By the river: inconcludenza

O anche: “Si vede che non sei ricca, perché hai sempre dei sogni realizzabili”*.

 

(Modo elegante per dire: “molto piccoli”).

(Da leggere con questa che accompagna)**.

 

Sono a casa da una settimana.

Il che non è propriamente vero, visto che è da Ottobre che vengo qui sempre più frequentemente per periodi sempre più lunghi.

I miei trattengono una domanda legittima che farebbe più o meno così: “Ma quando te ne vai?”.

Io mi sento in un modo difficile da descrivere. Sedentaria, svogliata, stanca, a tratti triste, inconcludente. Mi sento dentro ad una bolla. Qui sono protetta e viziata. Fuori mi sembra tutto vago ed impreciso.

I miei rimedi soliti (segnare le date nel calendario, stilare su un foglio senza righe i progetti per i prossimi giorni e mesi, uscire a ridere con le amiche, bere, prendere aria, bere caffé, disegnare…) non hanno sortito l’effetto sperato.

Domani saranno cinque mesi da quando mi sono licenziata. E anche se non è proprio vero che sia rimasta con le mani in mano, mi sembra di non avere più voglia di niente.

Anzi, non è vero.

Mi sembra di avere desideri che non avevo mai avuto prima, e del tutto distanti da quelli che mi hanno animato finora.

La mia guida spirituale di quando avevo vent’anni mi aveva descritta come “determinata”. La specialista con cui ho parlato a settembre mi aveva definita “una che vuole fare tutto il possibile perché gli altri non abbiano da rinfacciarle nulla”.

Io ora non ho più la determinazione di un tempo (se mai ce l’ho avuta veramente). Quella che mi faceva sognare di girare il mondo e puntare in alto.

Ho abbassato la mira.

Ora come ora vorrei una casettina, piccola, piccola, stare con l’Orso, avere magari qualche orsetto qua e là, lavorare poco, vivere di poco, essere in salute, godere di una temperatura superiore ai 20 gradi, non aver bisogno di nulla.

Chi l’avrebbe mai detto?

Mi piacerebbe tutto questo, già.

E proprio in uno stato d’animo del genere mi devo buttare nella metropoli più frenetica d’Europa, sgambettare e sgomitare per posti di lavoro che non conosco, buttarmi nella mischia per conoscere persone nuove che passeranno il tempo a far finta di divertirsi per poi pubblicare le foto e riconoscere di essersi divertiti solo in base al numero di “like” (che se ci togli una “k” si capisce invece cosa siano).

Non ne ho voglia.

Avevo diviso il mio anno in trimestri, e alla fine di ogni trimestre avrei dovuto raggiungere un risultato. Quindi entro Marzo: Inghilterra.

Ma io non ne ho voglia.

Guardo le mie librerie qui a casa, ce n’è una dove riposano i libri dell’università, in ordine per esame, da Filologia Italiana (primo) a Storia Romana (l’ultimo). Li guardo cercando di farmi coraggio, se ce l’ho fatta allora, che ero un’ignorante campagnola che non sapeva nulla dell’università e aveva solo una maturità classica linguistica in tasca (e tanti sogni), a maggior ragione ce la farò oggi che sono sempre un’ignorante campagnola ma che in tasca ho altre due lauree e corsi di formazione e dieci anni di esperienza docente in Europa.

Ma loro mi guardano sconsolati.

Si vede che ho sogni troppo piccoli.

__________

*Frase con cui mi ha ribattuto l’Orso qualche settimana fa mentre passeggiavamo per Milano e io indicavo attici dicendogli: “un giorno sarebbe bello abitare lì”.

** Per chi ascoltandola l’avesse riconosciuta, per via di Nanni Moretti, devo ammettere che per me è soprattutto questo il film che a cui mi fa pensare (No hay nada mas dificil que vivir sin ti).

