Perché ti riduci sempre all’ultimo?

Insomma ho tergiversato tutto il giorno.

Scrollato pagine on line di cui non mi importava, dormicchiato, fatto una passeggiata.

Una vocina lontana diceva: fai la valigia (che giace semi-sfatta da ieri, dopo il viaggio in treno per tornare – ah, tornare, come se fosse casa mia!? E invece io una casa ufficialmente da Ottobre non ce l’ho più, neanche quella in Svezia, che non ha il mio nome scritto da nessuna parte- a Milano, dove sono andata a prendere l’Orso all’aeroporto, che arrivava dalla Polonia, per passare ben trentotto ore assieme! Lussi, di questi tempi) ma io ignoravo la vocina, e mi accoccolavo sulla spalla dell’Orso, in attesa di tempi migliori e con un profluvio di paroline dolci che aspettavano solo di vederci in faccia per uscire.

Ed eccomi: tra tre ore mi devo svegliare, togliere i vestiti pesanti dalla valigia (valigia, poi!? Chiamiamola pure bagaglio a mano, con cui giro da tre settimane ormai, e poi uno dice il minimalismo, la terapia del buttar via le cose, ah no, com’è che dite voi che siete giusti, il de-cluttering, no?) e metterci i costumi, che l’Orso ha sapientemente recapitato a Milano dalla Svezia la penultima volta che è sceso al di qua delle Alpi.

E dopo questo cambio via, verso il volo delle sette del mattino, per andare al caldo e fare esattamente l’inverso di quello che capita da dieci anni.

Io, dall’Italia, che parto per andare a trovare mamma e papà, fuori dall’Italia.

Come cambiano i tempi, eh? E le prospettive, e i punti di vista e di fuga.

Solo qualche giorno, forse non riuscirò nemmeno a rendermene conto dello sbalzo termico (promettono ventiquattro gradi tutta la settimana), e poi di nuovo qui, di nuovo Italia, di nuovo Orso. A fare finta di essere una coppia “normale”.

Ma perché mi riduco sempre all’ultimo?

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One thought on “Perché ti riduci sempre all’ultimo?

  1. Nell’ultima settimana mi sono ridotta così anche io. La verità è che stavo scegliendo controvoglia, quindi ho preferito non scegliere e lasciare che le cose mi capitassero, salvo poi non gradirne l’esito.

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