Senza titolo: scie, riflessi, ricezioni, beautiful days

Stanno succedendo molte cose, tutte assieme, tutte oggi.

Dalla mia camera si vede il cielo. Ci sono due finestre molto grandi che danno sulla vietta residenziale, monotona come solo le viette residenziali britanniche sanno essere, con le loro due colonnine bianche ai lati della porta d’entrata di tutte le case, coi loro cortiletti minuscoli, coi loro bassi muretti scavalcabili, tutte uguali, tutte in fila.

Dalle finestrone si vedono le casette silenziose e vittoriane, sopra i tetti si vede il cielo.

Vicino, o forse non vicino (tanto qui… cos’è vicino e cosa non lo è?) c’è un aeroporto, e mentre scrivo, di spalle alla finestra, vedo il riflesso degli aerei sullo schermo del computer.

Ho tenuto dentro tutto quello che questo passaggio e cambiamento di vita comportava, ho fatto e disfatto, ho letto e riletto mille volte le informazioni, ho girato per uffici e siti, ho speso un sacco di soldi, ho pianto durante alcune videochiamate, ho litigato e imposto silenzio, ho incontrato persone incredibili e provato sensazioni inaspettate: timore, ansia, orgoglio.

Stamattina ho ricevuto una mail in cui un po’ credevo e un po’ per scaramanzia mi imponevo di non credere.

Mi hanno ammessa al corso che desideravo.

E’ da un anno che lavoro a questa ammissione, tra esami, notti insonni, perfavore, perpiacere, aerei e schei spesi.

Nel frattempo, quasi in contemporanea, all’Orso arrivava un’altra email. Anche quella attesa, desiderata da anni. Dico “da anni” non per iperbole, ma perché è così.

Mancano i dettagli e le certezze scritte nere su bianco, quindi tengo tutto dentro ancora per un po’.

Va tutto bene, si tratta di cose belle, ma scriverò con le certezze in mano.

Le scie si incrociano, di spalle, sul cielo.

Mi batte forte forte forte forte il cuore da stamattina, quindi magari è meglio se rivedo la frase: se non crepo prima,  scriverò con le certezze in mano.

(Giusto per finire con un sorriso).

 

 

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

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