrimonio dell’Unesco… (ok, sto divagando)

 

  • I francesi. Io ho un rapporto di amore e odio con la Francia, da tempo (diciamo una decina d’anni). Ma se guardo bene, con onestà, tutte le volte che la Francia o i francesi hanno fatto capolino nella mia vita, sono successe solo cose positive (lavori, opportunità, amicizie…). Tutto questo per dire che: i francesi le sanno tutte. Seguo questo forum di francesi su Facebook, ed è meglio di Tripadvisor. Ogni ora qualcuno chiede qualcosa (anche banale, come: che posto mi consigliate per andare a farmi le unghie?  oppure “C’è qualcuno disponibile per una birra?” oppure “Che ristorante vietnamita mi consigliate?” o un po’ più seri come offerte di lavoro, consigli su assicurazioni, scuole, quartieri, leggi, annunci per viaggi e compravendita di articoli di qualsiasi tipo etc) e nel giro di due minuti ci sono commenti precisi, puntuali, con link e gentilezza. Inutile dire che ho guardato anche quello degli italiani, con un po’ di imbarazzata delusione. I post sono quasi tutti di gente che non vede l’ora di trasferirsi qui e ci vorrebbe venire un po’ allo sbaraglio (senza sapere la lingua, in che città andare, che lavoro fare, quali sono i visti disponibili…) e giovinetti che vogliono andare a ballare e spammano link di discoteche o locali. In questo caso, che dire… vive la France!

  • Faccette. Noi italiani siamo bersaglio facile degli scherzi all’estero, perché gesticoliamo molto.

E va bene, ok. Voialtri non gesticolate e al mondo ci siamo solo noi che muoviamo le mani per sottolineare i concetti.

Ok.

Ma questi (e gli anglosassoni/Commonwealth tutti) quando parlano fanno le faccette.

La mia preferita, e quella che vedo più spesso – e secondo me, la più immotivata – è quella che ti fanno dopo una risposta banale ad una domanda qualsiasi come: “Dove sei stato ieri?” e tu rispondi con un fatto ordinario e dici: ” Mah, sono andata in piscina”, e loro:

“Oh! That’s so cool/ great/ amazing!” e via superlativando…

Mah.

Io sono convinta lo facciano per sentirsi chiedere: “E tu?” e partire con la loro magnifica vita.

 

Qui dall’Osservatorio Australia è tutto, ripasso la linea a voi studio.

 

(Ps: l’ho già detto che qui è inverno e ci sono ventitre gradi e vado in spiaggia? Ho usato la parola “spiaggia” abbastanza? Si capirà? Speriamo…)

(Carmelo e Carmine vi salutano!)

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

13 thoughts on “A come A che punto siamo?”

  1. La famosa faccia a culo di piccione magari con manina sulla bocca che abbiamo importato e che impazza in vlogs selfies etc mi è più detestatibile della nostra istintiva genuina gestualità, almeno in questo a Cesare ciò che è di Cesare

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    1. Credo tu abbia centrato il punto: si nota la differenza tra la genuinità (di volersi far comprendere sottolineando il concetto) e la falsità (di far vedere che te ne importi qualcosa, quando non te ne pò fregà de meno…).

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