Com’è?

Insomma: com’è questa vita in Regno Unto? (La i è volutamente omessa, visto le schifezze che si magnano)

E’ una domanda a cui non volevo dare una risposta qui sul blog, visto che ci sono centinaia di migliaia di blog di italiani trasferiti nel Regno Unto. Non solo, ho visto con i miei occhi il peggioramento di alcuni blog nel momento in cui il tenutario si era trasferito qui. Uno su tutti, un blog che adoravo (McD) che da quando abita qui è tutto un: ho visto questo (foto!) e ho fatto questo (foto!), ho mangiato quest’altro (foto!), bevendo questo intruglio (foto!), e mia figlia si è divertita tantissimo (Foto! Foto! Foto!), intervallati da post del tipo “le differenze tra italiani ed inglesi” (sbadiglio), “quanto si mangia male in Inghilterra” (sbadiglio),  “le dieci cose che mi mancano dell’Italia” (…), “le dieci pinte più in voga al pub” (no vabbé questa l’ho messa io)…

Insomma, da blog che leggevo con molto piacere è diventato un blog che mi annoia ed evito. Purtroppo non c’è niente di originale nel venire qui, e molto è già stato detto e stra-detto.

Sono certa che se mi fossi trasferita qui da diciottenne tante cose mi sarebbero sembrate assurde e degne di essere raccontate.

Ora ho la scorza un po’ più dura e tante cose non mi stupiscono come avrebbero fatto allora.

Starò invecchiando, chi lo sa. 

(E sono qui per ricordarvi che in certi contesti la vecchiaia non è affatto una cosa brutta)

Questo fine settimana sono venuti due amici a trovarmi e invece di farmi la fatidica domanda: “Com’è vivere qui?” (e quindi farmi partire col solito noioso discorsetto collaudato: emergenza abitativa, classe media diventata classe povera, centro invaso da russi e sceicchi, pieno di italiani che non mi sembra neanche di essere all’estero, bla bla bla) mi hanno fatto una domanda che non mi aspettavo: “E’ meglio qui o la Svezia?”.

E io sono scoppiata a ridere.

Perché nonostante io qui non mi senta affatto una sopravvissuta, un’esotica, una originale, una straniera incompresa (sette abitanti su cento hanno la mia stessa nazionalità e parlano la mia lingua) che era il tocco di stravaganza che forse all’inizio ho anche cercato negli altri Paesi in cui mi sono trovata a vivere; nonostante io qui on mi senta affatto una pioniera (e vorrei vedere, sono decenni che la gente del mio Paese viene qui a fare “il cameriere mentre imparo l’inglese”) e sia semplicemente “una dei tanti” (quindi non più simpatica, non più strana, non più indecifrabile)… sono scoppiata a ridere.

Ma di gusto.

Tesoro, tutto è meglio della Svezia, PER ME.

E a rileggere lui (unico blog dalla voce fuori dal coro che leggevo quando sopravviv… ehm, abitavo là) mi sento solo sollevata.

Quindi: com’è abitare qui?

Meglio, molto meglio.

 

 

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

7 thoughts on “Com’è?”

  1. guarda, io ho una amica che ha l’esperienza diametralmente opposta alla tua. O meglio, simmetrica. Lei è passata da Stoccolma a un paesotto orrendo vicino a Gatwick, da un lavoro all’università nell’ambito della ricerca alla “consorte di” perché da quando in Svezia le è finito il contratto si è trasferita dal moroso e cerca lavoro. Onestamente credo che il fattore grande città vs. piccolo paese abbia il suo bel peso. Almeno per me che in Belgio ho abitato in entrambi. Tanto più se ci sei arrivata con un lavoro/progetto tuo e solo tuo o se la tua emigrazione è collegata al qualcun’altro. Sono andata a trovarla in entrambi i posti. Da un lato ricordo passeggiate, the, dolci alla cannella, chiacchiere, sole e pioggia e un’aria rilassata, ma anche freddo e un senso di calma quasi sedata che mi aveva persino messo a disagio, dall’altra un posto squallido, una pioggia che ti si attacca addosso, ma anche molti giorni di sole, e passeggiata e chiacchiere e altri the e scones. Prima c’era lei presa dalla novità dell’essere in Svezia a far ricerca, poi c’era lei presa dall’ansia di non trovare lavoro.
    Londra è una città estremamente faticosa, nella mia esperienza. E diventa molto difficile parlarne proprio per l’accumulo di stereotipi di cui parli tu. Io l’ho vissuta in periodi diversi della mia vita e mi rendo conto che come io stavo all’epoca ne ha cambiato completamente la percezione (poi va be’, è talmente grande che stare a Brixton e stare a Notting Hill è come stare in due mondi diversi, basta mettere il naso fuori casa).
    E finisco questo inutilissimo pippone dicendo due cose: 1. ormai parlare di maternità in maniera “unconventional” è diventato una banalità ma 2. fa piacere che tu stia meglio dove stai!

