Virgawards – 11

Con un po’ di ritardo (eh vabbè, il trasloco, l’alcol da finire – vorrai mica buttare via questa bottiglia di Marsala piena, vero!?– il volo da prendere, gli scatoloni da impilare e spedire… insomma, non ce l’ho fatta a rispettare i termini) ecco la nuova rassegna di gente da leggere, ammirare o ascoltare.

  • Eriadan: un fumettista, diventato famoso grazie al web, che disegna la sua quotidianità e i suoi pensieri. Comecomecome? Vi ricorda qualcuno? Un tale Zerocalcare? Sì, certo. Molte similitudini. Ma Eriadan ha iniziato nel 2003. (Non so se mi spiego). Questa vignetta in particolare, come chiosa un commentatore “E’ meglio di una seduta di psicanalisi“. In questo periodo di traslochi e di cernite, mi è tornata in mente.

20140523

(Eriadan – Strane collezioni)
(Purtroppo dal primo di giugno Eriadan ha deciso di non pubblicare più le sue vignette. Dopo tredici anni c’è solo da ringraziare per la leggerezza con cui ha condiviso la sua quotidianità. Per fortuna rimane ancora on-line l’immenso archivio dei suoi disegni, che insegnano sempre qualcosa. -Nella speranza che ci ripensi! -)

 

 

 

Un estratto:

Mi sono messo a sfogliare, suddividere e spostare di qua e di là fogli. E mentre facevo questo, parlavo con i colleghi che mi erano vicini. E siccome il lavoro non era bello, di tanto in tanto non solo parlavo ma facevo anche il simpatico per sciogliere una tensione che c’era in me. E siccome più il tempo passava più mi sentivo frustrato, non solo facevo il simpatico ma ridevo e facevo ridere […] ho desiderato non solo di prendere altri caffè con tutti i colleghi dell’ufficio ma anche di bere aperitivi, di fare quello che vuole stare con gli altri, che sa stare con gli altri, che sa fare gruppo per una causa qualsiasi. Due ore così, a sistemare fogli (…) e a comportarmi come mai, penso, mi sono comportato. Solo alla fine, solo quando i cognomi dei documenti erano messi come dovevano essere, mi sono guardato da fuori. E mi sono visto mentre parlavo e ridevo con i colleghi, mentre desideravo in maniera quasi patologica di stare e fare cose con gli altri: qualsiasi cosa. Qualsiasi cosa pur di rendere quelle due ore meno tragiche, meno brutte o, non so come dire, meno estenuanti. Mi sono visto ridicolo e snaturato.
E allora potete immaginare anche la specie di morale di questa storia o le domande che la introducono: non è che forse la nostra socialità dipende dalla qualità della nostra vita?
C’è qualcosa da aggiungere? Sì, che va letto tutto, perché porta a riflessioni impensabili, partendo da queste premesse.
  • Mammitudine – L’affanno. Un post da leggere per tutte quelle, come me, convinte che bisogna sempre fare di più e che “realizzarsi” può avere un significato diverso per ognuna di noi. Uno spunto:

Ad ogni modo, non mi tiro indietro, partecipo, mi do da fare, e li osservo. Li osservo molto devo ammettere: sono ambiziosi, preparati, attivi, consapevoli di quello che sanno, e a volte li invidio. Li invidio, perché vorrei avere 25 anni e avere ancora un sacco di possibilità, come loro. Non importa che siano concrete o meno, è il pensiero che sia ancora tutto un’incognita, che il loro cammino si stia definendo pian piano che gli invidio davvero.

Io a 25 anni sono rimasta incinta, non per sbaglio, non per forza, perchè lo desideravo. Lavoravo già, mi sono laureata col massimo dei voti a 23 anni. Ma volevo tutto, come lo voglio ora.

 

Per il momento leggerezza ecco qui due fenomeni:

  • Tegamini – Addio punto vita: il titolo dice già quello che c’è da sapere. Tendo a non interessarmi molto alle signore in dolce attesa, perché vedo questo passaggio di vita non solo lontano ma pure abbastanza incompatibile con il mio amore per i bambini (nullo), la mia pazienza (scarsa) e il mio desiderio di stabilità familiare (non pervenuto). Eppure questo post mi ha fatto molto ridere. Con i miei frequenti traslochi in climi diversi mi sono trovata spesso nella situazione di penuria di guardaroba. Niente da eccepire: quando hai cinque vestiti contati il problema del “cosa mi metto” si estingue. E lascia un sacco di tempo libero.

 

  • Devitalizart: disegnatrice ironica dalle opinioni molto condivisibili. Un esempio?

devitalizart: “ Dal ‘97 ho smesso di comprare candele profumate e le occhiaie sono il mio unico credo. ”

(Devitalizart – Ho smesso di comprare candele profumate)

E anche per questa settimana, ho finito.

[Qui i precedenti Virgawards.]

 

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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