Autore: virginiamanda

Arrivata per ultima in una famiglia dove il regalo più frequente è una valigia, si ritrova con tutti i difetti della figlia minore (ehi! Guardatemi! Sono qui! Sono divertente anche! Sto su un piede solo! Guardatemi!) più tutti i difetti della vagabonda (ma in quale casa avrò lasciato quella valigia/quei libri/quei vestiti/questi stivali). Pur essendo veneta non è leghista, pur avendo fatto il classico non sa il greco, pur avendo fatto l'università non sa ancora scrivere correttamente, pur avendo un papà che legge il Giornale non è berlusconiana, pur avendo lavorato al check-in di un aeroporto non ha ancora imparato a non farsi sgamare con i kg di troppo in valigia, pur avendo preso parecchi treni ed aerei non ha ancora imparato a non perderli, pur avendo traslocato almeno trenta volte non ha ancora imparato a farsi una valigia essenziale, pur amando viaggiare non ha ancora imparato a guidare, pur avendo avuto "varie" storie sentimentali continua a dire: è la prima volta che sono così cotta/perduta/innamorata. Spera di re-incarnarsi un giorno in Amanda Lear e/o in Shakira

17 thoughts on “By the river: inconcludenza”

  1. Non sono la persona più adatta a dare consigli e in dei conti non ci conosciamo… però è normale avere dei periodi no, dove quello che vorremmo fare il nulla, e a volte ci fa bene prenderci un periodo di pausa dallo sgomitare. Però cerca di non mollare, hai un obiettivo da raggiungere insieme all’Orso, anche se lui dice che è piccolo😉

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  2. sono stata il Dio della determinazione. Ora la determinazione se ne è andata ed è rimasto solo il desiderio di non deludere gli altri. Però se ne sta andando anche quello. La transizione fa un po’ paura, soprattutto perchè mi odio da quando non sono più un essere determinato. Però sta nascendo anche la curiosità di scoprire che cosa potrebbe uscire alla fine di tutto questo processo.
    Cerco di convincermi che la determinazione manca perchè non mi interessa quello che faccio e che dovrei invece cercare qualcosa che mi interessi veramente. O forse dovrei semplicemente rimettermi in moto.
    Scusa lo sproloquio è che i tuoi post sono sempre molto belli, nonché un invito all’ autoanalisi, così tu, oltre a pensare ai cacchi tuoi, ti ritrovi vomitati addosso anche quelli degli altri….

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    1. Ahah, ma io ho piacere a sentire cosa pensano gli altri! Sennò scriverei in un diario personale e non pubblicherei in un blog ad accesso pubblico😉

      Ma sai che forse hai ragione? Avrà a che vedere con l’età? Forse quando eravamo più piccole eravamo più determinate perché sapevamo che il futuro era da costruire e ora siamo, come diceva il Sommo “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Se si trovava in una selva oscura lui, con la diritta via smarrita… figuriamoci noi!!!

      E’ strano questo “periodo di transizione”, come lo chiami tu, soprattutto perché (almeno per me) non era previsto.
      Per molto tempo, siccome ho rincorso i miei progetti da quando avevo 16 anni, mi è sembrata l’unica via. Per sempre.
      Non avevo preventivato un futuro in cui non avessi più voglia/determinazione per seguirli.
      Ma, almeno nel mio caso, io non mi devo sentire “arrivata”, perché per continuare con la mia professione mi manca un ultimo (ma quasi insormontabile) scoglio.
      Cerco di fare scorta di energie qui a casa, e invece mi sembra di non averne proprio.

      E tu?
      Tu cosa farai?

