Persa

Questa è una storia per me incomprensibile. E dolorosa.

Ho perso. E non ho capito come, non ho capito se c’entro, se non c’entro, se sono diventata marginale o se lo sono sempre stata.

Ho avuto un’amica per molti anni, e non ci sarebbe bisogno di elencare le tante esperienze condivise, dai concerti alle notti fuori, alle telefonate, ai messaggi, alle chat, alle innumerevoli analisi dei tipi (sempre sbagliati ma che tendevamo a giustificare) con cui uscivamo, chiedendoci conferma dei messaggi da mandare, delle frasi da dire.

Eravamo semplici conoscenti prima, ma ci siamo avvicinate nel primo periodo in cui mi trovavo all’estero. Sembra un paradosso, ma è stato così: la lontananza ci ha avvicinato. Poi nei mesi in cui sono stata in Italia il rapporto si è consolidato e avevo dato per scontato di avere una nuova amica, ormai.

Negli ultimi anni (e ora che smetto di negarlo, lo vedo bene) ho sempre fatto io il primo passo.

Da una parte lo consideravo un mio compito, dal momento che “non abito più qui”, essere io quella che si faceva sentire e chiedeva di vedersi.

Se guardo bene gli ultimi anni, lei ha progressivamente smesso di chiedermi “come stai”.

 

In questi giorni, precedenti al suo matrimonio (a cui sono invitata, ma intuisco che è più per cortesia che per affetto), mi chiedo dove ho sbagliato, cosa ho detto, cosa ho fatto. Mi dò delle colpe. Forse le ho. Ma non so dove, quando…

DOVE TOSANO LE AQUILE:

(Cavez)

Io non ho mai fatto mistero di non sentirmi a mio agio con i bambini piccoli. Chiunque mi abbia vista con dei bambini inferiori agli undici anni lo sa: sono impacciata, goffa, imbarazzata, talvolta pure un po’ schifata.

Non sono una cattiva persona (credo), sono solo specializzata sugli adolescenti.

Inoltre sento di non aver mai avuto (o comunque superata l’età delle bambole) quello che in molte definiscono “l’istinto materno”.

Non so se sia un caso fortuito, generazionale, dettato dagli eventi e dalla particolare congiuntura storico-sociale, che ci vede così precarie da non poter progettare un futuro per noi, figurarsi un futuro carico di responsabilità di altri esseri viventi.

Oppure se si tratta di una mancanza personale, un difetto mio e basta, in cui vivo troppo concentrata sull’oggi per pianificare una famiglia come si deve.

13230303_10153494193652204_5396484550229443563_n.jpg (400×330):

(Ted Fattone non poteva mancare…)

Magari, semplicemente, è una fase: un giorno mi piaceranno tantissimo i bambini e sarò felicissima di averne quindici. (Mah).

.:

Qualunque sia il motivo che mi spinge a non desiderare figli, non posso negare che il rapporto con lei abbia iniziato a deteriorarsi proprio quando sono comparsi i figli.

Credo di aver fatto quello che ci si aspettava da me, pur non essendo nel mio intimo d’accordo, ho fatto regali e sorriso. E’ la sua vita, non la mia. Infatti io, che decido liberamente della mia, ho deciso di non avere figli. Così come mi aspetto che nessuno mi imponga la sua scelta di maternità come l’unica possibile, io non vado in giro per il mondo cercando di evangelizzare la gente a non fare figli. Li volete fare? Bene. Non li volete fare? Siamo già otto miliardi e il mondo non ne sentirà la mancanza.

Zzadigò, Arrodigò, Anchidigò, 'Tizziatigo!:

(Il Vernacoliere)

 

Questi però sono i pensieri che mi faccio nella mia cameretta, che condivido con l’Orso, che per sommi capi enuncio ai suoi genitori quando semestralmente chiedono: “E il nipotino?” (come se sapendo come era l’Orso da Orsacchiotto -ricoverato plurime volte per lesioni causate da giochi troppo estremi in giardino- venisse voglia di mettere al mondo dei mini orsetti con i suoi geni da spericolato), ma che non mi permetto di fare a voce alta con amiche che hanno deciso di fare figli.

Siete felici?

Meglio così, io sarò felice per voi, o almeno, farò del mio meglio per esserlo.

Invece si vede proprio che qualcosa nel meccanismo si è inceppato.

E stasera dovrò partecipare ad un “addio al nubilato” (first time in my life) (e spero pure l’ultima) con altre “amiche” che non ho mai conosciuto prima.

Tutte, naturalmente, mamme.

 

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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