Fuori c’è il sole

Una canzone estiva l’anno scorso ripeteva proprio questo: fuori c’è il sole.

Ed è strano, ora che sono in quel posto che fa venire in mente a tutti ombrelli e acqua a catenelle, ma fuori c’è il sole.

Anzi, il sole c’è quasi sempre stato, da quando sono arrivata. Un mese fa tondo tondo.

Sono anche successe delle cose nel frattempo, alcune belle, altre insomma, diciamo “sospese”. Nessuna brutta, per fortuna.

Ho trovato un lavoro e ne ho ripreso uno che avevo lasciato in sospeso.

E’ venuto l’Orso ed è rimasto per ben dodici giorni. Un record, e per questo – pur con tutta la mancanza di stima reciproca- non smetterò mai di ringraziare Santa Svezia, che glielo permette.

Ora è ripartito. E’ in un altro Paese ancora, terzo, anzi, quarto rispetto a noi, figli di un Paese ben preciso (Italia), domiciliati in due diversi (Regno Unito e Svezia).

La malinconia prende il sopravvento ogni tanto, poi guardo fuori, fuori c’è il sole, mi sforzo di sorridere, e ci riesco pure. C’è il sole, stiamo bene, è stato qui un sacco di tempo, cercheremo di rivederci presto, dai. Fuori c’è il sole.

Ma non è solo questo. Non è la difficoltà di essere qui e avere un pezzettino di cuore dentro al suo trolley da yuppie, tutto sommato, è tutto ok. Ci siamo ripetuti che va tutto bene. Che ci amiamo sempre tanto, che non siamo crollati, nonostante le crepe e l’umidità. Che è difficile, ma non impossibile, dai. Fuori c’è il sole.

Cosa c’è allora?

Che mentre io organizzavo questo anno di distanza nel Regno Unito nel modo più gestibile possibile, mentre stavamo abbracciati alla mattina e ci guardavamo ridendo, mentre andavamo a fare colazione da Pret, mentre stavamo in fila all’indiano, mentre passeggiavamo guardando le tragedie di Shakespeare da un minuto e mezzo, è arrivata una notizia che ci ha destabilizzato.

Non che il nostro equilibrio fosse rigidissimo prima, ma almeno in queste quasi due settimane avevamo ripreso le nostre piccole minuscole routine e i nostri mille scherzetti innocui e gli abbracci forti e i piedi freddi.

Forse l’anno che partirà con questo Settembre 2016 non sarà come previsto e non sarà dove previsto.

Temo e mi esalto, mi sembra una follia e mi sembra meraviglioso, mi vedo piena di sole ma anche mi sconvolgono i fusi orari e le distanze, mi sento entusiasta ma anche perplessa. E all’improvviso mi rattristo. E poi mi faccio forza, fuori c’è il sole, niente è certo, vedremo, come abbiamo sempre fatto.

“Se tu non vuoi non ci andiamo” mi è suonata come un’eccessiva presa di responsabilità, che non voglio, o che in questo preciso momento in cui organizzavo tutt’altro non mi sento di assumere.

Niente è deciso, è tutto in forse, ma è una possibilità.

Manca solo un passettino piccolino per la mia domanda per poi rimanere in Regno Unito in pianta stabile, e proprio ora, proprio qui, questa telefonata.

Vedremo, niente è certo, è solo una possibilità. Fuori c’è il sole, non pensiamoci più.

Passé simple et futur compliqué:

 

 

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2 pensieri su “Fuori c’è il sole

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