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      1. Io sto scrivendo una tesi di dottorato e nel frattempo ho iniziato a guardarmi in giro per capire che cosa potrei fare dopo. La carriera accademica mi spaventava molto. Ora non mi spaventa più, semplicemente ho capito che non sono disposta a sacrificare tanto della mia vita privata per una pubblicazione in più. Non sono disposta a cambiare università (e quindi città, magari anche paese) ogni due o al massimo tre anni. Non sono disposta a far finta che la mia disciplina sia la mia unica ragione di vita, dovendo così, per darne prova, rinunciare ad altre letture, a mettere lo smalto o a viaggiare (guai a dire che tu trovi tempo per leggere qualcosa che non sia un articolo scientifico o a prenderti due settimane di vacanza). Mi guardo intorno allora con curiosità, ma anche con paura. Per il momento cerco di tenermi strette almeno alcune lezioni private che mi danno molta soddisfazione.
        E intanto sogno tutti i viaggi e le domeniche al sole che vivrò dopo la consegna della tesi

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        1. Guarda che i saggi ce lo dicevano fin dal classico, ma noi non abbiamo voluto dare retta a nessuno e abbiamo voluto fare di testa nostra, ma la conoscenza più grande è “conosci te stesso”. O no?
          Immagino che la stanchezza e la voglia di arrivare al traguardo siano ben radicate ormai ma pensa anche a quanto è stato bello questo viaggio nella ricerca! Inoltre, hai capito nettamente quello che vuoi e quello che non vuoi.
          Io sono arrivata a considerazioni molto simili, e non escludo di cambiare ancora idea, un giorno.
          Oggi leggevo un articolo interessante che parlava di come l’idea della decrescita felice stia facendo così tanti adepti che finiremo per non avere mai un nuovo Rinascimento nel futuro.
          Ma sto divagando.
          Sai, credo che nel nostro caso abbia influito anche essere sottoposte a pressioni molto grandi in età ancora “di crescita”, mentre i nostri coetanei a casa avevano meno preoccupazioni.
          Ora probabilmente abbiamo voglia di sgambettare di meno e goderci la semplicità di più, a mo’ di risarcimento.
          E mi sembra comunque un’ottima decisione.

          Detto questo, concentrati su questo step finale allora, e in bocca al lupo per tutto quello che verrà!

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    2. non ci conosciamo ma queste parole (e anche tutto il resto, in verità) risuonano perfettamente con quel che sento io da un po’:

      “Cerco di convincermi che la determinazione manca perchè non mi interessa quello che faccio e che dovrei invece cercare qualcosa che mi interessi veramente. O forse dovrei semplicemente rimettermi in moto.”

      Che dire, buona fortuna a tutte noi. Meglio che me ne torni a scrivere…🙂

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  3. Ti posso solo dire che l’unico grande periodo di stallo, l’ho avuto proprio mentre ero in attesa di fare un passo che avrebbe cambiato la mia vita. L’avevo pianificato con forza di volontà notevole spinta dalla voglia di cambiare la mia vita all’indomani di una storia che mi aveva distrutta. Una volta pianificato tutto ed in attesa ormai solo della data della partenza sono stata investita da un torpore incredibile. Volevo solo stare in casa e spesso non avevo voglia nemmeno di vestirmi. Per due mesi. Ma poi quando è stato il momento di andare ero pronta. Non so, forse sono corpo e mente che necessitano di un po’ di nulla dopo lo sforzo fatto per prendere la decisione e l’attesa di un periodo che richiederà grandi energie… Chiediti se il futuro che hai pianificato è proprio quello che vuoi e, se la risposta è sì, non farti troppe domande e assapora questa fase di nulla. Un po’ di vuoto è sempre necessario.

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  4. Mi ero persa questo post, molto toccante.
    Mi sono ritrovata in molte tue parole, mi pare che ci separino una decina d’anni, ma quel senso di volermi fermare io l’ho proprio provato a circa 30 anni. Ero stanca, troppo studio e troppo lavoro, ad un certo punto di tanti sogni sinceramente me ne rimaneva uno, che poi non ho avuto il coraggio di afferrare al momento opportuno.
    Ha fatto tante cose, costruito molto, quindi non sei di certo inconcludente. Forse il sogno profondo è proprio quel piccolo sogno della famiglia di orsetti che hai dipinto con poche dolci parole.
    Non devi continuare a gareggiare con te stessa per dimostrare agli altri di esserne capace.
    In bocca al lupo…ecco marzo!

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