E’ per questo che mi vedi fare il duro, in mezzo al mondo per sentirmi più sicuro*

Ragionavo (ok, non esageriamo) sui rapporti di coppia. Un’amica si sfoga: ha trovato sul cellulare del fidanzato delle prove tangibili di tradimento. Pochi giorni fa, un’altra amica mi racconta sfiduciata di come una coppia molto vicina -l’emblema della coppia perfetta, solida e innamorata- stia crollando sotto il peso dei continui, insospettabili, tradimenti di lei.

Così mi è venuta in mente una sera sul divano con l’Orso. Parlavamo dei nostri difetti e delle nostre qualità: quelle che ci avevano colpito da subito dell’altro.

Quando ho conosciuto l’Orso avevo appena trascorso alcuni mesi ad arrovellarmi sul perché un paio di storielle non avessero avuto il seguito sperato, pur partendo da buoni presupposti. Poco prima di queste due “conoscenze” inconcludenti, avevo avuto due storie importanti: una di tre anni, seguita da un’altra molto più saltellante di quasi due.

Con il tempo e la distanza una vede dei punti in comune, o forse li ho voluti vedere io per darmi pace e mettere ordine in un cassetto del passato.

Queste quattro persone della fase pre-orsiaca sono quanto di più diverso si possa immaginare:

  • gran lavoratore, famiglia umile, attaccato al proprio paesino e agli amici di una vita, tendenza alle grandi prove d’amore e ai discorsi romantici di progettualità futura. Amante della lettura e delle passeggiate in montagna. Persona molto concreta. Lo chiameremo Vecchioni.
  • figlio di papà, famiglia molto benestante, appartamento in centro regalato dai genitori, laurea con calma a trent’anni, lavoro importante con politici. Persona restia a fare progetti di tipo romantico, amante della lettura e dei giochi di ruolo. Lo chiameremo Papichulo. (In realtà Gafapasta sarebbe più azzeccato, ma so che se dovesse mai leggere il blog, Papichulo gli darebbe molto più fastidio, visto che odia-va- il reggaeton).
  • Lavoratore, famiglia normale con passato hippie, imprigionato nella provincia a fare un lavoro monotono, spende quello che può nei viaggi e per acculturarsi il più possibile. Allergico ai social, alla tecnologia e ad ogni discorso che preveda progetti al di là di stasera, vanta una schiera di fans adoranti e amici accondiscendenti. Lo chiameremo “Grande però che  grande figlio di“.
  • Lavoratore, famiglia molto umile, attaccato al proprio paesino e agli amici di una vita, che lo assecondano adoranti. Molto attivo sui social, si spinge a grandissime dichiarazioni e promesse di progettualità con estrema facilità. Non pensa di meritare di più della sua vita in provincia a fare un lavoro monotono, scrivendo aneddoti sull’ultima sbronza al pub con gli amici di una vita o sulla giornata in palestra. Lo chiameremo Max Pezzali.

Svolgimento:

Vecchioni, dopo tre anni di storia è scoppiato e mi ha confessato: ti ho detto tantissime bugie, non è vero che sono iscritto all’università, che faccio gli esami, che prendo trenta, che sono prossimo alla laurea. Non volevo sentirmi inferiore.

Papichulo, dopo un anno di storia in cui faceva lo sfuggente mi ha disinvoltamente proposto una relazione a tre con la sua ex inclusa.

Grande però che grande figlio di, dopo alcuni mesi di film al cinema, uscite a parlare della vita, del mondo, della società e inviti a casa sua a provare la sua collezione di té (ebbene sì) mi ha detto che ci saremmo sentiti, visti, chiamati, usciti, che mi avrebbe chiamato martedì. Dopo quattro mesi ho capito che quel martedì non sarebbe mai arrivato.

Max Pezzali dopo due mesi di corteggiamento serrato mi ha scritto una lunga mail privata su Facebook per scusarsi di quanto non ci potesse essere più di una semplice amicizia (in quella provincia le amicizie si sanciscono a letto assieme, evidentemente) perché lui non  se la sentiva di avere a che fare con una che viaggiava per il mondo mentre lui non voleva allontanarsi dalla sua provincia.

