Momenti di incanto e momenti di disincanto

Momenti di incanto:

  • Il tabaccaio che ride, e chiacchiera, come se non fossimo in Svezia.
  • I ragazzini, miei ex-studenti, che splendevano nei loro vestiti da gran galà (o in quello che per te a sedici anni è un gran galà: la festa di fine anno a scuola) mentre camminavano un po’ traballanti nei tacchi altissimi e con vestiti eleganti sul tappeto rosso preparato per l’occasione. Pensavo di commuovermi (ogni fine anno scolastico mi commuovo, ogni fine corso, ogni fine, in generale) e invece sorridevo un po’ compiaciuta un po’ partecipe. Erano bellissimi.
  • Ho viaggiato di notte, ho preso un autobus fino alla stazione da cui partiva il diretto per Gatwick, che invece non è partito, e ho dovuto prendere un taxi. Si, un taxi, e no, non mi chiamo Paris Hilton. E quando? Il giorno in cui scadeva la mia carta di credito e iniziava quella nuova, che non avevo ancora provato. E avevo quindici sterline in contanti. Con una faccia di tolla insostenibile, ho risposto: “Certamente!” senza battere ciglio al tassista che mi diceva: “Costerà più di cento sterline”. Pensando per tutto il viaggio “al massimo scappo” e con l’Orso che mi incoraggiava via whatsapp scrivendomi: “Digli che gli faccio un bonifico internazionale!”. Dopo aver chiacchierato di vita e spostamenti (“Sento dal tuo accento che sei sud-europea [ma dì pure terrona, amico mio], azzardo: sei per caso greca?” ha esordito il tassista alle quattro di notte, continuando senza pause fino alle cinque) sono arrivata all’aeroporto e lui mi ha passato il pos. Io, imperturbabile ho strusciato la mia carta nuova di zecca mai usata prima e… ta dà: ha funzionato. (E mi ha fatto pure lo sconto di otto sterline!).
  • Arrivata a casa, sul tavolo ho trovato tre mazzi di rose. L’Orso mi ha abbracciata e mi ha detto: “Bentornata a casa”.
  • Siamo andati a fare una passeggiata oggi, e non c’era più il nostro autobus preferito, quello che passa per tutti i posti che ci piacciono. Ne abbiamo preso un altro. Senza sapere che tragitto facesse. Ha attraversato zone della città che non vedevo da tempo, nell’ora più luccicante del giorno: il momento prima del tramonto. Quella che Dante chiamava dei naviganti e che io ho sempre pensato si potesse estendere agli emigranti in generale, quando finiscono il lavoro, guardano il mare e pensano alla casa e agli amici lontani. E’ l’ora della malinconia. Ma questa sera, dal finestrino, con a fianco l’uomo a cui ho affidato e sto affidando i miei anni migliori, nella città che tanto ho detestato, tutti quei raggi chiarissimi hanno illuminato l’estate di questa città che è -davvero- meravigliosa, e io non ho provato malinconia o rabbia. Ma solo incanto.

 

 

Momenti di disincanto:

  • il tabaccaio di cui sopra, che vedendo che pago con un bancomat svedese mi dice “Ma cosa vedo lì!? C’è un bancomat svedese! Ma la nostra amica parla svedese quindi? balafbbdfhirefkskj (roba in svedese che significa più o meno: ma allora parli svedese, dai parla svedese con me!) e io che sorrido imbarazzata e rispondo sempre in inglese: no, non lo parlo, mi dispiace. E lui che ribatte sempre sorridendo e sempre ridanciano: “Non ancora!“. “To mare” è l’unico pensiero che mi è venuto di risposta, ma per fortuna l’ho trattenuto.
  • Alla cena di fine anno ero un’invitata speciale: mi hanno invitato i ragazzi. Ci hanno tenuto che io ci fossi, e io mi sono sentita onorata. (Non sarei mancata neanche se non mi avessero invitato!) Per certi versi però è sembrato un pranzo con i parenti a Natale: “E dove sei adesso?”, “E cosa fai adesso?”, “Sei tornata in Svezia per sempre?”, “Torni ad essere la nostra insegnante?”, mancava che mi chiedessero “Ma quando ti sposi?”, “E un bambino?”, “E la sorellina non gliela facciamo?” e poi ero a posto.

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

2 thoughts on “Momenti di incanto e momenti di disincanto”

  1. Su “to mare” ho riso tanto🙂. La Svezia è bella dai, soprattutto se non ci devi per forza vivere. E Stoccolma soprattutto. Ti auguro tanti altri bei momenti di incanto, e pure di disincanto se ti consentono comunque di riderci su!

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    1. Devo dire che d’estate è sempre stata bellissima. La gente si apre, sboccia, fiorisce, il sole è fino a tardi, i prati brulicano di grigliate improvvisate.
      E poi, appunto, io sono tornata solo per finire l’impacchettamento e il trasloco, quindi la posso osservare con il giusto distacco🙂

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