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    1. Infatti tanto è dato da COSA fai nel posto dove sei. Io in Svezia non ero contenta, ma come ho ribadito più volte: non era (del tutto) colpa della Svezia.

      Mi sono andata a mettere in un posto freddo, con scarse possibilità di lavoro nel mio settore, popolato da gente che adora lo sport e stare in silenzio. E io sono freddolosa, anti-sportiva e socievole. Insomma, non ero nel posto giusto per me. Ma come si dice quando finiscono le storie d’amore: non sei tu, sono io.
      Conosco tantissimi italiani (e sud-europei o neolatini) che ci stanno benissimo in Svezia e per loro è il paradiso. Abbiamo desideri diversi, tutto qui.

      Per me stare qui è una fase di passaggio, so che dovrò stare un annetto o poco più (o poco meno, chissà!), e sono previsti frequenti spostamenti. E’ il posto dove abitano i miei fratelli e la mia amica d’infanzia.
      Per me è naturale che sia un nettissimo miglioramento.
      E questo è appunto QUELLO CHE RIGUARDA LA MIA PERCEZIONE e la mia esperienza. Punto.

      Detto questo, capisco perfettamente la tua amica, se poi non è una freddolosa, in Svezia facendo il proprio lavoro ci si può stare benissimo, anzi, di più.
      Spero per lei che trovi presto una collocazione.
      Sentirsi “a carico” di qualcuno sia esso il compagno o i genitori non è per niente una sensazione piacevole.
      Tu quando passi fai un fischio!🙂

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  2. infatti secondo me ci sono tanti fattori che giocano un ruolo importante nella nostra percezione dei posti. Ho l’impressione che per un italiano parlare bene della Svezia, a prescindere, sia una specie di sport nazionale, come lamentarsi che in Italia le cose non funzionano o come dire le solite cose di Londra, quindi… tutta la mia stima per essere stata sincera, anche perché conosco diversi italiani che la pensano come te e si ritroverebbero in quel blog!
    Sarò nella perfida Albione a fine mese. Chissà che si combini un caffè…😉

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  3. Dio, l’esempio che fai di McD e’ verissimo e straziante. Lo penso da quando lei s’e’ trasferita e menomale, MENOMALE che finalmente ho trovato qualcuno che la pensa come me! Grazie. Ti auguro che non ti succeda lo stesso, perche’ anche il tuo blog mi piace molto.

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    1. Grazie Anna!
      In realtà penso che nel caso di McD il trasferimento abbia coinciso con una maggiore consapevolezza del pubblico che la seguiva ed è questo che ha fatto cambiare il suo punto di vista (secondo me).

      E’ passata dall’essere “una di noi” (e quindi raccontare figuracce, delusioni, non sapere che pesci pigliare…) ad essere “superiore a noi” (ora vi spiego come, ora vi elenco quello che ho capito, se fate come me anche voi avrete, la mia giornata tipo è molto figa).
      Credo se ne sia accorta, perché poi ha scritto ancora qualche post autocommiserativo, ma da quella posizione sul piedistallo che aveva ormai assunto è risultato grottesco e antipatico.

      Insomma, lei è passata da scrivere per “confidarsi” (e quindi cercando empatia) allo scrivere per “insegnare” (e quindi non cercando più empatia ma crescita di pubblico adorante).
      Questo le è andato benissimo, lei è laureata in comunicazione, avrà fatto i suoi conti e sono certa che stia fatturando tanto.

      Io però non la leggo più perché mi piaceva che fosse una come me, non una che mi insegna delle cose che già so. Ma è un parere personale. Tu che ne dici? A te ha fatto lo stesso effetto?

      Per quanto riguarda il mio blog, io non mi reputo meglio di nessuno e non sono affatto seguita, quindi la vedo moooolto difficile😀

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      1. Ciao! Scusa il ritardo abominevole, sono talmente mona che mi sono accorta adesso della tua risposta. Comunque si, la penso esattamente come te, mi ha dato le stesse sensazioni di former-donna-del-popolo-ormai-arrivata. Suppongo che Londra aiuti a sentirsi dei superuomini, ma insomma. Lo stesso effetto mi ha fatto la Spora, per dire, non so se tu la segui/seguivi.

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