Come sono finiti?

Vecchioni convive con una di dieci anni più giovane nello stesso paesino dei genitori, che è anche lo stesso paesino di lei. Lei non è famosa per essere una sveglia, ma è molto bella.

Papichulo si è sposato con la sua ex. (Quella che avrebbe dovuto far parte del ridicolo ménage à trois)

Grande però che grande figlio di, in quello stesso periodo (il periodo del “ti chiamo martedì”) ha ospitato la moglie di un amico, come favore all’amico, nel difficile periodo di separazione dopo anni di matrimonio. Da quel momento fanno coppia fissa.

Max Pezzali: boh. L’ho cancellato dai social. Credo conviva con un’amica d’infanzia o ex fidanzata che nel frattempo è ritornata ad essere fidanzata in carica.

Naturalmente, tutti, in base al tempo trascorso assieme e all’interesse reciproco mi hanno dato qualcosa, e non è mia intenzione parlarne male. Ci sono stata io con loro, non un’altra persona, e anche se per poco, mi hanno fatta sorridere, ridere, trascorrere dei momenti divertenti e profondi.

Li tiro in ballo perché queste persone diversissime tra loro per provenienza geografica (Nord, Centro, Spagna), per possibilità (chi lavorava dai diciotto anni, chi si era trovato il tappeto rosso appena nato) avevano in comune qualcosa.

A tutti loro ero piaciuta io.

Evidentemente, non abbastanza.

Sennò saremmo qui a scrivere epiloghi ben diversi.

Tutti, nella fase iniziale della conoscenza e della reciproca frequentazione sostenevano (con parole diverse e fini – forse- distinti, ma era lo stesso concetto) che di me gli piaceva l’indipendenza – che mi aveva fatto girare più di loro – e l’intelligenza – che mi aveva fatto raggiungere più “titoli” di loro.

Perché ne sono così sicura? Per superbia? Perché mi piace menarmela e dirmi che ero “troppo” per loro?

Non esattamente.

Questo concetto in queste quattro storie (o storielle) era ripetuto quasi ossessivamente. Facevamo un discorso serio e io partivo con qualche riflessione? “Eeeeh, ma tu hai studiato…” si schermivano Grande Figlio e Max Pezzali. “Quanto sei intelligente” mi diceva ammirato, tra una punta di invidia e un malcelato timore, Vecchioni. “Sei così guapa che non dovresti essere anche intelligente” chiosava Papichulo.

In quel momento erano commenti che mi facevano piacere. Esco con uno che non mi considera una bambolina, wow.

Tutti però sono giunti alla stessa conclusione: io non andavo bene per loro.

Nonostante sia stata io a mettere la parola fine (con Vecchioni e Papichulo naturalmente, con gli altri due non ce n’era neanche bisogno), sono stati i loro comportamenti a farmelo capire.

Sicuramente loro non erano persone giuste per me né io per loro, non voglio giustificare né fare della dietrologia inutile.

Ma più ci penso più vedo delle scene in cui tutti e quattro, con parole e atteggiamenti diversi mi dicevano: tu sei intelligente in un modo che non va bene per me, hai viaggiato, hai girato da sola senza aver bisogno di un uomo, non sei indifesa, non sei una gattamorta che mi cade tra le braccia, vuoi un futuro di viaggi, cambiamenti e miglioramenti che io non ho e che non mi sento di offrirti. Quello che sei mi attrae, perché sei diversa da me, ma io non sono come te e non lo sarò mai. 

Io so di essere anche fragile e indifesa, ma so che loro erano rimasti colpiti da quello che volevano vedere di me, da quella parte, che forse gli sembrava insolita per le loro abitudini.

Con questo non voglio dire di essere migliore né peggiore delle loro fidanzate, mogli, conviventi, amiche. Semplicemente che riguardando indietro mi rendo conto che loro hanno voluto vedere una parte di me che forse li ha attratti.

Tutti e quattro hanno reagito a questa diversità che vedevano in me, cercando di “mettersi in pari”.

