E poi ci sono certe sere

C’era una vecchia canzone dei Neri per caso che diceva “Se tu stasera ti senti sola, e il futuro ti fa un po’ paura…” che forse servirebbe da colonna sonora, ma è meglio non ascoltarla, per paura di mettermi a singhiozzare o semplicemente a tirare su col naso, cercando di fare meno rumore possibile, per non svegliarlo.

Ho fatto delle fatiche e degli sforzi per questa relazione – non me ne sto lamentando- e ora la vedo per quello che è: la serenità nella mia quotidianità, un porto sicuro, il (forse) futuro.

Ed è bellissimo così.

Ma ora che mi è dato di vivere una nuova, ennesima, vita, so che non è abbastanza.

Ero in lavanderia, ieri, e si è spenta la luce. Avrei potuto riaccenderla, e invece quel buio mi serviva. Il rumore costante dell’asciugatrice mi ha cullato il pianto.

Non posso permettermi di avere dubbi. Non posso permettermi di essere insicura, demotivata, stanca, scocciata.

E francamente, non ne ho neanche più l’età.

Volersi bene e sostenersi fa molto, ma non tutto.

E io?

Cosa farò?

In questa terra straniera, cosa farò?

Saprò reinventarmi un’altra-l’ennesima-volta?

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

12 thoughts on “E poi ci sono certe sere”

  1. Per farcela, ce la fai di sicuro. Sei una donna così intelligente e coraggiosa, figurati se non ce la fai. Voglio dire: ce l’hai fatta in Svezia! La domanda vera però è: vuoi? E’ questo che vorresti? Oppure vorresti altro? E sai cos’è quest’altro? Comunque, non aver paura di avere paura. Secondo me un po’ di paura è sintomo di sanità mentale, almeno alla tua età🙂

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    1. Sei sempre così carina ed incoraggiante con me!
      Ma le risposte sono: ma ce l’ho “fatta” veramente in Svezia? E ho ancora “questa” età?
      Non sono sicura di quello che vorrei, sono sempre stata certa della direzione che volevo prendere, ma venendo qui sto facendo un giro largo largo largo per arrivare allo stesso punto.
      E’ questo quello che voglio? Chiedi giustamente tu.
      Credo di sì.
      Ma richiede una lucidità spietata, che m guardi dentro e dica: “Io voglio fare giri larghi per arrivare ai punti che mi sono prefissata perché arrivarci ed ottenere veramente quello che dico di volere mi spaventa”.
      E non so se ne sono già capace.
      Un abbraccio e grazie per passare con sempre intelligenti spunti.

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  2. A me sembri una tosta, e credo che ce la farai, eccome! Ci sono certe sere, ci saranno sempre… ogni tanto ne abbiamo pure bisogno, di sere così. Forse hai accumulato tanto, in questi ultimi mesi, e se è così tutto questo sedimento di emozioni, aspettative, paure e speranze deve pur traboccare da qualche parte, prima di assestarsi. Non hai fatto un passo piccolo. Si perde sempre l’equilibrio un attimo, poi però puntando ad una direzione si torna in equilibrio. E poco importa se per arrivare la prendi larga, in fondo non si vive per arrivare. Ti mando un abbraccio!

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