Per farlo hanno usato questi metodi:

  • umiliare (tradirmi, nascondermi le prove, negare l’evidenza, costringere altre persone a mentirmi per coprirli…);
  • maltrattare (insultando, cercando di ricattarmi e manipolarmi per ottenere una certa sottomissione, chiedendomi di rinunciare alla famiglia, al blog, al lavoro, ai progetti…);
  • mentire (inventandosi una vita diversa da quella che nella realtà vivevano, per farla sembrare più simile alla mia).

Io non voglio sembrare una martire: ho scelto io di stare con queste persone. Sono stata io a permettere di farmi fare del male, fino ad un certo punto. Almeno fino a quando non mi sono accorta che era insopportabile e che il gioco non valeva la candela.

Per esempio, Papichulo è quello che mi ha maltratta ed umiliata di più e se non avessi conosciuto “Grande Figlio di” ci avrei messo molto più tempo ad accorgermene e finire il tutto (grazie Grande figlio di).

Vecchioni mi ha detto una tale quantità di balle che credo di essere a posto con i bugiardi, dovessi campare fino a cent’anni. Ma è stato lui a farmi scoprire una relazione seria, “da grandi” (grazie Vecchioni).

Insomma, pur con i loro difetti hanno avuto una parte importante nella mia vita e mi hanno comunque insegnato qualcosa. (Sai penso che non sia stato inutile stare insieme a te…)

Il mio ragionamento non si vuole soffermare su di loro e su quello che è stato (e per fortuna che è passato, altrimenti non avrei conosciuto l’Orso o forse non mi sarebbe mai piaciuto, chissà!) ma sulle strategie messe in atto per “livellare” questa differenza percepita.

Umiliare, maltrattare, mentire, tradire.

Per sentire che anche tu hai qualcosa di più, anche tu sei “alla pari” nel rapporto. Che la tua compagna non è quella intelligente o quella bella o quella che gli amici ti chiedono “ma come fa a stare con te!?”. No, tu la tratti male, tu ti neghi, tu la tradisci con una più brutta e più stupida. Tu sei quello che vince. E lei, quella che studiato, quella che ha girato, lei, è lì, che piange. E sei stato tu a farla piangere.

Quanto ti senti vincitore, eh?

 

 

Cosa mi è piaciuto di te? Che eri un mio pari.

Che non ti ha spaventato quello che ero, o quello che avevo fatto. Che non ti sei spaventato quando ti ho detto che tre mesi dopo sarei partita per un anno in Turchia, che non ti sei lasciato abbattere dal fatto che fossi un po’ diversa dalle tipe che frequentavi.

Mi è piaciuto di te che eri sicuro di te stesso, che sapevi quello che volevi e che se volevi stare con me, non ti saresti fatto abbattere da niente. Che non tentavi di umiliarmi per “abbassarmi al tuo livello”, perché sapevi di non essere ad un livello inferiore.

Che non avevi bisogno di fare il duro in mezzo al mondo per dimostrarti più sicuro. Perché sicuro eri già di tuo.

 

(Io non posso mettere la mano sul fuoco per il futuro. Non lo so se un giorno ci saranno tradimenti o conclusioni di questa storia.
Ma so che non sarà per “punirmi” di non essere come te.)

 

Sette cose da dire ai bambini ma anche ai fidanzati e alle fidanzate. Per un sereno rapporto di coppia.

 

[* Dai che lo so che la state cantando da dieci minuti.]

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

1 thought on “E’ per questo che mi vedi fare il duro, in mezzo al mondo per sentirmi più sicuro*”

  1. Non c’è nulla di meglio di riflettere sugli eventi passati quando le cose presenti sembrano girare per il verso giusto.
    Una mia ex coinquilina che si innamorò (e poi sposò e filgiò) con l’edicolante vicino a casa nostra mi disse una volta per consolarmi dopo una storia malsana che ad ogni volta che incontriamo qualcuno capiamo meglio quello che vogliamo davvero. Ci saranno sempre dei pro e dei contro, per cui realizziamo quali sono e passiamo oltre tenendo a mente la lista.
    Ad oggi non sono convinta che sia così facile come la mette lei ma è sicuramente un buon punto di inizio per viverci la vita bene e non farsi venire (troppe) ulcere.
    Buona fortuna con i prossimi spostamenti, qui tifiamo per te!

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